LA RECENSIONE DI MARINA: SEGRETI DI FAMIGLIA di Joachim Trier

12118-99TITOLO: SEGRETI DI FAMIGLIA; REGIA: Joachim Trier; genere: drammatico; anno: 2015; paese: Norvegia, Francia, Danimarca; cast: Isabelle Huppert, Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, Devin Druid; durata: 109′

Nelle sale italiane dal 23 giugno Segreti di famiglia è l’ultimo lungometraggio del giovane regista norvegese Joachim Trier, qui al suo primo lungometraggio in lingua inglese – presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2015 – con un cast che vede interpreti del calibro di Isabelle Huppert, Gabriel Byrne e Jesse Eisenberg.

Nel 2011 la celebre fotografa di guerra Isabelle Reed muore improvvisamente in un incidente stradale. Tre anni dopo viene organizzata una mostra con i suoi scatti più celebri. In occasione dell’evento, il figlio maggiore Jonah torna a casa del padre e del fratello Conrad, al fine di organizzare l’archivio di sua madre e selezionare i materiali per l’esposizione. Durante questo periodo, i tre uomini impareranno a conoscersi meglio, aiutandosi a vicenda a metabolizzare il lutto e scoprendo anche insospettabili segreti di Isabelle.

jesse_eisenberg_i_louder_than_bombsNon un film sull’elaborazione della perdita di una persona cara. Non un film sulle conseguenze nel privato di una professione come quella del fotografo di guerra. Segreti di famiglia può dirsi a ragione un prodotto che indaga nell’intimo di due fratelli – adolescente l’uno, giovane neo papà l’altro – che stanno attraversando due diversi momenti fondamentali delle loro vite, senza esserne del tutto preparati. Ed è proprio il disagio esistenziale – dei due giovani, del padre Gene, così come della madre Isabelle stessa – il vero protagonista del lavoro di Trier. Un disagio che porta con sé numerose conseguenze, spesso fatali.

louder_than_bombs_ft_02Ciò che del lungometraggio è particolarmente riuscito è proprio la messa in scena del rapporto tra i due ragazzi – memorabile, a questo proposito, la scena in cui Jonah dà consigli sentimentali al fratello Conrad sugli spalti di un piccolo campo sportivo. Per quanto riguarda Isabelle, invece, evidenti sono le cicatrici che la sua famiglia porta dentro di sé, in seguito alla sua scomparsa. Nonostante tutto, però, è come se – a livello di scrittura – molti elementi siano lasciati cadere nel vuoto o poco approfonditi (la figura del padre, l’amante di lei, ecc.). Il risultato è un prodotto profondamente introspettivo per quanto riguarda i personaggi dei due figli, ma piuttosto fuori tema, dal momento che i cosiddetti “segreti” di cui man mano si viene a conoscenza ben poco peso hanno all’interno della narrazione, rispetto al tema del lutto stesso. E, anche per quanto riguarda le scene finali, il tutto trova una propria soluzione in modo quasi affrettato, eccessivamente semplicistico, verrebbe addirittura da dire raffazzonato. Di conseguenza, ciò di cui si è parlato per tutto il film – ossia del fatto che Isabelle si sia voluta suicidare – si sgonfia tutt’a un tratto come un palloncino, lasciando lo spettatore quasi interdetto.

1431936733596_0570x0378_1431936893090Una cosa però è da dire: anche in questo suo ultimo lavoro, Joachim Trier ha dimostrato una grande padronanza registica, oltre alla capacità di mantenere un ritmo adeguato per tutta la durata. Il tutto, inoltre, viene qui arricchito da una narrazione che prevede parecchi flashback e scene raccontate da più punti di vista. Una scelta, questa, che si è rivelata giusta ed interessante, dal momento che, non essendo il tema trattato particolarmente nuovo, ha comunque contribuito a dargli un tocco decisamente personale.

