È Claudio Morales il nuovo Diabolik?

Claudio Diabolik Maschera MQRicevo e volentieri pubblico

Fisico atletico, ex nuotatore agonista e 187 centimetri di altezza.

È stato “avvistato” per le vie della città di Napoli l’attore che maggiormente ricorda Diabolik, popolare ladro protagonista dell’omonimo fumetto creato dalle sorelle Giussani.

Il nome è Claudio Morales e ne danno conferma un recente commento della regista Simona Izzo su Facebook e una sua fotografia che il conduttore televisivo Piero Chiambretti – appassionato, appunto, di Diabolik – ha postato sul proprio profilo ufficiale Instagram.

Diabolik auto in corsa right(1)Influencer con 139000 followers sul noto social network (@claudiovmorales), non è un sosia del professionista del furto, ma lo interpreta alla perfezione e sembra veramente incarnarlo nella realtà.

Non a caso, ne ha vestiti i panni in un fotoromanzo, a teatro, in eventi importanti come quello di Rabarbaro Zucca con Carolina Crescentini o quello della catena Hotel Meliá a Milano e in uno spot per una società internazionale che si occupa di sistemi di sicurezza, il cui breve estratto è diventato virale, superando le 550000 visualizzazioni su YouTube.

fotoromanzo Diabolik 1 medium qualityUn video che sta ottenendo moltissime visualizzazioni su tutti i social e che conferma Morales unico attore italiano che, al momento, ha interpretato Diabolik, avendolo preceduto soltanto l’americano John Phillip Law nel noto cinecomic diretto nel 1968 da Mario Bava e il Daniel McVicar della soap opera Beautiful nel videoclip Amore impossibile dei Tiromancino.

Di conseguenza, con all’interno della propria filmografia quattro lungometraggi di genere firmati dal regista stracult Bruno Mattei (tra i quali Cannibal world e Land of death), potrebbe essere il volto maggiormente adatto da prestare al tanto discusso Diabolik che i Manetti Bros hanno da qualche tempo in progetto.

L’età, le caratteristiche fisiche e il viso ne danno evidente conferma, come pure i consensi ottenuti sul web dai fan del Re del terrore, che sembrano tutti tifare per lui, che ha studiato recitazione presso l’accademia Duse a Roma.

XXXVIII FANTAFESTIVAL – TUTTI I VINCITORI

fantafestival2018Ricevo e volentieri pubblico

Sono stati svelati i vincitori della 38^ edizione del FANTAFESTIVAL (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico), diretta da Marcello Rossi Luca Ruocco, che quest’anno ha avuto una grande affluenza di pubblico registrando, tutte le sere, sold out. A decretare i vincitori del Pipistrello d’oro, una giuria di esperti del settore composta dal regista Claudio Lattanzi, dalla giornalista e saggista Daniela Catelli e dal regista e attore Luca Vecchi.

A vincere il Pipistrello d’oro come Miglior lungometraggio è stato l’horror spagnolo Framed, di Marc Martínez Jordán, mentre quello al Miglior cortometraggio va ad una produzione italo-inglese, The Essence of Everything, di Daniele Barbiero.

Carlo Modesti Pauer e Leopoldo Santovincenzo, autori del programma Wonderland di Rai4, hanno assegnato i due premi “Mario Bava”, dedicati esclusivamente alle produzioni italiane. Quello al Miglior cortometraggio è andato alla black comedy Insetti di Gianluca Manzetti, mentre quello per il Miglior lungometraggio a Go Home – A casa loro, l’attualissimo zombie-movie politico di Luna Gualano.

Tra gli appuntamenti dell’ultima giornata del Festival si è tenuta la presentazione del film “Everybloody’s End” con il regista Claudio Lattanzi, gli interpreti Cinzia Monreale e Marina Loi, il curatore degli effetti speciali Sergio Stivaletti e lo sceneggiatore Antonio Tentori; grande successo anche per Maurizio Nichetti che ha portato la versione restaurata, in collaborazione con Shockproof, Magnifica Ossessione e Centro Studi Cinematografici, del suo film “Domani si Balla”.

