VENEZIA 74 – MOTHER! di Darren Aronofsky

nullTITOLO: MOTHER!; REGIA: Darren Aronofsky; genere: horror; paese: USA; anno: 2017; cast: Javier Bardem, Jennifer Lawrence, Ed Harris, Michelle Pfeiffer; durata: 120′

Presentato in concorso alla 74° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, mother! è l’ultimo, disturbante lungometraggio del celebre cineasta statunitense Darren Aronofsky.

Uno scrittore in crisi e la sua giovane moglie abitano in una grande villa isolata dal resto del mondo. Gli equilibri sembrano rompersi nel momento in cui uno sconosciuto piomba improvvisamente in casa loro, affermando di essere un ammiratore dell’uomo e di essersi smarrito. Nulla di strano fin qui, se non fosse per il fatto che, il mattino seguente, anche la moglie dello sconosciuto farà irruzione in casa, seguita a ruota dai due figli, uno dei quali resterà ucciso in seguito ad un furioso litigio con il fratello. Inutile dire che per la moglie del sopracitato scrittore, da questo momento in avanti avrà inizio un vero e proprio incubo, da cui sembra impossibile uscire.

Al di là dell’estetica (fotografia sempre perfetta, magnetica, con immagini vivide e colori accesi – ulteriore conferma della maestria di Aronofsky – unita ad una regia che denota grande padronanza degli spazi e fa sì che lo spettatore, una volta entrato nella casa dei protagonisti, ci si perda letteralmente), al di là della bravura degli interpreti (particolarmente giusti nelle loro parti Javier Bardem, nel ruolo dello scrittore, e Jennifer Lawrence, nel ruolo di sua moglie, anche se entrambi difficilmente riescono ad eguagliare un’algida e spietata – ma sempre bellissima – Michelle Pfeiffer, nel ruolo della moglie dello sconosciuto), bisogna riconoscere che questo importante lavoro del cineasta americano, di fatto, non è che una grande metafora della società odierna, di come gli esseri umani siano soliti (mal)trattare il nostro pianeta e di come abbiano un continuo bisogno di qualcosa o di qualcuno da idolatrare, spaesati come sono all’interno di un mondo dove non sembra esservi più alcun valore. Una storia universale, dove i protagonisti volutamente non hanno nomi propri, ma stanno a rappresentare qualcosa di ben più grande: la giovane moglie dello scrittore, la madre a cui il titolo stesso si riferisce non è altri, dunque, che il nostro stesso pianeta, da cui tutti siamo abituati a prendere e che continua a dare, dare e ancora dare, ma che, inevitabilmente, finirà per arrivare al limite. Lo scrittore, dal canto suo, sembra tanto ricordarci Dio, o chi per lui, punto di riferimento di cui c’è tanto bisogno. A tal proposito, non sfuggirà allo spettatore più attento anche una (non troppo) velata ironia – ed autoironia – riguardante l’egocentrismo dell’artista stesso, con tanto di frecciatina nei confronti dei critici (da notare, a tal proposito, la battuta pronunciata dall’uomo al telefono con la sua agente: “Niente stampa. Sai cosa ne penso di loro.”).

Una storia semplice, sì, ma che continua e continuerà a ripetersi all’infinito (esemplare, a tal proposito, la forma a pianta circolare della stessa villa dei protagonisti, oltre alla successione quasi in loop degli eventi). In poche parole, una storia che denota l’incapacità dell’uomo di imparare dai propri errori e di avere cura di ciò che lo circonda.

