LA RECENSIONE – L’INTRUSA di Leonardo Di Costanzo

covermd_home (2)TITOLO: L’INTRUSA; REGIA: Leonardo Di Costanzo; genere: drammatico; paese: Italia; anno: 2017; cast: Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate; durata: 95′

Nelle sale italiane dal 28 settembre, L’intrusa è il secondo lungometraggio a soggetto diretto da Leonardo Di Costanzo e presentato alla Quinzaine des Réalisateurs durante l’ultima edizione del Festival di Cannes.

Giovanna è la fondatrice del centro “La Masseria” di Napoli, un luogo di ritrovo dove i bambini possono imparare a convivere gli uni con gli altri e possono stimolare la loro creatività, restando, dunque, alla larga dalla malavita locale. Un giorno giunge al centro Maria, giovane moglie di un camorrista ricercato per un efferato omicidio. La donna chiederà a Giovanna di essere ospitata presso il centro insieme ai suoi due bambini. La sua presenza, però, causerà non pochi problemi all’interno del centro stesso.

Dopo il successo di L’intervallo – prima opera di finzione di Di Costanzo, presentata nel 2012 alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti – di certo il nuovo lungometraggio del giovane autore partenopeo è stato uno dei titoli più attesi dalla critica nostrana. E, di fatto, sebbene con meno mordente rispetto al precedente lavoro, L’intrusa si è rivelato un’ulteriore conferma del talento e della straordinaria sensibilità di Di Costanzo nel raccontare una Napoli fortemente segnata dalla malavita, senza scadere in banali luoghi comuni o in qualcosa di già visto.

Perché, di fatto, il cinema di Di Costanzo ci racconta piccole realtà racchiuse quasi in un mondo a sé, non immuni, però, da “contaminazioni” esterne. E le locations, vero marchio di fabbrica della cinematografia del regista, giocano, dunque, un ruolo fondamentale: le storie messe in scena sembrano svolgersi in delle specie di non-luoghi, o meglio, di luoghi isolati dal mondo, dove in pochi sembrano essere ammessi. È stato così con L’intervallo, dove abbiamo visto una ragazzina tenuta in ostaggio da un coetaneo in una vecchia casa abbandonata immersa nel verde, ed è così anche in L’intrusa, dove il centro fondato dalla protagonista sembra quasi una sorta di “isola felice”, dove i bambini possono ancora giocare all’aria aperta e sentirsi liberi.

Particolarmente interessante è il personaggio di Giovanna, protagonista del lungometraggio. Il suo conflitto interiore dovuto alla presenza di Maria viene ben messo in scena dall’occhio attento del regista. Eppure, purtroppo, lo stesso non si può dire per quanto riguarda il personaggio della stessa Maria, nei confronti del quale il regista sembra troppo distaccato, troppo poco empatico.

Detto questo, il lavoro realizzato è comunque un fiore all’occhiello della cinematografia italiana contemporanea, la quale, in questo 2017, ci ha comunque regalato piacevoli sorprese (basti pensare, ad esempio, a titoli come A Ciambra di Jonas Carpignano, Sicilian Ghost Story di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza o anche a L’equilibrio di Vincenzo Marra, giusto per fare alcuni nomi).

Non ci resta che aspettare, a questo punto, un nuovo lavoro di Di Costanzo, per vedere come si evolverà il suo modo di fare cinema. Quasi sicuramente non ne resteremo delusi. E poi, diciamolo pure, quanto è suggestiva la scena finale in cui vediamo i bambini ospiti del centro far fare una sfilata a Mr Johns, un pupazzo da loro costruito assemblando parti di vecchie biciclette?

VOTO: 7/10

Marina Pavido

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