LA RECENSIONE – A CASA TUTTI BENE di Gabriele Muccino

a casa tutti beneTITOLO: A CASA TUTTI BENE; REGIA: Gabriele Muccino; genere: drammatico; paese: Italia; anno: 2018; cast: Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Stefania Sandrelli; durata: 105′

Nelle sale italiane dal 14 febbraio, A casa tutti bene è l’ultima fatica del cineasta italiano Gabriele Muccino.

Pietro ed Alba stanno per festeggiare le nozze d’oro e, per l’occasione, hanno deciso di riunire la loro numerosa famiglia al fine di festeggiare tutti insieme sull’isola dove ormai abitano da anni. Un’improvvisa mareggiata, tuttavia, impedirà ai traghetti di partire e, di conseguenza, l’enorme famiglia allargata sarà costretta a trascorrere altri due giorni sull’isola. In questa occasione, vecchi rancori torneranno a galla, nasceranno nuovi amori, salteranno fuori importanti verità e, forse, al termine della “vacanza forzata”, nulla sarà più come prima.

Non Festen di Thomas Vinterberg, nemmeno È solo la fine del mondo, di Xavier Dolan. Questa storia familiare, firmata Gabriele Muccino, è la versione italiana di ciò che – nel bene o nel male – dai sopra menzionati autori è stato precedentemente prodotto. Per “italiana”, ovviamente, si intende anche il tipo di messa in scena adottato, molto più esplicito, molto più “urlato”, in pieno stile Muccino, il quale, dopo la parentesi statunitense, è tornato al vecchio filone che racconta storie di famiglie dell’alta borghesia, all’interno delle quali risiedono conflitti di ogni genere. Che poi, se vogliamo, sono storie contenenti anche un forte autobiografismo.

Pulito nella forma, studiato nel dettaglio, il film – grazie anche alla presenza di un grande cast dove, forse, solo il personaggio di Sandra Milo, malgrado le numerose potenzialità, risulta ingiustamente sacrificato – è proprio ciò che ci si aspetta dal Muccino più classico. Stupisce, ma non troppo. E, a tal proposito, c’è anche da dire che dal climax stesso ci si sarebbe aspettato un po’ più di tensione emotiva. Ma tant’è.

In molti, di certo apprezzeranno. Di una cosa siamo certi: Muccino, in questo caso, è proprio nel suo: sincero ed empatico, crede davvero ciò che mette in scena. E, in un certo senso, si può anche dire che abbia dato il via ad un certo tipo di cinema nato in Italia già dalla fine degli anni Novanta.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

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