12° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – THE HUNGRY di Bornila Chatterjee

hungry_01-h_2017TITOLO: THE HUNGRY; REGIA: Bornila Chatterjee; genere: drammatico; paese: India, Regno Unito; anno: 2017; cast: Naseeruddin Shah, Tisca Chopra, Neeraj Kabi; durata: 100′

Presentato all’interno della Selezione Ufficiale alla 12° Festa del Cinema di Roma, The Hungry è l’ultimo, controverso lungometraggio della regista indiana Bornila Chatterjee, trasposizione cinematografica del Tito Andronico di William Shakespeare.

I protagonisti, in questo caso, sono i membri di due famiglie con a capo due importanti magnati aziendali. La bella e spietata Tulsi è in procinto di sposare Sunny e di fare in modo – come anche dal padre di quest’ultimo viene affermato – che si diventi tutti un’unica famiglia. Durante la festa di Capodanno, però, il figlio minore della donna viene ucciso dopo essersi rifiutato di entrare in affari con la famiglia di Sunny. Prenderà il via, da qui, una lunga serie di omicidi, violenze e tradimenti di ogni genere, al termine della quale nessuno riuscirà, in qualche modo, a salvarsi.

Ѐ il genere umano nella peggiore delle sue declinazioni, quello che ci viene presentato in Tito Andronico prima e in The Hungry poi. In questo lavoro della Chatterjee, nello specifico, grazie ad una regia e ad una fotografia che sembrano non aver alcun dubbio riguardo ciò che vogliono trasmettere allo spettatore, la tensione e l’ipocrisia dei personaggi è palpabile fin dall’inizio. Ed ecco che, con una messa in scena del tutto soggettiva ma impeccabile, interni dai colori freddi e scene in esterno girate perlopiù con il buio – fatta eccezione per i brevi, riusciti momenti in cui vediamo un suggestivo paesaggio all’alba avvolto nella nebbia – si fanno teatro di una tragedia sempre attuale. Ѐ soprattutto il dio Denaro a stabilire ogni singola mossa dei protagonisti. A lui la responsabilità di ogni intrigo, di ogni tortura, di ogni omicidio.

Ed è proprio nel mettere in scena torture e omicidi che la macchina da presa della Chatterjee si mostra quanto mai coraggiosa, quasi eccessivamente ardita: la scena dell’uccisione della sorella di Sonny è solo la prima delle scene maggiormente disturbanti, le quali trovano un loro compimento proprio man mano che ci si avvicina al finale, momento in cui alla spietata Tulsi viene presentata – durante il banchetto di nozze – la testa del suo primogenito su di un vassoio d’argento. Particolarmente emblematica – oltre che piuttosto ben riuscita – la scena in cui, a conclusione della tragedia, vediamo un branco di pecore nere entrare nel salone dove fino a poco tempo prima stavano avendo luogo i festeggiamenti di nozze e mangiare avidamente le pietanze presenti sul tavolo. Soluzione, questa, piuttosto sottile e raffinata, che – oltre, appunto, ad una regia matura e consapevole – ha fatto sì che un lungometraggio come The Hungry – al quale, tutto sommato, si può rimproverare solo un calo di ritmo a circa metà del film – abbia una propria, marcata identità, senza farsi “schiacciare” dall’imponenza dell’opera di partenza, ma regalandocene, al contrario, una trasposizione capace di mostrarci quanto di buono le major indiane sono in grado di produrre oggi, senza lasciarsi eccessivamente influenzare né dai canoni standard delle produzioni bollywoodiane, né da quelle tipicamente hollywoodiane. Perdonate il gioco di parole.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA – ALPS di Yorgos Lanthimos

tumblr_m59ehykerd1rvpc5eo1_1280TITOLO: ALPS; REGIA: Yorgos Lanthimos; genere: drammatico; anno: 2011; paese: Grecia; cast: Aggeliki Papoulia, Ariane Labed, Aris Servetalis, Johhny Vekris; durata: 93′

Nelle sale italiane dal 28 dicembre, Alps è un interessante lungometraggio diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos nel 2011 e presentato alla 68° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Un’infermiera, un paramedico, una ginnasta ed un allenatore si sono riuniti in una sorta di associazione segreta – denominata, appunto, “Alps” – al fine di fornire particolare supporto morale alle famiglie che anno appena subito un lutto, dietro il pagamento di un’elevata cifra. Le regole da rispettare per far parte di questo gruppo sono, però, estremamente rigide ed anche tentare di tornare ad una vita normale non sarà cosa semplice, come avrà modo di sperimentare sulla propria pelle l’infermiera.

alpstennis_1363259266_crop_550x366Dopo il successo – e la conseguente distribuzione in Italia – di The Lobster, ecco che alcuni dei primi film diretti da Lanthimos potranno essere visti – o rivisti – sul grande schermo. Se, però, l’ultimo lungometraggio del cineasta greco da un lato ha piacevolmente sorpreso, mentre dall’altro ha fatto un po’ storcere il naso a causa di importanti pecche all’interno dello script, sarà interessante visionare i suoi primi lavori e vedere da quali idee è partito il cinema di Lanthimos, che, di fatto, è tutt’altro che banale, anche se – ad una prima visione – può risultare piuttosto ostico.