Letto in questo modo, dunque, mother! risulta perfettamente in linea con la maggior parte dei lungometraggi presentati in contemporanea al Lido: le disperate condizioni dell’ecosistema e l’insensibilità di una società che sembra non aver imparato nulla dal passato sono, di fatto, i leit motiv della 74° Mostra. A differenza di molti altri prodotti, però, questo ultimo lavoro di Aronofsky – seppur, purtroppo, con minore mordente rispetto a lungometraggi come il recente Il cigno nero o il meno noto, ma bellissimo, π – Il teorema del delirio – ha dalla sua il fatto di evitare inutili retoriche ed urticanti moralismi, collocando i temi in questioni in un contesto horror parecchio nelle corde dell’autore stesso. Cosa, questa, per nulla scontata.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

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LA RECENSIONE – PRIMA DI DOMANI di Ry Russo-Young

prima-di-domani-filmTITOLO: PRIMA DI DOMANI; REGIA: Ry Russo-Young; genere: drammatico, thriller; anno: 2017; paese: USA; cast: Zoey Deutsch, Halston Sage, Logan Miller; durata: 98′

Nelle sale italiane dal 19 luglio, Prima di domani è l’ultimo lungometraggio della regista di Orphans, Ry russo-Young.

La giovane Sam è una bella ragazza all’ultimo anno di liceo, la cui vita sembra a dir poco perfetta: ha una famiglia armoniosa, un ragazzo da far invidia a tutta la scuola e tre migliori amiche che adora e che la adorano a loro volta. Dopo essere stata ad una festa con queste ultime, però, la macchina sulla quale viaggia ha un terribile incidente. La cosa strana è che, immediatamente dopo, la ragazza si risveglierà nel suo letto e rivivrà lo stesso identico giorno, come se nulla fosse mai accaduto. È da qui in poi che la giovane protagonista sembra finita in un loop apparentemente senza fine. Come farà ad uscirne?

prima-di-domani-foto-film_1Seppur non originalissimo – e con non pochi rimandi a pellicole come Sliding doors, Cambia la tua vita con un click ed altre commediole del genere che, in un modo o nell’altro, hanno fatto epoca a loro tempo – bisogna riconoscere che durante i primi minuti, lo script può sembrare anche piuttosto interessante. Soprattutto se si pensa ai possibili ed innumerevoli risvolti che la faccenda potrebbe avere. L’iniziale interesse, però, tende tristemente a scemare dopo poco tempo. Sempre per colpa dello stesso script, il quale, prevede non pochi elementi che rendono il prodotto pericolosamente banale, oltre che decisamente prevedibile. Malgrado i numerosi spunti che un lavoro del genere può offrire, tutto sembra procedere in modo eccessivamente lineare, con risvolti e pseudo colpi di scena piuttosto deboli, oltre a cosiddetti “twist” che, di fatto, twist non sono, in quanto tutto può già essere facilmente immaginato fin dall’inizio.

Stesso discorso vale per le locations o, meglio ancora, il mondo scolastico ricostruito: neanche i più classici dei clichés – le ragazze più ambite della scuola, il belloccio di turno che sembra spezzare cuori a destra e a manca, la ragazzina più introversa, isolata e bullizzata – sembrano essere solide basi per risvolti innovativi. Nulla, tutto resta fermo dov’è, in un contesto stagnante e a dir poco angusto.

coverlg (2)Con premesse del genere, tra l’altro, non è raro che si verifichino scivoloni aventi come risultato un effetto comico involontario – i dialoghi, a tal proposito, giocano un ruolo fondamentale, così come l’ultima frase pronunciata dalla protagonista in chiusura del film – oltre ad un effetto finale che fa tanto stucchevole apologia dei buoni sentimenti.

Niente da fare, dunque, per salvare questo ultimo lavoro di Ry Russo-Young, che, di fatto, con i suoi precedenti lungometraggi aveva anche riscosso un discreto successo. Nel caso di Prima di domani, però, stiamo parlando di qualcosa di completamente diverso. Sarà anche per questo, forse, che la sua permanenza in sala è stata inserita all’interno del palinsesto estivo?

VOTO: 5/10

Marina Pavido

11° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – LA CAJA VACIA di Claudia Sainte-Luce

emptybox_01TITOLO: LA CAJA VACIA; REGIA: Claudia Sainte-Luce; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Messico, Francia; cast: Claudia Sainte-Luce, Jimmy Jean Louis Pablo Sigal; durata: 101′

Presentato in anteprima – all’interno della Selezione Ufficiale – all’11° Festa del Cinema di Roma, La caja vacia è l’ultimo lungometraggio diretto dalla giovane regista messicana Claudia Sainte-Luce, che, in questa sua opera, affronta il non facile tema della perdita della memoria.