Il XXXVIII Fantafestival ha visto anche il debutto romano del fan film del club Ghostbusters Italia: una produzione indipendente che per qualità della storia e degli effetti speciali ha ben poco da invidiare alla saga a cui si ispira.

Il Fantafestival in collaborazione con VIDEA, infine, ha dedicato una proiezione evento a Suspiria, alla quale ha partecipato il regista Dario Argento, in occasione dell’uscita digipack in edizione limitata. A presentare questa nuova versione da lui restaurata è stato Luciano Tovoli, autore della cinematografia di Suspiria che, oltre ad accompagnare il pubblico in questa nuova visione del capolavoro di Argento, ha presentato anche il libro-intervista Suspiria e dintorni, a cura di Piercesare Stagni e Valentina Valente, pubblicato da Edizioni Artdigiland. Lo stesso editore ha curato per VIDEA i contenuti extra presenti nel digipack.

36° TORINO FILM FESTIVAL – WILDLIFE di Paul Dano

Wildlife-filmTITOLO: WILDLIFE; REGIA: Paul Dano; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, Bill Camp; durata: 104′

Presentato in anteprima alla trentaseiesima edizione del Torino Film Festival, all’interno del concorso ufficiale, Wildlife è l’opera prima dell’attore Paul Dano, tratta dall’omonimo romanzo di Richard Ford.

Con una riuscita e suggestiva ambientazione nell’America degli anni Sessanta, l’attore ha messo in scena un interessante dramma famigliare, in cui vediamo un giovane padre di famiglia (Jake Gyllenhaal) restare improvvisamente disoccupato. Dopo aver trovato una seconda occupazione come pompiere, l’uomo partirà alla volta di un piccolo villaggio montano, intorno al quale v’è un enorme e pericoloso incendio. La moglie di lui (Carey Mulligan), in crisi per la lontananza del marito, finirà inevitabilmente per allontanarsi da lui, facendo sì che anche il figlio adolescente viva in prima persona la crisi all’interno della famiglia.

Ciò che di un lavoro come il presente immediatamente colpisce, è lo straordinario equilibrio delle immagini e delle inquadrature che – unitamente a una fotografia dai toni pastello – sta a indicare una situazione tanto perfetta quanto pericolosamente fragile. E infatti, basta davvero poco a far sì che tutto, pian piano, si sgretoli. Cambia, a questo punto, anche la regia – molto meno “statica” ed equilibrata di quanto non lo era all’inizio – e lo stesso andamento narrativo, che, per quanto accattivante e ben calibrato all’inizio del lungometraggio, tende man mano ad appiattirsi dopo la seconda metà del film, per poi riprendersi nella riuscita scena finale.

Tra le colonne portanti dell’intero lavoro troviamo senza dubbio gli interpreti, tra cui spicca una straordinaria Carey Mulligan, che, per questo suo lavoro, potrebbe anche ricevere importanti premi.

Il tutto converge in un’opera prima riuscita e gradevole, le cui perdonabili imperfezioni sono dovute, probabilmente, solo a una certa inesperienza del regista dietro la macchina da presa.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – A STAR IS BORN di Bradley Cooper

a-star-is-bornTITOLO: A STAR IS BORN; REGIA: Bradley Cooper; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Lady Gaga, Bradley Cooper, Andrew Dice Clay; durata: 135′

Nelle sale italiane dall’11 ottobre, A Star is born, presentato fuori concorso alla 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è l’esordio alla regia dell’attore Bradley Cooper, qui anche nel ruolo di co-protagonista.

Terzo remake del celebre lungometraggio (a sua volta trasposizione cinematografica di un musical) diretto nel 1937 da William A. Wellman, il film racconta la storia di Ally, giovane e timida cameriera con un grande talento per il canto, la quale, esibendosi in un locale, incontra per caso il celebre cantante Jackson Maine. Tra i due nasce un grande amore e la donna avrà finalmente modo di mostrare al mondo intero il proprio talento, diventando in poco tempo una vera e propria celebrità. Saranno i problemi di alcolismo di Jackson, però, a minare la serenità del loro rapporto e le loro stesse carriere.