In conclusione, Segreti di famiglia, pur non essendo un prodotto del tutto riuscito, vanta comunque una certa onestà, oltre ad una buona realizzazione tecnica e ad ottime prestazioni attoriali. Un film che, magari, in sala può anche ricevere una più che benevola accoglienza.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

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Con quattro premi FESTINA LENTE di Lucilla Colonna conquista l’America

Francesca Ceci

Ricevo e volentieri pubblico

Trionfa nel cuore degli Stati Uniti il film indipendente sul Rinascimento italiano diretto da Lucilla Colonna. Selezionato e proiettato alla 13ma edizione del Wilde Rose Film Fest, competizione internazionale ospitata dall’accogliente Cinema Fleur nella capitale dell’Iowa e punto di riferimento per tutti i cinefili degli Stati del Midwest, Festina lente (Affrettati lentamente) era entrato in concorso con ben 9 Nomination che spaziavano dalla fotografia al montaggio.

Diego Bottiglieri, Francesca Ceci e Silvia DelfinoDefinito “masterpiece” sui canali social del festival americano e accolto con grande entusiasmo dal pubblico e dalla giuria, il lungometraggio si è rivelato un piccolocaso del cinema italiano indipendente, vincendo nella categoria internazionale i premi Miglior Film e Migliore Regia. Inoltre, il premio Migliore Attrice per Francesca Ceci nel ruolo della protagonista Vittoria Colonna conferma l’analogo riconoscimento recentemente ottenuto dalla brillante interprete al Barcelona Planet Film Festival mentre il premio Migliori Costumi, analogo al riconoscimento già arrivato dagli International Independent Film Awards, assegnati in California, conferma l’abilità dei disegnatori e dei sarti che hanno confezionato gli abiti indossati nel film da papi, contadini, frati e nobildonne del Cinquecento.

Silvia DelfinoColpita dall’impegno e dalla passione con cui l’autrice di Festina lente ha raccontato il percorso di formazione e affermazione della poetessa Vittoria Colonna, la giuria del Wilde Rose Film Fest ha infine attribuito a Lucilla Colonna due menzioni speciali per la sceneggiatura e per la scenografia, intrinsecamente connesse fra loro in una trama che si snoda tra luoghi reali e simbolici, ispirata al noto dipinto di Sebastiano Del Piombo che ritrae la poetessa rinascimentale mentre tiene un libro con la mano sinistra e con la destra indica il cuore.

Francesca Ceci e Filippo Gili

Nel frattempo in Italia, dove la regista e il cast hanno già potuto presentare trailer e backstage del film durante importanti eventi culturali, dal convegno su Aldo Manuzio svoltosi a Brescia alla mostra storica di Palazzo Colonna a Marino, cresce l’attesa per la prima nazionale di Festina lente, prevista a giugno nelle principali località rinascimentali che hanno ospitato i set.

Per info: http://www.facebook.com/filmfestinalente

LA RECENSIONE DI MARINA: MARGUERITE E JULIEN di Valérie Donzelli

marguerite-et-julienTITOLO: MARGUERITE E JULIEN; REGIA: Valérie Donzelli; genere: drammatico; anno: 2015; paese: Francia; cast: Anaïs Demoustier, Jérémie Elkaïm, Géraldine Chaplin; durata: 103′

Nelle sale italiane dal 1° giugno, Marguerite e Julien è l’ultima fatica della giovane regista francese Valérie Donzelli, presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2015.

Marguerite e Julien sono due fratelli appartenenti ad una famiglia benestante, che, fin da bambini, sono sempre stati molto legati. Questo legame si rafforzerà nel corso degli anni, al punto di trasformarsi in una vera e propria passione. Ovviamente, la cosa susciterà un enorme scandalo e, malgrado le nozze di Marguerite con l’unico uomo disposto a sposarla in seguito alle voci diffusesi, la storia tra i due giovani sembrerà divenire di giorno in giorno sempre più solida, al punto di portare i ragazzi ad organizzare una fuga per poter vivere il loro amore senza doversi più nascondere.

