LA RECENSIONE – IL CODICE DEL BABBUINO di Davide Alfonsi e Denis Malagnino

il-codice-del-babbuino-trailer-e-poster-del-dramma-di-davide-alfonsi-e-denis-malagnino-2TITOLO: IL CODICE DEL BABBUINO; REGIA: Davide Alfonsi, Denis Malagnino; genere: thriller, drammatico; paese: Italia; anno: 2018; cast: Denis Malagnino; Tiberio Suma, Stefano Miconi Proietti; durata: 81′

Nelle sale italiane dal 17 maggio grazie a Distribuzione Indipendente, Il Codice del Babbuino è l’ultimo lungometraggio diretto da Davide Alfonsi e Denis Malagnino, facenti parte del collettivo Amanda Flor e, successivamente, dell’Associazione Donkey’s Movies.

Il tutto avviene nell’arco di una nottata. Denis, padre di famiglia con difficoltà finanziarie, ritrova per caso, nel pressi di un campo rom, il corpo della ragazza del suo amico Tiberio, la quale è stata stuprata e ridotta in fin di vita. Il giovane e impulsivo Tiberio, una volta venuto a conoscenza dei fatti, non desidererà altro che scoprire i colpevoli e vendicare la sua ragazza. Anche a costo di sfidare la legge e di rimetterci la pelle. Avrà inizio, dunque, una lunga peregrinazione nei quartieri più malfamati della città, dove solo grazie a pericolose alleanze sarà possibile risalire, in qualche modo, alla verità.

Atmosfere cupe, attori non sempre professionisti e, soprattutto, un’interessante – e per nulla facile da gestire – regia fatta di primissimi piani e camera a spalla sono i tratti distintivi di un lungometraggio come Il Codice del Babbuino, il quale, a sua volta, inevitabilmente ci fa pensare al cult Cani Arrabbiati, diretto nel 1974 dal maestro Mario Bava.

Un film, dunque, completamente indipendente, girato con un budget inevitabilmente limitato, ma che riesce a farsi onore all’interno del panorama cinematografico nostrano. Sono soprattutto i personaggi, veri, umani, con mille sfaccettature a contribuire alla riuscita finale. I registi, dal canto loro, bene hanno saputo gestire chi del cinema non ha fatto la sua prima occupazione: come la nostra ottima tradizione insegna, d’altronde, non si riesce a capire chi dei protagonisti sia stato “preso dalla strada” e chi no. Ognuno di loro è perfettamente credibile e riesce a entrare in sintonia con il pubblico fin dai primi momenti. Senza disdegnare anche qualche piccola citazione cinefila.

Al di là del buon risultato finale, al di là del buon livello complessivo, dunque, cosa rende, al giorno d’oggi, un lavoro come Il Codice del Babbuino qualcosa di urgente e necessario? Indubbiamente, il bisogno di dar voce anche ad autori validi che, però, essendo fuori dai grandi circuiti, faticano non poco a ottenere i finanziamenti per il loro lungometraggi. Ed ecco che, quindi, il nostro cinema sembra, di quando in quando, voler tornare addirittura al dopoguerra, quando signori come Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Giuseppe de Santis pur di realizzare i loro film, inventarono un nuovo modo di far cinema. Un modo, questo, che, di fatto, ha fatto scuola in tutto il mondo. E che ancora oggi sembra rivelarsi spesso la soluzione migliore, oltre che maggiormente efficace.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

45 LE OPERE SELEZIONATE ALLA TERZA EDIZIONE DELL’IVELISECINEFESTIVAL

IvelisecinefestivalRicevo e volentieri pubblico

Saranno 45 le opere cinematografiche che andranno in concorso alla terza edizione dell’IveliseCinefestival, festival di corti e documentari, prodotto dal Teatro Ivelise e dall’Associazione Culturale Allostatopuro ed organizzato con il patrocinio di ACSI e Metis Teatro ed in collaborazione con il Teatro Kopò ed il Caffè Letterario Mangiaparole. La manifestazione si svolgerà, con una proiezione parallela, nei giorni 30 novembre e 1-2 dicembre non solo al Teatro Ivelise, ma anche in altre sedi artistiche della Capitale: il Nuovo Teatro Kopò, il Caffè Letterario Mangiaparole e l’Associazione Culturale Metis Teatro. Domenica 3 dicembre, sul palco dell’Ivelise, si svolgerà la premiazione delle opere vincitrici con, a seguire, la tavola rotonda di “chiusura festival”, tra finalisti, addetti stampa e membri della Giuria.

Le categorie di genere che si sono costituite sono:

  • Documentario
  • Fantasy
  • Tematica Sociale
  • Drammatico
  • Commedia
  • Horror/Thriller/Psicologico

Anche quest’anno il pubblico dell’IveliseCinefestival sarà partecipativo, in quanto, costituirà Giuria Popolare, avendo la possibilità di votare la “Migliore Opera a Categoria di Genere” nelle giornate del 30 novembre e del 1° dicembre.

