13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – IL MISTERO DELLA CASA DEL TEMPO di Eli Roth

il-mistero-della-casa-del-tempoTITOLO: IL MISTERO DELLA CASA DEL TEMPO; REGIA: Eli Roth; genere: fantastico; paese: USA; anno: 2018; cast: Jack Black, Cate Blanchett, Kyle MacLachlan; durata: 95′

Presentato in anteprima alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma – all’interno della Selezione UfficialeIl Mistero della Casa del Tempo è l’ultima fatica del celebre regista statunitense Eli Roth.

È la storia, questa, del piccolo Lewis, il quale rimasto orfano di entrambi i genitori, andrà a vivere a casa del bizzarro zio, fratello di sua mamma. L’uomo, sempre a stretto contatto con un’altrettanto singolare vicina di casa, è un maldestro stregone che vive all’interno di una villa piena di orologi e con oggetti e mobili che, di quando in quando, sembrano prendere vita di soppiatto. Una volta ambientatosi in questo nuovo mondo, Lewis verrà coinvolto dai due in un’importante missione segreta: scoprire l’origine e il significato del ticchettio di un orologio nascosto all’interno delle mura di casa.

Vivace, colorato, complessivamente dinamico nella messa in scena, questo nuovo prodotto firmato Eli Roth lascia, tuttavia, a desiderare per quanto riguarda i ritmi stessi, spesso discontinui e mal calibrati, e per quanto riguarda uno script che tende a tirare il tutto troppo per le lunghe, soprattutto man mano che ci avvicina al finale. Eppure, detto questo, la storia messa in scena riesce a catturare l’attenzione fin dai primi minuti, forte anche di una regia sapiente e matura che ben sa sfruttare sia i numerosi effetti speciali presenti, che le ricercate scenografie, la quali, a loro volta, fanno della casa dei protagonisti un ulteriore personaggio, considerato a tutti gli effetti essenziale e con un’importante personalità.

Il tutto sta a convergere in una forte metafora del potere, della guerra e di quanto questi possano danneggiare sia gli stessi esseri umani che i rapporti che intercorrono tra di loro.

Un lungometraggio, dunque, pensato sì per i più piccini, ma che, allo stesso tempo, sta a raccontarci qualcosa di universale e che dimostra che Eli Roth, anche in queste vesti di cantore per i giovanissimi, riesce a trovarsi perfettamente a proprio agio.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

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13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – PRESENTAZIONE

Festa-del-cinema-di-RomaCi risiamo. Quest’anno l’ormai storica Festa del Cinema di Roma ha fatto 13! E, infatti, ormai si è giunti proprio alla tredicesima edizione, la quale, almeno sulla carta, si presenta assai ricca e variegata. Ed ecco che dal 18 al 28 ottobre, presso l’Auditorium Parco della Musica, avrà luogo una delle più importanti manifestazioni dedicate al cinema della Capitale, per la direzione artistica di Antonio Monda.

Come ogni anno, anche stavolta il numero dei titoli è particolarmente elevato e, per quanto riguarda la Selezione Ufficiale, vi sono non poche punte di diamante, attesissime sia da pubblico che da critica: da Halloween di David Gordon Green a The House in a Clock in its Walls di Eli Roth, da They shall not grow old di Peter Jackson a Kursk di Thomas Vinterberg, senza dimenticare Stanlio e Ollio di Jon S. Baird.

Ma questo non è tutto. Oltre all’apprezzata sezione dedicata ai giovani Alice nella Città, vi sono anche importanti retrospettive riguardanti Peter Sellers e Maurice Pialat, oltre alla sezione Riflessi, dedicata ai documentari italiani.

Noi di Entr’Acte saremo anche quest’anno in prima fila per tenervi informate su tutte le ultime novità riguardanti la nostra amata Settima Arte. Restate con noi per sapere ciò che accadrà in questa tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma! Buon Cinema a tutti!

LA RECENSIONE – LA GUERRA DEL MAIALE di David Maria Putortì

la guerra del maialeTITOLO: LA GUERRA DEL MAIALE; REGIA: David Maria Putortì; genere: drammatico, grottesco; paese: Italia, Argentina; anno: 2012; cast: Victor Laplace, Arturo Goetz, Vera Carnevale; durata: 99′

Nelle sale italiane dal 28 giugno, La Guerra del Maiale è il primo lungometraggio di David Maria Putortì, tratto dal romanzo Diario de la Guerra del Cerdo di Adolfo Bioy Casares.

Isidoro è ufficialmente entrato nella terza età. Non lavora e vive a casa di suo figlio, che è avvocato e continua a trattarlo in malo modo. Ogni giorno è solito incontrarsi con i suoi amici per giocare a carte. Le giornate sembrano scorrere tranquille fino a quando, tramite un canale online, ci si inizierà a scagliare contro gli anziani, visti sempre più come un peso per la società. Le cose degenereranno al punto da scatenare una vera e propria guerriglia urbana.