Il problema principale di un lavoro come A Star is born è – come sovente in casi del genere accade – quello di essere stato diretto da un attore che interpreta anche il ruolo del protagonista, facendo sì che la voglia di apparire e di dare mostra del proprio talento abbia la meglio sulla qualità del lavoro stesso. E questo, purtroppo, è ciò che accade (dopo un inizio più che dignitoso) nella seconda parte del film, in cui vediamo Cooper sempre più schiavo dell’alcool e delle droghe: un personaggio eccessivamente caricato, da togliere quasi visibilità alla co-protaginista. Peccato. Soprattutto perché lo stesso Cooper, registicamente parlando, si è dimostrato pulito e interessante.

La vera peculiarità del presente lungometraggio, però, è proprio Lady Gaga, qui nell’insolita veste di attrice: affascinante, intensa, mai sopra le righe e bella in modo magnetico con il suo look al naturale, la giovane cantante non ha nulla da invidiare alle colleghe che, negli anni scorsi hanno ricoperto il suo stesso ruolo. Un talento inaspettato che ha fatto acquistare a questo A Star is born parecchi punti. Anche se, qualitativamente parlando, i precedenti lavori di Wellman, di George Cuckor e di Frank Pierson ci sembrano, purtroppo, lontani anni luce.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – TUTTI IN PIEDI di Franck Dubosc

Tutti-in-piedi-3TITOLO: TUTTI IN PIEDI; REGIA: Franck Dubosc; genere: commedia; paese: Francia; anno: 2018; cast: Franck Dubosc, Alexandra Lamy, Gérard Darmon; durata: 107′

Nelle sale italiane dal 27 settembre, Tutti in piedi è l’ultima commedia diretta dall’attore e sceneggiatore francese Franck Dubosc, qui alla sua opera prima da regista.

Jocelyn è un seduttore impenitente alla soglia dei cinquant’anni. Appena rimasto orfano della madre – con la quale era da tempo ai ferri corti – l’uomo è incapace di avere relazioni durature con le donne. Tutto sembra cambiare, però, in seguito all’incontro con la bella violinista Florence, la quale è paraplegica. Per una serie di equivoci, però, la donna si convincerà che anche Jocelyn è paraplegico. Non sarà facile, dunque, mettere in piedi una farsa, al fine di non ferire i sentimenti di Florence.

Una commedia molto classica nella sua impostazione, che dalla sua ha soprattutto il fatto di ridere con garbo e delicatezza della disabilità, ritraendo personaggi forti e determinati, i quali, a loro volta, ben sanno rendere l’idea di ciò che i disabili vivono ogni giorno.

Cosa non facile, dunque, soprattutto a causa del rischio di scadere nella retorica. Questo,però, è stato fortunatamente evitato dal regista – qui nei panni dello stesso protagonista – il quale, pur avendo dimostrato di saper gestire al meglio determinati elementi, non ha evitato scivoloni e scelte poco azzeccate tipiche di chi per la prima volta si rapporta al lavoro dietro la macchina da presa.

Ed ecco che espedienti comici spesso forzati (vedi il collega musicista di Florence che è solito accompagnarsi ai transessuali o anche gli imbarazzanti controlli della prostata a cui il protagonista deve sottoporsi) si alternano spesso a un personaggio principale gestito non al meglio, in quanto, come, purtroppo, sovente accade, nel momento in cui il ruolo di regista e quello di attore protagonista vengono ricoperti dalla stessa persona, il rischio che una pericolosa megalomania e un fastidioso egocentrismo abbiano la meglio sulla qualità complessiva del lavoro è più che mai elevato.

E questo è, purtroppo, ciò che è accaduto in Tutti in piedi, che, tutto sommato, avrebbe potuto essere complessivamente un lavoro pulito e gradevole. Che ciò dipenda (solo) all’inesperienza di Dubosc come regista? Questo, ovviamente, soltanto il tempo potrà dircelo.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – GIRL di Lukas Dhont

girl-Victor-Polster-356x250-c-defaultTITOLO: GIRL; REGIA: Lukas Dhont; genere: drammatico; paese: Belgio; anno: 2018; cast: Victor Polster, Arieh Worthalter, Oliver Bodart; durata: 105′

Presentato nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes 2018 e nelle sale italiane dal 27 settembre, Girl è il lungometraggio d’esordio del giovane regista belga Lukas Dhont, il quale, per la presente opera, ha vinto la Caméra d’Or, la Queer Palm e il Premio Fipresci della Critica Internazionale, oltre ad aver visto il suo protagonista, Victor Polster, essere premiato come Miglior Attore.

