13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – CONCLUSIONI

festarSì è conclusa oggi, domenica 28 ottobre, la tredicesima edizione della festa del Cinema di Roma. E così, tra un applauso e l’altro, tra una polemica e l’altra, il lungometraggio Il Vizio della Speranza, per la regia di Edoardo De Angelis, si è aggiudicato il  Premio del Pubblico BNL.

Per quanto riguarda, invece, la sezione Alice nella Città, invece, è toccato a Jellyfish, per la regia di James Gardner, aggiudicarsi il premio come Miglior Film.

Ed ecco che, con vari imprevisti riguardanti principalmente l’allerta meteo, l’Auditorium Parco della Musica ha visto anche quest’anno concludersi una delle più importanti manifestazioni cinematografiche della Capitale, anche stavolta sotto la direzione artistica di Antonio Monda.

Bisognerà aspettare un altro anno, dunque, affinché tale, singolare luogo, torni ad affollarsi per ben dieci giorni consecutivi, in cui, sui suoi schermi, verranno proiettate in anteprima tutte le novità della Settima Arte. Noi di Entr’Acte, nel frattempo, continueremo ad aggiornarvi su tutto ciò che riguarda il nostro amato cinema e, concludendo per il momento, la presente rubrica, vi diamo appuntamento all’anno prossimo con la quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma! Buon Cinema a tutti!

Marina Pavido

 

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13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – IL MISTERO DELLA CASA DEL TEMPO di Eli Roth

il-mistero-della-casa-del-tempoTITOLO: IL MISTERO DELLA CASA DEL TEMPO; REGIA: Eli Roth; genere: fantastico; paese: USA; anno: 2018; cast: Jack Black, Cate Blanchett, Kyle MacLachlan; durata: 95′

Presentato in anteprima alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma – all’interno della Selezione UfficialeIl Mistero della Casa del Tempo è l’ultima fatica del celebre regista statunitense Eli Roth.

È la storia, questa, del piccolo Lewis, il quale rimasto orfano di entrambi i genitori, andrà a vivere a casa del bizzarro zio, fratello di sua mamma. L’uomo, sempre a stretto contatto con un’altrettanto singolare vicina di casa, è un maldestro stregone che vive all’interno di una villa piena di orologi e con oggetti e mobili che, di quando in quando, sembrano prendere vita di soppiatto. Una volta ambientatosi in questo nuovo mondo, Lewis verrà coinvolto dai due in un’importante missione segreta: scoprire l’origine e il significato del ticchettio di un orologio nascosto all’interno delle mura di casa.

Vivace, colorato, complessivamente dinamico nella messa in scena, questo nuovo prodotto firmato Eli Roth lascia, tuttavia, a desiderare per quanto riguarda i ritmi stessi, spesso discontinui e mal calibrati, e per quanto riguarda uno script che tende a tirare il tutto troppo per le lunghe, soprattutto man mano che ci avvicina al finale. Eppure, detto questo, la storia messa in scena riesce a catturare l’attenzione fin dai primi minuti, forte anche di una regia sapiente e matura che ben sa sfruttare sia i numerosi effetti speciali presenti, che le ricercate scenografie, la quali, a loro volta, fanno della casa dei protagonisti un ulteriore personaggio, considerato a tutti gli effetti essenziale e con un’importante personalità.

Il tutto sta a convergere in una forte metafora del potere, della guerra e di quanto questi possano danneggiare sia gli stessi esseri umani che i rapporti che intercorrono tra di loro.

Un lungometraggio, dunque, pensato sì per i più piccini, ma che, allo stesso tempo, sta a raccontarci qualcosa di universale e che dimostra che Eli Roth, anche in queste vesti di cantore per i giovanissimi, riesce a trovarsi perfettamente a proprio agio.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – THE HATE U GIVE di George Tillman Jr.

hateugive_03-h_2018TITOLO: THE HATE U GIVE; REGIA: George Tillman Jr.; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Amandla Stenberg, Regina Hall, Russell Hornsby; durata: 133′

Presentato in anteprima italiana alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, The Hate U Give (titolo in italiano Il Coraggio della Verità), presentato all’interno della Selezione Ufficiale, è l’ultimo lavoro diretto da George Tillman Jr. e tratto dall’omonimo romanzo di Angie Thomas.

