SONO 26 LE OPERE SELEZIONATE CHE ANDRANNO IN CONCORSO ALLA V EDIZIONE DELL’IVELISECINEFESTIVAL

Foto IveliseCineFestival 2020Ricevo e volentieri pubblico

Saranno 26 le opere cinematografiche che andranno in Concorso alla V Edizione dell’IveliseCineFestival, e non le circa 40 opere preventivate.

Su oltre 300 candidature da tutto il mondo, ad animare il grande schermo delle sedi artistiche del festival di cortometraggi e documentari, prodotto dal Teatro Ivelise e dall’Associazione Culturale Allostatopuro ed organizzato con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma, di Acsi e Metis Teatro e in collaborazione con Teatro Kopò, il Caffè Letterario Mangiaparole,  il Laboratorio di Arti Sceniche diretto da Massimiliano Bruno, saranno poco più della metà delle opere presentate alle precedenti edizioni.

Questa una delle grandi novità dell’edizione in arrivo, non la prima nella storia del festival romano, realtà che cresce e si evolve di anno in anno. La decisione difficile è stata presa dalla Direttrice Artistica, Brenda Monticone Martini che, affiancata dalla critica cinematografica Marina Pavido, ha voluto indirizzare la manifestazione verso una selezione più rigida rispetto agli anni precedenti.

Sono 6 le categorie di genere che si costituiscono, a mancare quest’anno sarà la categoria di genere Fantasy:

  • Documentario

  • Tematica Sociale

  • Drammatico

  • Commedia

  • Horror

  • Animazione

Ricordiamo che la manifestazione si svolgerà, con una proiezione parallela, nei giorni 20 – 21 e 22 febbraio 2020 al Teatro Ivelise ed in altre sedi artistiche della Capitale, tra cui il Caffè Letterario Mangiaparole, Metis Teatro ed il Laboratorio di Arti Sceniche diretto da Massimiliano Bruno. La rete delle proiezioni è in continua espansione e ci saranno grandi novità in arrivo.

Domenica 23 febbraio si svolgerà la premiazione delle opere vincitrici con, a seguire, la tavola rotonda di “chiusura festival”, tra finalisti, addetti stampa e membri della Giuria.

Anche quest’anno il pubblico dell’IveliseCineFestival sarà partecipativo, in quanto, costituirà Giuria Popolare, avendo la possibilità di votare la “Migliore Opera a Categoria di Genere” nelle giornate del 20 e 21 febbraio.

Come per le precedenti edizioni, ricordiamo che si è costituita una Giuria di Esperti, composta da nomi illustri del panorama cinematografico italiano e internazionale. Quest’anno i membri della Commissione sono: Maurizio Di Rienzo (Presidente della Commissione dei Giurati – Giornalista e Critico Cinematografico), Daniele Barbiero (Vincitore per due edizioni di seguito del festival – Regista e Autore), Fabrizio Lucci (Direttore della Fotografia), Vincenzo Alfieri (Attore e Regista) e Maddalena Ravagli (Autrice e Sceneggiatrice).

Saranno loro a decretare: la Miglior opera fra tutte, la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura, la Miglior Fotografia, il Miglior Montaggio, il Miglior Attore e la Migliore Attrice, l’Attore Rivelazione e l’Attrice Rivelazione.

La grande novità, introdotta dalla seconda edizione del festival, sono le Nomination, quattro per ogni singolo premio, decretate sempre dalla Commissione di Esperti, che condurranno i finalisti fino alla serata di Premiazione dove si scopriranno i vincitori.

AL VIA LA II EDIZIONE DI DOC ANNO ZERO

FB-cover_VERS_OKRicevo e volentieri pubblico

Presentazione

Dopo il successo della prima edizione della Rassegna della Associazione Culturale Cinematografica Raccontar di Cinema il focus su una programmazione di documentari si conferma attuale. Infatti il Cinema del cosiddetto “reale” non è più considerato una sezione separata dalla cinematografia dei generi, ma una sua parte integrante e significativa, con un ruolo ben riconoscibile e non più in subordine. Sempre più nei prestigiosi Festival Internazionali , quali appunto Berlino, ma anche Cannes, oltre che alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e alla giovane Festa del Cinema di Roma, vengono infatti presi in considerazione documentari, inserendoli nelle competizioni ufficiali dei lungometraggi di genere. E poi che dire dei prossimi OSCAR che prevedono una statuetta dedicata al Miglior Doc?

