LA RECENSIONE – THE SQUARE di Ruben Ostlund

the squareTITOLO: THE SQUARE; REGIA: Ruben Östlund; genere: commedia, drammatico; paese: Svezia, Germania, Francia, Danimarca; anno: 2017; cast: Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West; durata: 145’

Nelle sale italiane dal 9 novembre, The square è l’ultimo lungometraggio del cineasta svedese Ruben Östlund, vincitore della Palma d’Oro all’ultima edizione del Festival di Cannes.

Siamo a Stoccolma. The Square è un’opera situata all’ingresso di un prestigioso museo d’arte contemporanea. Essa consiste in un quadrato – realizzato mediante dei tubi – sul marciapiede, all’ingresso del museo stesso. Come recita l’iscrizione posta sull’opera, all’interno del quadrato regnano la fiducia e l’amore ed ognuno ha gli stessi diritti e gli stessi doveri. Una realtà ottimale, in poche parole. Peccato soltanto che, malgrado gli intenti iniziali, le cose non vadano mai come in principio si era sperato. Le vicende di Christian, direttore del museo, ne sono un esempio.

La recente vittoria sulla croisette di Östlund ha, in realtà, fatto storcere il naso a molti. Soprattutto se si pensa che in concorso a Cannes erano presenti lungometraggi di ben altra levatura (primo fra tutti: Happy End di Michael Haneke). Eppure, questa ultima fatica del cineasta svedese, le sue qualità le ha eccome.

Perfettamente in linea con la cinematografia scandinava, ciò che viene messo in scena è innanzitutto una tagliente critica nei confronti della società odierna. È così per il cinema estremamente anti narrativo di Roy Andersson, ad esempio, così come per quello maggiormente doloroso di Lukas Modysson. Ruben Östlund, dal canto suo, tende a puntare tutto sul grottesco, sulle situazioni paradossali che prendono vita dalla più banale quotidianità e che finiscono per avere risvolti tanto inaspettati quanto crudelmente estremi. È stato così in Forza Maggiore, suo precedente lavoro, ed è così – seppur in modo molto più esplicito ed urlato – in questo suo ultimo lavoro. Nella società qui messa in scena, ognuno è colpevole a modo proprio. Nessuno, alla fine, ne uscirà indenne.

Ed ecco che l’opera d’arte contemporanea The Square si fa quasi circo di “mostri”, alla maniera dei freaks di Tod Browning. Un luogo dove dovrebbero regnare pace ed eguaglianza, ma che, al contrario, diviene teatro dei peggiori risvolti del carattere umano, dei più gretti comportamenti e del più sporco voyeurismo. Troppo? Può darsi. Eppure, l’ironia “cattiva” della cinematografia scandinava sembra anche stavolta aver centrato il proprio obiettivo. E The Square di certo non è un lungometraggio che verrà dimenticato tanto facilmente.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

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