Questo singolare young adult dai chiari rimandi al cinema di Spike Lee ci racconta la storia di Starr (Amandla Stenberg), adolescente di colore che assiste all’uccisione del suo amico di infanzia Khalil (Algee Smith) per mano di un poliziotto che lo credeva armato. La ragazza è l’unica testimone dei fatti e le sue parole possono far sì che il poliziotto venga incriminato. Dall’altro canto, però, un noto spacciatore della zona, per cui il ragazzo ucciso lavorava, continua a minacciarla, in caso di testimonianza, per evitare che la giovane faccia anche il suo nome.

Lungometraggio ad alto rischio di retorica e di pericolosi luoghi comuni, ma che, tutto sommato, si è rivelato una sorta di sorpresa all’interno della presente manifestazione cinematografica, questo ultimo lavoro di George Tillman Jr. Fatta eccezione, infatti, per qualche sbavatura riguardante la sceneggiatura (vedi le figure delle amiche della protagonista, praticamente inutili al procedere della narrazione) o scelte registiche azzardate e poco appropriate (come la decisione di far apparire durante il processo – nell’immaginazione di Starr – la figura del defunto Khalil), The Hate U Give si è rivelato un prodotto pulito e gradevole, che ben sa miscelare i momenti di spensieratezza tra adolescenti al dramma sociale, con tanto di crescendo man mano che ci si avvicina al finale e un’importante messaggio per nulla banale, che fa del presente lungometraggio un film di denuncia a tutti gli effetti, fruibile da giovani e da meno giovani e che vede nel suo punto di forza la straordinaria interpretazione della promettente Amandla Stenberg nel ruolo della protagonista.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – THE MISEDUCATION OF CAMERON POST di Desiree Akhavan

the-miseducation-of-cameron-post-official-u-s-trailer-1280x720TITOLO: THE MISEDUCATION OF CAMERON POST; REGIA: Desiree Akhavan; genere: drammatico, commedia; paese: USA; anno: 2018; cast: Chloe Grace Moretz, Sasha Lane, John Gallagher Jr.; durata: 90′

Presentato in anteprima italiana alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, all’interno della Selezione Ufficiale, The Miseducation of Cameron Post, opera seconda della giovane regista statunitense Desiree Akhavan è un piccolo lungometraggio che punta a raccontare una storia come tante, senza voler a tutti i costi strafare.

Da sempre appassionata di vicende che si svolgono all’interno di case di riabilitazione, la regista ha scelto come ambientazione per questo suo lavoro, proprio una struttura religiosa atta a ospitare adolescenti attratti verso lo stesso sesso. Tra i pazienti, la giovane Cameron Post (Chloe Grace Moretz), appunto, qui rinchiusa dopo essere stata scoperta mentre baciava una compagna di scuola durante il ballo di fine anno. La ragazza, inizialmente spaesata, troverà presto preziosi alleati in Jane (Sasha Lane), amputata a una gamba, e nel suo amico indiano Lakota (John Gallagher Jr.). Sarà compito dei tre stravolgere gli equilibri all’interno della struttura, al fine di riconquistare una meritata libertà.

Pulito nella forma, con l’ottima interpretazione della Moretz come punta di diamante, questo piccolo, prezioso lungometraggio della Akhavan fa immediatamente pensare a un Jason Reitman minore, senza particolari picchi a livello di scrittura, ma onesto e ben girato, quanto basta per classificarsi come uno dei più piacevoli prodotti della Festa del Cinema di Roma. Non si lascia affascinare, la regista, da pericolose retoriche e da luoghi comuni. Pur cavalcando, infatti, uno dei temi del momento, non si vuol a tutti i costi lanciare un messaggio politico o sociale (fatta eccezione per una critica alle istituzioni religiose e alle loro strette vedute). Ciò che si vuole principalmente mettere in scena è un vero e proprio inno alla libertà, di vita o di pensiero che sia.