marguerite_e_julien_-_la_leggenda_degli_amanti_impossibili_aurelia_petit_frederic_pierrotInteressanti le origini di questo ultimo lavoro della Donzelli, la quale, nonostante la sua per ora breve carriera, ha già avuto modo di rivelarsi un’autrice piuttosto discontinua. Si pensi al fatto che la sceneggiatura stessa – ispirata a fatti realmente accaduti – è stata scritta nel 1973 da Jean Gruault per François Truffaut, il quale, però, si rifiutò di metterla in scena – forse per la scabrosità dell’argomento trattato o, forse, per la sua problematica ambientazione in epoca medievale. Però, a quanto pare, l’involontaria influenza che Truffaut stesso ha avuto sulla realizzazione del lungometraggio è pericolosamente evidente. Al di là di particolari scelte registiche (prima fra tutte, la frequente presenza di iridi alla truffautiana maniera), al di là dell’adozione di una voce narrante – in questo caso una ragazza ospite di un orfanotrofio che racconta la storia dei due fratelli alle sue compagne di stanza – il tentativo che qui viene fatto è quello – più e più volte adottato dal grande cineasta nouvellevaguista – di mettere in scena un tema drammatico dandogli dei toni delicati e, per quanto possibile, “leggeri”. Ovviamente, questa scelta presuppone una notevole sensibilità, oltre ad una totale conoscenza del mezzo cinematografico. E se è Truffaut stesso a compiere questa operazione, andiamo quasi sul sicuro. Lo stesso non si può dire di Valérie Donzelli, la quale, malgrado le buone intenzioni, inciampa spesso in soluzioni poco felici, che vedono una notevole discontinuità di registro, oltre a numerose forzature che poco legano con il resto della sceneggiatura. Quasi come se il film girato non fosse completamente suo.

marguerite_e_julien_-_la_leggenda_degli_amanti_impossibili_geraldine_chaplinE volendo parlare proprio della sceneggiatura – qui riscritta dalla stessa Donzelli insieme all’interprete Jérémie Elkaïm – anche in questo ambito troviamo non pochi buchi, come, ad esempio, ellissi temporali poco giustificate – ad esempio quando i due giovani scappano insieme a cavallo e, senza motivo alcuno, si ritrovano dopo pochi minuti a scappare a piedi, nascondendosi dalle guardie, oppure quando Marguerite, dopo essere stata bandita da casa dei suoi genitori, si ritrova tranquillamente a dormire nel proprio letto dopo aver lasciato la casa di suo marito – oltre a momenti drammatici in cui è stata calcata la mano al punto da scatenare anche qualche risatina involontaria.

Cannes-va-in-scena-lamore-incestuoso-di-Marguerite-e-Julien-640x358Detto ciò, questo ultimo lavoro della Donzelli presenta anche aspetti piuttosto interessanti: la scelta di creare un’ambientazione variegata – con elementi che rimandano sia al Medioevo che all’epoca contemporanea – ad esempio, è uno degli aspetti più riusciti ed interessanti di tutto il film. E, infine, non dimentichiamo le immagini finali: astratte, oniriche, con una voce narrante che recita una poesia di Walt Whitman. Una soluzione che dimostra che, malgrado i numerosi scivoloni, forse la Donzelli un certo talento ce l’ha. Basterebbe solo maturare un altro po’, al punto di aver ben certa la strada da percorrere, ed evitare che i grandi maestri del passato esercitino un’influenza troppo marcata sulla lavorazione dei suoi film. Con queste premesse, non ci resta che sperare in suoi nuovi, interessanti lavori.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

EVENTO SPECIALE: UN AMERICANO A PARIGI di Vincente Minnelli torna in sala dal 9 giugno

un-americano-a-parigi2TITOLO: UN AMERICANO A PARIGI; REGIA: Vincente Minnelli; genere: musical, commedia; anno: 1951; paese: USA; cast: Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant; durata: 115′

In occasione dei 65 anni dalla sua prima uscita in sala, grazie a Cinema di Valerio De Paoli sarà possibile vedere o rivedere sul grande schermo e – finalmente! – in lingua originale con sottotitoli in italiano il celebre capolavoro di Vincente Minnelli: Un americano a Parigi, vincitore di ben sei Premi Oscar ed interpretato da Gene Kelly e Leslie Caron, con le indimenticabili musiche di George Gershwin.