La rassegna è rivolta soprattutto ai giovani studenti di alcuni Licei romani che voteranno il miglior corto.

Nella sessione primaverile di DOC ANNO ZERO II Edizione la scelta è caduta su affermati Registi Italiani: Antonio Bellia, Paolo Civati e Salvo Cuccia, presentando anche l’esordiente Alessandro Bertoncini che propongono affreschi della nostra società in una rassegna composita sia per stili che per temi affrontati che ci auguriamo avvicinerà il pubblico all’emergente “cinema del reale” per rinvigorire la cultura cinefila e “catturare” altri, giovani e no, alla passione per la settima arte parlando anche di ciò che accade intorno a noi.

Inoltre per stare al passo con i tempi è prevista un assaggio di Video Mapping live con accompagnamento musicale dal vivo.

I LUNGOMETRAGGI

Castro (2016) Il Castro era un’occupazione abitativa romana, un rifugio per gli esclusi, una casa per tanti ma di nessuno.

Playing Just The Notes (2018) di Alessandro Bertoncini – film d’esordio del giovane regista parmense

Prospettiva Ballarò, il nuovo documentario di Salvo Cuccia e Antonio Bellia sui nuovi murales a Palermo (2019); ha scritto di loro Andrea Turco: «Il motore del vero cambiamento sono cultura e arte» I registi hanno seguito durante l’estate i cinque giorni di preparazione delle opere che sono state realizzate da altrettanti artisti. «È una cronaca ma anche un piccolo film, con un’ironia e un sarcasmo tipici della città»

I CORTI IN CONCORSO

In collaborazione anche con DOC.IT e a Alessandro Zoppo proponiamo una selezione di sette cortometraggi di altrettanti registi italiani di cui sei partecipano alla assegnazione del Premio Miglior Short Doc 2019

HOA di Marco Zuin (Italia / Vietnam, 2018, 20′) – viene raccontata la vita quotidiana di Hoa, una guaritrice appartenente alla minoranza etnica Dao, che vive in un villaggio rurale nel Vietnam del Nord. Mentre le foreste sono minacciate dalla deforestazione a causa del rapido sviluppo, Hoa continua a trasmettere l’antica tradizione femminile delle pratiche di fitoterapia.

MALO TEMPO di Tommaso Perfetti (Italia, 2018, 19′) – Luciano sconta la sua pena rinchiuso in casa, tra mura strette e giornate sempre uguali, il tempo che scorre lentamente scandito sempre dalle stesse azioni. La sua condanna è il vuoto, l’angoscia di una vita in attesa di qualcosa che non arriva. Luciano passa le ore a cantare canzoni drammatiche e piene di passione, che forse nessuno capisce. I genitori lo curano, ma sono anche i suoi carcerieri e il giovane, con la faccia e il corpo da delinquente, si prepara per ricominciare tutto daccapo.

RISKI di Otto Reuschel (12′) Mohammed, insieme a decine di giovani ragazzi marocchini tra gli 8 e i 18 anni, vive sulle sponde del Mar Mediterraneo nel porto di Melilla, città autonoma spagnola sulla costa orientale dell’Africa del Nord, nella speranza di riuscire un giorno a salire clandestinamente su un mercantile diretto verso il continente europeo.

Tutto è scritto di Marco Pavan ( 23′) Il documentario realizzato a febbraio 2018 in Mali tra l’antica città di Timbuctù e la capitale Bamako, testimonia lo straordinario rapporto di rispetto e protezione che, oggi più che mai, lega questo popolo del deserto a un patrimonio di tutta l’umanità messo in pericolo dall’oscurantismo fondamentalista.

ULTIMA CASSA di Elettra Bisogno (10′) – Nel punto più a sud della Sardegna, vivono cinque uomini che condividono un ambiente fertile e ostile allo stesso tempo. Oscillando tra il tempo e la morte, il film ci conduce in un mondo dove solo i cacciatori sopravvivono.