Una situazione paradossale che ha anche del grottesco e si scaglia contro un sistema all’interno del quale l’essere umano non sembra più essere considerato tale e dove i giovani, a causa del mancato ricambio generazionale sui posti di lavoro, fanno sempre più fatica a trovare degli impieghi.

Fatta eccezione per qualche incongruenza dal punto di vista della sceneggiatura, La Guerra del Maiale si contraddistingue principalmente per la messa in scena surreal-grottesca (non dimentichiamo che Putortì è stato per anni aiuto regia del grande Marco Ferreri). Una scelta indubbiamente coraggiosa, questa. Coraggiosa, ma anche incredibilmente difficile da gestire. Ed ecco che i primi piani esageratamente marcati, così come la recitazione a tratti straniante di alcuni personaggi in particolare, non sempre convincono. Peccato. Soprattutto perché con questa sua opera prima – coproduzione italo-argentina – Putortì ha dimostrato di non aver paura di osare e di volersi, in qualche modo, “liberare” dai canoni all’interno dei quali troppo spesso viene racchiuso il cinema italiano contemporaneo.

Ben venga, dunque, quando ci sono registi che hanno voglia di sperimentare e di sperimentarsi. Stiamo a vedere quale strada prenderà la cinematografia di questo nuovo nome del cinema nostrano.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – DARK NIGHT di Tim Sutton

dark-night-633x356TITOLO: DARK NIGHT; REGIA: Tim Sutton; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2016; cast: Robert Jumper, Eddie Cacciola, Aaron Purvis; durata: 85′

Nelle sale italiane dal 1° marzo, Dark night è l’ultimo lungometraggio del regista-rivelazione Tim Sutton, presentato in anteprima alla 73° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Orizzonti.

Il film è ispirato ad un recente fatto di cronaca avvenuto il 20 luglio 2012, quando, all’interno di un cinema in Colorado, durante la proiezione di mezzanotte di The Dark Knight Rises di Christopher Nolan, un ragazzo ha sparato con diverse armi da fuoco contro gli spettatori presenti in sala, provocando la morte di dodici persone e ferendone una settantina. Ciò che Sutton mette in scena sono sei storie di sei ragazzi coinvolti nella sparatoria – compreso il killer – ambientate nelle ore immediatamente precedenti l’avvenimento.

Ciò che maggiormente colpisce di un lungometraggio come Dark Night è la straordinaria maturità artistica del regista – il quale aveva già avuto modo di farsi conoscere ed apprezzare con Pavillion (2012) e Memphis (2013), anch’esso presentato a Venezia. Con un sapiente uso del montaggio alternato (come lo stesso David W. Griffith insegna), le storie dei sei ragazzi viaggiano in parallelo, con un crescendo emotivo che ci fa pensare che chiunque dei sei possa diventare il futuro carnefice. L’andamento registico e narrativo, tuttavia, facendo da contrappunto al tema trattato, è sorprendentemente, ma anche necessariamente contemplativo, quasi come se volesse rappresentare la noia ed il nichilismo dei giovani protagonisti, i quali hanno tutti in comune un forte bisogno di scosse, di un qualcosa che rivoluzioni le loro stesse esistenze. Tale quiete, sapientemente messa in scena, fa nascere, volutamente, una certa tensione nello spettatore, il quale, perfettamente a conoscenza di ciò che sta per avvenire, sa che essa stessa non durerà per sempre.

I giovani raccontati da Sutton ricordano tanto alcuni lungometraggi di Larry Clark, e, malgrado uno stile registico totalmente diverso, viene anche da pensare, data la struttura narrativa adoperata ed una scena in particolare in cui uno dei ragazzi è impegnato a giocare con un violento videogioco, al bellissimo Elephant di Gus van Sant, in cui veniva raccontata una sparatoria all’interno di un liceo americano.

Ed ecco che, ancora una volta, Tim Sutton non delude le aspettative. Il regista e fotografo statunitense ha tutte le carte in regola per entrare ben presto a far parte dell’Olimpo dei Grandi. Non resta che attendere con impazienza, dunque, i suoi lavori futuri.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – THE STARTUP di Alessandro D’Alatri

the_startup_matteo_vignati_matilde_gioli_andrea_arcangeliTITOLO: THE STARTUP; REGIA: Alessandro D’Alatri; genere: drammatico; anno: 2017; paese: Italia; cast: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli; durata: 97′

Nelle sale italiane dal 6 aprile, The Startup è l’ultimo film di Alessandro D’Alatri, prodotto da Luca Barbareschi ed ispirato ad una storia vera.