Dopo anni di assenza, Toussaint – sessantenne haitiano – si trasferisce a Città del Messico a casa della figlia Jazmin. I rapporti tra i due non sono mai stati buoni, ma la convivenza forzata aiuterà l’uomo ad elaborare il suo passato, mentre sua figlia riuscirà, in qualche modo, a perdonarlo.

La particolare struttura narrativa adottata – all’interno della quale sono presenti frequenti flashback e scene oniriche – è, forse, l’elemento più interessante che caratterizza il lungometraggio. Continui salti tra il passato ed il presente, senza stacchi cromatici per quanto riguarda la fotografia, trascinano fin da subito lo spettatore in un loop senza fine. Non vi è alcuna spiegazione clinica, non si scade mai in un eccesso di didascalismo, semplicemente la malattia la si vive. E lo si fa in modo del tutto naturale, entrando direttamente nella mente del protagonista. Interessante, a questo proposito, la scelta di mostrare il protagonista anziano persino durante i momenti ambientati durante la sua infanzia.

Analogamente al tema della malattia, anche il rapporto padre-figlia viene approfondito a dovere. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’infanzia problematica di Jazmin ha avuto sul suo presente (la difficoltà ad avere una relazione matura), sia per il senso di colpa vissuto – durante i ricordi – dallo stesso Toussaint.

Ed ecco che ci troviamo di fronte a due elementi fondamentali: il senso di colpa e la memoria. Cosa, o meglio, chi ci ricordano queste due costanti? Ovviamente, non possiamo non pensare alla filmografia d Christopher Nolan, il quale ha fatto di queste due tematiche quasi il marchio di fabbrica delle sue opere. Ovviamente, in La caja vacia tutto è trattato in modo più “soft”, meno contorto e con meno salti spazio-temporali. Nonostante le numerose scene oniriche, infatti, essenziali e senza fronzoli sono le scelte registiche adottate, insieme ad una fotografia decisamente sobria e dai colori tenui, all’interno della quale grande spazio hanno – soprattutto per quanto riguarda gli interni – le ombre, simbolo, appunto, dei buchi nella memoria del protagonista.

Le uniche pecche di questo lungometraggio della Sainte-Luce sono sporadici momenti “morti”, in cui la narrazione sembra non andare avanti e, al contrario, sembra diventare eccessivamente ripetitiva. Questa non sempre azzeccata gestione dei tempi viene affiancata anche da qualche pericolosa caduta di stile, la peggiore delle quali avviene, senza dubbio, alla fine del film, quando – dopo il suicidio di Toussaint – vediamo quest’ultimo apparire sullo schermo del televisore a casa di Jazmin, come se avesse voluto dare un ultimo saluto alla figlia.

Detto questo, ci troviamo comunque di fronte ad un’opera piccola ma interessante. Soprattutto per una messa in scena della malattia semplice e complessa, articolata ed essenziale allo stesso tempo. Risultato, questo, molto più difficile da ottenere di quanto si possa inizialmente pensare.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

CORTOLOGY – ICONE CHE FANNO CINEMA – dal 15 al 23 novembre a Milano

Ricevo e volentieri pubblico

CORTOLOGY

ICONE CHE FANNO CINEMA

DA SABATO 15 A DOMENICA 23 NOVEMBRE 2014

 H-57 Shortology Jurassic Psycho 48x68cmPresso Spazio Oberdan Milano, da sabato 15 a domenica 23 novembre 2014, Fondazione Cineteca Italiana e lo studio milanese H-57 – Creative Station sono lieti di presentare “CORTOLOGY. Icone che fanno cinema”, la mostra-evento interamente dedicata alla storia del cinema composta da installazioni interattive, locandine pazze, proiezioni multimediali, quiz, giochi e, soprattutto, dalle celebri tavole realizzate con il format delle ministorie targate Shortology, la cui peculiarità consiste nel rappresentare i grandi capolavori del cinema usando solo icone grafiche.