Where is Europe? di Valentina Signorelli (15′) – il doc esplora l’operato delle ONG nel Mediterraneo attraverso gli occhi dei suoi operatori. Il progetto è girato a bordo della nave “Aquarius” coordinata dalla ONG italo-franco-tedesca “SOS MEDITERRANEE” mentre la nave è temporaneamente attraccata al porto di Catania per rifornimenti e cambio equipaggio.

 

CORTO FUORI CONCORSO

Questo sono io sull’altro lato della terra di Alessandro Bertoncini (2017 30’) – Maria sta cercando di iniziare una nuova vita quando, una notte, scopre che il marito da cui sta divorziando è stato rapito sulla petroliera presso la quale presta servizio.

CORTI VINCITORI DEI FESTIVAL PARTNERS

Dal ROMAFRICA FF : Idris di Kassim Yassin Saleh La storia di un bambino di dieci anni che arriva in Italia in fuga dalla Somalia in guerra. In un pomeriggio trascorso in una piscina condominiale, con i ragazzini di una casa famiglia, si incontrano due mondi.

Dal Firenze filmCorti Festival: Cubeman (Ungheria.) di Linda Dombrovszky – Miglior film E’ la storia di József un uomo anziano che vive le sue abitudini con ritmi scadenzati al minuto. A differenza di molti altri, però, non riesce ad accettare di essere arrivato all’età della pensione; La mano nascosta di Adam Smith (Slovenia) di Slobodan Maksimovic – Premio del pubblico In un piano sequenza ininterrotto da qualche parte in Europa un greco deve dei soldi a un francese che li deve a una slovena che li deve a un italiano che li deve al greco. Una tedesca non deve niente a nessuno, vuole solo farsi una bella dormita. L’inglese sta cercando l’uscita.

Dallo STUDENT DOC FEST: Valle Aurelia,la dose -Di M. Fischetti e la sua crew. IISL Seneca e GIU’ LA MASCHERA di Camilla Aloe – Istituto Ripetta primi classificati nella prima e seconda edizione rispettivamente.

 

Programma

4 marzo 2019 presso l’INSTITUT FRANÇAIS – CENTRE SAINT-LOUIS (largo Toniolo 22, Roma)

Mattina – presentazione della manifestazione e proiezione dei corti vincitori dei Festival Partners:

Idris di Kassim Yassin Saleh, Cubeman (Ungheria.) di Linda Dombrovszky, La mano nascosta di Adam Smith (Slovenia) di Slobodan Maksimovic, GIU’ LA MASCHERA di Camilla Aloe – Istituto Ripetta e Valle Aurelia,la dose -Di M. Fischetti e la sua crew. IISL Seneca

a seguire Playing Just The Notes (lungometraggio2018) di Alessandro Bertoncini e Q&A con l’autore

1°aprile 2019 presso il WEGIL (largo Ascianghi 5, Roma)

Mattina proiezioni corti

Concorso: RISKI di Otto Reuschel (12′), ULTIMA CASSA di Elettra Bisogno (10′), Where is Europe? di Valentina Signorelli (15′);

FC: Questo sono io sull’altro lato della terra di Alessandro Bertoncini (30’)

A seguire CASTRO di Paolo Civati e a seguire Q&A con l’autore

Pomeriggio proiezioni corti in concorso:

HOA Marco Zuin (Italia / Vietnam, 2018, 20′), MALO TEMPO Tommaso Perfetti (Italia, 2018, 19′) e Tutto è scritto di Marco Pavan ( 23′)

a seguire PROSPETTIVA BALLARO’ di Salvo CUCCIA & Antonio BELLIA e a seguire Q&A con gli autori

EXTRA DOC: perfomance live video mapping

Premiazione Miglior short doc 2019 Premio Mario Matteucci II^ Edizione

Si ringraziano Firenze Filmcorti Festival, Student Doc Fest, RomAfrica Film Festival l’INSTITUT FRANÇAIS – CENTRE SAINT-LOUIS, WEGIL,DOC.IT e Regione Lazio e i Licei Mamiani, Socrate e l’Istituto Rossellini che hanno reso possibile DOC ANNO ZERO 2019.