Questo vero e proprio caso cinematografico, racconta la storia di Lara, che prima era Victor e che ha il sogno di diventare ballerina. Nonostante il supporto morale di suo padre e del suo fratellino, non sarà facile per la ragazza affrontare il lungo percorso preparatorio prima dell’operazione definitiva.

Una storia che prevede uno script apparentemente semplice, ma che, in realtà, richiede un’indagine psicologica molto più profonda di quanto possa inizialmente sembrare. E, malgrado la giovane età, il regista ha saputo affrontare la cosa con grande maestria e padronanza del mezzo cinematografico. Particolarmente d’effetto sono, a tal proposito, gli intensi primi piani di Lara, così come l’attenzione al suo corpo in trasformazione e ai momenti in cui la stessa si dedica anima e corpo alla danza, quasi se, così, volesse ella stessa plasmare il suo fisico a proprio piacimento.

Al di là della delicatezza dell’argomento in sé e al di là della grazia con cui Lukas Dhont ha messo in scena il tutto, ciò che in Girl maggiormente colpisce è la straordinaria – e mai sopra le righe – interpretazione del giovane attore e ballerino Victor Polster, nel ruolo della protagonista.

Un esordio di tutto rispetto, dunque, questo Girl. Direttamente dal Belgio, arriva nelle nostre sale una vera e propria perla da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

VENEZIA 75 – PREMI E CONCLUSIONI

biennale-di-venezia-2018-600x400Si è da poco conclusa la premiazione – presso la storica Sala Grande – di questa 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, anche quest’anno presieduta da ALberto Barbera. Tra sorprese, polemiche e meritate soddisfazioni, ecco, di seguito, cosa ha deciso la giuria presieduta da Guillermo del Toro:

LEONE D’ORO: ROMA di Alfonso Cuaron

LEONE D’ARGENTO ALLA MIGLIOR REGIA: The Sisters Brothers di Jacques Audiard

PREMIO OSELLA ALLA MIGLIOR SCENEGGIATURA: The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen

GRAN PREMIO DELLA GIURIA: The Favourite di Yorgos Lanthimos

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: The Nightingale di Jennifer Kent

COPPA VOLPI ALLA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE: Willem Dafoe per At Eternity’s Gate

COPPA VOLPI ALLA MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE: Olivia Colman per The Favourite

PREMIO MASTROIANNI MIGLIOR ATTORE EMERGENTE: Baykali Ganambarr per The Nightingale

MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA – VENEZIA CLASSICI: The Great Buster: A Celebration

MIGLIOR RESTAURO: La Notte di San Lorenzo – Paolo e Vottorio Taviani

MIGLIOR OPERA PRIMA LUIGI DE LAURENTIIS: The Day I lost my Shadow di Soudade Kaadan

SEZIONE ORIZZONTI

MIGLIOR SCENEGGIATURA: Jinpa di Pema Tseden

MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE: Kais Nashif per Tel Aviv on Fire 

MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE: Natalya Kudryashova per The Man who surprised Everyone

PREMIO SPECIALE: The Announcement di Mahmut Fazil Coskun

MIGLIOR REGIA: Ozen di Emir Baigazin

MIGLIOR FILM: Manta Ray di Phuttiphong Aroonpheng

 

Noi di Entr’Acte siamo stati orgogliosi di poter presenziare, anche quest’anno, a questo importante appuntamento con la Settima Arte. La nostra rubrica da Venezia finisce qui. Arrivederci al prossimo anno e…buon Cinema a tutti!

