LA RECENSIONE – CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino

chiamami col tuo nomeTITOLO: CHIAMAMI COL TUO NOME; REGIA: Luca Guadagnino; genere: drammatico; paese: Italia, Francia, Brasile, USA; anno: 2017; cast: Thimothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg; durata: 132′

Nelle sale italiane dal 25 gennaio, Chiamami col tuo nome è l’ultimo lavoro del cineasta italiano, ma trapiantato all’estero, Luca Guadagnino, presentato in anteprima alla 67° Berlinale e che ha recentemente ricevuto ben quattro Nomination ai Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Sceneggiatura non Originale (scritta da James Ivory).

Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, il film – terzo capitolo della trilogia del desiderio dopo Io sono l’amore (2009) e A bigger splash (2015) ed ambientato nel 1983 – racconta la storia d’amore tra Elio, diciassettenne residente in un paesino del Nord Italia ed Oliver, giovane studente americano ospitato durante l’estate dalla famiglia del ragazzo. Non sarà facile per entrambi scoprire sé stessi ed ancor più difficile sarà, alla fine delle vacanze, separarsi.

Osannato dalla critica italiana ed internazionale, considerato da un cineasta del calibro di Paul Thomas Anderson uno dei migliori film del 2017, Chiamami col tuo nome ha tutte le carte in regola per passare alla storia. Almeno sulla carta. Nulla da dire, infatti, sulla regia, così come sulle atmosfere poetiche ed evocative ricostruite che, grazie alla bravura degli interpreti e, non da meno, ad un coinvolgente commento musicale, riescono fin da subito a far breccia nel cuore dello spettatore ed a far sì che egli stesso si senta parte integrante della storia. I sentimenti dei due giovani, dal canto loro, vengono messi in scena in modo discreto e delicato, quasi a voler richiamare alcune opere della Nouvelle Vague.

Ma allora, con tali premesse, cos’è che di un film come Chiamami col tuo nome proprio sembra non andare giù? Forse, paradossalmente, è proprio lo sguardo del regista. Non fraintendiamoci, dal punto di vista della messa in scena in sé stiamo parlando di un film inappuntabile. L’impressione che si ha – anche, e soprattutto, in luce di quanto un cineasta come Guadagnino ha girato in passato – è che lo stesso autore sia un po’ troppo distaccato da ciò che sta girando, quasi come se l’importante fosse autocelebrarsi come grande maestro, ma senza entrare davvero nel vivo della vicenda. Lo dimostrano, giusto per fare qualche esempio, i primi e primissimi piani troppo enfatici – ed anche piuttosto gratuiti – dei due protagonisti, così come campi lunghi che ci mostrano il paesaggio estivo e si soffermano fissi anche dopo che i personaggi sono usciti di scena, senza che ce ne sia una reale necessità.

Eppure, nonostante ciò, la confezione del prodotto in sé è riuscita eccome. E pare siano in tanti ad essersene accorti. Di fatto, Chiamami col tuo nome è un lungometraggio che da solo presenta parecchi spunti interessanti. Non ci resta che stare a vedere se l’Academy lo riterrà meritevole di qualche statuetta.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

35° TORINO FILM FESTIVAL – KISS AND CRY di Chloé Mahieu e Lila Pinell

kissandcryTITOLO: KISS AND CRY; REGIA: Chloé Mahieu, Lila Pinell; genere: drammatico; paese: Francia; anno: 2017; cast: Sarah Bramms, Dinara Drukarova, Xavier Dias; durata: 78′

Presentato in concorso alla 35° edizione del Torino Film Festival, Kiss and cry è l’ultimo lungometraggio diretto dalle giovani registe francesi Chloé Mahieu e Lila Pinell, ambientato nel mondo del pattinaggio sul ghiaccio e nato da un precedente mediometraggio documentario diretto dalle stesse autrici.

Davanti ad una macchina da presa che, pur raccontandoci storie di finzione, non vuol discostarsi troppo dalla realtà e dalla forma documentaristica, prendono il via, dunque, le storie di Sarah, di Carla, di Amanda e di molte altre adolescenti che ogni giorno si dividono tra la scuola, i duri allenamenti, le amicizie ed i nuovi amori. Sarah, nello specifico, sembra maggiormente soffrire di tale situazione, vogliosa di vivere appieno la sua età, ma, allo stesso tempo, pressata dalla madre, che vorrebbe vederla diventare una campionessa, e dal suo severo insegnante, con il quale ha avuto pesanti screzi in passato.