Il Direttore Artistico Luigi Noera

DOC ANNO ZERO è una produzione: www.raccontardicinema.it

Info: cell. +393206144290 – email: doc.annozero@gmail.com

Ufficio Stampa: Marina Pavido – email : marina.pavido.85@gmail.com

XXXVIII FANTAFESTIVAL – TUTTI I VINCITORI

fantafestival2018Ricevo e volentieri pubblico

Sono stati svelati i vincitori della 38^ edizione del FANTAFESTIVAL (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico), diretta da Marcello Rossi Luca Ruocco, che quest’anno ha avuto una grande affluenza di pubblico registrando, tutte le sere, sold out. A decretare i vincitori del Pipistrello d’oro, una giuria di esperti del settore composta dal regista Claudio Lattanzi, dalla giornalista e saggista Daniela Catelli e dal regista e attore Luca Vecchi.

A vincere il Pipistrello d’oro come Miglior lungometraggio è stato l’horror spagnolo Framed, di Marc Martínez Jordán, mentre quello al Miglior cortometraggio va ad una produzione italo-inglese, The Essence of Everything, di Daniele Barbiero.

Carlo Modesti Pauer e Leopoldo Santovincenzo, autori del programma Wonderland di Rai4, hanno assegnato i due premi “Mario Bava”, dedicati esclusivamente alle produzioni italiane. Quello al Miglior cortometraggio è andato alla black comedy Insetti di Gianluca Manzetti, mentre quello per il Miglior lungometraggio a Go Home – A casa loro, l’attualissimo zombie-movie politico di Luna Gualano.

Tra gli appuntamenti dell’ultima giornata del Festival si è tenuta la presentazione del film “Everybloody’s End” con il regista Claudio Lattanzi, gli interpreti Cinzia Monreale e Marina Loi, il curatore degli effetti speciali Sergio Stivaletti e lo sceneggiatore Antonio Tentori; grande successo anche per Maurizio Nichetti che ha portato la versione restaurata, in collaborazione con Shockproof, Magnifica Ossessione e Centro Studi Cinematografici, del suo film “Domani si Balla”.

Il XXXVIII Fantafestival ha visto anche il debutto romano del fan film del club Ghostbusters Italia: una produzione indipendente che per qualità della storia e degli effetti speciali ha ben poco da invidiare alla saga a cui si ispira.

Il Fantafestival in collaborazione con VIDEA, infine, ha dedicato una proiezione evento a Suspiria, alla quale ha partecipato il regista Dario Argento, in occasione dell’uscita digipack in edizione limitata. A presentare questa nuova versione da lui restaurata è stato Luciano Tovoli, autore della cinematografia di Suspiria che, oltre ad accompagnare il pubblico in questa nuova visione del capolavoro di Argento, ha presentato anche il libro-intervista Suspiria e dintorni, a cura di Piercesare Stagni e Valentina Valente, pubblicato da Edizioni Artdigiland. Lo stesso editore ha curato per VIDEA i contenuti extra presenti nel digipack.

36° TORINO FILM FESTIVAL – WILDLIFE di Paul Dano

Wildlife-filmTITOLO: WILDLIFE; REGIA: Paul Dano; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, Bill Camp; durata: 104′

Presentato in anteprima alla trentaseiesima edizione del Torino Film Festival, all’interno del concorso ufficiale, Wildlife è l’opera prima dell’attore Paul Dano, tratta dall’omonimo romanzo di Richard Ford.

Con una riuscita e suggestiva ambientazione nell’America degli anni Sessanta, l’attore ha messo in scena un interessante dramma famigliare, in cui vediamo un giovane padre di famiglia (Jake Gyllenhaal) restare improvvisamente disoccupato. Dopo aver trovato una seconda occupazione come pompiere, l’uomo partirà alla volta di un piccolo villaggio montano, intorno al quale v’è un enorme e pericoloso incendio. La moglie di lui (Carey Mulligan), in crisi per la lontananza del marito, finirà inevitabilmente per allontanarsi da lui, facendo sì che anche il figlio adolescente viva in prima persona la crisi all’interno della famiglia.

