VENEZIA 75 – SUSPIRIA di Luca Guadagnino

il-ritorno-suspiria-venezia-con-luca-guadagnino-dakota-johnson-intervista-v3-40603-1280x16TITOLO: SUSPIRIA; REGIA: Luca Guadagnino; genere: horror; paese: Italia; anno: 2018; cast: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth; durata: 152′

Presentato in concorso alla 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Suspiria è l’ultimo lavoro di Luca Guadagnino, atteso remake dell’omonimo film di Dario Argento del 1977.

Anche qui, come nel film di Argento, assistiamo alle inquietanti vicende della giovane Susi, giunta in Germania, al fine di formarsi come ballerina di danza classica. Anche qui assistiamo alla misteriosa sparizione prima e alla brutale morte poi di alcune delle allieve dell’accademia. le sopracitate differenze visive e le diverse scelte cromatiche, tuttavia, rendono solo vagamente l’idea di come questo ultimo lavoro di Guadagnino si differenzi dalla precedente pellicola di Argento.

Nel voler realizzare il presente remake, pur di differenziarsi dall’opera di Argento e di creare a tutti i costi qualcosa di strettamente soggettivo, Guadagnino ha caricato tutto eccessivamente, dalle scene splatter, alla dilatazione dei tempi, dalle numerose componenti tirate in ballo (in questa versione viene fatto riferimento anche alla tragedia dell’Olocausto), fino ad arrivare, addirittura, quasi a una sorta di contaminazione di generi, dove la componente horror non è più prerogativa del regista, ma, al contrario, viene tirato in ballo anche il dramma storico e personale di alcuni personaggi nello specifico. E, di fatto, la tali scelte potrebbero sembrare anche interessanti. Ma perché, allora, questo ultimo lavoro di Guadagnino proprio non è riuscito a cogliere nel segno? Semplice: quando il desiderio di strafare e di far sentire la propria mano in modo così evidente hanno la meglio, si finisce per perdere di vista le iniziali intenzioni, facendo sì che l’intero prodotto perda totalmente di mordente e, alla fine dei giochi, non riesca a sviluppare a dovere nessuno dei precedenti elementi tirati in ballo. Ed ecco che, dunque, ci troviamo di fronte a un’opera dai ritmi eccessivamente – e ingiustificatamente – dilatati, dove si arranca per più di due ore per arrivare al dunque, finendo per accelerare il tutto appena pochi minuti prima della conclusione. Nel frattempo, una serie di carrellate e lente e compiaciute panoramiche fanno il resto, spezzate soltanto da alcune riuscite scene, come il momento in cui – con un buon montaggio alternato – vediamo la protagonista esibirsi in un frenetico ballo e, nel contempo, la sua amica in balia di forze sovrannaturali che imita i suoi stessi movimenti, frantumandosi tutte le ossa. Eppure, anche i momenti esteticamente più interessanti e maggiormente riusciti, di fatto non riescono a convincere fino in fondo. L’impressione che si ha, infatti, è quella di un voler mostrare a tutti i costi il proprio talento, senza avere realmente a cuore ciò che si sta mettendo in scena. Quasi come se si stesse svolgendo un compitino in accademia al fine di ottenere un buon voto e poter passare alla fase successiva.

Non c’è alcuna tensione, dunque, quando si arriva al tanto sospirato climax. Non c’è tensione, ma solo suggestive immagini virate al rosso di donne impegnate in inquietanti rituali. Ormai, ciò che durante i primi minuti del film aveva iniziato a inquietarci è svanito del tutto. Segno che, pur avendo una buona padronanza del mezzo cinematografico da un punto di vista prettamente tecnico, basta ben poco a lasciarsi sopraffare dal desiderio di strafare. Segno che l’horror, a quanto pare, non è affatto il campo di un regista come Luca Guadagnino.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

VENEZIA 75 – PRESENTAZIONE

75-mostra-cinema-veneziaEbbene sì. Ci risiamo. Anche quest’anno, finalmente, ci si accinge a iniziare una vera e propria maratona cinematografica, in occasione della 75° Mostra del Cinema di Venezia, che avrà luogo nella suggestiva cornice del Lido dal 29 agosto al 9 settembre 2018, sotto la direzione artistica di Alberto Barbera. Questa edizione – che prevede la consegna del Leone d’Oro alla Carriera a veri e propri mostri sacri come Vanessa Redgrave e David Cronenberg – si è da subito presentata come un vero e proprio evento rivoluzionario.