E tale messaggio si rispecchia soprattutto nella freschezza dell’intero prodotto, libero, giovane e pieno di vita. Anche se, dunque, data la giovane età e la scarsa esperienza dietro la macchina da presa, Desiree Akhavan ha da raggiungere ancora una propria, definita cifra stilistica, un’opera seconda come la presente ci fa ben sperare in interessanti lavori futuri.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE di Drew Goddard

7 sconosciutiTITOLO: 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE; REGIA: Drew Goddard; genere: drammatico, commedia; paese: USA; anno: 2018; cast: Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson; durata: 141′

Presentato in anteprima – all’interno della Selezione Ufficiale – alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, 7 Sconosciuti a El Royale è l’ultimo lavoro del regista statunitense di Drew Godard, già apprezzato per Quella Casa nel Bosco.

Un hotel a cavallo tra la California e il Nevada. Un consierge timido e insicuro, dipendente dall’eroina. E poi, uno dopo l’altro, un arrogante agente segreto, un prete, una cantante blues e una nevrotica hippy. Fin dai primi minuti si respira tensione. Molta tensione. Una tensione che sta tanto a presagire l’imminente scoppio di una bomba. E la bomba, di fatto, non tarderà a scoppiare.

Con evidenti rimandi al cinema di Tarantino, di Hitchcock e – perché no? – anche di Sergio Leone, questo suo ultimo lungometraggio, seppur qualitativamente inferiore alla sopracitata opera prima, di fatto non ha deluso le aspettative. La storia messa in scena, dunque, è molto più complessa e intricata di quanto si possa pensare. Pian piano, però, tutto torna, quasi a formare, come tanti pezzi di un puzzle, un unico quadro, senza lasciare alcun elemento in sospeso, ma curando ogni cosa sin nel minimo dettaglio. Ad arricchire il tutto, una regia pulita, sapiente e che sta a giocare spesso con immagini simmetriche e riflessi: finti equilibri sul punto di disintegrarsi e false verità a cui ogni personaggio, di volta in volta, è portato a credere.

Ciò che, immediatamente dopo la visione di un prodotto come 7 Sconosciuti a El Royale salta agli occhi è soprattutto il fatto che lo stesso Goddard pare si sia divertito parecchio nel realizzare il presente lavoro, giocando sapientemente con lo spettatore e le sue suggestioni e lavorando soprattutto di montaggio. Un film, il suo, dai toni pulp che sì prende a esempio quanto già realizzato in passato, ma che, allo stesso tempo, riesce ad assumere un’identità tutta sua, classificandosi più come omaggio ai cineasti sopracitati che come risultato di diverse suggestioni dal passato. E questo, di certo, non è poco.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – PRESENTAZIONE

Festa-del-cinema-di-RomaCi risiamo. Quest’anno l’ormai storica Festa del Cinema di Roma ha fatto 13! E, infatti, ormai si è giunti proprio alla tredicesima edizione, la quale, almeno sulla carta, si presenta assai ricca e variegata. Ed ecco che dal 18 al 28 ottobre, presso l’Auditorium Parco della Musica, avrà luogo una delle più importanti manifestazioni dedicate al cinema della Capitale, per la direzione artistica di Antonio Monda.

Come ogni anno, anche stavolta il numero dei titoli è particolarmente elevato e, per quanto riguarda la Selezione Ufficiale, vi sono non poche punte di diamante, attesissime sia da pubblico che da critica: da Halloween di David Gordon Green a The House in a Clock in its Walls di Eli Roth, da They shall not grow old di Peter Jackson a Kursk di Thomas Vinterberg, senza dimenticare Stanlio e Ollio di Jon S. Baird.

Ma questo non è tutto. Oltre all’apprezzata sezione dedicata ai giovani Alice nella Città, vi sono anche importanti retrospettive riguardanti Peter Sellers e Maurice Pialat, oltre alla sezione Riflessi, dedicata ai documentari italiani.