Matteo Achilli ha 18 anni ed è un brillante studente del liceo. Prossimo alla maturità e stanco di subire ingiustizie nel mondo del lavoro e dello sport a causa di chi può godere delle giuste raccomandazioni, decide di inventare una app che permetta di classificare gli iscritti in base al merito, in modo da dare maggiori possibilità di carriera a chi davvero abbia le competenze adatte. Il suo progetto ha subito successo ed il ragazzo inizia a guadagnare moltissimo ed a frequentare il mondo dell’alta società. Questo suo nuovo stile di vita, però, lo porterà ad allontanarsi dalla fidanzata e dagli amici di sempre.

the_startup_luca_di_giovanni_andrea_arcangeliIndubbiamente questo ultimo lavoro di D’Alatri ad un primo impatto può interessare. Se non altro sembra distaccarsi radicalmente dagli ultimi, non proprio riusciti, lavori dello stesso autore (vedi, ad esempio, Casomai, La febbre e Commediasexy). La storia raccontata, dal canto suo, presenta non pochi spunti da cui partire, per poi dare al lungometraggio il tono che si vuole. In questo caso, però, i non troppo velati (o quantomeno sperati) rimandi fincheriani restano, purtroppo, solo delle iniziali intenzioni. The Startup, di fatto, non riesce a “spiccare il volo”, non riesce a staccarsi dalla massa di lungometraggi sopra citati, ognuno dei quali vuole raccontarci la crisi e/o la precarietà del lavoro e/o i giovani a modo proprio.

the-startup-trailer-ufficiale-del-nuovo-film-alessandro-d-alatri-v4-287198Fatta eccezione, dunque, per rari momenti riguardanti la costruzione del progetto in sé, la sua partenza ufficiale e le sue conseguenze sulla carriera di Matteo, ci troviamo di fronte ad uno dei tanti prodotti buonisti, pieni di sé e talmente tante volte rifatti da essere ormai pericolosamente prevedibili, ognuno la brutta copia dell’altro. Ciò viene qui ulteriormente sottolineato, ad esempio, dalle eccessivamente “invasive” canzoni inserite all’interno del film e soprattutto dalla prima parte di esso, la quale si limita a regalarci un ormai noioso déjà vu. Dispiace, in questo caso, soprattutto per i giovani protagonisti (Andrea Arcangeli nel ruolo di Matteo, Paola Calliari nel ruolo della sua ragazza Emma e la lanciatissima Matilde Gioli, nel ruolo della bella e “pericolosa” Cecilia). Malgrado il loro impegno, a quanto pare sono stati fortemente penalizzati da una direzione attoriale che li ha voluti eccessivamente stereotipati. Evidentemente il mondo del lavoro è stato spietato anche con loro.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – SLAM – TUTTO PER UNA RAGAZZA di Andrea Molaioli

slam-e1479658803352-700x430TITOLO: SLAM: TUTTO PER UNA RAGAZZA; REGIA: Andrea Molaioli; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Luca Marinelli, Jasmine Trinca, Ludovico Tersigni, Barbara Ramella; durata: 100′

SLAM: tutto per una ragazza, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema, sarà distribuito nelle sale da Universal Pictures Italia dal 23 marzo.

Il film è stato presentato al 34mo TFF dal Trio Francesco Bruni, Ludovica Rampoldi e Andrea molaioli che hanno firmato una nuova  commedia italiana sulla gioventù e sul diventare adulti attingendo dall’omonimo romanzo del britannico Nick Hornby tradotto in Italia come TUTTO PER UNA RAGAZZA. Cosa viene fuori dall’humor inglese mescolato dai nostri tre autori in una commedia già vista nel recente Piuma di Roan Johnson anche lui per metà di origini inglesi? E’ cosa certa che gli adolescenti sono uguali a tutte le latitudini, soprattutto se debbono affrontare un evento come una gravidanza inaspettata.

11.SLAM-Tutto-per-una-ragazza_ZAY2140_foto-di-F.-Zayed_L.Marinelli-L.Tersigni-FILEminimizerIl protagonista se sullo skateboard è bravino, diventa imbranato nel dover fare il padre anzitempo. Se poi dalla nascita ha vissuto sempre con la madre con un padre che è un assente mattacchione, viene compreso dallo spettatore che tifa disperatamente per lui. La madre interpretata da Jasmine Trinca è anche lei goffa, e si stenta riconoscere in lei la protagonista della Stanza del Figlio e del drammatico Miele. Piuttosto rivediamo in lei con qualche anno di meno Margherita Buy che da tempo interpreta madri che si pongono come amiche dei figli. E’ il padre interpretato da un lanciatissimo Luca Marinelli che da respiro alla commedia che vira decisamente verso un humor più mediterraneo. Quello che incanta della pellicola è la MUSICA che fa da padrone per l’intera durata del film con una scelta accurata di brani di successo. Ma anche le riprese iniziali rasoterra dello skate board danno dinamicità alla storia, insieme ai continui flashback tra sogni, anzi incubi, che poi sistematicamente si trasformano in realtà.