AN_AMERICAN_IN_PARIS-3Jerry Mulligan è uno squattrinato pittore americano, che vive in una piccola mansarda a Parigi. Egli trascorre le sue giornate in compagnia degli amici Adam – pianista concertista e disoccupato – e Paul – cantante di successo. Un giorno l’uomo viene abbordato da una ricca signora americana, la quale compra due suoi dipinti e si offre di promuovere la sua carriera – sperando anche di poter iniziare una relazione con lui. Jerry, però, poco tempo dopo incontra e si innamora di una giovane commessa, che, tuttavia, a sua volta sta per sposare il suo amico Paul.

AN_AMERICAN_IN_PARIS-9A più di sessant’anni dalla sua prima uscita, il lungometraggio di Minnelli continua tutt’ora ad esercitare un notevole fascino sullo spettatore. Merito della bravura degli interpreti – Gene Kelly sopra tutti, che qui ha curato anche le coreografie, oltre alla giovane Leslie Caron, che con la sua straordinaria freschezza riesce ad entrare fin da subito nel cuore degli spettatori – merito delle travolgenti musiche di George Gershwin, merito di una storia allegra e frizzante, ma anche di un’ambientazione – Parigi – che si è sempre rivelata una scelta vincente.

mediacritica_un_americano_a_parigi_1-650x250Una storia d’amore, ma anche una serie di sfrenate coreografie coinvolgeranno il pubblico fin dai primi minuti. Si ride, ci si commuove e si ha la possibilità di assistere a scene a dir poco indimenticabili. Prima fra tutte, la scena in cui Adam sogna di tornare a fare concerti: vediamo qui un singolare uomo-orchestra di Méliès nostalgico ed empatico. In poche parole: indimenticabile.

Un americano a Parigi, finalmente di nuovo in sala dal 9 giugno, è, dunque, un appuntamento imperdibile. Uno dei più interessanti musical statunitensi di tutti i tempi!

Marina Pavido

 

LA RECENSIONE DI MARINA: MIAMI BEACH di Carlo Vanzina

Miami-Beach-Il-filmTITOLO: MIAMI BEACH; REGIA: Carlo Vanzina; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Max Tortora, Paola Minaccioni, Ricky Memphis, Giampaolo Morelli; durata: 88′

Nelle sale italiane dal 1° giugno, Miami Beach è l’ultimo lungometraggio diretto da Carlo Vanzina e co-sceneggiato insieme al fratello Enrico.

Olivia e Giovanni – milanese snob lei, romano verace e chiassoso lui – si incontrano in aereo, quando entrambi stanno accompagnando i rispettivi figli – Luca e Valentina – a studiare a Miami. Inevitabili gli scontri, malgrado la simpatia che nascerà tra i due ragazzi. Giulia, avvenente diciassettenne, arriva, a sua volta, a Miami con un gruppo di amiche, al fine di assistere ad un concerto. Lorenzo, il padre di lei, la seguirà a sua insaputa, dal momento che avrebbero dovuto trascorrere insieme le vacanze estive in Bretagna. Infine, Filippo è un agente immobiliare italiano, immaturo e sciupafemmine, di cui la giovane Giulia si invaghirà a prima vista, facendogli credere di essere molto più grande di quello che è.

miami-beachA poco, a quanto pare, sono servite le origini dei due fratelli Enrico e Carlo – figli, appunto, di Stefano Vanzina, in arte Steno, uno dei più prolifici e poliedrici autori della commedia italiana degli anni d’oro. A poco è servito il fatto che entrambi i cineasti siano stati a contatto, fin da piccoli, con i maggiori esponenti del cinema italiano. Non appena veniamo a sapere dell’imminente uscita in sala di uno dei loro lavori, infatti, sappiamo già cosa aspettarci: un film corale che racconta le prevedibili storie di diverse famiglie benestanti – provenienti da varie zone d’Italia – che, incontrandosi per caso in località mondane e modaiole, saranno costrette a convivere con altri “ingombranti” nuclei famigliari, fino a trovare una sorte di equilibrio con essi. Il tutto condito da gag che non facevano ridere neanche ai tempi di Macario e da una serie di gratuite volgarità di ogni genere.