Chiara intenzione delle registe è, fin da subito, quella di rendere le giovani protagoniste il più vere possibile. E la cosa, di fatto, sembra essere riuscita piuttosto bene, dal momento che, pur non trattandosi di attrici professioniste, ognuna di loro – dopo la richiesta di continuare ad essere sé stesse anche davanti alla macchina da presa – è riuscita a rendere alla perfezione il proprio personaggio, contribuendo a realizzare un prodotto piccolo ma onesto che sa mostrarci gli aspetti più duri dell’ambito sportivo, ma anche un’età non facile, dove a rendere tutto più complicato contribuiscono le invidie, la forte competitività ed anche atti di vero e proprio bullismo da parte di coetanee. Più che il successo nello sport, ciò di cui le ragazze qui raccontate sembrano maggiormente aver bisogno è l’essere amate ed accettate. Oltre, ovviamente, alla libertà di essere sé stesse.

Fatta eccezione per brevi momenti in cui ci vengono mostrati i duri allenamenti delle ragazze, poco o niente ci viene fatto vedere del tempo dedicato allo sport. Ed è proprio in questo che un lungometraggio come Kiss and cry sembra differenziarsi dai molti prodotti che ci raccontano principalmente storie di sportivi di successo e delle difficoltà di questo mondo tanto affascinante quanto spietato. Quello a cui le due registe sembrano prestare maggiormente attenzione è, di fatto, l’essere umano in quanto tale. Ed ecco che anche lo sport, dunque, a dispetto dell’idea che inizialmente ci si può fare, sembra acquisire pian piano un ruolo sempre più marginale.

Particolarmente degna di nota, a tal proposito, è la scena finale, in cui vediamo Sarah che si accinge ad esibirsi durante un’importante manifestazione sportiva: subito dopo essere stata annunciata, vediamo direttamente la ragazza allontanarsi dal palazzetto dello sport con le note di Oci Ciornie in sottofondo (musica scelta per la propria esibizione). L’immagine della giovane che, finalmente, sembra essersi liberata di tutto ciò che la costringeva ad essere diversa da ciò che avrebbe voluto essere, ha quasi un che di truffautiano (pur non svolgendosi, come di consueto, sulla riva del mare), grazie all’essenza di libertà che ci viene trasmessa.

Un piccolo prodotto sentito ed onesto, in poche parole, questo di Chloé Mahieu e di Lila Pinell. Pulito e ben realizzato, Kiss and cry a suo modo riesce a spiccare all’interno di un concorso che spesso e volentieri ha fatto storcere il naso a non pochi spettatori.

VOTO:7/10

Marina Pavido

19° FAR EAST FILM FESTIVAL – AT CAFE’ 6 di Neal Wu

e8517c51e9TITOLO: AT CAFÉ 6; REGIA: Neal Wu; genere: commedia, drammatico; anno: 2016; paese: Taiwan; cast: Zijian Dong, Cherry Ngan; durata: 103′

Presentato in anteprima alla diciannovesima edizione del Far East Film Festival, At Café 6 è l’opera prima del regista taiwanese Neal Wu, tratta dall’omonimo romanzo dello stesso autore.

Quanto può essere forte un amore nato tra i banchi di scuola? Dove è capace di arrivare la vera amicizia? È possibile che una storia resista alla distanza? Sono questi tutti gli interrogativi che il regista qui si pone, raccontandoci le vicende di Guan Ming-lu, studente liceale innamorato della bella Xin-rui. Tra litigi tra compagni di classe, gite e scherzi tra amici, i due alla fine si metteranno insieme. Le cose, però, si faranno complicate nel momento in cui i due ragazzi andranno a frequentare due università diverse.

