35° TORINO FILM FESTIVAL – LA MADRE, EL HIJO Y LA ABUELA di Benjamin Brunet

MADRE-HIJO-Y-LA-ABUELATITOLO: LA MADRE, EL HIJO Y LA ABUELA; REGIA: Benjamin Brunet; genere: drammatico; paese: Cile; anno: 2017; cast: Ana Gallegos, Maria Munoz, Gonzalo Aburto; durata: 84′

Presentato alla 35° edizione del Torino Film festival, La madre, el hijo y la abuela è l’ultimo lungometraggio diretto dal giovane regista cileno Benjamin Brunet.

È la storia, questa, del giovane Cristobal, fotografo e regista indipendente che, dopo aver scoperto di essere stato adottato, torna nel suo paesino natale, al fine di realizzare un documentario sulle sue origini e scoprire ulteriori dettagli riguardanti il suo passato. Qui il ragazzo si imbatte in Ana, donna di mezza età che vive con l’anziana madre Maria, malata di stomaco. La donna, sentendo la mancanza del figlio Gonzalo che da anni non va più a trovarla, decide di ospitare Cristobal in casa propria. In pochi giorni, tra i tre si creerà un forte legame, quasi come se il giovane fosse davvero un membro della famiglia.

Tre capitoli, tre personaggi principali, la realtà che piano piano si fa cinema. E poi il sogno, il quotidiano, le festività religiose, la pioggia che cade a dirotto, il coniglio pasquale che, protagonista di scene oniriche, si fa simbolo di morte e risurrezione. Il tutto avviene sotto gli occhi della telecamera di Cristobal, pronta a registrare ogni momento ed a rendere immortale chiunque venga immortalato dal suo obiettivo.

Il tempo, analogamente, diventa elemento centrale dell’intera opera: un tempo che scorre via impietoso, che nessuno può fermare. O forse no? Non è compito della fotografia e del cinema quello di arrestare il tempo?

Non vi è spazio, in questa opera di Brunet, per inutili virtuosismi registici. I punti macchina sono ridotti al minimo, la telecamera viene adoperata sempre a mano, in modo da darci l’impressione di fare noi stessi parte dell’ambiente mostratoci. Tutto molto semplice, eppure, appunto, studiato nel dettaglio.

In poche parole, un piccolo gioiello della cinematografia sudamericana. Un’opera che probabilmente da noi non verrà mai apprezzata come merita, ma la cui visione si rivela un’esperienza visiva che di certo non può lasciare indifferenti.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

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