PrintQuesta singolare e divertente mostra celebra il lancio del libro Filmology, edito da Rizzoli, il secondo volume a cura di H-57 che si propone di replicare il grande successo di Shortology, libro del 2012 basato sullo stesso meccanismo della sintesi grafica e dedicato a fatti storici e personaggi famosi.

Filmology sarà presentato al pubblico martedì 18 novembre alle ore 19, alla presenza degli autori Matteo Civaschi e Gianmarco Milesi.

Alla mostra Cortology è abbinato un contest in grado di coronare il sogno di ogni aspirante sceneggiatore. I vincitori, infatti, potranno veder realizzati i loro cortometraggi con una vera casa di produzione e un regista.

FantozziLa mostra Cortology, infine, vuole essere anche un’occasione per coinvolgere i più giovani incoraggiandoli a scoprire l’affascinante mondo del cinema e contemporaneamente le loro personali capacità creative, a volte nascoste. Per questo motivo la Cineteca di Milano, all’interno del Festival Piccolo Grande Cinema (il festival di cinema per le nuove generazioni che si svolge dal 17 al 30 novembre 2014), ha coinvolto alcune classi di studenti di scuole primarie e secondarie per creare un percorso didattico all’interno del magico spazio della mostra.

LA MOSTRA

Il ragazzo di campagnaIn tempi in cui l’immagine è tutto, le mini-storie illustrate dei creativi milanesi Matteo Civaschi e Gianmarco Milesi continuano a sorprendere per genialità, intelligenza e immediatezza. L’idea di Shortology, nata dalla volontà di raccontare i momenti più significativi della Storia e la vita dei personaggi famosi tramite pochi ed azzeccatissimi pittogrammi, qui è applicata alle trame dei più grandi capolavori cinematografici. Basta una rapida occhiata alla sequenza cronologica delle icone o cogliere un piccolo particolare per riconoscere, con grande soddisfazione, il film protagonista e passare alla tavola successiva. Un divertente quiz a tappe, da percorrere da soli o in compagnia, giocando contro il tempo. Giudice ultimo: il titolo, presente in posizione discreta su ogni opera.

Fraulein MonaUna sala ospiterà l’unica opera in vendita. Si tratta della “Fräulein Mona”, La Gioconda di Leonardo rivisitata in chiave Shortology, che verrà ceduta a fronte di un’offerta irrinunciabile.

Tra le installazioni di particolare impatto visivo ed emotivo spiccano: il “corridoio di Shining”, la sala con la celebre short story dedicata a Michael Jackson in 3d, e le stanze dedicate a Guerre Stellari, La Febbre del Sabato Sera e a The Truman Show.

Un’ala consistente della mostra sarà poi dedicata all’esposizione degli “stupid movies”, ovvero quelle locandine nate dall’incrocio di due film apparentemente inconciliabili tra loro.

La Grande BellezzaCortology è ricco di tante altre idee folli e divertenti: alcuni schermi trasmetteranno in loop brevi short story che ripercorrono alcune delle tappe fondamentali della storia del cinema, come la comparsa del suono e del colore; un quiz interattivo di intrattenimento con domande sul cinema eleggerà il più bravo cinefilo che vincerà premi come libri, t-shirt e vari gadget; un angolo sarà adibito al gioco di carte speciali realizzate da Dal Negro con i disegni Shortology; alcune silhouette del classico omino Shortology, in formato 1:1, si potranno completare con il proprio corpo; un angolo dedicato alla scena del crimine in stile C.S.I. per divertirsi improvvisandosi investigatori e realizzando le classiche “fotografie della scientifica”; sarà inoltre possibile creare delle sequenze umane con pochi ingredienti: un muro bianco, tre mega-frecce e il logo Shortology, attraverso i quali chiunque potrà provare a realizzare con i propri amici una sequenza di mosse, accadimenti, situazioni che ricreino le icone utilizzate nel libro, e tanto altro ancora.