Che questa sia l’opera prima del regista taiwanese si intuisce facilmente. Innanzitutto, ciò che contraddistingue At Café 6 è una particolare freschezza, una gioia di vivere che permea soprattutto la prima parte del film. È questo il momento in cui, spesso e volentieri, il montaggio sembra seguire delle regole tutte sue, quasi volesse seguire il ritmo di una musica ideale. Non a caso, infatti, è la stessa musica a fare da protagonista in molte sequenze (interessante, a tal proposito, la scena della rissa tra ragazzi, montata per intero al ralenty, con le note di Johann Strauss in sottofondo), stando quasi a ricordare un videoclip. Nella seconda parte del lungometraggio, però, le cose cambiano radicalmente: al via, ora, attese, viaggi, silenzi, litigi ed incomprensioni. Il tutto raccontato con una messa in scena decisamente più classica: montaggio lineare, uso moderato della musica, regia curata ed essenziale. Quasi come se la freschezza dell’adolescenza fosse pian piano svanita. Non sempre Neal Wu riesce a gestire come si deve tale cambio di registro. Più che altro fatica parecchio a dare al tutto una certa, necessaria fluidità. Stesso discorso vale per la gestione dei numerosi flashback presenti: troppi, troppo frequenti, decisamente eccessivi e a volte fuorvianti per una storia che pur partendo bene, man mano che ci si avvicina al finale tende ad essere sempre più forzata e stiracchiata, fino a risultare addirittura troppo caricata. Con tanto di inutile spiegone subito dopo i titoli di coda.

Nonostante ciò, come già è stato detto, questo lungometraggio di Neal Wu ha dalla sua una certa onestà e genuinità. Non pretende di essere più di quello che è e fin da subito si intuisce innanzitutto il fatto che la storia sia sentita dall’autore fino in fondo. Senza contare che, di quando in quando, vi sono non pochi momenti particolarmente interessanti – ed estremamente poetici – da un punto di vista prettamente registico (la scena della gita fuori città con i compagni di liceo ne è un esempio, così come l’immagine del migliore amico del protagonista – ormai adulto – che ricorda il passato in riva al mare, danzando come erano soliti fare entrambi da ragazzi).

Ad ogni modo, un’interessante operazione.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – SLAM – TUTTO PER UNA RAGAZZA di Andrea Molaioli

slam-e1479658803352-700x430TITOLO: SLAM: TUTTO PER UNA RAGAZZA; REGIA: Andrea Molaioli; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Luca Marinelli, Jasmine Trinca, Ludovico Tersigni, Barbara Ramella; durata: 100′

SLAM: tutto per una ragazza, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema, sarà distribuito nelle sale da Universal Pictures Italia dal 23 marzo.

Il film è stato presentato al 34mo TFF dal Trio Francesco Bruni, Ludovica Rampoldi e Andrea molaioli che hanno firmato una nuova  commedia italiana sulla gioventù e sul diventare adulti attingendo dall’omonimo romanzo del britannico Nick Hornby tradotto in Italia come TUTTO PER UNA RAGAZZA. Cosa viene fuori dall’humor inglese mescolato dai nostri tre autori in una commedia già vista nel recente Piuma di Roan Johnson anche lui per metà di origini inglesi? E’ cosa certa che gli adolescenti sono uguali a tutte le latitudini, soprattutto se debbono affrontare un evento come una gravidanza inaspettata.

11.SLAM-Tutto-per-una-ragazza_ZAY2140_foto-di-F.-Zayed_L.Marinelli-L.Tersigni-FILEminimizerIl protagonista se sullo skateboard è bravino, diventa imbranato nel dover fare il padre anzitempo. Se poi dalla nascita ha vissuto sempre con la madre con un padre che è un assente mattacchione, viene compreso dallo spettatore che tifa disperatamente per lui. La madre interpretata da Jasmine Trinca è anche lei goffa, e si stenta riconoscere in lei la protagonista della Stanza del Figlio e del drammatico Miele. Piuttosto rivediamo in lei con qualche anno di meno Margherita Buy che da tempo interpreta madri che si pongono come amiche dei figli. E’ il padre interpretato da un lanciatissimo Luca Marinelli che da respiro alla commedia che vira decisamente verso un humor più mediterraneo. Quello che incanta della pellicola è la MUSICA che fa da padrone per l’intera durata del film con una scelta accurata di brani di successo. Ma anche le riprese iniziali rasoterra dello skate board danno dinamicità alla storia, insieme ai continui flashback tra sogni, anzi incubi, che poi sistematicamente si trasformano in realtà.