Come per le precedenti edizioni, ricordiamo che si è costituita una Giuria di Esperti, composta da nomi illustri del panorama cinematografico italiano e internazionale. Quest’anno i membri della Commissione sono: Massimiliano Bruno (Regista, Sceneggiatore e Attore, nonché Presidente della Giuria), Alessandro Pesci (Direttore della Fotografia), Marta Gervasutti (Regista e Sceneggiatrice), Luigi Parisi (Regista), Vincent Riotta (Attore), Sarah Maestri (Attrice e Conduttrice Televisiva) e Francesco Bruschettini (Produttore Cinematografico). Saranno loro a decretare: la Miglior opera fra tutte, la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura, la Miglior Fotografia, il Miglior Montaggio, il Miglior Attore e la Migliore Attrice protagonisti, il Miglior Attore e la Migliore Attrice non protagonisti.

La grande novità, introdotta dalla seconda edizione del festival, sono le Nomination, quattro per ogni singolo premio, decretate sempre dalla Commissione di Esperti.

Pagine FACEBOOK:  https://www.facebook.com/ivelisecinefestival/ https://www.facebook.com/teatroivelise?fref=ts

CONTATTI:

Ufficio Stampa: Marina Pavido ivelise.press@gmail.com

Associazione: allostatopuro.associazione@gmail.com Ivelisecinefestival: ivelise.progetto@gmail.com

LA RECENSIONE – 120 BATTITI AL MINUTO di Robin Campillo

photoTITOLO: 120 BATTITI AL MINUTO; REGIA: Robin Campillo; genere: drammatico; paese: Francia; anno: 2017; cast: Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel; durata: 135′

Nelle sale italiane dal 5 ottobre, 120 battiti al minuto è l’ultimo lungometraggio di Robin Campillo, presentato in concorso al 70° Festival di Cannes, dove è stato premiato con il Grand Prix, e candidato per la Francia all’Oscar come Miglior Film Straniero.

Le storie messe in scena sono quelle di tanti ragazzi. Giovani affetti dal virus dell’HIV, come il fragile ma coraggioso Sean, o che, come nel caso di Nathan, vogliono saperne di più. Ragazzi e ragazze che, in una Parigi degli anni Novanta, militano nell’associazione Act Up Paris, al fine di chiedere un intervento tempestivo contro l’Aids alla politica nazionale ed alle case farmaceutiche. Non hanno paura, questi ragazzi, di andare oltre, di superare i confini di ciò che è lecito e di ciò che non lo è più. Non si fanno scrupoli davanti alla legge o ai cosiddetti potenti. Ciò che conta è il loro fine ultimo.

Nostalgici del compianto Jonathan Demme, che pure nel 1993, con il bellissimo Philadelphia, aveva trattato lo stesso argomento, non disdegnamo, tuttavia, questo ultimo lungometraggio di Campillo, il quale, dal canto suo, dimostra un’ottima padronanza del tema trattato, oltre ad avere un passato come militante proprio all’interno di Act Up.

Ed è già dai primi minuti, dunque, che vediamo questo nutrito gruppo di attivisti in azione, intenti a scagliare palloncini pieni di sangue finto durante una convention proprio sull’Aids. Un urlo di rabbia, il loro, che non cesserà mai durante tutta la durata del lungometraggio. Ciò che maggiormente è riuscito nella messa in scena di 120 battiti al minuto, a tal proposito, è proprio la coralità dei personaggi. Cosa, come sappiamo, assolutamente non facile da gestire. Stesso discorso vale per quanto riguarda alcune sequenze che vedono i protagonisti ballare seguendo una musica ritmata – 120 battiti al minuto, appunto – con effetti visivi dai colori psichedelici e figure che, piano piano, sembrano assumere le forme di molecole di DNA.

In linea di massima a suo agio, dunque, Robin Campillo, nel gestire questo suo terzo film da regista. Gli unici momenti in cui il lungometraggio in sé sembra zoppicare sono, paradossalmente, proprio quelli in cui la storia d’amore tra Nathan e Sean viene messa in primo piano, scadendo pericolosamente nel già visto e facendo perdere, di conseguenza, non pochi punti a tutto il lavoro. Un lavoro che, malgrado il malcelato desiderio (inconscio?) di Campillo di emulare, a tratti, il suo “maestro” Laurent Cantet – con il quale ha lavorato per anni come montatore – si è rivelato un prodotto di tutto rispetto. Dimostrazione del fatto che, appena pochi anni dopo l’uscita in sala del poco convincente Eastern Boys (secondo lungometraggio di Campillo), il cineasta sta davvero prendendo, finalmente, una strada tutta sua.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

AL VIA LA TERZA EDIZIONE DELL’IVELISE CINEFESTIVAL

Ricevo e volentieri pubblico

copertina FB festival 2017L’IVELISECINEFESTIVAL GIUNGE QUEST’ANNO ALLA SUA TERZA EDIZIONE
IL FESTIVAL DI CORTOMETRAGGI E DOCUMENTARI, PRODOTTO DAL TEATRO IVELISE E DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ALLOSTATOPURO SI SVOLGERA’
DAL 30 NOVEMBRE AL 3 DICEMBRE.

L’evento, prodotto dal Teatro Ivelise e dall’Associazione Culturale Allostatopuro, patrocinato da ACSI, Metis Teatro e Teatro Kopò e organizzato in collaborazione con il Caffè Letterario Mangiaparole, si articolerà in tre giornate di proiezioni della programmazione delle opere in concorso, dal 30 novembre al 2 dicembre, mentre domenica 3 dicembre si svolgerà la premiazione delle opere vincitrici con, a seguire, la tavola rotonda di “chiusura festival”, tra concorsisti, addetti stampa, membri della giuria e vincitori del festival.