IL LIBRO

La vita è bellaIl libro Filmology, pubblicato in Gran Bretagna da Quercus Books e pubblicato in Italia l’8 ottobre 2014 da Rizzoli, è la seconda tappa, incentrata sul cinema, di Shortology, volume del 2012 basato sullo stesso meccanismo della sintesi grafica e dedicato a fatti storici e personaggi famosi. Il successo di vendita del primo libro (più di 60.000 copie in tutto il mondo), i prestigiosi premi che ha ottenuto e le ottime recensioni, oltre che la frequentatissima pagina facebook, hanno portato alla pubblicazione di Filmology: una carrellata sulla storia del cinema tra capolavori assoluti e b-movie di culto, tutti da indovinare senza guardare le soluzioni.

Martedì 18 novembre presentazione ufficiale del volume alla presenza degli autori Matteo Civaschi e Gianmarco Milesi.

IL CONTEST

non ci resta che piangereCortology è anche un concorso per aspiranti sceneggiatori. Circa due settimane prima dell’inaugurazione della mostra, infatti, andando sul sito shortolgy.it/cortology, chiunque potrà cimentarsi nella scrittura di una sceneggiatura per la realizzazione di un cortometraggio della durata massima di 3 minuti. Sarà il caso, oltre alla fantasia, a determinarne gli elementi fondamentali: il sito stesso fornirà a ciascun partecipante, attraverso un meccanismo simile a quello delle slot machine, una serie casuale di 4 icone shortology con le quali costruire la trama. Drammatico, sentimentale, thrilling, poliziesco: ogni genere cinematografico sarà ammesso, purché la storia sia brillante e originale. Le storie più belle saranno poi prodotte da una casa di produzione e dirette da registi affermati. I corti saranno poi proiettati al pubblico presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema.

Oltre che sul sito, sarà possibile partecipare al contest anche presso Spazio Oberdan, dove una delle sale ospiterà un mega-screen che ogni 5 minuti si attiverà autonomamente per creare nuove e casuali sequenze di icone, per invitare anche il pubblico visitante a scrivere la sua storia durante la mostra stessa.

Matteo Civaschi

Dopo 15 anni in grandi agenzie di pubblicità, nel 2004 crea H-57 con Elena Borghi, e qualche anno dopo coinvolge nel progetto anche Gianmarco Milesi. Appassionato della musica di Mozart e Van Halen, adora il cinema di fantascienza, da Alien di Ridley Scott fino alla saga di Guerre Stellari. I suoi tre gatti sono i suoi assistenti preferiti durante le notti in cui i progetti importanti prendono vita.

Gianmarco Milesi

Nella prima parte della vita decide di diventare, nell’ordine: flautista, giocatore della NBA, chitarrista e infine egittologo. Poi, improvvisamente, scopre il mestiere del copywriter, trovandolo bellissimo e anche divertente. Dopo 12 anni in grandi agenzie di advertising, raggiunge Matteo Civaschi in H-57. Dopo la pensione, diventerà flautista, giocatore della NBA, chitarrista, egittologo.

H-57

H-57 è uno studio milanese che, se fosse un film, sarebbe molto difficile da inquadrare in un genere. Infatti, si occupa di graphic design, tipografia, animazione, advertising e diverse altre cose, tra le quali pubblicare libri come Shortology e Filmology. Sempre con la passione, e quasi l’ossessione, per la qualità del risultato finale. H-57 è stato fondato da creativi provenienti da grandi agenzie internazionali, con la precisa volontà di fornire un servizio di alto livello in un ambiente meno strutturato e più agile. Tra i lavori più rilevanti ci sono: videoclip per Elio e le Storie Tese, animazioni video per Wired, GQ, Leroy Merlin, Fiat, Coca Cola, Genertel e Sony Music. Packaging per Coca-cola, Coop e birrificio Ex-Fabrica. Lavori di tipografia per Lucas Film, Vodafone, Ariete e Peugeot. Campagne adv per Segugio.it, Chanteclair, Malibù e Fineco. Più tante altre cose.

