Io resto così: in arrivo il film sulle Forze dell’Ordine

Debora ScalzoRicevo e volentieri pubblico

Quanto vale la vita di un poliziotto? Meno di un caffè?

 È partito il progetto di raccolta fondi per la realizzazione di un film che racconta la vita e la passione delle Forze dell’Ordine.

 Link al progetto: http://sostieni.link/24346

 La scrittrice Debora Scalzo lancia ufficialmente la campagna di raccolta fondi per la realizzazione del film dedicato alle Vittime del Dovere dal titolo provvisorio: IO RESTO COSÌ, tratto dal suo libro di successo in omaggio alla Polizia di Stato e tutti gli appartenenti delle Forze dell’Ordine. La Scalzo è una donna che da anni sostiene e si batte per le forze dell’ordine e con il suo film vuole portare al cinema tematiche reali, raccontando la vera storia di tutti questi grandi uomini e donne, che ogni giorno con dedizione, impegno, sacrificio e coraggio svolgono un lavoro speciale che la stessa autrice dichiara “vocazione”.

Nel video di crowdfunding chiede a tutti gli appartenenti delle Forze dell’Ordine e a tutti i sostenitori di donare anche solo 1 Euro per poter contribuire alla realizzazione del film, poiché lei stessa dichiara “di aver trovato un muro di gomma”… forse perché

si preferisce parlare di poliziotti criminali corrotti invece di lodare la vita e la passione di coloro che ogni giorni ci difendono.

Il video è uscito sulla piattaforma Produzioni dal Basso, la prima piattaforma di crowdfunding nata in Italia che rappresenta la più grande community italiana del crowdfunding reward based e donation.

Nel video la Scalzo è affiancata da Sonia Iacovone, sorella di Giuseppe Iacovone, poliziotto morto in servizio nel 2012 che non ha mai ricevuto adeguata giustizia.

La Scalzo lancia un messaggio molto forte: “quanto vale la vita di un poliziotto?” Meno di un caffè?”“, dichiarando inoltre: “La vita di un poliziotto è inestimabile. Per noi è importante realizzare questo film per non dimenticare tutti gli appartenenti delle forze dell’ordine, le vittime e tutte le famiglie. Vittime come Giuseppe, che purtroppo ha perso la vita in servizio senza giustizia, perché per la sentenza il fatto non sussiste, quindi è come se non fosse mai esistito. Ma Giuseppe è esistito, fa parte di noi, della nostra vita e dei nostri ricordi e merita giustizia. Soprattutto, merita il giusto ricordo di un uomo che fino alla fine ha onorato e amato la propria divisa“.

Il video è stato realizzato dall’Associazione Culturale Now and Forever, di cui la Iacovone è Socia Onoraria.

 Ecco il link per donare e sostenere la realizzazione del filmhttp://sostieni.link/24346

XXXVIII FANTAFESTIVAL – TUTTI I VINCITORI

fantafestival2018Ricevo e volentieri pubblico

Sono stati svelati i vincitori della 38^ edizione del FANTAFESTIVAL (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico), diretta da Marcello Rossi Luca Ruocco, che quest’anno ha avuto una grande affluenza di pubblico registrando, tutte le sere, sold out. A decretare i vincitori del Pipistrello d’oro, una giuria di esperti del settore composta dal regista Claudio Lattanzi, dalla giornalista e saggista Daniela Catelli e dal regista e attore Luca Vecchi.

A vincere il Pipistrello d’oro come Miglior lungometraggio è stato l’horror spagnolo Framed, di Marc Martínez Jordán, mentre quello al Miglior cortometraggio va ad una produzione italo-inglese, The Essence of Everything, di Daniele Barbiero.

Carlo Modesti Pauer e Leopoldo Santovincenzo, autori del programma Wonderland di Rai4, hanno assegnato i due premi “Mario Bava”, dedicati esclusivamente alle produzioni italiane. Quello al Miglior cortometraggio è andato alla black comedy Insetti di Gianluca Manzetti, mentre quello per il Miglior lungometraggio a Go Home – A casa loro, l’attualissimo zombie-movie politico di Luna Gualano.