Grazie al grande successo ottenuto negli scorsi anni, Teatro Ivelise porta avanti, con questa terza edizione dell’IveliseCineFestival 2017, il filo conduttore intrapreso, perseguendo l’ obiettivo principale di creare, attraverso l’ arte, una rete di incontro, dialogo, condivisione, tra cineasti e spettatori. Altro importante obiettivo è quello di offrire visibilità ad artisti emergenti, valorizzandone le opere.

A tal fine, Teatro Ivelise ha consolidato negli anni collaborazioni con importanti realtà del panorama artistico capitolino, e non solo. Una vera e propria connessione sinergica in via di espansione, attraverso la quale verrà garantita una proiezione parallela dell’intera programmazione anche in altre sedi artistiche della capitale ( tra queste, ad oggi, sono confermate: il Nuovo Teatro Kopò, il Caffè Letterario Mangiaparole e Metis Teatro ) e verranno garantite collaborazioni di social media partnership in via di consolidamento.

Anche quest’anno verrà costituita una Giuria di Esperti che si comporrà di nomi illustri del settore cinematografico italiano e internazionale ( ricordiamo alcuni dei membri delle Commissioni passate: il regista Giorgio Capitani, Il regista e attore Stefano Viali, l’attore Vincent Riotta, la regista e sceneggiatrice Marta Gervasutti e il Direttore della Fotografia Massimo Intoppa ).

La Giuria di Esperti decreterà: la Miglior opera fra tutte, la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura, la Miglior Fotografia, il Miglior Montaggio, il Miglior Attore e la Migliore Attrice protagonisti, il Miglior Attore e la Migliore Attrice Rivelazione.

Ultima novità della scorsa edizione, sono le Nomination. Avremo quattro Nomination, tra le opere in concorso, per ogni singolo premio, che andranno in finale e parteciperanno alla serata di Premiazione con  Tavola Rotonda a seguire. e, come nelle precedenti edizioni, il pubblico dell’ IveliseCineFestival sarà partecipativo, in quanto, costituirà Giuria Popolare, decretando la migliore opera a categoria.

Le categorie previste per questa terza edizione sono: Tematica Sociale, Commedia, Drammatico, Documentario, Horror/Noir, Fantasy e Animazione.

Anche per questa edizione, Teatro Ivelise e Allostatopuro hanno indetto un bando di concorso per partecipare al festival.

Il bando scade il 28 ottobre 2017, la candidatura è gratuita, e si richiederà una quota partecipativa solo alle opere selezionate che andranno in concorso e godranno dei benefici del festival.

Il bando è scaricabile qui di seguito:

https://www.teatroivelise.it/ivelisecinefestival/

Pagine FACEBOOK: https://www.facebook.com/teatroivelise?fref=ts
https://www.facebook.com/allostatopuro

CONTATTI:

Ufficio Stampa: Marina Pavido ivelise.press@gmail.com

Associazione: Direttice Brenda Monticone Martini allostatopuro.associazione@gmail.com

IveliseCinefestival: Coordinatrice Diana Porcù  ivelise.progetto@gmail.com

34° TORINO FILM FESTIVAL – I PREMI UFFICIALI

torino-film-festival-tff-2016Si è da poche ore conclusa la 34° edizione del Torino Film Festival, che, per la raffinata selezione di lungometraggi presentati, anche quest’anno si è classificata come uno dei festival cinematografici italiani più interessanti dell’anno.

Di seguito, tutti i film vincitori, nelle loro rispettive sezioni:

 

TORINO 34

La Giuria di Torino 34 – Concorso Internazionale Lungometraggi, composta da Ed Lachman (USA, presidente), Don McKellar (Canada), Mariette Rissenbeek (Germania), Adrian Sitaru (Romania), Hadas Yaron (Israele), assegna i premi:

Miglior film(€ 15.000) a:

Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zang (Cina, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Siamo onorati di assegnare il premio a un film così meravigliosamente penetrante e così poetico nella narrazione, nella performance, nella comprensione del mondo in cui proviamo a vivere. Pensiamo di aver trovato una nuova voce del cinema cinese che ci arricchirà tutti. Grazie”.

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Premio Speciale della giuria – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (€ 7.000) a:

Los decentes di Lukas Valenta Rinner (Austria/Corea Del Sud/Argentina, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Questo film ci porta in un viaggio con Belén, una collaboratrice domestica di una ricca famiglia in un quartiere sorvegliato e recintato, che trova una via di fuga dal suo mondo claustrofobico quando scopre una comunità di nudisti che vive al di là del recinto. Los decentes esplora con grande sensibilità e penetrante spirito di osservazione l’impatto che questa nuova libertà ha sulla vita della donna. Allo stesso tempo, questa libertà provoca la reazione della borghesia del quartiere. Diamo il Premio Speciale della Giuria a questo film audace e originale”.

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 Premio per la Miglior attrice a:

Rebecca Hall per il film Christine di Antonio Campos (USA, 2016)

Con la seguente motivazione:

“L’attrice, con una fortissima presenza scenica e le molte sfumature della sua performance è riuscita a ritrarre perfettamente un personaggio commovente che è in conflitto emotivo con se stesso.”