slam-tutto-per-una-ragazza-nuove-foto-1Insomma siamo lontani da Andrea Molaioli, regista ricordiamo de La Ragazza del Lago, caso cinematografico vincitore di 10 David di Donatello. Nei panni del giovane ragazzo padre Ludovico Tersigni visto in L’estate addosso di Gabriele Muccino. Insieme alla protagonista femminile  Barbara Ramella vista in Non si ruba a casa dei ladri di Carlo Vanzina. Sembra che i due non abbiano avuto modo di riscaldarsi per immedesimarsi nelle parti loro assegnate se non verso la fine della commedia. Per pura curiosità segnaliamo che il titolo SLAM in gergo consolidato ricorda i rumori di sbattere, scagliare, scaraventare, nei fumetti il rumore di una porta chiusa con forza, nel gergo dello skateboarding, attività principale del nostro eroe, la caduta rovinosa al termine di un’evoluzione acrobatica!

VOTO: 5/10

Luigi Noera

LA RECENSIONE DI MARINA – PASSERI di Runar Runarsson

sparrows-still-credit-sophia-olssonTITOLO: PASSERI; REGIA: Runar Runarsson; genere: drammatico; anno: 2015; paese: Islanda, Danimarca, Croazia; cast: Atli Oscar Fjalarsson, Rakel Björk Björnsdottir; durata: 99′

Nelle sale italiane dal 2 marzo, Passeri è l’ultimo lungometraggio del giovane regista islandese Runar Runarsson.

Ari è un ragazzo di 16 anni che vive in città con la madre. Un giorno quest’ultima è costretta a trasferirsi in Africa insieme al suo nuovo compagno e non può più occuparsi del ragazzo, il quale, a sua volta, è costretto a trasferirsi in un piccolo villaggio dove vivono sua padre e sua nonna. Qui Ari, riscoprendo il rapporto con suo padre ed innamorandosi di Lara, sua vecchia amica di infanzia, avrà modo di entrare ufficialmente nell’età adulta.

sparrows_feb_stills_1-143-2Fin dalle prime inquadrature, ciò che colpisce in Passeri è come – di fianco al personaggio di Ari – il paesaggio islandese, con i suoi grandi spazi vuoti che stanno quasi a disorientare sia lo spettatore che i protagonisti stessi della pellicola, sia trattato – come spesso accade nella cinematografia nordeuropea – quasi alla stregua di un coprotagonista. E la cosa vien fatta a ragione, visti i meravigliosi paesaggi di cui tutto il Nord Europa dispone. Per quanto riguarda l’Islanda nello specifico, è stato così per i lungometraggi della compianta Solveig Anspach, ad esempio, giusto per citare uno dei nomi più noti.

In questo interessante romanzo di formazione, dunque, le inquietudini adolescenziali di Ari ben vengono sottolineate da spazi tanto affascinanti quanto agorafobici, che ben rendono il senso di spaesamento di chi, come il nostro protagonista, sta per abbandonare per sempre il mondo ovattato e caldo dell’infanzia, per affacciarsi nell’età adulta, dove niente e nessuno sembra stare dalla tua parte.

sparrowsA ben rendere questa sensazione, particolarmente indovinato risulta il giovane Atli Oscar Fjalarsson, che riesce a reggere praticamente quasi tutto il lungometraggio da solo.

Persino tematiche come il conflitto generazionale, l’assenza di uno dei genitori o i primi innamoramenti vengono trattati dall’occhio giovane ma esperto di Runarsson con attenzione e delicatezza, senza mai cadere in banali clichés o dare qualcosa per scontato. Il risultato finale è una vera e propria chicca della cinematografia nordeuropea, presentata dall’Islanda agli Oscar 2017 e distribuita in Italia grazie a Lab80 e che, si spera, possa ottenere l’attenzione che merita.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

34° TORINO FILM FESTIVAL – WIND di Tamara Drakulic

vetar-foto-1-800x450-e1479770946869TITOLO: WIND; REGIA: Tamara Drakulic; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Serbia; cast: Tamara Staji, Erroll Bilibani; durata: 80′

Presentato in concorso – nella sezione Torino 34 – al 34° Torino Film Festival, Wind è l’ultimo lungometraggio della giovane regista serba Tamara Drakulic, tratto dal racconto Kites di Ana Rodic.

