LA RECENSIONE – TUTTI IN PIEDI di Franck Dubosc

Tutti-in-piedi-3TITOLO: TUTTI IN PIEDI; REGIA: Franck Dubosc; genere: commedia; paese: Francia; anno: 2018; cast: Franck Dubosc, Alexandra Lamy, Gérard Darmon; durata: 107′

Nelle sale italiane dal 27 settembre, Tutti in piedi è l’ultima commedia diretta dall’attore e sceneggiatore francese Franck Dubosc, qui alla sua opera prima da regista.

Jocelyn è un seduttore impenitente alla soglia dei cinquant’anni. Appena rimasto orfano della madre – con la quale era da tempo ai ferri corti – l’uomo è incapace di avere relazioni durature con le donne. Tutto sembra cambiare, però, in seguito all’incontro con la bella violinista Florence, la quale è paraplegica. Per una serie di equivoci, però, la donna si convincerà che anche Jocelyn è paraplegico. Non sarà facile, dunque, mettere in piedi una farsa, al fine di non ferire i sentimenti di Florence.

Una commedia molto classica nella sua impostazione, che dalla sua ha soprattutto il fatto di ridere con garbo e delicatezza della disabilità, ritraendo personaggi forti e determinati, i quali, a loro volta, ben sanno rendere l’idea di ciò che i disabili vivono ogni giorno.

Cosa non facile, dunque, soprattutto a causa del rischio di scadere nella retorica. Questo,però, è stato fortunatamente evitato dal regista – qui nei panni dello stesso protagonista – il quale, pur avendo dimostrato di saper gestire al meglio determinati elementi, non ha evitato scivoloni e scelte poco azzeccate tipiche di chi per la prima volta si rapporta al lavoro dietro la macchina da presa.

Ed ecco che espedienti comici spesso forzati (vedi il collega musicista di Florence che è solito accompagnarsi ai transessuali o anche gli imbarazzanti controlli della prostata a cui il protagonista deve sottoporsi) si alternano spesso a un personaggio principale gestito non al meglio, in quanto, come, purtroppo, sovente accade, nel momento in cui il ruolo di regista e quello di attore protagonista vengono ricoperti dalla stessa persona, il rischio che una pericolosa megalomania e un fastidioso egocentrismo abbiano la meglio sulla qualità complessiva del lavoro è più che mai elevato.

E questo è, purtroppo, ciò che è accaduto in Tutti in piedi, che, tutto sommato, avrebbe potuto essere complessivamente un lavoro pulito e gradevole. Che ciò dipenda (solo) all’inesperienza di Dubosc come regista? Questo, ovviamente, soltanto il tempo potrà dircelo.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

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