Questo è quello che, a partire da Vacanze di Natale – che, tutto sommato, rispetto a ciò che è venuto dopo, non era un lavoro del tutto malvagio – ci viene propinato regolarmente a cadenza annuale. Ed è anche il caso di Miami Beach, l’ultima fatica dei due fratelli cineasti.

00-img-tt5663624-20160511130111-video-still-1_800x450_nUKkmE_2_it_1_51293_82586_511239_149Oltre alla prevedibilità del prodotto ed alla sua somiglianza a numerosi altri film del genere, Miami Beach dà tutta l’impressione di un lungometraggio creato, ormai, in modo quasi “meccanico”. Basta cambiare la location, scegliere un nome diverso per i personaggi stereotipati presenti in sceneggiatura, ingaggiare nuovi attori che li impersonino ed il gioco è fatto. Tale incuria, purtroppo, in questo caso si è manifestata anche dal punto di vista registico: movimenti di macchina eccessivamente semplici da risultare quasi raffazzonati, personaggi che discorrono in gruppo, ma tutti rivolti in modo innaturale verso la macchina da presa – quasi come se volessero parlare direttamente al pubblico – ed una direzione degli attori piuttosto discutibile, salvo per quanto riguarda le performances di grandi nomi quali Max Tortora, Paola Minaccioni, Ricky Memphis e Giampaolo Morelli. In poche parole, un prodotto trito e ritrito, insipido e ricco di stereotipi. Nel caso in cui dovesse venir voglia di vedere una commedia del genere, volendo però risparmiare i soldi del biglietto del cinema, non bisogna far altro che prendere un vecchio vhs o un vecchio dvd con uno dei lavori dei fratelli Vanzina, accendere il lettore ed il gioco è fatto.

Neva-SegafredoPerò una cosa è da dire: forse proprio per l’ambiente parecchio stimolante in cui sono cresciuti, forse per l’inevitabile influenza del padre, Enrico e Carlo Vanzina – tutto sommato – si sono spesso distinti per lungometraggi che, a loro modo, hanno fatto epoca – quali, ad esempio, Sapore di mare o Eccezzziunale…veramente – dimostrando, tuttavia, una certa onestà, oltre ad una profonda conoscenza del mezzo. Da questi loro lavori traspare la sostanza che sta alla base del loro operato e che, di fatto, li classifica un gradino al di sopra del loro collega Neri Parenti.

VOTO: 3

Marina Pavido

OGGI AL CINEMA: tutte le novità in sala del 26/05/2016

A cura di Marina Pavido

Grandi novità in sala, anche questa settimana! Dall’attesisimo Alice attraverso lo specchio all’horror Somnia, dall’ultimo lavoro di Pedro Almodovar, Julieta, all’estone Tangerines – Mandarini. Come ogni settimana, ecco per voi una breve guida per poter scegliere ciò che più vi piace e, sotto alcune trame, potrete leggere qualche nostra recensione. Ce ne sarà davvero per tutti i gusti!

 

ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO

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REGIA: James Bobin; genere: avventura, fantasy; anno: 2016; paese: USA; cast: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter

Alice ha trascorso gli ultimi anni navigando per il mare aperto, seguendo le orme paterne. Al suo ritorno attraverserà uno specchio magico che la riporterà nel Sottomondo, dove incontrerà gli amici di sempre e dove scoprirà che il Cappellaio Matto, dopo aver perso la sua Moltezza, non è più in forma come una volta. Sarà compito della giovane Alice far sì che il suo amico possa salvarsi. Atteso sequel di Alice in Wonderland, diretto da Tim Burton.