La setta raccontata in Alps è – come per The Lobster – anche qui allegoria della società in cui viviamo, ma si tratta, in questo caso, di qualcosa di molto meno urlato, di assai implicito, che, tuttavia, colpisce dove deve colpire. Un ambiente angusto, una società che non perdona, un mondo fatto di menzogne. Non sono questi, forse, i temi che ricorrono spesso nella cinematografia di Lanthimos? È così per Alps, come è stato così per The Lobster, ma anche per Kynodontas, antecedente i due e, probabilmente, presto sui grandi schermi.

alpsfilmSpesso accusato di “furbizia”, di scarsa onestà intellettuale, insieme ai suoi colleghi della tanto controversa New Wawe greca, Lanthimos si presenta, tuttavia, come un cineasta piuttosto interessante, almeno per quanto riguarda i suoi primi lavori, ma che – e questo ci auguriamo possa accadere mai – rischia di farsi contaminare da pericolose manie di grandezza. La cosa, comunque, sarà da vedere. Nel frattempo, perché non approfittare della possibilità di visionare l’inizio di un percorso tanto controverso? Siamo sicuri che – chi nel bene chi nel male -molti spettatori ne saranno fortemente colpiti.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

34° TORINO FILM FESTIVAL – TA’ANG di Wang Bing

1-wbTITOLO: TA’ANG; REGIA: Wang Bing; genere: documentario; anno: 2016; paese: Hong Kong, Francia; durata: 147′

Presentato nella sezione Tff doc/fuori concorso al 34° Torino Film Festival – e dopo essere passato in anteprima anche alla Berlinale 2016Ta’ang è il penultimo lavoro del celebre documentarista cinese Wang Bing, nonché la sua prima opera ad essere stata girata al di fuori della Cina.

Ci troviamo in un campo profughi al confine cinese. Qui migliaia di persone appartenenti ad una minoranza etnica burnese – i Ta’ang, appunto – si sono rifugiate in seguito allo scoppio della guerra civile nel 2015, con la speranza di tornare presto alle loro abitazioni. Il regista osserva attento la loro quotidianità, dal mattino fino a sera, ascoltando i loro racconti circa la recente migrazione, osservando i bambini – adulti precoci – giocare e prendersi cura dei fratellini più piccoli e seguendo gli spostamenti dei singoli gruppi.

Quando ci accingiamo a vedere un film di Wang Bing, si sa, ormai siamo quasi del tutto certi di stare per assistere ad un lavoro di altissima qualità. Anche in questa sede la sua poetica, ormai diventata suo marchio stilistico collaudato, ci fa entrare nel mondo di queste famiglie semplicemente mostrandoci la realtà così com’è, senza bisogno di voci fuori campo, di interviste o di un eccessivo numero di didascalie. Molto semplicemente, dopo poche righe iniziali che ci illustrano la realtà delle minoranze qui raccontate, la macchina da presa – usata rigorosamente a spalla – entra nel mondo degli sfollati Ta’ang e – paziente osservatrice – segue le loro vite con occhio empatico, ma distaccato quanto basta e mai giudicante, proprio secondo le modalità teorizzate a suo tempo da Cesare Zavattini. Il risultato è un prodotto onesto e leale, altamente suggestivo per alcune immagini mostrateci, come, ad esempio, i volti in primo piano di bambini e di anziani o le scene in cui vediamo le singole famiglie raccolte – di sera – intorno al fuoco, intente a raccontare le loro esperienze riguardanti l’esodo. Wang Bing, dal canto suo, si “limita” a collocarsi esclusivamente sul piano di ascolto, senza mai intervenire, senza mai interagire con i protagonisti del film, senza mai esplicitamente dire la sua in merito.

Il risultato – come ben si può immaginare – più che un semplice documentario, è uno spettacolo che potrebbe molto tranquillamente essere definito “magnetico”, un vero e proprio viaggio all’interno di comunità per noi del tutto sconosciute, da cui – grazie anche all’occhio esperto del regista – non possiamo non sentirci affascinati. E dalle quali non vorremmo separarci mai. Perché, in fin dei conti, il punto è proprio questo: nonostante la lunghezza – talvolta considerata, a seconda dei diversi punti di vista, eccessiva – dei suoi lavori, non si può non riconoscere a Wang Bing la straordinaria capacità di far entrare lo spettatore a far parte del mondo che, di volta in volta, ha deciso di raccontare. Peccato solo che, al di fuori di ambiti prettamente “festivalieri”, raramente i suoi prodotti ottengono l’attenzione che meritano. Almeno per quanto riguarda la situazione italiana.

VOTO: 9/10

Marina Pavido

EVENTO SPECIALE – HOSTILE di Nathan Ambrosioni

Cinema : HOSTILETITOLO: HOSTILE; REGIA: Nathan Ambrosioni; genere: horror; anno: 2016; paese: Francia; cast: Shelley Ward, Julie Venturelli, Luna Belan; durata: 90′

Nelle sale italiane dal 31 ottobre al 2 novembre, Hostile è l’opera prima del giovanissimo regista francese Nathan Ambrosioni.

Anna ed Emilie sono due giovani sorelle orfane che vengono adottate dalla benestante Meredith Langston. Inizialmente tutto sembra andare per il meglio, ma, dopo pochi giorni, le tre donne iniziano a vedere una misteriosa presenza in casa. Le ragazze sembrano stare al gioco e Meredith, spaventata dai loro comportamenti decide di chiedere aiuto a S. O. S. Adoption, un programma TV che segue i bambini durante il periodo di adattamento presso le famiglie adottive.