Già ad una prima, sommaria lettura del programma, infatti, sembrerebbe esserci, quest’anno, un’offerta ricca e variegata come non mai, tra le più interessanti e raffinate degli ultimi anni. Oltre a un’apertura scoppiettante che prevede la proiezione di First Man, diretto dall’ormai celeberrimo Damien Chazelle, trepida è l’attesa di lungometraggi in concorso firmati Yorgos Lanthimos (The Favourite), Alfonso Cuaron (ROMA), Roberto Minervini (Che fare quando il mondo è in fiamme?), Luca Guadagnino (discussissimo il suo remake di Suspiria), ma anche Joel e Ethan Coen, i quali hanno presentato in concorso la loro serie The Ballad of Buster Scruggs. E questa è solo una minima parte di ciò che ci aspetta nei prossimi giorni.

Oltre a un interessantissimo concorso, dunque, non dimentichiamo i numerosi titoli fuori concorso, così come le sezioni collaterali Settimana della Critica, Giornate degli Autori, Orizzonti e, non per ultima, Venezia Classici – Restauri.

Che dire? Ce ne sarà davvero per tutti i gusti! Noi di Entr’Acte, come ogni anno, saremo presenti, in prima fila, per tenervi informati su tutte le più interessanti novità lidensi. Restate con noi per sapere quali interessanti sorprese ha in serbo per noi la nostra amatissima Settima Arte.

Buon Cinema a tutti!

Marina Pavido

LA RECENSIONE – CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino

chiamami col tuo nomeTITOLO: CHIAMAMI COL TUO NOME; REGIA: Luca Guadagnino; genere: drammatico; paese: Italia, Francia, Brasile, USA; anno: 2017; cast: Thimothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg; durata: 132′

Nelle sale italiane dal 25 gennaio, Chiamami col tuo nome è l’ultimo lavoro del cineasta italiano, ma trapiantato all’estero, Luca Guadagnino, presentato in anteprima alla 67° Berlinale e che ha recentemente ricevuto ben quattro Nomination ai Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Sceneggiatura non Originale (scritta da James Ivory).

Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, il film – terzo capitolo della trilogia del desiderio dopo Io sono l’amore (2009) e A bigger splash (2015) ed ambientato nel 1983 – racconta la storia d’amore tra Elio, diciassettenne residente in un paesino del Nord Italia ed Oliver, giovane studente americano ospitato durante l’estate dalla famiglia del ragazzo. Non sarà facile per entrambi scoprire sé stessi ed ancor più difficile sarà, alla fine delle vacanze, separarsi.

Osannato dalla critica italiana ed internazionale, considerato da un cineasta del calibro di Paul Thomas Anderson uno dei migliori film del 2017, Chiamami col tuo nome ha tutte le carte in regola per passare alla storia. Almeno sulla carta. Nulla da dire, infatti, sulla regia, così come sulle atmosfere poetiche ed evocative ricostruite che, grazie alla bravura degli interpreti e, non da meno, ad un coinvolgente commento musicale, riescono fin da subito a far breccia nel cuore dello spettatore ed a far sì che egli stesso si senta parte integrante della storia. I sentimenti dei due giovani, dal canto loro, vengono messi in scena in modo discreto e delicato, quasi a voler richiamare alcune opere della Nouvelle Vague.

Ma allora, con tali premesse, cos’è che di un film come Chiamami col tuo nome proprio sembra non andare giù? Forse, paradossalmente, è proprio lo sguardo del regista. Non fraintendiamoci, dal punto di vista della messa in scena in sé stiamo parlando di un film inappuntabile. L’impressione che si ha – anche, e soprattutto, in luce di quanto un cineasta come Guadagnino ha girato in passato – è che lo stesso autore sia un po’ troppo distaccato da ciò che sta girando, quasi come se l’importante fosse autocelebrarsi come grande maestro, ma senza entrare davvero nel vivo della vicenda. Lo dimostrano, giusto per fare qualche esempio, i primi e primissimi piani troppo enfatici – ed anche piuttosto gratuiti – dei due protagonisti, così come campi lunghi che ci mostrano il paesaggio estivo e si soffermano fissi anche dopo che i personaggi sono usciti di scena, senza che ce ne sia una reale necessità.