Tra gli appuntamenti dell’ultima giornata del Festival si è tenuta la presentazione del film “Everybloody’s End” con il regista Claudio Lattanzi, gli interpreti Cinzia Monreale e Marina Loi, il curatore degli effetti speciali Sergio Stivaletti e lo sceneggiatore Antonio Tentori; grande successo anche per Maurizio Nichetti che ha portato la versione restaurata, in collaborazione con Shockproof, Magnifica Ossessione e Centro Studi Cinematografici, del suo film “Domani si Balla”.

Il XXXVIII Fantafestival ha visto anche il debutto romano del fan film del club Ghostbusters Italia: una produzione indipendente che per qualità della storia e degli effetti speciali ha ben poco da invidiare alla saga a cui si ispira.

Il Fantafestival in collaborazione con VIDEA, infine, ha dedicato una proiezione evento a Suspiria, alla quale ha partecipato il regista Dario Argento, in occasione dell’uscita digipack in edizione limitata. A presentare questa nuova versione da lui restaurata è stato Luciano Tovoli, autore della cinematografia di Suspiria che, oltre ad accompagnare il pubblico in questa nuova visione del capolavoro di Argento, ha presentato anche il libro-intervista Suspiria e dintorni, a cura di Piercesare Stagni e Valentina Valente, pubblicato da Edizioni Artdigiland. Lo stesso editore ha curato per VIDEA i contenuti extra presenti nel digipack.

LA RECENSIONE – LA MIA FAMIGLIA A SOQQUADRO di Max Nardari

la-mia-famiglia-a-soqquadroTITOLO: LA MIA FAMIGLIA A SOQQUADRO; REGIA: Max Nardari; genere: commedia; anno: 2017; paese: Italia; cast: Gabriele Caprio, Marco Cocci, Bianca Nappi, Eleonora Giorgi; durata: 90′

Nelle sale italiane dal 30 marzo, La mia famiglia a soqquadro è il secondo lungometraggio diretto da Max Nardari, ispirato al libro Figli violati di Renea Rocchino Nardari, madre dell’autore.

Martino (interpretato dal giovane Gabriele Caprio) è un ragazzino undicenne appartenente alla classica famiglia del Mulino Bianco, emarginato a scuola perché considerato “diverso”, in quanto unico ragazzino con i genitori ancora uniti, che, però, al fine di integrarsi, farà di tutto affinché il suo nucleo famigliare si spacchi in due.

fam01Dato il tono di tutto il lungometraggio, anche se inizialmente il bambino può farci non poca simpatia, una volta entrati nel vivo della vicenda ed aver assistito alla presentazioni di personaggi e situazioni talmente stereotipati da sembrare addirittura irreali, ecco che, di punto in bianco, la storia inizia a perdere di ogni qualsivoglia interesse. Uno stereotipo dopo l’altro, una carrellata di luoghi comuni e buonismi di ogni genere, che culminano in un finale – che vede il giovane protagonista fare il suo discorso d’effetto, volto a chiarire qualsiasi equivoco e a riportare l’armonia in casa – ambientato, guarda caso, durante il periodo pre-natalizio. E chi più ne ha più ne metta.

la_mia_famiglia_a_soqquadro_clip_esclusiva_commedia-660x350Eppure, ripensando alle iniziali intenzioni dell’autore ed alla genesi del lungometraggio stesso, non si può non riconoscere una certa ingenuità ed anche una sorta di genuinità che manca, di fatto, a commedie recentissime come Mamma o papà?, diretta da Riccardo Milani, o La verità, vi spiego, sull’amore, di Max Croci – tutte nate da grandi produzioni. Il fatto di aver scelto di adattare per il grande schermo un libro scritto dalla propria madre e di averlo fatto con la propria casa di produzione, in realtà fa quasi tenerezza. Ed ecco che iniziamo a considerare La mia famiglia a soqquadro più come una specie di goliardata in famiglia che come un qualcosa che vuole definirsi a tutti i costi “il prodotto dell’anno”. E così iniziamo a “perdonare” tutti gli stereotipi presenti, gli attori eccessivamente sopra le righe, la disarmante prevedibilità della trama e via dicendo. Sul fatto che il lungometraggio di Nardari possa riuscire a fare o meno eccezione all’interno del palinsesto, però, vi sono ancora parecchie perplessità, per non dire addirittura scetticismi. Ma sta bene. Contenti loro, contenti tutti.