slam-tutto-per-una-ragazza-nuove-foto-1Insomma siamo lontani da Andrea Molaioli, regista ricordiamo de La Ragazza del Lago, caso cinematografico vincitore di 10 David di Donatello. Nei panni del giovane ragazzo padre Ludovico Tersigni visto in L’estate addosso di Gabriele Muccino. Insieme alla protagonista femminile  Barbara Ramella vista in Non si ruba a casa dei ladri di Carlo Vanzina. Sembra che i due non abbiano avuto modo di riscaldarsi per immedesimarsi nelle parti loro assegnate se non verso la fine della commedia. Per pura curiosità segnaliamo che il titolo SLAM in gergo consolidato ricorda i rumori di sbattere, scagliare, scaraventare, nei fumetti il rumore di una porta chiusa con forza, nel gergo dello skateboarding, attività principale del nostro eroe, la caduta rovinosa al termine di un’evoluzione acrobatica!

VOTO: 5/10

Luigi Noera

LA RECENSIONE – NON E’ UN PAESE PER GIOVANI di Giovanni Veronesi

192003467-5ff3dcd3-01e1-4f4c-80e1-878b8775f2adTITOLO: NON È UN PAESE PER GIOVANI; REGIA: Giovanni Veronesi; genere: drammatico, commedia; anno: 2017; paese: Italia; cast: Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco; durata: 105′

Nelle sale italiane dal 23 marzo, Non è un paese per giovani è l’ultimo lavoro di Giovanni Veronesi.

Sandro (Filippo Scicchitano), timido ed insicuro ventenne, sogna di diventare scrittore. Luciano (Giovanni Anzaldo), suo coetaneo, è coraggioso e brillante, ma con un misterioso lato oscuro. I due si conoscono nel ristorante in cui lavorano e decidono di partire per Cuba, al fine di aprire una loro attività. Qui verranno ospitati da Nora (Sara Serraiocco), loro connazionale allegra e vivace, ma con un difficile passato alle spalle. Iniziare una nuova vita e trovare una propria strada, però, non sarà poi così facile.

193732204-0491de15-f4ec-4423-aac2-e453f8de3f80Da quanto si può intuire, le premesse per una visione che sa tanto di déjà vu ci sono tutte. E, di fatto, Giovanni Veronesi si è in qualche modo divertito a rimescolare un po’ le carte, basandosi su quanto uscito in Italia negli ultimi anni, al fine di creare qualcosa di diverso. O, comunque, qualcosa che possa fare da denuncia, che possa, in qualche modo, proclamare a gran voce il diritto di ogni giovane di costruirsi il proprio futuro e di trovare un proprio posto nel mondo. Al di là di ogni possibile impedimento. E, di fatto, la scelta di raccontare il “dopo”, si è rivelata qui una trovata intenzionalmente interessante. Peccato solo che questo voler rimescolare le carte possa, alla fin fine, far venire in mente altri lavori preesistenti. In questo caso, ad esempio, per struttura ma anche per quanto riguarda la costruzione dei personaggi, non possiamo non ripensare a Che ne sarà di noi, gloria dello stesso Veronesi del 2004, dove un impacciato Silvio Muccino sembra somigliare assai al Filippo Scicchitano dei nostri giorni, così come il personaggio di Valeria Solarino sta proprio tanto a ricordarci la candida Nora di Non è un paese per giovani. E, badate bene: non si tratta di plagio, in questo caso. Più che altro è stato lo stesso Veronesi a citare – volontariamente o meno – sé stesso, creando, ovviamente, qualcosa di maggiormente adatto al contesto attuale.

Eppure, con ciò non si vuol relegare Non è un paese per giovani a quel gruppo di prodotti pretenziosi ed urticanti che affollano le nostre sale. Perché, di fatto, questo ultimo lavoro di Veronesi una sana dose di spontaneità e genuinità ce l’ha. Quantomeno ha evitato il pericoloso cliché del giovane italiano squattrinato, iperqualificato e disoccupato. Senza contare trovate vincenti collocate qua e là all’interno della messa in scena, come la figura di Cesare, padre di Sandro – interpretata da Sergio Rubini, quasi sempre una garanzia – e la numerosa e pittoresca famiglia cubana che ha adottato la giovane Nora.

E sia. Questo Non è un paese per giovani, malgrado il pericoloso e (in)evitabile buonismo dove alla fine prevedibilmente va a parare, non è del tutto da buttare. Se non altro per la capacità di ricostruire atmosfere e piccoli ma significativi dettagli che non possono che rivelarsi riusciti salvataggi in corner. Visto, approvato, archiviato.

VOTO:6/10

Marina Pavido