Eppure, nonostante ciò, la confezione del prodotto in sé è riuscita eccome. E pare siano in tanti ad essersene accorti. Di fatto, Chiamami col tuo nome è un lungometraggio che da solo presenta parecchi spunti interessanti. Non ci resta che stare a vedere se l’Academy lo riterrà meritevole di qualche statuetta.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

67° FESTIVAL DI BERLINO – PRESENTAZIONE

berlinale-film-festival-berlin-900-6-654x404Ci siamo. Uno dei più importanti appuntamenti cinematografici dell’anno – insieme alla Mostra del Cinema di Venezia ed al Festival di Cannes – sta per iniziare. Al via, dal 9 al 19 febbraio 2017, finalmente, la 67° edizione del Festival di Berlino. Anche quest’anno, come ogni anno, la selezione sarà molto ricca e variegata.

Per quanto riguarda il concorso ufficiale, ad esempio, non poca curiosità ha destato il biopic Django, film di apertura diretto da Etienne Comar che mette in scena la vita del musicista Django Reinhardt. E che dire dell’attesissimo The Other Side of Hope, del maestro finlandese Aki Kaurismaki? Non c’è da stupirsi del fatto che si tratti di uno dei film su cui pubblico e critica hanno maggiormente riposto le speranze in quanto possibile Orso d’Oro, all’interno di un concorso giudicato ad una prima, sommaria lettura dei titoli presenti, piuttosto tiepidino. Ma non traiamo conclusioni affrettate. Di fatto, qualche nome interessante c’è eccome. Basti pensare, ad esempio, al coreano Hong Sangsoo, con On the Beach at Night Alone, a Teresa Villaverde (Colo), o a Sally Potter (The Party). E che dire del film di animazione Have a nice day, del cinese Liu Jian o di Ana, mon amour, di Călin Peter Netzer? Di sicuro, ce ne sarà per tutti i gusti!

Tra i lungometraggi che non concorreranno all’ambito Orso d’Oro, uno dei titoli di cui si è maggiormente parlato è senza dubbio T2 Trainspotting, diretto da Danny Boyle, nonché – non serve neanche dirlo – attesissimo sequel di quello che ormai è diventato vero e proprio cult della storia del cinema. Ma non dimentichiamo anche la partecipazione di Alex De La Iglesia, con il suo The Bar o di Stanley Tucci, con Final Portrait, volendo solo fare qualche nome a caso.

Nessun italiano presente in competizione per l’Orso d’Oro, quest’anno. Eppure, all’Italia un importante riconoscimento andrà eccome. Basti pensare, infatti, al prossimo conferimento dell’Orso d’Oro alla Carriera alla costumista italiana Milena Canonero, entrata di diritto nella storia del cinema grazie ai costumi di pellicole del calibro di Arancia meccanica, Barry Lyndon, Shining, Momenti di gloria, Marie Antoinette e Grand Budapest Hotel – solo per citare alcuni titoli.

Ovviamente, però, il programma della Berlinale, come ogni anno, non si esaurisce qui. Di fatto ci sono anche le sezioni Panorama (dove troviamo il nostro connazionale Luca Guadagnino con il suo Chiamami col tuo nome, ad esempio), Forum e Generator, dove andare alla ricerca di perle della cinematografia di tutto il mondo non può che rivelarsi una sfida entusiasmante. Con l’unico rammarico che – di fatto – data la vastità del programma offertoci, sarà del tutto impossibile riuscire a recuperare anche solo la metà dei titoli presenti. Nonostante questo, però, siamo sicuri che anche questa 67° edizione – che vede come presidente di giuria il cineasta Paul Verhoeven, reduce dal successo del suo Elle, non ci deluderà. Basta soltanto lasciarsi incantare e trasportare da questa magica invenzione che è il Cinema.

Entr’Acte quest’anno sarà presente sul campo di battaglia! Continuate a seguirci per conoscere giorno dopo giorno tutte le novità di uno dei più amati festival del mondo! Buon Cinema a tutti!

Marina Pavido

 

IL CINEMA ITALIANO CAMPIONE D’INVERNO AI FESTIVAL EUROPEI

Ricevo e volentieri pubblico

 

Il cinema italiano campione d’inverno dei festival europei

 

Boom di titoli nelle selezioni di Rotterdam e Goteborg, due dei più importanti appuntamenti d’inizio anno.

9 film in Olanda, e la retrospettiva dei tre lungometraggi di Claudio Caligari.