 Premio per il Miglior attore a:

Nicolas Duran per il film Jesusdi Fernando Guzzoni (Cile/Francia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Per un ritratto molto credibile, che veicola una gamma di emozioni, da parte di un talento così giovane e promettente”.

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 Premio per la Miglior sceneggiatura a:

Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zang (Cina, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Forse saremmo stati influenzati dall’ambiente che ci circonda, ma la giuria è rimasta colpita da questo film duro ed emotivamente devastante, che mostra come la tradizione del Neorealismo italiano sia ancora viva in angoli remoti del globo”.

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Premio del pubblico a:

Wir Sind die Flut / We Are the Tide di Sebastian Hilger (Germania, 2016)

 

TFFdoc

INTERNAZIONALE.DOC

La Giuria di Internazionale.doc, composta da Kamal Aljafari, Ann Carolin Renninger, Gaël Teicher, assegna i seguenti premi:

Miglior film per Internazionale.doc (€ 5.000) a:

 Houses Without Doors di Avo Kaprealian (Siria/Libano, 2016)

Con la seguente motivazione:

“In una situazione impossibile, ci fa vedere l’impossibile – dal balcone di casa egli guarda il mondo intero. Ci fa sentire come i siriani e gli armeni rappresentino tutta l’umanità e ci restituisce la fiducia nella capacità del cinema di aiutare tutti gli essere umani a esistere e a resistere in ogni epoca”.

Premio Speciale della giuria per Internazionale.doc a:

 Attaque di Carmit Harash (Francia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Perché si pone nel cuore del caos sollevando interrogativi sulle tante immagini che ci circondano, con uno spirito libero e con uno humour che aiutano a prendere le distanze e a sconfiggere la depressione, perché propone di non credere alle immagini ma trattarle in modo originale e nuovo”.

ITALIANA.DOC

La Giuria di Italiana.doc, composta da Eleonora Danco, Luciano Rigolini, Marcello Sannino, assegna i seguenti premi:

 Miglior Film per Italiana.doc (€ 5.000) a:

 Sarodi Enrico Maria Artale (Italia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Un viaggio alla ricerca di un padre mai conosciuto. Un documentario intimo e spiazzante diretto con incredibile lucidità e rigore. L’autore riesce a trattare la sua storia con intensità e coraggio, attraverso una struttura narrativa coinvolgente dove la dimensione personale diventa universale”.

 Premio Speciale della giuria per Italiana.doc a:

 Moo Yadi Filippo Ticozzi (Italia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Un documentario intenso e raffinato. Uno sguardo poetico che scava un territorio segnato da un trauma di violenza e morte la cui memoria è viva nel protagonista Opio e nelle persone che incontriamo. Il regista riesce a creare con sensibilità e rigore una vera mimesi tra la temporalità filmica ed il tempo sospeso della vita quotidiana dove la natura è una lunga lacrima colorata”.

Assegna inoltre una menzione speciale a:

 A Bitter Story di Francesca Bono (Italia, 2016)

 Con la seguente motivazione:

“La giovane autrice decide di confrontarsi con una delle questioni sociali più imminenti: l’integrazione. Gli adolescenti di una piccola comunità cinese che affrontano le decisioni sul proprio futuro sospesi in un limbo identitario e territoriale.

Un approccio formale e psicologico audace che fa uso della messa in scena non escludendo momenti di autentica intimità, riuscendo così ad andare oltre il realismo frontale senza perdere la sincerità”.

 

ITALIANA.CORTI

 La Giuria di Italiana.corti, composta da Colapesce, Lucia Veronesi, Matteo Zoppis, assegna i seguenti premi:

 Premio Chicca Richelmy per il Miglior film (€ 2.000 offerti da Associazione Chicca Richelmy) a:

Ex voto di Fabrizio Paterniti Martello (Italia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Il film racconta la tradizione di un luogo diviso fra sacro e profano e ci restituisce poeticamente l’immagine di un’Italia divisa tra tradizione e modernità”.

 Premio Speciale della giuria a:

Il futuro di Era di Luis Fulvio (Italia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Il film scolpisce la metafora della condizione umana. Propone una chiave di lettura attuale della continua e ossessiva ricerca della bellezza attraverso la sua distruzione”.

 

PREMIO FIPRESCI

La Giuria del Premio Fipresci, composta da Frédéric Jaeger, Yael Shuv e Gianlorenzo Franzi, assegna il Premio per il Miglior film a:

Les derniers parisiens di Hamè Bourokba e Ekoué Labitey (Francia, 2016)

Con la seguente motivazione:

“Una storia attuale raccontata con empatia e urgenza, con un tocco leggero. Les Derniers Parisiens narra il difficile rapporto tra due fratelli migranti che cercano di sbarcare il lunario a Parigi. Offre uno sguardo della vita a Pigalle e scorci sulle molte storie accennate sullo schermo”.

 

PREMIO CIPPUTI

La Giuria, composta da Francesco TullioAltan, Mariano Morace, Costanza Quatriglio assegna il Premio Cipputi 2016Miglior film sul mondo del lavoro a:

Lao Shi / Old Stone di Johnny Ma (Cina/Canada, 2016)

 Con la seguente motivazione:

 “Per lo stile sospeso fra la cronaca vera e lo stato d’allucinazione con cui Johnny Ma segue la fulminante odissea tragica di un taxista rimasto coinvolto in un incidente stradale. La responsabilità non era sua, ma il senso di colpa per avere fatto sprofondare un ragazzino in coma profondo è ossessivo: niente e nessuno lo aiuteranno, né gli amici, né la famiglia sempre meno comprensiva e affettuosa, né tanto meno gli squali burocrati delle società d’assicurazione. La perdita del lavoro quotidiano provoca un fatale smarrimento dell’identità. Ognuno è solo sul cuore della terra, e il buio si avvicina”.