VOTO: 4/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – IL PUGILE DEL DUCE di Tony Saccucci

Il-Pugile-Del-Duce-Leone-20173399TITOLO: IL PUGILE DEL DUCE; REGIA: Tony Saccucci; genere: documentario; anno: 2016; paese: Italia; durata: 65′

Nelle sale italiane dal 21 marzo – in occasione della Giornata Mondiale contro il razzismoIl pugile del duce è l’opera prima del regista Tony Saccucci, liberamente tratto dal libro Nero di Roma di Mauro Valeri.

Leone Jacovacci era un pugile pressoché perfetto: campione quasi imbattuto, ottima tecnica, ottima resistenza. Essendo, però, per metà italiano e per metà congolese, trovò non poche difficoltà nel farsi riconoscere la cittadinanza italiana. La situazione non migliorò nel momento in cui il duce decise di “cancellarlo” letteralmente dalla storia d’Italia, lanciando la figura di Primo Carnera come campione nazionale di pugilato.

Questo suo lavoro di Saccucci indubbiamente ci regala un’altra porzione della nostra storia andata, ormai, dimenticata. Con una serie di testimonianze (prima tra tutte, quella di Mauro Valeri, biografo di Jacovacci), fotografie d’epoca e filmati di repertorio, ecco rivivere sul grande schermo la singolare figura del pugile di colore che tanti consensi ha riscosso da parte del pubblico, ma che, proprio per il colore della sua pelle, è stato considerato una figura “scomoda”, poco adatta a rappresentare l’Italia, malgrado la sua adesione, tra l’altro, proprio al partito fascista.

Tale storia ci viene raccontata quasi come una sorta di favola, con una voce narrante che da un lato da sì l’impressione di assistere ad un prodotto prettamente televisivo, ma che, dall’altro lato, risulta decisamente necessaria. Il risultato finale è un prodotto di tutto rispetto: un prezioso documento che testimonia importanti avvenimenti nel nostro paese, ormai completamente dimenticati, ma che, grazie anche al potere della Settima Arte, possono finalmente tornare alla luce.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

67° FESTIVAL DI BERLINO – RETURN TO MONTAUK di Voelker Schloendorff

201719812_1-h_2017TITOLO: RETURN TO MONTAUK; REGIA: Völker Schlöndorff; genere: drammatico; anno: 2017; paese: Germania, USA; cast: Stellan Skarsgård, Nina Hoss; durata: 106′

Presentato in concorso alla 67° edizione della Berlinale, Return to Montauk è l’ultimo lungometraggio diretto dall’autore tedesco Völker Schlöndorff.

Ci troviamo a New York, dove l’acclamato scrittore Max Zorn – ormai non più giovanissimo – è appena arrivato con la moglie per presentare il suo ultimo romanzo, che parla di un vecchio amore finito male. Il caso vuole che la sua antica fiamma – un’avvenente avvocato di origini tedesche – lavori e viva proprio a New York. I due, ovviamente, si incontreranno e decideranno di trascorrere un fine settimana insieme a Montauk, località sul mare dove erano soliti passare parecchio tempo insieme. Sarà ancora amore o soltanto nostalgia dei tempi passati?  Comunque vadano le cose, arriveremo ad un punto in cui il destino dei due protagonisti finirà per non interessarci minimamente. Soprattutto perché il grande problema di un lungometraggio come Return to Montauk è un vero e proprio concentrato di banalità e luoghi comuni come non se ne vedevano da anni.

Dopo un iniziale primissimo piano di Stellan Skarsgård che parla del suo libro, della sua infanzia e del rapporto con suo padre (incipit, questo, che inizialmente farebbe anche ben sperare in qualcosa di interessante), ecco che prendono il sopravvento, dunque, una storia ai limiti della banalità – priva anche di un’approfondita e necessaria riflessione introspettiva – una colonna sonora decisamente disturbante (la scena madre in merito è rappresentata dalla scena in cui Max/Skarsgård reincontra il suo amore di gioventù ed un gruppetto di violini inizia a suonare una melodia talmente sdolcinata da chiedersi se si stiano prendendo sul serio o meno) e, dulcis in fundo, delle ambientazioni che hanno quasi del mocciano, giusto per essere cattivi quanto basta. Una chicca di tutto rispetto, a tal proposito, è rappresentata, durante una scena in cui i due amanti passeggiano sulla spiaggia completamente deserta, dalla presenza di un faro in riva al mare. E credo che, a questo punto, non ci sia null’altro da aggiungere in merito.