BIGLIETTI – INGRESSO LIBERO

DOVE E QUANDO Spazio Oberdan – Viale Vittorio Veneto, 2 Milano MM1 Porta Venezia

Tutti i giorni dalle h 10 alle h 19.30, martedì e giovedì orario prolungato sino alle h 22.

NEWS IN SALA E SU WEB – TWO HUNDRED THOUSAND DIRTY di Timothy L. Anderson

Ricevo e volentieri pubblico

RIFF
Rome Independent Film Festival

lancia in Italia

 TWO HUNDRED THOUSAND DIRTY
di Timothy L. Anderson

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Wide, Eye on Films, Loop di Loop Productions, Kino, Romefilmmarket.com e Dailymotion sono orgogliosi di annunciare il lancio esclusivo in Italia di  TWO HUNDRED THOUSAND DIRTY, una commedia americana diretta da Timothy L. Anderson.
Il  film  sarà  distribuito  in  contemporanea  in  uno  dei  cinema  indipendenti  più  noti  del panorama italiano, il Kino di Roma e, in
modalità VOD, sulla piattaforma di Romefilmmarket.com.
Al fine di accrescere consapevolezza sul film e di sensibilizzare nuovo pubblico verso il cinema indipendente, TWO  HUNDRED  THOUSAND DIRTY  sarà  proposto  gratuitamente  su Romefilmmarket.com il prossimo 30 maggio alle 20.30.

ANTEPRIMA GRATUITA ONLINE  30 maggio 2014 – Live streaming ore 20:30

Romefilmmarket http://romefilmmarket.com/detail_video.php?v=9B8R3RY9G3HU

trailers: http://www.riff.it/news/two-hundred-thousand-dirty-anteprima-gratuita-online/

LANCIO IN VOD – 30 maggio 2014 ore 22:30 su www.romefilmmarket.com

PROIEZIONE AL CINEMA
KINO, Roma – Via Perugia, 34
30 maggio 2014 / 20:30 & 22:30
31 maggio 2014 / 20:30 & 22:30
Primo giugno 2014 / 20:30 & 22:30
www.ilkino.it

TWO HUNDRED THOUSAND DIRTY
USA – 89MIN – A COLORI – COMMEDIA

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SELEZIONI DEL FESTIVAL

PHILADELPHIA INDEPENDENT FILM FESTIVAL MANHATTAN FILM FESTIVAL
VEGAS INDEPENDENT FILM FEST
INDEPENDENT DAYS FILMFEST – Opening Night Film
BOSTON INTERNATIONAL FILM FESTIVAL
ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL – In Competition ANCHORAGE INTERNATIONAL FILM
FESTIVAL FESTIVAL CINE // B – Closing Night Film
FORT LAUDERDALE INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

PREMI AI FESTIVAL
Jury Prize for Best Feature Finalist – Manhattan Film Festival

SINOSSI                                                                      
                  

Benvenuti nella monotonia oppressiva del risultato della moderna espansione urbana americana: il centro commerciale. Figli di questa realtà e sottoprodotti di una cultura popolare obsoleta, Rob (Mark Greenfield) e Manny (Coolio) sono gli addetti alle vendite rozzi e sfigati di Affordable Mattress. Quando la nuova impiegata Isabelle (Rocío Verdejo) viene arruolata nella speranza di dare una scossa alle scarse vendite, le cose cambiano, specialmente dopo che si unisce a loro il collega esaurito Martin (C. Clayton Blackwell). Isabelle convince tutti a fare squadra per raggiungere un obiettivo comune: 200.000 dollari.

BIOGRAFIA DEL REGISTA                                                        
Timothy nasce a Denver, Colorado e studia cinema e lingue all’Università del Nevada a Las Vegas e alla New York University. Oltre alla sua esperienza come attore di cabaret nel genere della stand-up comedy, ha avuto il privilegio di studiare regia e performance all’American Conservatory Theatre di San Francisco, California e all’Accademia delle Arti Teatrali di San Pietroburgo. Tim ha esperienza di traduzione letteraria, ama viaggiare e ascoltare musica, si interessa di teoria politica, sport e lingue romanze.

“Two Hundred Thousand Dirty” è il suo primo lungometraggio.