A Goteborg ‘invasione’ di 23 produzioni

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All’indomani dell’annuncio della selezione in concorso alla Berlinale dell’ultimo film di Gianfranco Rosi Fuocoammare, giunge la notizia dell’eccezionale presenza di cinema italiano in due tra i più importanti festival europei, appuntamenti molto seguiti anche a livello di mercato d’inizio anno.

Il Festival di Rotterdam, (27 gennaio – 7 febbraio) giunto alla 45ª edizione e che ospita per tradizione e prospettiva di sguardo registi all’avanguardia del panorama mondiale, presenta per la prima volta in una kermesse internazionale tutti e tre i lungometraggi scritti e diretti da Claudio Caligari: Amore Tossico, L’odore della notte e Non essere cattivo. Da sempre il Festival è sensibile alle voci fuori dal coro e la scelta di proporre la piccola ma significativa retrospettiva ha permesso, tra l’altro, il restauro del primo film del regista, Amore Tossico. A Rotterdam, per presentare i film e parlare dell’amico recentemente scomparso, arriveranno Valerio Mastrandrea e Alessandro Borghi.

 

Eclettica e molto attenta alle produzioni indipendenti la selezione italiana:

 

Arianna di Carlo Lavagna

Bella e perduta di Pietro Marcello

Louisiana di Roberto Minervini

Mama di Vlado Skafar – in coproduzione con Slovenia e Bosnia

Per amor vostro di Giuseppe Gaudino

Porno e libertà di Carmine Amoroso

I racconti dell’orso di Samuele Sestieri, Olmo Amato

Il solengo regia di Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis

Suburra di Stefano Sollima

 

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E si può definire addirittura un’’invasione’, quella dei film italiani al Festival di Goteborg, dal 29 gennaio all’8 febbraio. Con una line-up di ben 23 titoli la nostra produzione si presenta al festival svedese: uno dei più importanti appuntamenti internazionali dei paesi nordici, l’unico con un mercato organizzato, il Nordic Film Market, frequentato da numerosi buyers e sales agents.

Nella  prestigiosa sezione ‘Ingmar Bergman’, la competizione,  verrà presentato Bella e Perduta di Pietro Marcello, mentre gli altri film faranno parte di un ‘Focus Italy’ che il festival ha voluto dedicare alla straordinaria vivacità del cinema italiano contemporaneo.

Alla delegazione italiana parteciperanno, tra gli altri: Luca Guadagnino, Roberto Minervini, Eleonora Danco, Ferdinando Cito Filomarino, Carlo Lavagna, Pietro Marcello, Sergio Vitolo, Maurizio Braucci, Giorgia Cecere, Valerio Mastandrea, Alessandro Borghi, Piergiorgio Bellocchio, Claudio Santamaria.

 

Questi i film italiani alla 39° edizione del Festival di Goteborg:

Non essere cattivo

A Bigger Splash di Luca Guadagnino

Alaska di Claudio Cupellini

Antonia di Ferdinando Cito Filomarino

Arianna di Carlo Lavagna

Banat di Adriano Valerio

Bella  e perduta di Pietro Marcello

E la nave va di Federico Fellini

Fragment 53 di Carlo Gabriele Tribbioli, Federico Lodoli

Gente dei bagni di Stefania Bona, Francesca Scalisi

Il nome del figlio di Francesca Archibugi

Il Solengo di Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis

Il successore di Mattia Epifani

In un posto bellissimo di Giorgia Cecere

Ladri di biciclette di Vittorio De Sica

Latin Lover di Cristina Comencini

Louisiana di Roberto Minervini

La notte di Michelangelo Antonioni

Maraviglioso Boccaccio di Paolo e Vittorio Taviani

N-Capace di Eleonora Danco

Non essere Cattivo di Claudio Caligari

Pecore in erba di Alberto Caviglia

Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio

Torneranno i prati di Ermanno Olmi

 

La presenza dei film italiani ai festival di Rotterdam e Goteborg è organizzata da Istituto Luce-Cinecittà. Per ulteriori informazioni sui festival e  tutte le schede dei film:

www.filmitalia.org

 

A BIGGER SPLASH di Luca Guadagnino in sala dal 26 novembre

Ricevo e volentieri pubblico

IN SALA DAL 26 NOVEMBRE CON LUCKY RED

A BIGGER SPLASH

il nuovo film di Luca GUADAGNINO

con Ralph FIENNES, Dakota JOHNSON, Matthias SCHOENAERTS, Tilda SWINTON

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La leggenda del rock Marianne Lane è in vacanza sull’isola vulcanica di Pantelleria con il compagno Paul quando arriva inaspettatamente a interrompere la loro vacanza Harry, produttore discografico iconoclasta nonché suo ex, insieme alla figlia Penelope, provocando un’esplosione di nostalgia dalla quale sarà impossibile mettersi al riparo.