La cosa che maggiormente lascia basiti è che, di fatto, un autore come Völker Schlöndorff di talento ne ha eccome. E infatti, da un punto di vista prettamente registico, Return to Montauk è un film pressoché perfetto. Peccato, però, che quel disturbante senso di obsolescenza presente nelle ultime opere del cineasta tedesco sia stato qui portato all’estremo in modo irrecuperabile. C’è solo da augurarsi un eventuale (ma improbabile) ritorno alle origini, a questo punto. E, nel frattempo, continueremo a sognare vecchi tamburi di latta.

VOTO: 4/10

Marina Pavido

ALTIN IN CITTA’ di Fabio Del Greco – imperdibile appuntamento con il Cinema Indipendente

locandina-orizzontale1-altin-in-the-cityGrandi novità in arrivo sul grande schermo, nel 2017! Il cinema indipendente – e, nello specifico, quello italiano – come abbiamo avuto modo di vedere, sta ottenendo, negli ultimi anni, sempre maggiori consensi da parte di pubblico e critica, oltre a grandi riconoscimenti nell’ambito di festival italiani ed internazionali. E, a quanto pare, anche la distribuzione sta dedicando uno spazio maggiore ad un certo tipo di cinema. Per l’anno nuovo, ad esempio, è prevista l’uscita di Altin in città, ultimo lungometraggio diretto da Fabio Del Greco – con protagonisti gli attori Rimi Beqiri e Chiara Pavoni – che tratta temi attuali come l’integrazione in un paese straniero, il desiderio di realizzare i propri sogni e la difficoltà a gestire il successo.

Altin è un giovane scrittore di talento che, venuto in Italia dall’Albania, sta per ultimare un libro in cui racconta la propria esperienza di migrante. Scoperto da una talent scout in seguito alla sua partecipazione ad una trasmissione televisiva, il giovane vedrà un altro ragazzo appropriarsi dei diritti del suo libro, in quanto ritenuto maggiormente adatto a diventare un personaggio pubblico. Le cose, però, prenderanno una piega inaspettata.

Una storia, questa qui raccontata, che è anche la storia di molti giovani che sognano il successo, ma che faticano a farsi strada. Una storia come tante, ma messa in scena in modo del tutto personale, con una forte componente onirica e grande potenza visiva, segno che – spesso e volentieri – lavorare da indipendenti ha dalla sua una totale libertà di espressione, oltre alla voglia di scoprire e sperimentare linguaggi nuovi e non convenzionali. E Altin in città è proprio questo: un lungometraggio che non ha paura di mettere in scena il nuovo e che, ci auguriamo, possa trovare un proprio, giusto riconoscimento da parte della distribuzione italiana.

11° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – DENIAL di Mick Jackson

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TITOLO: DENIAL; REGIA: Mick Jackson; genere: drammatico; anno: 2016; paese: USA, UK; cast: Rachel Weisz, Timothy Spall, Tom Wilkinson; durata: 110′

Presentato in Selezione Ufficiale (e prossimo all’uscita in sala) all’11° Festa del Cinema di Roma, Denial (La verità negata) è l’ultimo lungometraggio diretto da Mick Jackson.

In seguito alla pubblicazione del libro Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory – in cui più volte vengono attaccate le teorie negazioniste dell’autore britannico David Irving – la professoressa americana Deborah Lipstadt viene citata in causa da quest’ultimo con l’accusa di diffamazione. In Inghilterra, però, le cose non funzionano come negli Stati Uniti. In casi del genere, infatti, è compito del presunto colpevole dimostrare la propria innocenza. Sarà, dunque, arduo compito di Deborah – insieme ad una squadra di prestigiosi avvocati guidati da Richard Rampton – dimostrare la veridicità dell’Olocausto stesso.

Quello che inizialmente si presentava come un lungometraggio visto e rivisto, che nulla di nuovo ha da offrire al pubblico e sul quale si è puntato eccessivamente, si è dimostrato, in realtà, un prodotto di tutto rispetto, che al suo interno ha sì delle problematiche, ma che, comunque, vanta una sceneggiatura di ferro, magistralmente interpretata da un ottimo cast, all’interno del quale spicca su tutti il grande Timothy Spall, nel ruolo di David Irving, oltre, ovviamente, a Rachel Weisz nel ruolo della protagonista.