LA RECENSIONE DI MARINA – I VOLTI DELLA VIA FRANCIGENA di Fabio Dipinto

cc-2015-08-08-cassio-passocisa-048_bootstrap_fullscreenTITOLO: I VOLTI DELLA VIA FRANCIGENA; REGIA: Fabio Dipinto; genere: documentario; anno: 2016; paese: Italia; durata: 55′

Nelle sale italiane dal 13 ottobre, I volti della via Francigena è un appassionante documentario scritto, diretto e prodotto dal giovane regista torinese Fabio Dipinto.

Partendo dal Colle del Gran Sasso, per poi arrivare a Roma, la telecamera riprende decine di persone intente a percorrere il Cammino: pellegrini, viaggiatori, ospitalieri ed abitanti del luogo vengono, così, intervistati, al fine di raccontarci i mille motivi che spingono la gente ad intraprendere questa strada e tutto quello che un’esperienza del genere è in grado di regalarci.

20151004_143908-e1456392163624Un documentario lineare e semplice, un’opera piccola e preziosa, questa di Fabio dipinto. Quello che maggiormente colpisce, al di là delle numerose testimonianze presentateci, è quello speciale senso di pace e di serenità che ci viene trasmesso dalle persone che, in un modo o nell’altro, sono entrate in contatto con questa esperienza. L’occhio della macchina da presa è, proprio a questo proposito, un occhio maturo ed attento, che sa ben cogliere le mille sfumature di ogni personaggio e che riesce nella non facile impresa di farci entrare direttamente nello schermo, facendoci venir voglia di far parte di quel mondo magico.

via-francigena-800x450Ed ecco che i pellegrini, gli ospitalieri, ma anche gli abitanti del posto non sono più, per noi, dei semplici estranei, bensì persone con le quali – pur non avendole mai incontrate dal vivo – sentiamo di aver già condiviso molto.

Semplice, scevra da ogni virtuosismo registico – che in questo caso sarebbe stato probabilmente fuori luogo – questa opera di Fabio dipinto è un documentario che fa bene all’anima. Molto semplicemente. E che, ci auguriamo, possa trovare in sala l’attenzione che merita.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

Nelle sale italiane dal 22 settembre LA VITA POSSIBILE di IVANO DE MATTEO

Ricevo e volentieri pubblico

06-ivano-De-MatteoLa vita possibile un film di IVANO DE MATTEO

soggetto VALENTINA FERLAN sceneggiatura VALENTINA FERLAN e IVANO DE MATTEO

con MARGHERITA BUY, VALERIA GOLINO, ANDREA PITTORINO, CATERINA SHULHA e con BRUNO TODESCHINIDopo Gli equilibristi e I nostri ragazzi, Ivano De Matteo torna alla regia con una storia d’amore e di amicizia, di speranza e cambiamento, un racconto emozionante sull’Italia di oggi con due protagoniste straordinarie: Margherita Buy e Valeria Golino.

In fuga da un marito violento, Anna (Buy) e il figlio Valerio (Pittorino) sono accolti a Torino in casa di Carla (Golino), attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data.

I due cercano di adattarsi alla nuova vita tra tante difficoltà e incomprensioni, ma l’aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu (Todeschini), un ristoratore francese che vive nel quartiere, gli faranno trovare la forza per ricominciare.

una coproduzione italo-francese RODEO DRIVE – BARBARY FILMS con RAI CINEMA

film riconosciuto di Interesse Culturale con il contributo del MINISTERO dei BENI e delle ATTIVITÀ CULTURALI e del TURISMO | DIREZIONE GENERALE CINEMA

in associazione con FACTORIT SpA Gruppo Banca Popolare di Sondrio ai sensi delle norme sul tax credit IREN SpA ai sensi delle norme sul tax credit  GTT SpA ai sensi delle norme sul tax credit

con la consulenza tax credit di FIP Film Investimenti Piemonte

con il sostegno di FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE

distribuzione italiana TEODORA FILM

ANIMAVì -FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA D’ANIMAZIONE POETICO – prima edizione – 14/17 luglio 2016

Ricevo e volentieri pubblico

Pergola (PU) – 14/ 17 luglio 2016

Animavì
Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico

prima edizione

Diretto dal regista Simone Massi, il primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore.
Premio alla Carriera a Emir Kusturica, tra gli ospiti 
il Premio Oscar Aleksandr Petrov, Ascanio Celestini e Valentina Carnelutti, conduce le serate Luca Raffaelli.  