Fin da subito notiamo che Hostile è, prima di tutto, un film citazionista. Molti, infatti, sono i riferimenti a pellicole come The Blair Witch Project (per quanto riguarda l’uso frequente di camera a mano e riprese amatoriali), The conjuring (la coppia di coniugi esperti del paranormale) e L’esorcista (per quanto riguarda il tema delle possessioni demoniache). Eppure, nonostante la giovanissima età del regista (solo 14 anni), il lungometraggio in questione una propria identità ce l’ha eccome.

hostile_movie_nathan_ambrosioni_french_horror_filmcourage_1Certo, è chiaro che non poche sono le imperfezioni all’interno del prodotto: una maldestra direzione attoriale, personaggi che vengono abbandonati a sé stessi (in particolare i due reporter televisivi), o anche situazioni poco credibili (sembra strano, infatti, che due reporter debbano addirittura trasferirsi a casa delle famiglie da loro seguite o che ad occuparsi di fenomeni paranormali siano due psicologi). Nonostante tutto, però, il giovane Nathan Ambrosioni ha senza dubbio dimostrato di avere carattere, oltre ad un grande amore per la Settima Arte. Le suddette imperfezioni, d’altronde, sono senz’altro frutto di poca esperienza in materia, quindi del tutto naturali e prevedibili. Qualche maligno potrebbe addirittura affermare che – nonostante, appunto, la giovane età e nonostante il fatto che Hostile sie un’opera prima – Ambrosioni è riuscito nella sua impresa molto meglio di chi fa questo lavoro da anni. Ma, ovviamente, non vogliamo, in questo contesto, aprire eventuali dibattiti in merito.

Come già è stato detto, Hostile si presenta come un piccolo ma sentito film, come un’operazione cinefila ed onesta, che non può che far sperare in interessanti lavori futuri dello stesso Ambrosioni. Per il momento, però, non resta che approfittare di questi pochi giorni per entrare appieno nell’atmosfera di Halloween.

VOTO. 6/10

Marina Pavido

11°° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – LAND OF THE LITTLE PEOPLE di Yaniv Berman

land_of_the_little_people_victor_bezrukov-31TITOLO: LAND OF THE LITTLE PEOPLE; REGIA: Yaniv Berman; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Israele, cast: Maor Schweitzer, Ofer Hayun, Lior Rochman; durata: 83′

Presentato in anteprima – all’interno della Selezione Ufficiale – all’11° Festa del Cinema di Roma, Land of the Little People è il primo lungometraggio di finzione del regista israeliano Yaniv Berman.

Un piccolo villaggio militare israeliano. Mogli di soldati in costante attesa del ritorno dalla guerra dei loro mariti. Un gruppo di bambini che vivono in questo villaggio. Un rifugio segreto. Due disertori che sembrano non aver altro posto dove andare, se non proprio nel rifugio dei ragazzi. Sullo sfondo, un conflitto senza fine.

Ad una prima, sommaria lettura della sinossi – e fino ai primi cinque minuti del lungometraggio stesso – questo lavoro di Berman può apparire senza dubbio interessante. E non poco anche. Soprattutto perché, sebbene il tema dell’infanzia sia stato più e più volte trattato (dalle origini del cinema fino ai giorni nostri), l’idea di raccontare questa sorta di mondo a sé popolato quasi esclusivamente da figli di militari – ossia da bambini abituati fin da giovanissimi a vivere a stretto contatto con armi, in una costante situazione di guerriglia – risulta se non altro uno sguardo sull’infanzia accattivante. Si potrebbe addirittura sperare in una sorta di trasposizione cinematografica de Il signore delle mosche, collocato, ovviamente, nel suddetto contesto. Eppure questo lungometraggio di Berman non riesce, purtroppo, a costruire nulla di valido che prenda vita dall’interessante trovata iniziale.

Il problema principale, senza dubbio, riguarda la sceneggiatura stessa e, nello specifico, la caratterizzazione dei personaggi. Ora, di certo non è difficile né tantomeno raro che il pubblico, durante la visione di un film, empatizzi con i bambini, siano essi protagonisti o meno. Bene, in Land of the Little People questo non accade mai. E con nessuno dei giovani protagonisti. Il desiderio dei ragazzi di creare un rifugio tutto loro, con le proprie regole ed i propri rituali, oltre alle motivazioni che li spingono a fare la guerra ai due soldati disertori, sono aspetti che non vengono approfonditi a sufficienza. Ad esempio, troppo poco sappiamo della misteriosa “creatura” venerata dai bambini stessi che, a quanto pare, vive in un pozzo all’interno del rifugio. Così come lasciato in sospeso è il conflitto con il gruppo di ragazzi più grandi che vivono anch’essi all’interno del villaggio. Errori, questi, che fanno sì che si provi disinteresse, se non addirittura, a tratti, una sorta di antipatia nei confronti dei giovani protagonisti stessi. Ciò vuol dire, secondo una logica conseguenza, un fiasco praticamente preannunciato.

Stesso discorso vale, appunto, per i due giovani soldati che hanno occupato il rifugio dei bambini. Senza dubbio, l’idea iniziale era quella di dare vita a due figure negative. Tali figure, però, diventano problematiche nel momento in cui non vi sono validi “eroi” a contrapporsi ad esse. Alcuni dialoghi tra i due, inoltre, scadono spesso e volentieri nel ridicolo e frequenti, di conseguenza, sono le risatine involontarie in seguito alle disavventure dei due per mano dei ragazzi. Due macchiette poco credibili nei confronti dei quali si perde ben presto di interesse.