Marina Pavido

VULCANO FILM FESTIVAL 2018: PREMI E VINCITORI

VULCANO FILM FESTIVAL CON IL DIRETTORE LUCIANO BOTTARO DURANTE LA PREMIAZIONESi è conclusa sabato 18 agosto la rassegna del Vulcano Film Festival 2018, per la direzione artistica di Luciano Bottaro. Un galà di corti da tutta Italia – venti per l’esattezza – e di tutti i generi. Il tema libero del festival ha fatto si che giuria e pubblico abbiano potuto apprezzare vari generi, dalla commedia al horror, dal sociale al surreale.
La serata finale, presentata dall’attrice e modella Valentina Cropanise, si è svolta nella stupenda cornice di Villa La Cianciosa, messa a disposizione per l’occasione dalla padrona di casa Valentina Cirillo, mecenate e co-produttorice insieme alla Larusfilm del Vulcano Film Festival.
Per tre giorni si sono susseguite proiezioni e ospiti, oltre all’elezione di Miss Cinema, che ha poi premiato uno dei corti vincitori.
Il premio come miglior film è andato al corto di Davide Curatolo “Build Your Passion” una commuovente storia d’amore per l’Arte con la “A” maiuscola. Andrea Venditti porta a casa il premio come miglior attore interpretando lo sfortunato uomo ranocchio, del corto “Rimborso spese” di Massimo di Pierro; ed infine il premio come miglior attrice è andato a Brenda Monticone Martini per l’intensa performance nel corto ” Scheletri nell’armadio” di Marta Gervasutti. Nuovi, interessanti nomi del nostro panorama cinematografico, di cui, siamo certi, sentiremo di nuovo parlare ben presto. Basti pensare, ad esempio, agli stessi Andrea Venditti e Brenda Monticone Martini, i quali, pur avendo entrambi intrapreso la carriera di attori solo in seguito a precedenti esperienze professionali, sono comunque riusciti a farsi strada nell’ambiente in breve tempo e, attualmente, hanno addirittura in programma un’ulteriore opera cinematografica, le cui riprese inizieranno in settembre.
Un festival, dunque, diverso quello pensato dalla direzione artistica. Quasi un festival sottovoce che ha messo in luce la bravura di giovani cineasti italiani; la splendida location delle isole Eolie ha fatto il resto.  
Di seguito, ulteriori info sui vincitori di questa scoppiettante edizione del Vulcano Film Festival 2018.
 
BACKSTAGE DI BUILD YOUR PASSIONSINOSSI CORTOMETRAGGIO ^BUILD YOUR PASSION^
Italia, giorni nostri ma come negli anni Ottanta. Un bambino vuole coinvolgere i genitori in giochi di fantasia ma loro non colgono le sue richieste perché troppo impegnati dai problemi e dalla routine giornaliera. Il piccolo allora troverà un modo per attirare davvero la loro attenzione costruendo, sia materialmente che metaforicamente, un luogo magico dove poter raccontare il suo mondo fantastico. Da quel momento la sua passione non lo abbandonerà mai più.  
DAVIDE CURATOLOBIO REGISTA DAVIDE CURATOLO
Davide Curatolo vive a Roma, dove, dopo anni di studi teatrali, si diploma in fotografia. Qualche tempo dopo consegue il master in Cinematografia presso Scuola Romana di Fotografia e Cinema e successivamente si specializza in Regia e Direzione della Fotografia. Lavora nel cinema e come freelance per aziende e tv.  
 
FRAME DI RIMBORSO SPESE - CON ANDREA VENDITTISINOSSI COTOMETRAGGIO “RIMBORSO SPESE”
Un attore disperato cerca di rapinare una ragazza, che fa l’autrice e regista di testi per bambini, di conseguenza non ha nulla di prezioso apparte la sua fantasia. I due finiscono per trascorrere la notte insieme ma anche in questo caso le cose non vanno bene, perché i due si accorgono loro malgrado che si conoscevano già. Una commedia amara che indaga in maniera ironica tagliente la realtà del mestiere artistico in questo paese.  
 