animavi locandinaSi tiene a Pergola (Pesaro – Urbino) nel giardino di Casa Godio, dal 14 al 17 luglio 2016 la prima edizione di ANIMAVÌ – Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico, con la direzione artistica del più importante regista italiano di cinema d’animazione, Simone Massi. Ospite d’eccezione il regista Aleksandr Petrov, vincitore nel 2000 del Premio Oscar per il Miglior Cortometraggio con Il vecchio e il mare, autore anche della sigla e della locandina del festival, mentre il Premio alla Carriera di questa prima edizione è assegnato al regista, musicista e sceneggiatore Emir Kusturica. A condurre le serate Luca Raffaelli, giornalista, saggista, sceneggiatore e uno dei massimi esperti di fumetti e animazione in Italia. Il programma completo al link www.animavi.org. Apre il festival l’attrice e regista Valentina Carnelutti, ospite d’onore e madrina della manifestazione, che presenterà il suo cortometraggio ReCuiem (vincitore di numerosi premi in tutto il mondo); nelle giornate successive l’omaggio sarà invece dedicato ai membri della giuria Umberto Piersanti, Ascanio Celestini e Aleksandr Petrov, tutti presenti nel corso della rassegna. Sedici le opere provenienti da ogni parte del mondo che nel concorso internazionale si contenderanno il Premio Bronzo Dorato per il miglior film d’animazione poetica: Feraldi Daniel Sousa, Chemin Faisan di Georges Schwizgebel, Vasco di Sebastien Laudenbach, Kali the Little Vampire di Regina Pessoa, Nightingales in December di Theodore Ushev,Hipopotamy di Piotr Dumala, Ursus di Reinis Pētersons, The Other Shores di Vasily Chirkov,The Song for Rain di Yawen Zheng, I Was Two di Shiva Sadegh Assadi, A Tale of Longing di Xin Li, A Tangled Tale di Corrie Francis Parks, Spesso viene sera di Paola Luciani, The Song di Ines Sedan, Wiegelied di Naomi van Niekerk, It’s Raining di Anna Shepilova. A questi piccoli capolavori si aggiungono inoltre le otto animazioni inserite nel concorso dedicato alla scuola del libro di Urbino: D’istante di Rojna Bagheri, Certezze di Pietro Elisei, 1/0 di Laura Fuzzi,Corale di Giulia Olivieri, Le matrici dell’io di Francesco Ruggeri, Dasma di Laura Paja, Ho imparato a nuotare di Valentino Marigo, Sarajevo – Ricordi di un assedio di Giacomo Passanisi. A giudicare i lavori, una giuria prestigiosa composta da Ascanio Celestini (in rappresentanza di cinema e teatro), dal poeta Umberto Piersanti (per la letteratura) e dal caposcuola dell’animazione russa Aleksandr Petrov. Nutrita e variegata anche la schiera di ospiti musicali: la cantautrice Frida Neri, l’Ensemble Laus Veris (formazione specializzata nell’esecuzione di musica medievale), Giuliano Dottori e il gruppo folk-rock Gangchiuderanno con i loro concerti le quattro serate, scandite anche dalla proiezione delleMemorie vive del documentarista Filippo Biagianti.

Animavì primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore, vanta già il supporto di numerose figure di spicco della cultura e dell’arte: da Giannalberto Bendazzi, autorevole critico e Presidente onorario del festival, ai membri del Comitato Promotore (fra gli altri Valentina Carnelutti, Ascanio Celestini, Erri De Luca, Nino De Vita, Goffredo Fofi, Daniele Gaglianone, Valeria Golino, Natassja Kinski, Neri Marcoré, Laura Morante, Marco Paolini, Umberto Piersanti, Alba Rohrwacher, Silvio Soldini, Paolo e Vittorio Taviani, Miklós Vámos, Daniele Vicari, Emily Jane White, Emir Kusturica).

Animavì vuole soprattutto rappresentare a livello internazionale il “cinema d’animazione artistico e di poesia”, quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, prendendo le distanze in maniera netta dall’animazionemainstream.

arton25636Ho pochissime idee che tuttavia sono chiare, nette, incontrovertibilisottolinea il direttore artistico Simone Massi.Nel momento in cui mi si mette a capo di un progetto non mi si può dire come fare, non mi si può chiedere di essere diverso da quello che sono. E dunque Animavì, bello o brutto, non potrà che somigliarmi. Pergola è un piccolo paese che si attraversa in pochi minuti. Il tentativo è quello di portare qui un certo tipo di persone e farle fermare perché qualcosa ce l’abbiamo anche noi e sfugge a una prima occhiata e magari è più importante di quello che sembra”. Il nome del festival deriva dall’unione di due parole: anima è quella che vibra dinanzi a un’opera d’arte, ma al contempo è l’abbreviazione di animazione e mavì, termine caduto in disuso che identificava il colore azzurro chiaro dei pittori rinascimentali.

Animavì è un evento realizzato grazie all’organizzazione di Mattia Priori, Leone Fadelli, Silvia Carbone e dall’associazione culturale Ars Animae, con il patrocinio di Regione Marche, Ministero della Cultura, Marche Film Commission, Comune di Pergola, SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) e Accademia del Cinema Italiano.