Se a tutta questa carrellata di scivoloni sommiamo un ritmo pressoché inesistente, una cattiva gestione dei tempi (uno dei sub plot ci mostra la madre di uno dei protagonisti che saluta, in lacrime, suo marito in partenza per il fronte, per poi riabbracciarlo solo un paio di giorni dopo, ad esempio.  Vogliamo parlarne?) ed una serie di cadute di stile riguardanti esclusivamente la regia (il primo piano improvviso della fotografia della fidanzata di uno dei due disertori che appare, irruente, sullo schermo immediatamente dopo il ferimento del ragazzo è, a questo proposito, forse una delle “perle” migliori), ci troviamo di fronte ad un prodotto decisamente rudimentale e maldestro, che, fatta eccezione, come già è stato detto, per qualche risatina involontaria, appunto, fa sì che lo spettatore non veda l’ora di trovarsi davanti – finalmente – i titoli di coda.

In compenso, il messaggio che si vuol trasmettere alla fine del film arriva forte e chiaro: chi diserta la guerra, a quanto pare, è un individuo spregevole che non merita alcuna pietà. Questo è, forse, l’unico elemento dotato di una certa coerenza all’interno di Land of the Little People. Per quanto riguarda tutto il resto, purtroppo, vi è davvero ben poco da salvare.

VOTO: 4/10

Marina Pavido

VENEZIA 73 – AUSTERLITZ di Sergei Lonitsa

austerlitz-sergei-loznitsaTITOLO: AUSTERLITZ; REGIA: Sergei Lonitsa; genere: documentario; anno: 2016; paese: Ucraina, Russia; durata: 94′

Presentato fuori concorso alla 73° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Austerlitz è l’ultimo documentario diretto dal pluripremiato cineasta ucraino Sergei Lonitsa, già a Venezia lo scorso anno con l’ottimo The Event, dove ci viene raccontato – attraverso un accurato lavoro di montaggio di filmati d’epoca – il colpo di stato che, nel 1991, ha tentato il rovesciamento del governo Gorbaciov.

Come reagisce, oggi, la società nel rapportarsi in prima persona ad una delle più grandi tragedie della storia? In che modo determinati avvenimenti hanno o hanno avuto influenza su di noi?

Trentatré piani sequenza a camera fissa ci mostrano gruppi di turisti all’interno di un campo di concentramento. Le immagini parlano da sé, non vi è bisogno di alcuna voce narrante, così come non vi è bisogno di musica. E non vi è bisogno di colori. Orde di persone sorridenti e chiassose affollano le inquadrature. Gli smartphones fanno da grandi protagonisti. Una coppia di turisti – marito e moglie, probabilmente – guarda incuriosita in macchina, notando la presenza dell’operatore. Una bambina corre, sbirciando qua e là, attraverso i corridoi dei dormitori. Una comitiva di visitatori chiede, impaziente, quando ci sarà la pausa pranzo. Un uomo si fa fotografare dalla moglie a mo’ di impiccato vicino ad uno dei pali dove molti internati sono stati a loro tempo appesi. E poi selfies, selfies e ancora selfies. Lungi da voler fare un discorso sulla morale, possiamo affermare, senza dubbio, che con Austerlitz abbiamo avuto modo di imbatterci in uno dei più interessanti lavori presentati fino ad ora al Lido. Ma procediamo per gradi.

Il tempo e la memoria sono sempre stati una costante nella prolifica carriera di Lonitsa. Sia per quanto riguarda i film di finzione, che per quanto riguarda i documentari. Cineasta particolarmente realista ed intellettualmente onesto, ci mostra la realtà così com’è – senza abbellimento alcuno. A nulla servono i filtri, sta allo spettatore prendere atto di quanto appare sullo schermo. Ed ecco che il cinema torna alle proprie origini, come quando – nel lontano 1895 – i fratelli Lumière filmarono per la prima volta i loro operai mentre uscivano dalla fabbrica.

Il tempo, appunto, ci mostra come determinati avvenimenti possano non avere influenza alcuna su chi viene “dopo”. E – proprio a questo proposito – la memoria fa da grande assente. Assenza che potrebbe far sì che molti errori commessi in passato possano essere pericolosamente reiterati da una società immemore che ha fatto dell’esibizionismo e del voyeurismo il suo pane quotidiano. Una società spesso studiata da Lonitsa – in rapporto ai grandi avvenimenti storici – nel corso della sua carriera e che – al giorno d’oggi – sembra aver perso quella consapevolezza, quella coscienza e quel senso di appartenenza mostratici dallo stesso cineasta in The Event.

Non si tratta semplicemente di uno dei tanti documentari sui campi di concentramento, quello no. Austerlitz è molto di più. È un documento di forte impatto su ciò che oggi siamo diventati. Un prodotto estremamente stratificato nella sua semplicità. Un lungometraggio che – con un’estetica priva di fronzoli e con scelte registiche altamente minimaliste (in piena linea con tutta la cinematografia di Lonitsa, d’altronde) – colpisce dove deve colpire, esprimendo sì un preciso messaggio, ma evitando – allo stesso tempo – che quest’ultimo venga manifestato in modo invadente. Neanche quando, man mano che ci si avvicina alla conclusione, vediamo una famiglia sorridente intenta a farsi un selfie sotto la scritta “Arbeit macht frei”, all’ingresso del campo. Ma Austerlitz non è solo questo. Dal punto di vista prettamente cinematografico, questo piccolo, potente documentario è una vera e propria perla. Pregiato, raffinato, curatissimo (grazie anche alla fotografia di Vladimir Golovnitzkiy), è un’ulteriore conferma del grande talento di Sergei Lonitsa. Autore che, purtroppo, fatta eccezione per determinati festival cinematografici, nel nostro paese non ha ancora avuto l’attenzione che merita.