Tale sceneggiatura – affiancata da una regia e da un montaggio dinamici, che, per tutta la durata del film, riescono a mantenere ritmi costanti e pertinenti alla narrazione, senza mai cadere di tono – contribuisce a rendere il lungometraggio quasi del tutto privo di sbavature. Quasi, perché – come può facilmente capitare nel momento in cui si tratta un argomento del genere – sono presenti determinate scene in cui – complice anche una musica decisamente troppo melodrammatica ed invadente, carrellate troppo enfatizzanti e primi piani che sembrano voler indugiare un po’ troppo a lungo su ciò che viene mostrato – si ha tutta l’impressione che Jackson abbia voluto a tutti i costi arruffianarsi il pubblico, facendo leva in modo piuttosto facile e scontato sui sentimenti. C’è anche da considerare, però, che tali scelte possono rappresentare uno degli errori più comuni che si possano fare – sempre che di errori si voglia parlare – nel momento in cui vengono trattati determinati argomenti. In pratica è come trovarsi su di una mina (giusto per citare uno dei titoli recentemente apparsi in palinsesto), rischiando, anche con un minimo movimento, di provocare l’irreparabile. Peccato veniale, dunque, questo di Jackson.

Fatto sta che Denial, in fin dei conti, si è rivelato un prodotto interessante per il tema trattato – come già è stato detto – e, nel complesso, ben confezionato. Un lavoro che nel suo genere decisamente funziona, senza mai voler essere didascalico e che, quasi sicuramente, verrà apprezzato da molti.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

GUERRE&PACE FILMFEST – A NETTUNO DAL 25 AL 31 LUGLIO LA QUATTORDICESIMA EDIZIONE

Ricevo e volentieri pubblico

GUERRE&PACE FILMFEST

14a edizione
FORTE SANGALLO di NETTUNO (ROMA)
25 – 31 luglio 2016

Lungometraggi, documentari e presentazioni di libri a ingresso gratuito.
Tema della quattordicesima edizione: “Esodi di guerra”

Lungometraggi, documentari e presentazioni di libri a ingresso gratuito. Tema della quattordicesima edizione: “Esodi di guerra”

Nettuno-Forte-SangalloSi tiene a Nettuno (Roma) dal 25 al 31 luglio 2016– a ingresso gratuito fino a esaurimento posti – presso il complesso architettonico di Forte Sangallo, la quattrordicesima edizione del Guerre&Pace Filmfest, vetrina unica dedicata al cinema di guerra e di pace, organizzata dall’Associazione Seven, con la direzione artistica di Stefania Bianchi. Una settimana con proiezioni di lungometraggi, documentari, ma anche mostre, libri – in collaborazione con le principali case editrici. Il tema di questa edizione è: Esodi di guerra”, per raccontare storie di uomini e donne in fuga da esistenze difficili e in cerca di un futuro migliore, ma anche storie di convivenze e integrazione tra le diverse etnie. Un aspetto fondamentale rispetto a guerre e conflitti, oggi è quello che riguarda la gran massa di persone che fuggono da situazioni difficili per riversarsi sull’Europa. Dove non è facile distinguere tra profughi, rifugiati e migranti. Solo dal 2011, sessanta milioni di persone hanno dovuto fuggire dalla guerra e dalla violenza. Il 2015 è stato un anno in cui le tematiche delle migrazioni hanno conquistato la ribalta mediatica per effetto dell’afflusso di persone in fuga da Libia, Siria, Corno d’Africa e da molti altri Paesi in crisi.