Ci troviamo sulle sponde del fiume Bojana. La sedicenne Mila sta trascorrendo qui le vacanze estive insieme a suo padre. Calma e riflessiva, ma anche in piena crisi adolescenziale, la ragazza è in costante conflitto con il genitore, dedito all’avventura, appassionato di windsurf ed alle prese con una storia d’amore travagliata. Con il passare dei giorni, Mila scopre pian piano di essere attratta da Saša, giovane insegnante di surf del posto e a sua volta fidanzato con Sonja. Passare del tempo insieme al ragazzo la aiuterà, ad ogni modo, a prendere lentamente coscienza di sé e del suo imminente ingresso nell’età adulta.

Tale importante passaggio viene qui messo in scena, come abbiamo detto, da qualcuno che conosce bene le varie sfumature che caratterizzano l’animo inquieto di un’adolescente, i suoi desideri, i suoi sogni ed il suo spaesamento nei confronti dei cambiamenti vissuti. L’inquietudine qui raccontata, però, si contrappone del tutto alle scelte registiche effettuate che prevedono, appunto, una messa in scena quasi teatrale, con inquadrature perlopiù fisse e personaggi statici, che raramente si spostano all’interno del quadro, siano essi seduti sulle rive del fiume che adagiati su di un’amaca. Stesso discorso vale per gli avvenimenti messi in scena: fatta eccezione per il finale, infatti, apparentemente la vita si svolge tranquilla e monotona. La vera battaglia ha luogo nell’animo della protagonista.

Altro importante elemento: la splendida location sul fiume Bojana, che qui viene considerata quasi alla stregua di co-protagonista. Merito di una buona regia, così come di una fotografia dai toni caldi e tendenti al pastello, dove le luci non sono mai troppo bruciate e le scene ambientate di notte riescono comunque a trasmettere un senso di calore e di tranquillità.

Viste tali premesse, verrebbe quasi da pensare ad un André Techiné stilisticamente più “statico” o, addirittura, ad un Éric Rohmer sulla linea de Il raggio verde. Ovviamente la giovane Drakulić ha ancora un bel po’ di strada da fare per raggiungere tali livelli. Eppure, vista l’attenzione dedicata ai suoi personaggi e la messa in scena curata e consapevole, oltre alle numerose capacità della regista stessa in ambito prettamente tecnico, vi sono molti elementi che fanno sperare in un futuro salto decisivo. Attenderemo fiduciosi!

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA – QUANDO HAI 17 ANNI di André Techiné

01-1TITOLO: QUANDO HAI 17 ANNI; REGIA: André Techiné; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Francia; cast: Sandrine Kiberlain, Kacey Mottet Klein, Corentin FIla; durata: 114′

Nelle sale italiane dal 6 ottobre, Quando hai 17 anni è l’ultimo lungometraggio diretto dall’apprezzato regista francese André Techiné, per la sceneggiatura di Céline Sciamma.

Damien e Tom vivono in un piccolo villaggio montano della Francia del sud. I due ragazzi frequentano la stessa classe, eppure tra di loro c’è sempre stato un rapporto conflittuale, dal momento che sono spesso arrivati addirittura a picchiarsi. Le cose si complicheranno nel momento in cui Tom verrà invitato da Marianne (madre di Damien) a vivere per un periodo da loro, dal momento che la madre del ragazzo sta per avere un bambino.

immagine_quando-hai-17-anni_69251André Techiné, si sa, è sempre stato un maestro nel raccontare l’adolescenza. Anche in questa sua ultima opera, infatti, egli descrive l’età probabilmente più difficile concentrandosi su un tema complesso come quello della scoperta della propria omosessualità. E, come sempre, riesce a mettere in scena la vicenda con grazie e delicatezza, senza presunzione o irruenza alcune. Il rapporto tra i due ragazzi viene descritto in modo accurato e stratificato, senza lasciar intuire, inizialmente, i veri sentimenti dei due. Si tratta di una storia dura e tenera allo stesso tempo, che – sia per la scrittura che per la messa in scena – riesce fin da subito a creare un forte legame con il pubblico. Pur essendo un tema, questo, più e più volte trattato (basti pensare – se vogliamo concentrarci esclusivamente su quanto è stato prodotto di recente – all’islandese Heartstone, presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Giornate degli autori), Techiné è stato in grado di creare un’opera unica nel suo genere e dotata di una propria, marcata identità.