Noi di Entr’Acte saremo anche quest’anno in prima fila per tenervi informate su tutte le ultime novità riguardanti la nostra amata Settima Arte. Restate con noi per sapere ciò che accadrà in questa tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma! Buon Cinema a tutti!

LA RECENSIONE – MAL DI PIETRE di Nicole Garcia

31899d233c50b5de28de22c79caa3a2bTITOLO: MAL DI PIETRE; REGIA: Nicole Garcia; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Francia; cast: Marion Cotillard, Alex Brendemühl, Louis Garrel; durata: 120′

Nelle sale italiane dal 13 aprile, Mal di pietre è l’ultimo lungometraggio della regista ed attrice francese Nicole Garcia, tratto dall’omonimo romanzo di Milena Agus e presentato in concorso al Festival di Cannes 2016.

Gabrielle non è una persona semplice. Nata e cresciuta in un piccolo paesino nella Francia degli anni Cinquanta, ben poco sembra adattarsi al contesto in cui vive, alle tradizioni ed alla mentalità eccessivamente chiusa e provinciale dei suoi compaesani. È, al contrario, una donna libera, appassionata, fortemente bisognosa d’amore ed estremamente fragile. Talmente fragile da soffrire di “mal di pietre”, con tanto di dolorosi crampi addominali. Un male, il suo, del tutto psicosomatico, che soltanto curando mente e spirito potrà essere sconfitto. Per quanto riguarda la mente, però, i problemi sono ben altri, dal momento che proprio per questo suo modo di “urlare” i suoi bisogni affettivi, Gabrielle è, a detta di tutti, famigliari compresi, completamente pazza. Solo suo marito, sposato più per il desiderio di fuggire da quell’ambiente angusto ed ostile che per amore, sembra riuscire a “leggere tra le righe”, a capire quella persona così complessa e così ostinata che vive al suo fianco.

e5955d112404ae80cf599bd26814d7bcUn personaggio dalle mille sfaccettature, dunque, quello di Gabrielle. Un personaggio che viene reso magnificamente sullo schermo dalla bravissima Marion Cotillard (lei, si sa, può davvero tutto), ma a cui non viene reso giustizia dal punto di vista dello script in sé: quel che emerge della protagonista è solo la “punta dell’iceberg”. Nulla ci viene detto del suo passato, ben poco vengono approfonditi i legami con José – suo marito – ed André, il suo amante. Personaggi, anch’essi, di grande interesse e complessità (soprattutto per quanto riguarda José), ma che vengono qui sviluppati in modo eccessivamente raffazzonato e frettoloso. Il tentativo di narrare per immagini i tormenti interiori di ognuno di essi risulta, dunque, carente di una necessaria e più profonda introspezione, così come il buon Ingmar Bergman ci ha insegnato. Ma, si sa, non è affatto facile rifare Ingmar Bergman.

b51fc840866fe797501dd57f87f3bce7Ben poco, quindi, possono suggestive inquadrature di panorami mozzafiato o fedeli ricostruzioni di ambienti d’epoca. Il grande problema di Mal di pietre – oltre alla musica eccessivamente presente, smielata e quasi patetica – è proprio lo script. Uno script che, pur mantenendo di base la storia originale, ha voluto “spiccare il volo”, assumere una propria identità perdendo, però, il controllo della situazione e dando vita a qualcosa di banale ed inconsistente, malgrado le iniziali potenzialità. Uno script a cui si perdonano, tuttavia, soltanto i velati riferimenti/omaggi al cinema ed alle sue origini (vedi la cittadina di La Ciotat, dove vivono Gabrielle e José, ma anche la loro permanenza a Lione – città dei fratelli Lumière – presso l’hotel Langlois – proprio come il caro vecchio Henri Langlois!). Ma, si sa, tutto questo non è abbastanza. Ed ecco che anche Mal di pietre si andrà ben presto ad unire ai numerosi prodotti passati in sala e finiti quasi subito nel dimenticatoio. Triste, ma purtroppo molto, molto probabile.

VOTO: 5/10

Marina Pavido