ANDREA VENDITTIBIO ANDREA VENDITTI – MIGLIOR ATTORE
Inizia la sua formazione attoriale nel 2012 all’ Accademia Artisti, nello stesso anno frequenta l’Accademia europea del Teatro. La sua carriera artistica inizia sulla produzione Rai “IL Restauratore” diretta da Enrico Oldoini nello stesso anno lavora anche in “Un’altra vita” diretta da Cinzia TH Torrini, continuando a lavorare per molte produzioni RAI e Mediaset. Nel 2013 è attore protagonista nel cortometraggio “IL LOGO” con cui vince il premio come miglior attore Al Tirreno film festival! Negli anni successivi si susseguono diverse collaborazioni cinematografiche, televisive e teatrali. Tra le più recenti oltre alla partecipazione nella serie “Gomorra” si cita il film “DEAD CAUNTRY” diretto da Giovanni Roviaro, vincitore al “Genova calibro 9” come miglior film, “Il cerchio Imperfetto” diretto Alessia Vegro selezionato al “Themodcon London Film Festival”; Nel 1017 prende parte al 48 Hour Film Project con il film “IL passaggio” diretto da Lorenzo Marinelli che vince la selezione italiana e il premio Best Acting ensamble al 48HFP Filmapalooza 2017 e selezionato al Festival di Cannes 2017. Teatralmente è protagonista in una commedia inglese “Affittasi camera da letto” diretto da Massimo Milazzo nell’Otello diretto da Luciano Bottaro. La sua formazione è legata stage diretti da Natalia Floreskaia, Andrea Costantini e Roberto Graziosi. Viene ammesso alla Masterclass Silvio D’amico 2017.  
 
FRAME DI SCHELETRI NELL ARMADIO -CON BRENDA MONTICONE MARTINISINOSSI CORTOMETRAGGIO “SCHELETRI NELL’ARMADIO”
Maria Elena ama preparare i muffin, ama il marito Giovanni, ama aiutare le persone in difficoltà, ma qualcosa la affligge, qualcosa o qualcuno che sembra vivere nell’armadio della casa.  
 
BRENDA MONTICONE MARTINIBIO BRENDA MONTICONE MARTINI
L’Attrice romana, prima di intraprendere il percorso professionale legato all’arte espressiva, dedicata la sua vita alla famiglia, divenendo madre molto giovane all’età di 22 anni, alla professione di Archietto e Pubblicista. Progettista dal 2002, collabora con importanti studi di Architettura romani ed esercita la professione in ambito internazionale. Pubblicista dal 2000, conduce in diretta il radiogiornale di MondoradioCentroitalia e di Mediarch, radio dell’Ordine degli Architetti di Roma. La passione per l’arte e la comunicazione si fondono nel 2010 con la recitazione, ad un’età già matura. La sua formazione artistica da Attrice inizia nel 2011 nella scuola di Beatrice Bracco e attraversa diversi workshop con insegnanti del calibro di Edoardo Leo, Alessandro Borghi, Sergio Rubini, Andrea Costantini, Vincent Riotta e Susan Batson. Dal 2011, si iscrive all’Associazione Metis Teatro, che la vede impegnata per 5 anni, parallelamente al suo percorso formativo, sotto la regia di Alessia Oteri, in spettacoli teatrali del panorama capitolino. Dal 2017 entra a far parte del Laboratorio delle Arti Sceniche di Massimiliano Bruno che la vede impegnata a tutt’oggi nella sua crescita formativa. Dal 2012 iniziano le sue prime esperienze cinematografiche come Attrice, Autrice e Regista. Dal 2014 cura la Direzione Artistica del Teatro Ivelise. Da quì si dedica con successo all’ideazione, alla produzione e alla regia di alcuni dei progetti artistici più significativi dello storico teatro. tra questi ricordiamo L’IveliseCineFestival, festival di corti e documentari, arrivato quest’anno alla sua IV edizione.  

NICCOLO’ CALVAGNA nella SERIE TV canadese SANCTUARY

Ricevo e volentieri pubblico

Niccolò Calvagna-1

Niccolò Calvagna: il piccolo talento italiano nella serie televisiva canadese Sanctuary

Ha soltanto dodici anni, ma già vanta un curriculum degno di una stella del cinema dalla lunga esperienza.