Il programma della 7 giorni di festival si apre lunedì 25 luglio alle 20:30 con i saluti al pubblico. Alle ore 21:15 la prima proiezione, della sezione documentari – organizzata in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà – con Fuocoammare,di Gianfranco Rosi, , che ha per oggetto l’isola di Lampedusa e gli sbarchi di migranti che la interessano, vincitore dell’Orso d’oro per il miglior film a Festival di Berlino di quest’anno, candidato a 4 David di Donatello e vincitore del Nastro d’argento speciale per il Documentario. Martedì 26 luglio alle 19:00 la proiezione del documentario Vacanze di guerra, di Alessandro Rossetto: mentre le truppe hitleriane stanno travolgendo Parigi, sei grandi navi della Marina Militare Italiana lasciano la Libia, dirette ad un porto dell’Adriatico settentrionale. A bordo non ci sono soldati, ma bambini, dodici o tredicimila bambini, tutti i figli tra i quattro e i dodici anni di quei contadini che il regime ha convinto pochi mesi prima a mettere radici sulla “quarta sponda” d’Italia. Alle 20:30 la presentazione del libro Il mio nome è un colore, racconto sul valore dell’essere umano ambientato nella prima metà del secolo scorso a Nettuno, realizzato dall’associazione cultrale La Tamerice. Chiude la giornata la proiezione alle ore 21:15 del lungometraggio Dheepan – Una nuova vita, di Jacques Audiard. Mercoledì 27 luglio alle 19:00 il documentario Fratelli d’Italia, di Claudio Giovannesi. Alle ore 20:30 la presentazione del libro Le marocchinate, di Stefania Catallo, alla presenza dell’autrice. Quindi, alle ore 21:15, il lungometraggio Welcome, di Philippe Loiret. Giovedì 28 luglio alle ore 19:00 presenta il documentario Profughi a Cinecittà, di Marco Bertozzi. Alle 20:30, alla presenza dell’autore, presentazione del libroNotturno bizantino, di Luigi De Pascalis. Chiude la serata a partire dalle 21:15 la proiezione del lungometraggioTerraferma, di Emanuele Crialese. Venerdì 29 luglio alle 19:00 proiezione del documentario Albania, il Paese di fronte, diretto a quattro mani da Roland Sejko e Mauro Brescia. Il libro presentato alle 20:30 sarà quindi Lettere al di là del muro, di Stefano Apuzzo, Serena Baldini e Barbara Archetti. Alle 20:30 proiezione del film diretto da Marco Tullio Giordana, Quando sei nato non puoi più nasconderti. Sabato 30 luglio il documentario che apre la giornata è Pasta nera, di Alessandro Piva, alle ore 19:00. Quindi, alle 21:15, il lungometraggio firmato da Ridley Scott, Exodus – Re e Dei. Nell’ultima serata del festival, domenica 31 luglio, saranno proiettati il documentario Dustur, di Marco Santarelli e Il Bel Canto, di Carlo Cotti, omaggio all’Opera realizzato con immagini dell’Archivio Luce da un regista che da anni abita a Nettuno.

Il visual di quest’anno è la foto del fotografo messicano Alfredo Estrella, scattata a Chacamax Community nel Chiapas, in Messico dal titolo “A migrant run for a dream”, concessa al festival.

Patrocinato sin dalle sue prime edizioni dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e da questa edizione anche dal Ministero dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo e premiato nel 2005 dalla Presidenza della Repubblica per l’alto valore culturale e artistico, GUERRE&PACE FILMFEST è una rassegna unica in Italia a carattere ricorrente e ad ingresso gratuito dedicata al cinema di guerra e di pace. Realizzato con il patrocinio e il contributo di Regione Lazio e Città di Nettuno; con il supporto e la collaborazione di Cinecittà Luce, Comitato Atlantico Italiano, libreria Fahrenheit 451, Pro Loco Nettuno, Trattoria Romolo, Ciprari legnami e prefabbricati srl e con la media partnership di Cinecittà News.

Per maggiori informazioni
www.guerreepacefilmfest.it
organizzazione@guerreepacefilmfest.it
cell. 339 2781522

BIANCONERI. JUVENTUS STORY – solo il 10, 11 e 12 ottobre nelle sale italiane

Ricevo e volentieri pubblico

Uscirà il 10, 11 e 12 ottobre nelle sale italiane

l’atteso docu-film di Marco e Mauro La Villa sulla storia leggendaria della famiglia Agnelli e della sua mitica squadra

 

Bianconeri_POSTER_100x140Con interviste a Gianluigi Buffon, Alessandro del Piero, Andrea Pirlo, Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci,

Andrea Agnelli, John, Ginevra e Lapo Elkann

 Prendete la squadra che più di ogni altra ha vinto tutto quello che si poteva desiderare vincere. Aggiungete una famiglia che ha fatto la storia d’Italia e della sua industria: gli Agnelli. Gli ingredienti per dar vita a un film che tenga attaccati allo schermo ci sono già tutti.