Per maggiori informazioni:
www.animavi.org
info@animavi.org
www.facebook.com/animavifestival/?fref=ts
cell. +39 338 7998385

Biglietti
Acquistabili su http://www.liveticket.it (costo dell’abbonamento alle 4 serate: 25 euro + diritti di prevendita; costo del biglietto per una singola serata: 7 euro + diritti di prevendita)

AAA GRAFICO CERCASI

Ricevo e volentieri pubblico

 

Per il documentario I primi saranno gli ultimi  prodotto dal CSI cerchiamo un grafico esperto di video-animazioni realizzate in computer grafica. La post-produzione del film è in corso a Roma, sarebbe preferibile essere nella stessa città ma non è una condizione strettamente necessaria. Il lavoro verrà ultimato entro il 2016. Per questa attività è prevista una remunerazione che si determinerà negli esiti della campagna di crowdfunding che partirà a breve. Altre informazioni sul documentario sulla pagina IMDB.

Per informazioni potete scrivere a: csi@csi-project.org
grazie



sito dell’associazione: http://www.csi-project.org
pagina su myspace: http://www.myspace.com/csi_project
info: csi@csi-project.org

R-ESISTENZE – un progetto documentaristico sulla Resistenza

Ricevo e volentieri pubblico

 

“R-Esistenze”

Un progetto documentaristico sulla Resistenza


 
 
 
Racchiusa tra le fatidiche date dell’8 settembre 1943 e del 25 aprile 1945, la Guerra di Liberazione in Italia è storia di milioni di esistenze individuali, ma si declina simbolicamente al plurale anche guardando al complesso del movimento della Resistenza, alle sue varie componenti politiche e alle diverse interpretazioni che ne sono state date, al momento e, soprattutto, nel corso dei decenni successivi.
 
Prodotto dall’associazione Consorzio Sperimentazione Immagine, il documentario R-Esistenze mira anzitutto a restituire la complessità di tale fenomeno storico. Se un ricchissimo dibattito storiografico ha già detto molto sull’argomento, l’attenzione si concentra qui sul valore fondativo che la Resistenza ha avuto per la nostra Repubblica e, di conseguenza, sulle diverse narrazioni che ne sono state date nei settant’anni di storia repubblicana, molto spesso in funzione di precise contingenze politiche.
 
Il percorso di riflessione – storiografico più che semplicemente storico – proposto dal documentario si sta progressivamente costruendo attorno a una serie di interviste a protagonisti e testimoni diretti, uomini politici, giornalisti e storici. Tra le testimonianze già acquisite, due figure di spicco della Resistenza romana – Rosario Bentivegna, scomparso nel 2012, e Mario Fiorentini – e l’allora giovanissimo militante comunista Aldo Tortorella, futuro ultimo presidente del PCI.
 
Evento fondativo, dunque, sia come ispirazione, per le forze antifasciste, sia per negazione, per gli sconfitti, i nostalgici e gli aspiranti restauratori. Ma la dialettica sulla Resistenza non si è, ovviamente, fermata alle opposte narrazioni dell’Arco costituzionale e della destra, solo da ultimo maggioritaria nel ventennio della seconda Repubblica.
 
La declinazione al plurale proposta dal titolo del documentario allude sì alle esperienze individuali dei protagonisti e alle diverse letture date della Guerra di Liberazione, ma pone anche come oggetto di discussione una delle principali connotazioni politiche della Resistenza: il suo carattere di momento unitario, di sforzo condiviso tra comunisti, socialisti, azionisti, cattolici e liberali, proteso alla Liberazione dall’invasore nazista, al ritorno alla democrazia dopo il ventennio di dittatura e alla successiva scrittura condivisa della Costituzione.
 
Un carattere unitario rivendicato da tutti i principali soggetti politici coinvolti, ma presto messo in discussione dall’avvio della guerra fredda, dalla conseguente estromissione di comunisti e socialisti dal governo e dall’inasprirsi del confronto fra la sinistre e la Democrazia Cristiana nell’infuocata campagna elettorale del 1948. Mentre lo stalinismo si è imposto su tutta l’Europa orientale, più in virtù degli accordi di Yalta che di una violenza politica interna che ne è stata, in definitiva, conseguenza, il decennio del centrismo rappresenta la Guerra di Liberazione principalmente come Secondo Risorgimento nazionale, una guerra patriottica, dunque, prima che politica. Negli stessi anni sono celebrati numerosi processi a partigiani rossi per episodi di rappresaglia o vendetta contro fascisti e collaborazionisti, anche successivi alla conclusione delle ostilità. Episodi che, ben più delle azioni contro l’esercito invasore tedesco o lo stesso apparato di Salò, mostrano le caratteristiche di una “guerra civile”, categoria non a caso riscoperta, sulla base dei medesimi fatti già noti, proprio dalla storiografia revisionista in seconda Repubblica.
 
La narrazione unitaria della Resistenza si riafferma, del resto, con prepotenza al fatidico tornante del 1960, quando il tentativo di svolta reazionaria del governo Tambroni è contestato dalle piazze antifasciste, screditato dalla sanguinosa repressione delle manifestazioni a Reggio Emilia e in diverse città siciliane, e presto sconfessato dalla stessa Democrazia Cristiana, che apre al ritorno dei socialisti al governo e alla prospettiva di una compiuta realizzazione del dettato sociale della Costituzione. Negli stessi anni, la commedia all’italiana riscopre, non a caso, il racconto della Guerra di Liberazione, accreditandone nell’immaginario popolare il carattere di epopea nazionale, più che di battaglia politica di parte, ma mettendone anche coraggiosamente in luce le promesse di progresso sociale in parte tradite.
 