VOTO: 9/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA: MIAMI BEACH di Carlo Vanzina

Miami-Beach-Il-filmTITOLO: MIAMI BEACH; REGIA: Carlo Vanzina; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Max Tortora, Paola Minaccioni, Ricky Memphis, Giampaolo Morelli; durata: 88′

Nelle sale italiane dal 1° giugno, Miami Beach è l’ultimo lungometraggio diretto da Carlo Vanzina e co-sceneggiato insieme al fratello Enrico.

Olivia e Giovanni – milanese snob lei, romano verace e chiassoso lui – si incontrano in aereo, quando entrambi stanno accompagnando i rispettivi figli – Luca e Valentina – a studiare a Miami. Inevitabili gli scontri, malgrado la simpatia che nascerà tra i due ragazzi. Giulia, avvenente diciassettenne, arriva, a sua volta, a Miami con un gruppo di amiche, al fine di assistere ad un concerto. Lorenzo, il padre di lei, la seguirà a sua insaputa, dal momento che avrebbero dovuto trascorrere insieme le vacanze estive in Bretagna. Infine, Filippo è un agente immobiliare italiano, immaturo e sciupafemmine, di cui la giovane Giulia si invaghirà a prima vista, facendogli credere di essere molto più grande di quello che è.

miami-beachA poco, a quanto pare, sono servite le origini dei due fratelli Enrico e Carlo – figli, appunto, di Stefano Vanzina, in arte Steno, uno dei più prolifici e poliedrici autori della commedia italiana degli anni d’oro. A poco è servito il fatto che entrambi i cineasti siano stati a contatto, fin da piccoli, con i maggiori esponenti del cinema italiano. Non appena veniamo a sapere dell’imminente uscita in sala di uno dei loro lavori, infatti, sappiamo già cosa aspettarci: un film corale che racconta le prevedibili storie di diverse famiglie benestanti – provenienti da varie zone d’Italia – che, incontrandosi per caso in località mondane e modaiole, saranno costrette a convivere con altri “ingombranti” nuclei famigliari, fino a trovare una sorte di equilibrio con essi. Il tutto condito da gag che non facevano ridere neanche ai tempi di Macario e da una serie di gratuite volgarità di ogni genere.

Questo è quello che, a partire da Vacanze di Natale – che, tutto sommato, rispetto a ciò che è venuto dopo, non era un lavoro del tutto malvagio – ci viene propinato regolarmente a cadenza annuale. Ed è anche il caso di Miami Beach, l’ultima fatica dei due fratelli cineasti.

00-img-tt5663624-20160511130111-video-still-1_800x450_nUKkmE_2_it_1_51293_82586_511239_149Oltre alla prevedibilità del prodotto ed alla sua somiglianza a numerosi altri film del genere, Miami Beach dà tutta l’impressione di un lungometraggio creato, ormai, in modo quasi “meccanico”. Basta cambiare la location, scegliere un nome diverso per i personaggi stereotipati presenti in sceneggiatura, ingaggiare nuovi attori che li impersonino ed il gioco è fatto. Tale incuria, purtroppo, in questo caso si è manifestata anche dal punto di vista registico: movimenti di macchina eccessivamente semplici da risultare quasi raffazzonati, personaggi che discorrono in gruppo, ma tutti rivolti in modo innaturale verso la macchina da presa – quasi come se volessero parlare direttamente al pubblico – ed una direzione degli attori piuttosto discutibile, salvo per quanto riguarda le performances di grandi nomi quali Max Tortora, Paola Minaccioni, Ricky Memphis e Giampaolo Morelli. In poche parole, un prodotto trito e ritrito, insipido e ricco di stereotipi. Nel caso in cui dovesse venir voglia di vedere una commedia del genere, volendo però risparmiare i soldi del biglietto del cinema, non bisogna far altro che prendere un vecchio vhs o un vecchio dvd con uno dei lavori dei fratelli Vanzina, accendere il lettore ed il gioco è fatto.

Neva-SegafredoPerò una cosa è da dire: forse proprio per l’ambiente parecchio stimolante in cui sono cresciuti, forse per l’inevitabile influenza del padre, Enrico e Carlo Vanzina – tutto sommato – si sono spesso distinti per lungometraggi che, a loro modo, hanno fatto epoca – quali, ad esempio, Sapore di mare o Eccezzziunale…veramente – dimostrando, tuttavia, una certa onestà, oltre ad una profonda conoscenza del mezzo. Da questi loro lavori traspare la sostanza che sta alla base del loro operato e che, di fatto, li classifica un gradino al di sopra del loro collega Neri Parenti.

VOTO: 3

Marina Pavido

OGGI AL CINEMA: tutte le novità in sala del 21/04/2016

A cura di Marina Pavido

Grandi novità, anche questa settimana, in programmazione nelle sale italiane! Dall’attesissimo Le confessioni all’horror The other side of the door, dal film per tutta la famiglia Grotto allo spagnolo Truman. Come ogni settimana, ecco per voi una breve guida per aiutarvi a scegliere ciò che maggiormente incontra i vostri gusti!