È stata questa l’intuizione dei fratelli Marco e Mauro La Villa, che firmano la regia di Bianconeri. Juventus Story (prodotto da Marco e Mauro La Villa e Damien Mastroprimiano), il film in arrivo nelle sale italiane solo per tre giorni, dal 10 al 12 ottobre, distribuito da Nexo Digital e Good Films (elenco dei cinema a breve su http://www.juvestory.it. Prevendite aperte dal 15 luglio).

La Juventus F.C. è la società di calcio più famosa e vincente d’Italia. Viene fondata a Torino il primo novembre del 1897 da un gruppo di amici uniti dalla passione per il football, quello sport così speciale da poco “importato” dall’Inghilterra. Nasce così, quasi per gioco, il team più glorioso del campionato italiano. Nel 1923 la Juventus viene acquistata dalla famiglia Agnelli, risultando a oggi la sola squadra professionale ad aver mantenuto la stessa proprietà per quasi un secolo.

Costruito con un sapiente mix di immagini esclusive, interviste ai nomi più illustri del calcio mondiale, video di repertorio e materiali inediti provenienti dagli archivi privati della società, Bianconeri. Juventus Story è il film indipendente attraverso cui Marco e Mauro La Villa raccontano per la prima volta la storia ufficiale del club, ma è anche un viaggio attraverso le fasi salienti che hanno contribuito a costruire il sogno della Juventus fino alla conquista della terza stella ed è il racconto, intimo e appassionato, della “storia d’amore” tra la squadra e la famiglia Agnelli. Su grande schermo i fan di tutta Italia ritroveranno alcuni dei momenti più emozionanti, intensi, drammatici e trionfali della storia della squadra bianconera: dall’acquisto segreto di Platini alla tragedia dello stadio Heysel di Bruxelles, dall’arrivo di Roberto Baggio all’era Lippi, dalla retrocessione in B alla straordinaria stagione 2015/2016. Sempre uniti e determinati, sempre “fino alla fine”, come recita il motto dei giocatori. Narrato dal Candidato al Premio Oscar Giancarlo Giannini, il film vede tra i produttori esecutivi David Franzoni, sceneggiatore del film Premio Oscar Il Gladiatore, e la collaborazione speciale del Premio Oscar Ennio Morricone.

Ma Bianconeri. Juventus Story è anche un libro pubblicato da Rizzoli, disponibile in libreria dal 13 ottobre, in occasione dell’uscita del film nelle sale.

Il volume di Marco e Mauro La Villa, con testi di Gianluigi Buffon, Alessandro del Piero, Andrea Agnelli, John e Lapo Elkann, racconta per la prima volta la storia ufficiale del club attraverso i suoi momenti chiave, compresi scandali e tragedie.

Un oggetto imprescindibile per ogni tifoso, costruito con materiali inediti provenienti dagli archivi privati della società: fotografie, documenti e interviste.

Spiegano i registi Marco e Mauro La Villa: “Nati Juventini, abbiamo avuto l’idea di realizzare ‘un film’ sulla nostra amata Juventus in onore di nostro padre, Rosindo La Villa, bianconero sfegatato. Ci siamo tuffati immediatamente nella ricerca per trovare ‘una storia’ che potesse comunicare al mondo chi è davvero la Juve. Dopo la prima fase di ricerche, era chiaro che la famiglia Agnelli sarebbe stata protagonista: c’è un legame tra gli Agnelli e la squadra che non esiste in nessun’altra parte del mondo e in nessun altro sport. Per questo nelle parole dell’avvocato Gianni Agnelli abbiamo trovato in fondo una delle chiavi del nostro film: “La vera gara tra noi e le squadre milanesi -spiegava- sarà tra chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda”.  Partendo nel 1981 con la grande squadra di Trapattoni e Liam Brady, la storia della Juve continua con tutti i suoi alti e bassi e le svolte inaspettate verso quella terza stella che sembrava irraggiungibile! Lavorare per gli ultimi 5 anni direttamente con la società, i giocatori e la famiglia Agnelli è stato impegnativo ma soprattutto meraviglioso: speriamo di aver portato a termine nel modo migliore l’obiettivo che ci eravamo prefissati: portare questa epica storia d’amore sul grande schermo per il pubblico Juventino in Italia e nel mondo.”