 

FIORE

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REGIA: Claudio Giovannesi; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Valerio Mastandrea

Daphne, detenuta in un carcere minorile per aver preso parte ad una rapina, si innamora di Josh, anch’egli ex rapinatore. All’interno del carcere, però, maschi e femmine non possono incontrarsi ed il loro amore verrà ostacolato in ogni modo.

 

SOMNIA

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REGIA: Mike Flanagan; genere: horror, thriller; anno: 2016; paese: USA; cast: Kate Bosworth, Thomas Jane, Jacob Tremblay

Jessie e Mark, in seguito alla scomparsa del loro unico figlio, decidono di adottare il piccolo Cody, un bambino di otto anni. Il piccolo, però, nasconde un inquietante segreto, che lo rende terrorizzato all’idea di addormentarsi.

 

COLONIA

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REGIA: Florian Gallenberger; genere: drammatico, thriller; anno: 2015; paese: Germania; cast: Emma Watson, Daniel Bruehl, Michael Nyqvist

Lena e Daniel sono una giovane coppia che rimane implicata nel colpo di stato che ha avuto luogo in Cile nel 1973. Quando Daniel viene rapito dalla polizia segreta di Pinochet, Lena seguirà i suoi passi, scoprendo un’area inespugnabile situata a sud del Paese, chiamata Colonia Dignidad. Ispirato a fatti realmente accaduti.

 

FRÄULEIN – UNA FIABA D’INVERNO

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REGIA: Carolina Carona; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Christian De Sica, Lucia Mascino, Therese Hämer

Regina, una scontrosa zitella, si imbatte casualmente in un misterioso turista sessantenne ed imbranato. Tra i due nascerà una turbolenta quanto improbabile convivenza.

 

IL TRADUTTORE

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REGIA: Massimo Natale; genere: drammatico, thriller; anno: 2016; paese: Italia, Polonia; cast: Claudia Gerini, Kamil Kula, Silvia Delfino

Andrei è un giovane studente rumeno che saltuariamente lavora in questura come traduttore, conoscendo alla perfezione l’italiano, il rumeno ed il tedesco. Un giorno viene messo in contatto dalla sua tutor con Anna, un’antiquaria che gli chiederà di tradurre il diario di suo marito, un tedesco scomparso in circostanze misteriose.

 

JULIETA

Julieta

REGIA: Pedro Almodovar; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Spagna; cast: Emma Suárez, Adriana Ugarte, Rossy De Palma

Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, scrive a sua figlia Antia, raccontandole tutto ciò che negli ultimi trent’anni – dal suo concepimento – ha messo a tacere. Una volta finita la confessione, però, non sa dove spedire la lettera, dal momento che sua figlia se n’è andata di casa a diciotto anni ed è ormai diventata una perfetta sconosciuta.

 

PELÉ

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REGIA: Jeff Zimbalist, Michael Zimbalist; genere: biografico, drammatico; anno: 2016; paese: USA; cast: Kevin de Paula, Leonardo Lima Carvalho, Diego Boneta

Il lungometraggio racconta la storia vera del celebre calciatore Pelé, che, da ragazzo di strada, arrivò al successo a soli diciassette anni, portando la nazionale brasiliana alla vittoria del Mondiali del 1958.

 

TANGERINES – MANDARINI

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REGIA: Zaza Urushadze; genere: drammatico; anno: 2013; paese: Estonia, Georgia; cast: Misha Meskhi, Giorgi Nakashidze, Elmo Nuganen

1991. Al culmine del conflitto tra la Georgia e la Repubblica separatista di Abcasia, in una piccola enclave di estoni stanziali ormai deserta, sono rimasti solo Ivo e Margus, intenti a coltivare la loro piantagione di mandarini. Un giorno, durante uno scontro a fuoco, i due soccorreranno due soldati appartenenti a schieramenti opposti, ospitandoli nella loro casa. Candidato all’Oscar al Miglior Film Straniero nel 2015.