Benché dall’opposizione, il PCI è parte attiva del riaffermarsi di tale narrazione, indispensabile corollario del passaggio da forza rivoluzionaria, negli anni della fondazione e della clandestinità, a forza democratica, a partire dalla cosiddetta svolta di Salerno del 1944. Negli anni settanta, la strategia del compromesso storico e l’avvicinamento all’area di governo saranno dunque emblematicamente descritti come “seconda tappa della Rivoluzione democratica” iniziata nel 1943-45 e poi bloccata dalla guerra fredda.
 
Se le interpretazioni ex-post della Guerra di Liberazione hanno naturalmente contrapposto la destra all’Arco costituzionale e, all’interno di quest’ultimo, le sinistre alla Democrazia Cristiana, il dibattito sul carattere unitario della Resistenza inizia all’interno della sinistra ancor prima dei fatti stessi. Dopo la breve e infruttuosa stagione dei Fronti Popolari e delle Brigate Internazionali, il patto Ribbentrop-Molotov rompe l’unità d’azione fra socialisti e comunisti, ponendo nuovamente in antitesi l’opzione rivoluzionaria e l’opzione antifascista. Un dibattito dottrinale che s’innesta sull’enorme trauma del 1922, con il rimpianto per l’occasione rivoluzionaria fallita nel biennio rosso, da una parte, e il rimorso per non aver saputo fermare l’ascesa del fascismo, dall’altra. Un dibattito che si risolve, di fatto, per il ritorno all’unità d’azione già prima della svolta di Salerno, dato che l’Unione Sovietica combatte ora di nuovo assieme alle democrazie occidentali.
 
In Italia, il richiamo a una Resistenza patriottica raccoglie, da una parte, forze politiche di vario orientamento, ma non allontana il PCI dalla retorica praticata in guerra dallo stesso Stalin, con grande enfasi sull’aspetto nazionalistico della lotta contro i tedeschi. La strategia togliattiana del “partito nuovo” e della “democrazia progressiva”, tenacemente perseguite sin da allora saranno, d’altra parte, compatibili con la situazione di fatto ancora determinata da Yalta.
 
La Resistenza è guerra rivoluzionaria solo per determinati gruppi minoritari – si pensi agli anarchici di Bandiera Rossa a Roma – e nelle aspettative di una porzione forse più rilevante delle Brigate Garibaldi e di altre formazioni d’ispirazione comunista. Tale orientamento rimane comunque secondario e residuale rispetto alle ben definite posizioni di vertice, confermate dal successivo corso degli eventi. La linea democratica e legalitaria del PCI pone, di riflesso, la necessità di negare, anche storicamente, ogni connotazione della Resistenza come guerra rivoluzionaria o guerra civile. Una necessità ancor più forte nel momento in cui, dagli inizi degli anni settanta, la svolta armata della sinistra extraparlamentare si richiamerà alla Resistenza e al mancato compimento delle sue premesse rivoluzionarie.
 
Emblematica sintesi di quest’ultima tendenza, ma anche delle sue contraddizioni da un punto di vista squisitamente storico, è la formazione di Giangiacomo Feltrinelli, i GAP: l’acronimo è lo stesso dei gruppi di guerriglia urbana costituiti dal PCI durante la Guerra di Liberazione, ma diverso è il nome per esteso, da Gruppi d’Azione Patriottica a Gruppi d’Azione Partigiana. Benché le riforme incompiute del primo centro-sinistra non abbiano intaccato la struttura e le storture e del sistema economico italiano, lo scenario sociale e politico dell’Italia industrializzata, e le relative “condizioni rivoluzionarie”, sono, insomma, profondamente diversi da quelli degli anni quaranta.
 
Accesa da spinte reazionarie, come la strategia della tensione, la violenza politica – e la sua centralità per tutto il corso degli anni settanta – blocca comunque ogni ulteriore elaborazione dell’esperienza storica della Resistenza da parte dei partiti della sinistra, PCI in testa. Il ruolo di mediazione tra la spinta della piazza e le istituzioni – forse in tal senso emblematici sono proprio i fatti del luglio 1960 – si interrompe frattanto nel nuovo contesto di rivoluzione generazionale. Una rivoluzione che assume, anzitutto, nuovi riferimenti politici e ideologici, contrapponendo all’osservanza moscovita del PCI la rivoluzione culturale cinese, e alla burocrazia di partito la pratica dell’insorgenza.
 
La rivoluzione è un atto di violenza, recita proprio la celebre massima di Mao: anche la Resistenza, nelle sue nobilissime finalità di Liberazione dal nazifascismo, ha praticato la violenza: il racconto degli individui lo testimonia ancora, ma la narrazione politica – vieppiù di fronte alla necessità di sconfessare una nuova violenza, a suo modo rivoluzionaria – ha spesso sfumato tale carattere, enfatizzando, di contro, il valore fondativo di quella lotta per il successivo sistema democratico.
 
Su questo inevitabile paradosso si accanisce l’offensiva del revisionismo avviata in seconda Repubblica: una lettura storica della Resistenza, volta a evidenziarne errori, contraddizioni e posizioni estremistiche, che si accompagna alla volontà politica di metterne in discussione il frutto più significativo, la Costituzione, sia in termini di equilibrio di poteri, che, soprattutto, di valori fondamentali.
 

Consorzio Sperimentazione Immagine
Roma – San Lorenzo
Produzione e critica cinematografica indipendente
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