Il paesaggio montano, inoltre, è trattato alla stregua di un ulteriore personaggio. Le mille difficoltà che la vita in un posto del genere comporta è, di fatto, perfettamente in linea con le battaglie interiori dei due protagonisti. Senza dimenticare le suggestive inquadrature delle montagne prese dal basso o il bellissimo panorama, nella scena in cui Marianne e Tom fanno un’escursione insieme.

quand_on_a_17_ansL’unica pecca di questo lavoro di Techiné è, forse, una scarsa indagine psicologica per quanto riguarda il personaggio di Damien. Al di là del suo amore inizialmente non corrisposto, poca attenzione viene posta al suo rapporto con i genitori, in particolare alla sua reazione alla morte del padre e a quella tipica rabbia adolescenziale che situazioni del genere fanno affiorare. Ma che qui manca quasi del tutto.

Ultima considerazione: Sandrine Kiberlain – nel ruolo di Marianne – ci ha regalato semplicemente un’ulteriore conferma del suo talento poliedrico. Ogni volta è sempre un piacere osservarla sul grande schermo.

Una storia tenera. Una storia semplice e complessa allo stesso tempo. Questo è Quando hai 17 anni. In poche parole, un film che riesce a colpire nel segno e che non verrà dimenticato così presto.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA: BANG GANG di Eva Husson

bang-gang-03TITOLO: BANG GANG; REGIA: Eva Husson; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Francia; cast: Finnegan Oldfield, Marilyn Lima, Lorenzo Lefèbvre; durata: 98′

Presentato in anteprima durante la rassegna Rendez-vous con il Nuovo Cinema Francese, che proprio in questi giorni sta avendo luogo in diverse città d’Italia, Bang Gang è il lungometraggio d’esordio della giovane regista Eva Husson.

George e Laetitia sono due adolescenti, amiche per la pelle, annoiate, spaesate a causa dei cambiamenti tipici della loro età ed alle prese con i primi amori.Un giorno si recano a casa di due loro compagni di classe e da quel momento avranno inizio i loro singolari incontri basati su alcool, droghe e sesso.

bang gang 2Ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti intorno alla metà degli anni Novanta, l’opera prima della Husson racconta in modo trasversale l’adolescenza, età difficile e di cambiamento, in cui essere accettati dai propri coetanei e sentirsi, in qualche modo, amati, assume un’importanza centrale nella quotidianità. I personaggi qui raccontati sono, appunto, ragazzi allo sbando, estremamente fragili, che per riempire le loro giornate e sentirsi – per così dire – trasgressivi, giocano con il fuoco, anche a rischio di rimetterci la salute.

313415Un po’ di Gus van Sant, una generosa dose di Larry Clark. Il film di Eva Husson si può riassumere in questa breve descrizione. Al di là dell’interesse per il fatto di cronaca, infatti, nulla di particolarmente nuovo viene messo in scena. L’impressione è quella di un déjà vu, di una sorta di collage di numerose pellicole che più e più volte hanno trattato l’argomento in questione. Il nichilismo, vero protagonista del lungometraggio, fa sì che lo spettatore non riesca ad empatizzare fino in fondo con nessuno dei giovani protagonisti. Effetto, questo, sicuramente voluto, ma che fa sì che ne risenta, alla fine, l’intero film. Peccato, perché – come spesso accade – pur essendo il fatto di cronaca in sé di grande interesse, non sempre la sua trasposizione sullo schermo riesce a rendere al meglio ciò che si vuole raccontare.

Medium-a254a167-91c4-40c2-b5c8-4765f57daa49Uno dei maggiori pregi del lungometraggio è, però, una regia magistrale, che addirittura sorprende, dal momento che stiamo parlando di un’opera prima. La macchina da presa, mediante intensi primi piani dei protagonisti, racconta in modo singolare ed intenso le emozioni che attraversano i loro animi di adolescenti. Senza dimenticare immagini particolarmente poetiche, come il tramonto visto dal fiume che attraversa la cittadina, con il ponte che si rispecchia sull’acqua, mentre George e Gabriel si accingono a tornare a casa.