Aggiunge Ginevra Elkann di Good Films: “Il film dei fratelli La Villa racconta in modo emozionante la storia della Juventus, con un punto di vista nuovo, umano, familiare”.

Conclude Franco di Sarro per Nexo Digital “Siamo davvero felici di distribuire Bianconeri. Juventus Story assieme a Ginevra Elkann e a Good Films. Siamo sicuri che sarà una grande festa per i tifosi di tutta Italia e per tutti i cinema che parteciperanno all’evento”.

 Marco e Mauro La Villa sono due fratelli gemelli registi e produttori di origine italiana e vivono a New York City. Al momento stanno lavorando sui loro prossimi lungometraggi, collaborando anche su alcuni film con il produttore/attore, Damien Mastroprimiano. Insieme hanno diretto e prodotto il documentario musicale Hang The DJ dedicato alla cultura di dj come Roger Sanchez, Junior Vasquez, DJ Qbert, Mix Master Mike, John “Jellybean” Benitez, Carl Cox, Dj Red Alert, e Claudio Coccoluto. Hang The DJ è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival e presentato anche al Festival Internazionale del Documentario di Amsterdam.

Bianconeri. Juventus Story sarà distribuito in Italia dal 10 al 12 ottobre da Nexo Digital e Good Films in collaborazione coi media partner Radio DEEJAY, Corriere dello Sport – Stadio, TuttoSport e con ADIDAS.

Con quattro premi FESTINA LENTE di Lucilla Colonna conquista l’America

Francesca Ceci

Ricevo e volentieri pubblico

Trionfa nel cuore degli Stati Uniti il film indipendente sul Rinascimento italiano diretto da Lucilla Colonna. Selezionato e proiettato alla 13ma edizione del Wilde Rose Film Fest, competizione internazionale ospitata dall’accogliente Cinema Fleur nella capitale dell’Iowa e punto di riferimento per tutti i cinefili degli Stati del Midwest, Festina lente (Affrettati lentamente) era entrato in concorso con ben 9 Nomination che spaziavano dalla fotografia al montaggio.

Diego Bottiglieri, Francesca Ceci e Silvia DelfinoDefinito “masterpiece” sui canali social del festival americano e accolto con grande entusiasmo dal pubblico e dalla giuria, il lungometraggio si è rivelato un piccolocaso del cinema italiano indipendente, vincendo nella categoria internazionale i premi Miglior Film e Migliore Regia. Inoltre, il premio Migliore Attrice per Francesca Ceci nel ruolo della protagonista Vittoria Colonna conferma l’analogo riconoscimento recentemente ottenuto dalla brillante interprete al Barcelona Planet Film Festival mentre il premio Migliori Costumi, analogo al riconoscimento già arrivato dagli International Independent Film Awards, assegnati in California, conferma l’abilità dei disegnatori e dei sarti che hanno confezionato gli abiti indossati nel film da papi, contadini, frati e nobildonne del Cinquecento.

Silvia DelfinoColpita dall’impegno e dalla passione con cui l’autrice di Festina lente ha raccontato il percorso di formazione e affermazione della poetessa Vittoria Colonna, la giuria del Wilde Rose Film Fest ha infine attribuito a Lucilla Colonna due menzioni speciali per la sceneggiatura e per la scenografia, intrinsecamente connesse fra loro in una trama che si snoda tra luoghi reali e simbolici, ispirata al noto dipinto di Sebastiano Del Piombo che ritrae la poetessa rinascimentale mentre tiene un libro con la mano sinistra e con la destra indica il cuore.

Francesca Ceci e Filippo Gili

Nel frattempo in Italia, dove la regista e il cast hanno già potuto presentare trailer e backstage del film durante importanti eventi culturali, dal convegno su Aldo Manuzio svoltosi a Brescia alla mostra storica di Palazzo Colonna a Marino, cresce l’attesa per la prima nazionale di Festina lente, prevista a giugno nelle principali località rinascimentali che hanno ospitato i set.

Per info: http://www.facebook.com/filmfestinalente