Dopo aver lavorato nelle serie televisive Il sistema e Sorelle ed essere stato al servizio di importanti registi italiani quali Daniele Luchetti (Anni felici), Giulio Base (Mio papà), Volfango De Biasi (Un Natale stupefacente) e i fratelli Taviani (Maraviglioso Boccaccio), il piccolo Niccolò Calvagna varca i confini dello stivale tricolore per approdare nella serie televisiva canadese Sanctuary, ideata dal Damian Kindler autore anche di Stargate SG1 e Stargate Atlantis.

Niccolò Calvagna-2Già nota al grande pubblico, la serie si concentra sulle avventure della dottoressa Helen Magnus, che, supportata da altri personaggi, è impegnata nella ricerca di creature conosciute come anormali, alcune delle quali sono esseri umani, in modo da difendere da esse i comuni mortali. Anche se, in alcuni casi, si trova costretta, invece, a difendere i primi da questi ultimi.

Calvagna è stato scelto dopo aver sostenuto un provino interamente in lingua inglese e vestirà i panni dello psicopatico Elliott, unico bambino del gruppo degli anormali. Una prova tutt’altro che facile e che non potrà fare a meno di lasciar emergere altre interessanti sfumature del talento in erba, ormai destinato a conquistare schermi internazionali.

 

LA RECENSIONE – UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA di Sean Baker

film-in-uscita-un-sogno-chiamato-florida_oggetto_editoriale_800x600TITOLO: UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA; REGIA: Sean Baker; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2017; cast: Willem Dafoe, Bria Vinaite, Brooklynn Prince; durata: 112′

Nelle sale italiane dal 22 marzo, Un Sogno chiamato Florida è l’ultimo lungometraggio del cineasta indipendente Sean Baker, presentato in anteprima al Torino Film Festival 2017 e che ha visto la candidatura di Willem Dafoe per l’Oscar al Miglior Attore Non Protagonista.

Moonie, Scotty e Jancey sono tre bambini di sei anni che vivono in Florida, alle porte di Disneyland, ma in una zona del tutto periferica e abbandonata, insieme alle rispettive madri. Per loro la vita non è facile, eppure, con i loro occhi di bambini, riusciranno a vedere il bello in tutto, passando una delle estati più felici della loro vita. La giovane madre di Moonie, Halley, tuttavia, al fine di riuscire a pagare la piccola stanza che ha in affitto in un residence insieme alla figlioletta, vive al confine tra legalità e crimine. Questo, ovviamente, presenterà pesanti conseguenze.

A metà strada tra un film truffautiano e una pellicola di Larry Clark, questo prezioso lavoro di Baker ci racconta la squallida periferia statunitense attraverso gli occhi dei bambini, rendendo il tutto incredibilmente gioioso, colorato, vivo come forse non è stato mai. Persino i residence vengono rappresentati alla stregua di case accoglienti o, meglio ancora, di vere e proprie case incantate, con i loro colori pastello e le loro scale che tanto stanno a ricordare i labirinti dei luna park.

Il residence dove abita Moonie insieme alla madre Halley è, nello specifico, rappresentato come una sorta di girone dantesco, con persone che vivono ai margini della società ma con una sorta di angelo custode – interpretato dal grande Willem Dafoe nei panni del sorvegliante del residence stesso – che veglia su di loro ed è pronto a risolvere, spesso con fare severo e paternalistico, ogni loro problema.

E poi ci sono loro: i bambini, sempre pronti a vivere al massimo le loro giornate, accontentandosi di poco e divertendosi anche se non riescono e forse non riusciranno mai ad andare alla vicina Disneyland. Una vita, la loro, fatta di risate e semplici scherzi, in cui sono le madri (i padri sono del tutto assenti) a gestire la loro quotidianità, la cui serenità può essere minata soltanto dalle autorità, con il loro cinismo e le loro regole che spesso vanno contro ogni buonsenso.

Un vero e proprio gioiellino direttamente dal Torino Film Festival, questo lungometraggio di Sean Baker. Una pellicola dolce e amara che, ci auguriamo, non passerà affatto inosservata.

VOTO: 8/10

Marina Pavido