Eva Husson si è senza dubbio rivelata una regista dal precoce talento. E – benché Bang Gang non sia un film particolarmente nuovo ed entusiasmante – ciò presuppone la produzione, in futuro, di opere certamente più interessanti e ben realizzate.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

ABBRACCIALO PER ME di Vittorio Sindoni in sala dal 21 aprile

Ricevo e volentieri pubblico

 

 

DAL 21 APRILE AL CINEMA “ABBRACCIALO PER ME” PER LA REGIA DI VITTORIO SINDONI CON STEFANIA ROCCA E MOISE’ CURÍA NEL RUOLO DI UNA MADRE E DI SUO FIGLIO

Cosa succede quando la disabilità mentale irrompe nella vita di una famiglia?

 

Abbraccialo per me, per la regia Vittorio Sindoni, uscirà nelle sale il 21 Aprile. Protagonisti un’intensa Stefania Rocca e un bravissimo Moisé Curía. Con loro, tra gli interpreti, Vincenzo Amato, Giulia Bertini, Paolo Sassanelli, Paola Quattrini, Luigi Diberti e Pino Caruso.

Abbraccialo per me è la storia, tra commedia dramma e sentimenti, di una donna e di suo figlio. Dell’amore di una madre, Caterina interpretata da Stefania Rocca, verso quello che ai suoi occhi è il più straordinario bambino al mondo fino a scoprire che, proprio suo figlio, tra tanti, è affetto da disagio mentale. Francesco (Moisé Curía) è un ragazzino vivace, allegro, con la passione per la musica. Il suo strumento preferito è la batteria, che suona di continuo. I primi segnali del suo disturbo mentale arrivano in famiglia come un fulmine a ciel sereno. La conseguenza di questo dramma porterà alla separazione di Caterina dal marito (Vincenzo Amato). Ma con l’aiuto della figlia (Giulia Bertini) questa madre coraggiosa combatterà contro tutti e contro tutto fino a trovare una speranza di salvezza per l’adorato figlio.

Il regista ha dedicato il film a tutte le persone che soffrono di disabilità mentale e alle loro famiglie che, accanto a loro, subiscono falso pietismo o indifferenza, in attesa di cure e strutture che diano loro la speranza di una vita migliore.

 

Il film, sceneggiato da Angelo Pasquini, Maria Carmela Cicinnati, Vittorio Sindoni con la collaborazione di Antonella Giardinieri è prodotto da Megavision Filmtv in associazione con IRBM Science Park . È distribuito al cinema da Zenit Distribution. Ha il riconoscimento di “interesse culturale” del MiBACT -Direzione Generale Cinema, e il patrocinio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Opera realizzata anche con il sostegno della Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo.

 

BFM PRESENTA KINO CLUB

Ricevo e volentieri pubblico

 

BERGAMO FILM MEETING presenta

KINO CLUB
La sezione del Festival dedicata alle scuole

Durante la 34a edizione di Bergamo Film Meeting, in programma a Bergamo dal 5 al 13 marzo, torna Kino Club, la sezione dedicata al pubblico dei giovani e dei giovanissimi.
Piccoli capolavori, selezionati fra i maggiori festival internazionali, che mettono in luce talenti emergenti o consolidati, tecniche sperimentali, tendenze attuali e future. Pellicole accomunate da una intrinseca autorialità, mostrate in anteprima o di difficile reperibilità. Una proposta formativa ricca e articolata per avvicinare bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di Bergamo e provincia, e appassionati, al cinema d’autore, attraverso opere provenienti da tutto il mondo con percorsi di visione specifici.