 

ABBRACCIALO PER ME

190352457-99b817c9-78c6-44c2-bbdb-c07467699107REGIA: Vittorio Sindoni; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Stefania Rocca, Vincenzo Amato, Moisè Curia

Francesco è un ragazzo allegro e vivace con il grande sogno di diventare batterista. Caterina, sua madre, è amorevole ed apprensiva. Non riesce ad accettare che suo figlio sia affetto da disagio psichico. A causa della situazione, i due dovranno affrontare non pochi problemi.

 

CODICE 999

codice9991REGIA: John Hillcoat; genere: drammatico, azione, thriller; anno: 2016; paese: USA; cast: Kate Winslet, Chiwetel Ejiofor, Casey Affleck

Un gruppo di poliziotti corrotti, ricattato dalla mafia russa per portare a termine una rapina impossibile, decide di attivare il codice 999, azionato di solito in seguito all’uccisione di un poliziotto in servizio. Pian piano, però, gli agenti scopriranno che la recluta che avevano deciso di sacrificare sta in realtà tentando di sabotare i loro progetti.

 

GROTTO

Grotto-film-2928REGIA: Micol Pallucca; genere: avventura, family; anno: 2016; paese: Italia; cast: Christian Roberto, Gabriele Fiore, Iris Caporuscio

In seguito ad una bravata, un gruppo di bambini precipita all’interno di una voragine situata nel pavimento di una vecchia chiesa abbandonata. Impossibilitati ad uscire, i ragazzi verranno aiutati da Grotto, simpatico abitante del sottosuolo.

 

I RICORDI DEL FIUME

Gianluca-e-Massimiliano-De-Serio-I-ricordi-del-fiume-still-da-film-REGIA: Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio; genere: documentario; anno: 2015; paese: Italia

Il documentario racconta gli ultimi mesi trascorsi da alcune famiglie in una baraccopoli situata sugli argini del fiume Stura, a Torino, prima che la baraccopoli stessa venisse smantellata. Presentato fuori concorso alla 72° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

 

LE CONFESSIONI

21114_origREGIA: Roberto Andò; genere: drammatico, thriller, anno: 2016; paese: Italia, Francia; cast: Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino

In un albergo di lusso in Germania sta per avere luogo il G8 dei ministri dell’economia. Improvvisamente, però, un evento tragico non permette alla riunione di andare avanti. I partecipanti cercheranno di capire se il monaco Salus, anch’egli presente all’interno dell’albergo, sia venuto a conoscenza – attraverso le sue confessioni – di qualcosa che possa portare alla soluzione del delitto.

 

SP1RAL

800x447xb.jpg.pagespeed.ic.dNitSqxfsBREGIA: Orazio Guarino; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Marco Cocci, Valeria Nardilli, Michela Bevilacqua

Matteo è un regista di successo, nonché una personalità borderline, che vive e lavora a New York. Un giorno una telefonata lo avverte della morte di suo padre, così il ragazzo dovrà tornare in Italia e fare i conti con il suo oscuro passato.

 

THE OTHER SIDE OF THE DOOR

QLDAYREGIA: Johannes Roberts; genere: horror; anno: 2016; paese: India, Gran Bretagna; cast: Sarah Wayne Callies, Jeremy Sisto, Sofia Rosinski

In seguito alla morte del figlio, una donna si reca presso un antico tempio, per poter riportare il bambino per pochi minuti nel mondo dei vivi, al fine di dargli un ultimo saluto. Una volta aperta la porta del tempio, però, gli equilibri tra il mondo dei morti e quello dei vivi verranno del tutto sconvolti.

 

TRUMAN – UN VERO AMICO É PER SEMPRE

584678REGIA: Cesc Gay; genere: commedia, drammatico; anno: 2015; paese: Spagna, Argentina; cast: Ricardo Darin, Javier Camara, Dolores Fonzi

Due amici si incontrano a Madrid dopo anni. Uno dei due è gravemente malato ed ha deciso di sospendere le cure che potrebbero regalargli qualche mese in più di vita. Egli dovrà inoltre trovare un nuovo padrone per il suo cane Truman.

 

ZONA D’OMBRA

zona-d-ombra-il-trailer-ufficiale-italiano-del-nuovo-film-con-will-smith-244327REGIA: Peter Landesman; genere: drammatico; anno: 2015; paese: USA; cast: Will Smith, Alec Baldwin; Luke Wilson

La vera storia del medico Bennet Omalu, il quale scoprì la causa delle frequenti malattie degenerative che colpivano gli atleti di football: i numerosi colpi alla testa ricevuti durante gli incontri. Con questa sua scoperta, Omalu fece tremare una delle organizzazioni più potenti al mondo.

 

RINO – LA MIA ASCIA DI GUERRA

rino-fotoREGIA: Andrea Zambelli; genere: documentario; anno: 2016; paese: Italia

Il sentito e toccante lavoro di Zambelli ci racconta la straordinaria figura di Rino, ex partigiano del bergamasco con un intenso passato alle spalle ed una grande passione per il cinema, che l’uomo ha da sempre condiviso con lo stesso Zambelli, da lui considerato come un nipote.

 

La nostra rubrica vi dà appuntamento alla prossima settimana. Nel frattempo, scegliete ciò che più vi piace ed andate numerosi al cinema!