LA RECENSIONE:

https://entracteblog.wordpress.com/2016/05/09/la-recensione-di-marina-tangerines-mandarini-di-zaza-urushadze/

 

La nostra rubrica vi dà appuntamento alla prossima settimana! Nel frattempo, continuate ad andare numerosi al cinema e lasciatevi rapire dalla magia del grande schermo. Buon Cinema a tutti!

LA RECENSIONE DI MARINA:TRA LA TERRA E IL CIELO di Neeraj Ghaywan

 

56377_pplTITOLO: TRA LA TERRA E IL CIELO; REGIA: Neeraj Ghaywan; genere: drammatico; anno: 2015; paese: India, Francia; cast: Richa Chadda, Vicky Kaushal, Sanjay Mishra; durata: 103′

Nelle sale italiane dal 1° giugno, Tra la terra e il cielo è l’ultimo lavoro del regista indiano Neeraj Ghaywan, presentato nel 2015 in anteprima al Festival di Cannes, nella sezione Un certain regard.

Nella città di Benares, sulle rive del Gange, si intrecciano le storia di numerosi personaggi: Devi – una giovane studentessa – è tormentata dal senso di colpa per la scomparsa del suo ragazzo; Deepak si innamora di una ragazza appartenente ad una casta diversa dalla sua; Pathak è vittima della corruzione della polizia locale, mentre il piccolo Jhonta è alla costante ricerca della famiglia che non ha mai avuto.

tra_la_terra_e_il_cielo2Tante storie per un’intensa quanto realistica fotografia della società indiana di oggi: una società prettamente patriarcale che, malgrado lo sviluppo che la nazione stessa sta attraversando, resta tutt’ora ferma su alcuni punti riguardanti la condizione delle donne, la rigida suddivisione in caste e la negazione di alcuni diritti fondamentali dell’uomo.

Particolarmente semplici, ma allo stesso tempo complesse, le storie qui raccontate. I protagonisti sono simbolo di una comune voglia di fuga che nasce proprio a causa della rigidità della politica locale. Sono queste le storie di Devi, di Deepak, di Pathak e di Jhonta, così come le storie di milioni di persone che vivono quotidianamente l’India di oggi. Con una scrittura pulita ed una caratterizzazione dei personaggi ben articolata, Ghaywan – in questo suo ultimo lungometraggio – ha saputo creare un prodotto fortemente empatico, realista e sognante allo stesso tempo.

IMG_4196A metà strada tra la cinematografia di Bollywood (basti pensare agli ultimi minuti del film, in cui la musica fa da protagonista assoluta nel narrare le sorti di ognuno dei personaggi) e lo stile dell’acclamata regista Mira Nair – che, come sappiamo, si distingue sia per il realismo che per le forti suggestioni visive dei suoi lavori – Tra la terra e il cielo si è rivelato un’interessante scoperta nel panorama della distribuzione italiana. E, malgrado qualche sbavatura dal punto di vista prettamente registico, qualche dialogo di troppo e qualche scena – soprattutto per quanto riguarda il finale – decisamente prevedibile, si classifica, senza ombra di dubbio, come un prodotto particolarmente interessante – soprattutto per la possibilità che qui ci viene regalata, di conoscere meglio una realtà sconosciuta ed affascinante.

MASAAN-de-Neeraj-Ghaywan-cKetan-MehtaTra la terra e il cielo è, in poche parole, una favola a lieto fine, ricca di speranza e priva di inutili e ridondanti buonismi. Una favola in cui ognuno è vittima e carnefice allo stesso tempo, ma che regala uno sguardo positivo verso il futuro, che, si spera, sia a sua volta un futuro in cui questo forte desiderio di fuga qui messo in scena sia diventato solo un vago ricordo.

VOTO: 7/10

Marina Pavido