PERCORSI DI VISIONE
Le proposte di Bergamo Film Meeting, adatte sia alle scuole primarie che alle secondarie di primo e secondo grado, sono composte da lungometraggi (animazione, documentario e fiction), preceduti da un cortometraggio.
Prima e dopo la visione i ragazzi saranno accompagnati da un operatore che insieme a loro esplorerà stili, linguaggi e contenuti delle opere visionate.
Dove: Cinema Capitol
Quando: dal 07 al 12 marzo 2016, in due possibili fasce orarie del mattino (orari 9-11 o 11-13).
Durata: 2 ore
Biglietto: Euro 3 cad. (ingresso gratuito per gli insegnanti accompagnatori)


I FILM PROPOSTI:

DESSAU DANCERS (I Breaker di Dessau) di Jan Martin Scharf
(Germania 2015, 90′ – v.o. sott. ita) FICTION -DANZA/FAMIGLIA/STORIA
trama: Dessau, Germania Est, 1985. Frank, 18 anni, e i suoi amici sono stati influenzati dalla febbre per la breakdance. In un primo momento sono solo sospettosamente controllati dal regime. Quando il regime scopre come strumentalizzare questo fenomeno, per i ragazzi inizia una lotta per l’identità.
Target: 13-18 anni

ELS NENS SALVATGES (I ragazzi ribelli) di Patricia Ferreira
(Spagna 2012, 95′ – v.o. sott. ita) FICTION – ADOLESCENZA
trama: Oki, Alex e Gabi sono tre studenti catalani che frequentano lo stesso istituto superiore. Alex è un artista di graffiti e desidera andare a studiare a Amsterdam. Quando, grazie al sostegno della psicologa Julie, riesce a ottenere una borsa di studio, i suoi genitori si oppongono alla sua partenza. Da quel momento gli equilibri scolastici e famigliari per Alex peggioreranno, coinvolgendo anche Oki e Gabi.
In collaborazione con la Filmoteca Catalana
Target: 13-18 anni

SUR LE CHEMIN DE L’ÉCOLE (Vado a scuola) di Pascal Plisson
(Francia, Cina, Sudafrica, Brasile, Colombia 2013, 75′ – v.o. sott. ita) DOCUMENTARIO – DIRITTI DEI MINORI
trama: Jackson, Zahira, Samuel e Carlito sono i quattro testimoni di questo documentario, quattro alunni che vivono agli angoli del mondo (Kenya, Marocco, India e Patagonia), costretti ogni giorno a affrontare lunghe distanze e diversi ostacoli per raggiungere la propria scuola.
Target: 8-12 anni

MÓN PETIT (Il piccolo mondo) di Marcel Barrena
(Spagna 2012, 84′ – v.o. sott. ita) DOCUMENTARIO – HANDICAP
Il diciannovenne Albert Casals si muove in sedia a rotelle da quando ha sofferto da bambino di leucemia. Questo non gli ha permesso di realizzare il suo sogno: viaggiare per il mondo, senza soldi, né compagni, né valigie. Little World racconta la sfida più grande e folle di Albert, raggiungere la parte opposta del pianeta.
In collaborazione con la Filmoteca Catalana
Target: 8-15 anni

THE SECRETS OF KELLS (Brendan e il segreto di Kells) di Tomm Moore e Nora Twomey
(Irlanda, Belgio, Francia 2009, 75′ – v.o. sott. ita) ANIMAZIONE – AVVENTURA
trama: Brendan è un ragazzo che vive in un castello medievale assieme allo zio Cellach. Un giorno incontra Aidan, un saggio e anziano maestro che stimola la sua creatività attraverso le pagine dello straordinario Libro di Kells. Per Brendan inizierà un viaggio insidioso e di crescita. Candidato all’Oscar per migliore film di animazione nel 2010.
Target: 8-12 anni

PINOCCHIO di Enzo D’Alò
(Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo 2012, 84′ – v.o. in italiano) ANIMAZIONE – LETTERATURA
trama: La fiaba di Carlo Lorenzini (detto Carlo Collodi) del magico burattino Pinocchio, creato da un pezzo di legno dall’abile mastro Geppetto. Una storia universale sulla diversità, la crescita e il rapporto bambino-adulti. Animazione di Enzo D’Alò (La gabbianella e il gatto, Momo alla conquista del tempoLa freccia azzurra).
Target: 6-8 anni

 

La sezione Kino Club è realizzata in collaborazione con: Filmoteca de Catalunya, Avisco – Audiovisivo Scolastico, Civica Scuola di Cinema – Fondazione Milano.


INFO e PRENOTAZIONI
Bergamo Film Meeting
Filippo Baracchi
tel. 035 363087 fax 035 341255
e-mail formazione@bergamofilmmeeting.it
web www.bergamofilmmeeting.it