ROMA 2015: ALICE NELLA CITTA’ – I NUMERI

Ricevo e volentieri pubblico

Copia di Copia di logo Alice16-24 ottobre 2015

ALICE NELLA CITTÀ

Sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, dedicata alle giovani generazioni e alle famiglie

I NUMERI DI QUESTI 7 GIORNI DI PROGRAMMAZIONE 

CIRCA IL 14% IN PIÙ DI INCREMENTO TRA PUBBLICO E ACCREDITATI

32.035 PRESENZE TOTALI AD OGGI TRA 16.500 BIGLIETTI EMESSI, 8.300 ACCREDITI, 7.235 PRESENZE TRA INGRESSI ALLE PROIEZIONI 

GRATUITE E ALLE ATTIVITA’ COLLATERALI DI ALICE NELLA CITTÀ

Roma, venerdì 23 ottobre 2015. In costante crescita il bilancio che si registra in questa settimana di programmazione (dal 16 al 23 ottobre) della XIII edizione di Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma.

Oltre 32.035 presenze totali, tra pubblico e accreditati, registrando un incremento del 14% rispetto al bilancio finale dello scorso anno: le presenze registrate a oggi per le proiezioni dei film (Concorso, Fuori Concorso, Eventi speciali, Alice/Panorama), divise fra biglietti emessi 16.500 e accreditati 8.300. A questo ultimo dato si aggiungono le 7.235 presenze registrate per tutte le attività collaterali aperte al pubblico a ingresso gratuito, fra quelle che si sono svolte a Casa Alice e quelle legate al programma della sezione Panorama al cinema Avorio e al cinema Aquila (Pigneto).

In questo quadriennio Alice nella Città ha registrato una crescita progressiva costante: 2011-2012, +10%; 2012-2013, +15%; 2014, +25%; 2015, +14% (nonostante la mancanza della disponibilità della sala Santa Cecilia).

Il programma globale della XIII edizione di Alice nella Città comprende 41 proiezioni, di cui 13 di film del concorso, 3 film fuori concorso, 4 film evento speciale (di questi, 3 lungometraggi sono stati presentati in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma); 2 masterclass (con Cèline Sciamma, Paul Weitz), 3 eventi della linea Frame. Inoltre la sezione Panorama, programmata al Pigneto ha proposto 21 fra film, corti, mediometraggi e documentari nelle sale del Pigneto (cinema Avorio e cinema Aquila) 2 eventi speciali (in collaborazione con Emergency).

Il numero di slot (totale delle proiezioni) ammonta a 65: fra Auditorium, Pigneto (cinema Avorio e cinema Aquila) e sale esterne (Eden, Alcazar, Cineland, Andromeda) dato che contempla esclusivamente le proiezioni a cui il pubblico ha avuto accesso; escluse, quindi, le proiezioni anticipate destinate alla stampa.

Il programma di Alice nella città è ancora in corso, mancano all’appello 13 proiezioni che si svolgeranno all’Auditorium Parco della Musica e 5 nei cinema di Roma (Eden, Alcazar, Cineland, Andromeda). Le proiezioni dei film di Alice nella città si chiuderanno domenica 25 al cinema Cineland di Ostia con la proiezione (alle ore 15:30) del film di animazione, presentato in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma, “Il piccolo principe” di Mark Osborne e (alle h. 18:00) con la proiezione del film “Alias Maria” di José Luis Rugeles Gracia.

Molto positivo il bilancio della collaborazione fra Alice nella Città e la scuola IED (Istituto Europeo di Design): 31 studenti coinvolti ogni giorno hanno realizzato 40 contributi video sugli eventi di Alice nella Città, pubblicati sul web. 50 giovani ex-giurati di Alice nella città hanno seguito le proiezioni della sezione e ne hanno scritto su blog e siti internet. Alice nella città dunque, non solo momento di svago ma anche di formazione.

 

GLI OSPITI DI QUESTA XIII EDIZIONE DI ALICE NELLA CITTÀ Paul Weitz (Grandma), Mark Osborne e le voci italiane del film (Il piccolo Principe), Denize Gamze Ergüven (Mustang),  Pascal Plisson e Marie Tauzia (Le Grand Jour), Christian Duguay, Félix Bossuet, Thierry Neuvic  (Belle e Sebastien – l’avventura continua), Paul Webster produttore (PAN- Viaggio sull’isola che non c’è), Philippe Claudel (A Childhood), Alex Lawther e Andrew Steggall (Departure), Theresa von Eltz, Jella Haase, Clemens Schick (Four Kings), Janet Grillo (Jack of the Red Hearts), Henrik Martin Dahlsbakken (Returning Home), Laurie Weltz  e India Ennenga  (Scout), Federico Cruciani e Paolo Briguglia (Il bambino di Vetro), Michel Fuzellier, Franco Serra (Iqbal: i bambini senza paura), Alessio Lauria, Valeria Bilello, Riccardo De Filippis e Claudio Gioè (Monitor), Julia Kowalski (Raging Rose), Haider Rashid, Clementino,  Danno,  Tormento (Street Opera), Govinda Angulo e Narayana Angulo e la produttrice Izabella Tzenkowa ( The Wolfpack), Federico Clapis, Favij, Leonardo De Carli e Zoda (Game Therapy), Alessandro Roja, Matilde Gioli, Stefano Fresi, Jake La Furia, Francesca Inaudi, Marina Rocco e Pia Engleberth (Solo per il week – end), Ludovico Fremont ( The Answer), Davide Minnella e Paolo Sassanelli (Il potere dell’oro Rosso), Ludovica Lirosi (Too much stress from my heart), Costanza Quatriglio (The Zero Hunger Challenge), Massimo Wertmuller ( Il tema di Jamil), Daniele Vicari, Paolo Giovannucci e Imogen Kusch (Uno, Nessuno), Andrea Pisani, Francesco Di Raimondo (Belli di Papà), Céline Sciamma, The Pills, Sara Serraiocco, Camilla Nesbitt, Fabio Mollo, Giovanni Veronesi, Michele Riondino, Edoardo Ferrario.