Fra risate, desiderio e rock’ n’ roll, A Bigger Splash è un ritratto sensuale che deflagra in violenza sotto il sole del Mediterraneo.

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«All’origine di A Bigger Splash ci sono un triplo desiderio e un duplice rifiuto. StudioCanal mi avvicinò dopo l’uscita di Io sono l’amore chiedendomi di dirigere un rifacimento di La piscine di Jacques Deray. Alla prima richiesta risposi “no grazie”. La cosa mi fu riproposta dopo un mese e io dissi nuovamente di no. Quando tornarono da me per una terza volta mi ricordai di uno dei miei motti e cioè che ai desideri altrui si deve venire incontro. “La piscina”, che uscì nel ’69 mentre esplodeva la Nouvelle Vague in molti paesi, con un decisivo cambiamento di linguaggio e stili, è un film antitetico a quel momento storico.  Ma parlava di desiderio, di quattro persone chiuse in una stanza mentale che è la villa in cui si svolge l’azione. Di temi che mi attraggono: la rinuncia, il rifiuto, la violenza nei rapporti tra le persone». Luca Guadagnino

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Una produzione STUDIOCANAL, FRENESY FILM in associazione con COTA FILM. Intepretato da Ralph Fiennes, Dakota Johnson, Matthias Schoenaerts, Tilda Swinton.

 

In sala dal 26 novembre, distribuito da LUCKY RED.

TORINO FILM FESTIVAL 2015: ANTONIA di Ferdinando Cito Filomarino

Ricevo e volentieri pubblico

“Antonia” di Ferdinardo Cito Filomarino al 33TorinoFilmFestival in Festa Mobile

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“Antonia” di Ferdinando Cito Filomarino, sarà presentato in Festa Mobile  al prossimo Torino Film Festival .  “Antonia” presentato in anteprima mondiale allo scorso Festival di Karlovy Vary è il ritratto di un’artista, Antonia Pozzi, riconosciuta dal premio Nobel Eugenio Montale come uno dei più grandi poeti del Novecento: eppure nella sua breve esistenza non ha mai saputo di esserlo.

Il film ripercorre gli ultimi dieci anni della vita della poetessa, vissuta a Milano durante il ventennio fascista. Sedicenne, scrive in segreto febbrilmente sul suo diario l’amore impossibile con il suo professore del liceo, gli incontri, i tormenti, le passioni; il regista la segue nella trasformazione dal reale al poetico, riflessa sul viso, sul corpo, nelle fotografie che scatta e sulle pagine che scrive. Fino a quando, a soli ventisei anni, il 3 dicembre del 1938, Antonia Pozzi si toglie la vita. Fino a quel giorno non aveva mai pubblicato nessuna delle sue poesie.

Ferdinando Cito Filomarino è qui al suo esordio nel lungometraggio dopo essersi fatto conoscere e apprezzare in tutto il mondo con il cortometraggio Diarchia, con Riccardo Scamarcio, Louis Garrel e Alba Rohrwacher, premiato ai Festival di Locarno, al Sundance, ai Nastri d’Argento, e nominato agli European Film Awards. Fu prodotto da Luca Guadagnino – e da Marco Morabito, anche produttore di Antonia.

Scritto da Ferdinando Cito Filomarino e Carlo Salsa, il film è montato da Walter Fasano, fotografia di Sayombhu Mukdeeprom, scenografie Bruno Duarte, costumi di Ursula Patzak (guardaroba Pozzi di Fendi). Il film è interpretato da Linda Caridi nel ruolo di Antonia Pozzi, Filippo Dini (Antonio Maria Cervi), Alessio Praticò (Remo Cantoni), Perla Ambrosini (Teresita), Maurizio Fanìn (Roberto Pozzi), Federica Fracassi (Lina Cavagna Sangiuliani), e il grande alpinista Hervé Barmasse che interpreta una guida alpina.

Distribuzione: goodfilm