Alice nella città, curata da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, è sostenuta dalla Direzione Generale per il cinema del Mibact, dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, dalla Camera di Commercio di Roma, da Acea e BNL Gruppo BNP Paribas, SIAE.

 

ROMA 2015: LE GRAND JOUR di Pascal Plisson apre ALICE NELLA CITTA’

Ricevo e volentieri pubblico

1624 ottobre 2015

ALICE NELLA CITTÀ

La sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, dedicata alle giovani generazioni e alle famiglie

Venerdì 16 ottobre al via Alice nella città con Le Grand Jour che apre il concorso Young/Adult e la grande Festa al Pigneto con la riapertura del cinema Avorio.

Proiezioni ad ingresso gratuito, al cinema Avorio, previo ritiro coupon  

Tanti i volti del cinema italiano attesi il 16 al Pigneto

Successo di vendite: 15% di incremento sulla biglietteria di Alice nella città

 le grand jour Albert-portrait

Al via venerdì 16 ottobre la XIII edizione di Alice nella città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle giovani generazioni e alle famiglie che si terrà fino al 24 ottobre 2015.

Il programma propone 13 opere nel Concorso Young/Adult, 3 film Fuori Concorso e 4 eventi speciali, programmati all’interno degli spazi dell’Auditorium Parco della Musica. Il 16 ottobre alle h.11:00 in Sala Sinopoli il concorso Young/Adult si aprirà con il francese Le Grand Jour di Pascal Plisson, alla presenza del regista, delle scuole e della giuria composta da 22 ragazzi tra i 15 e i 18 anni selezionati su tutto il territorio nazionale.

Dopo il grande successo di Vado a scuola (2013), Pascal Plisson torna a raccontare i sogni e le speranze attraverso le storie dei quattro giovani protagonisti di Le grand jour. Il film di Plisson inaugura così le proiezioni del concorso, alla presenza delle scuole, che ad oggi sono quasi tutte sold out.

Ma la novità di questa imminente edizione di Alice nella città è quella di espandere il suo programma con Alice/Panorama e Panorama/Kino (selezione realizzata in collaborazione con il KINO), superando i confini degli spazi dell’Auditorium, portando il cinema fra le vie della città.  Venerdì 16 ottobre si apre un vero e proprio “distretto del cinema” all’interno del quartiere Pigneto. Per accogliere queste proiezioni riapre il Cinema Avorio, una delle sale storiche della città, chiuso nel 2009; l’altra sala che programmerà i film di Alice e della festa del cinema di Roma sarà il cinema Aquila.

Venerdì 16 ottobre, The Wolfpack e Street Opera saranno i primi film a essere proiettati nella storica sala del cinema Avorio. 

the wolfpack 4The Wolfpack, diretto da Crystal Moselle, dopo aver vinto lo U.S. Documentary Grand Jury Prize all’ultimo Sundance Film Festival, arriva ad Alice/Panorama e apre alle 20.30 le proiezioni del cinema Avorio, alla presenza di due dei protagonisti Govinda Angulo e Narayana Angulo, e della produttrice Yavachevizabella Vladislavova. Il documentario racconta l’incredibile vera storia dei sei fratelli Angulo. Brillanti, istruiti in casa, senza alcun contatto con l’esterno, tutto quello che hanno imparato è arrivato dai film che vedevano di continuo. Per molti anni questo sistema è servito loro come sfogo creativo e come modo per eludere la solitudine e una condizione di sostanziale segregazione.

Street Opera -Clementino 02Alle 22.30 tocca a Street Opera essere proiettato all’Avorio. Diretto da Haider Rashid, il documentario è un’incursione nel mondo del rap italiano attraverso il ritratto di cinque artisti simbolo di correnti e periodi diversi: Clementino, Gué Pequeno, Danno, Tormento ed Elio Germano, attore e rapper del gruppo Bestierare. Un viaggio lungo vent’anni (1994-2014) che mostra il lato vero di questa disciplina e degli artisti che la praticano: l’impegno, la passione e la volontà di diventare maestri di rime. Saranno presenti in sala Guè Pequeno, Danno, Tormento e Clementino.

Affinché la riapertura del cinema Avorio sia una vera e propria festa sul tappeto rosso arriveranno tanti volti del cinema italiano: Paola Minaccioni, Andrea Bosca, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Francesca Inaudi, Sara Serraiocco, Tea Falco, Anna Negri, e Ludovico Fremont sono solo alcuni degli attori e dei registi attesi all’inaugurazione dopo le proiezioni chiusura in musica alle 24.00, presso il locale “Varco” al Pigneto insieme a Danno e Tormento

Le proiezioni del 16 ottobre di The Wolfpack (20.30) e di Street Opera (22.30),  sono ad ingresso gratuito previo ritiro coupon presso il Cinema Avorio (via macerata, 12) 2 ore prima di ogni proiezione.

Alice nella città, curata da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, è sostenuta dalla Direzione Generale per il cinema del Mibact, dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, dalla Camera di Commercio di Roma, da Acea, BNL Gruppo BNP Paribas e SIAE.