Ciò che di un lavoro come il presente immediatamente colpisce, è lo straordinario equilibrio delle immagini e delle inquadrature che – unitamente a una fotografia dai toni pastello – sta a indicare una situazione tanto perfetta quanto pericolosamente fragile. E infatti, basta davvero poco a far sì che tutto, pian piano, si sgretoli. Cambia, a questo punto, anche la regia – molto meno “statica” ed equilibrata di quanto non lo era all’inizio – e lo stesso andamento narrativo, che, per quanto accattivante e ben calibrato all’inizio del lungometraggio, tende man mano ad appiattirsi dopo la seconda metà del film, per poi riprendersi nella riuscita scena finale.

Tra le colonne portanti dell’intero lavoro troviamo senza dubbio gli interpreti, tra cui spicca una straordinaria Carey Mulligan, che, per questo suo lavoro, potrebbe anche ricevere importanti premi.

Il tutto converge in un’opera prima riuscita e gradevole, le cui perdonabili imperfezioni sono dovute, probabilmente, solo a una certa inesperienza del regista dietro la macchina da presa.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – BOHEMIAN RHAPSODY di Bryan Singer

Bohemian-Rhapsody-film-3763-600x347TITOLO: BOHEMIAN RHAPSODY; REGIA: Bryan Singer; genere: biografico; paese: USA; anno: 2018; cast: Rami Malek, Ben Hardy, Gwilym Lee; durata: 134′

Nelle sale italiane dal 29 novembre, Bohemian Rhapsody è l’ultimo, attesissimo lavoro del regista Bryan Singer, nonché biopic del compianto Freddie Mercury, leader del gruppo musicale The Queen.

Il presente lavoro – prodotto da Brian May – segue per quindici anni la nota rock band inglese, dalla sua formazione nel 1970, fino al celebre Live Aid Concert del 1985, concentrando la sua attenzione proprio sulla figura di Mercury, impersonato per l’occasione dal giovane Rami Malek, il quale, oltre ad aver ottenuto una straordinaria somiglianza fisica con il cantante – con un trucco importante che non risulta mai posticcio né eccessivamente artefatto – ha esercitato un lungo e difficile lavoro su sé stesso, al fine di rendere al meglio sul grande schermo il suo impegnativo personaggio.

Cercando di evitare ogni pericolosa retorica, tipica dei biopic, Bohemian Rhapsody si apre con una bella carrellata a seguire che vede Mercury, rigorosamente di spalle, nel momento in cui, dopo essersi svegliato in casa sua, circondato dai numerosi gatti, si accinge a salire sul palco davanti al quale un’enorme folla di fan adoranti lo aspetta. Nel frattempo, la musica dei Queen fa il resto, oltre a un minuziosissimo lavoro di ricostruzione – inquadratura per inquadratura – di tutti i filmati riguardanti lo storico gruppo.

La peculiarità di un lungometraggio come il presente è, di fatto, quella di concentrarsi quasi esclusivamente sulla musica prodotta dal gruppo (memorabile, a tal proposito, la sequenza che ci mostra i quattro intenti a registrare in studio proprio la coraggiosa e sperimentale Bohemian Rhapsody), senza soffermarsi eccessivamente – ma, allo stesso tempo, trattando il tutto in modo adeguato – sulle vicende private dello stesso Mercury, dalla sua relazione con Mary Austin, alla scoperta della propria omosessualità, fino alla malattia.

Forte – come già è stato scritto – di una musica vincente, il presente lungometraggio vanta, accanto a una regia a tratti eccessivamente virtuosistica, un montaggio studiato fin nei minimi dettagli. il risultato finale è un prodotto decisamente coinvolgente, tra le più fedeli rappresentazioni di una delle icone della musica rock anni Settanta e Ottanta.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – LA PARTITA di Francesco Carnesecchi

lapartitaTITOLO: LA PARTITA; REGIA: Francesco Carnesecchi; genere: commedia, drammatico; paese: Italia; anno: 2018; cast: Francesco Pannofino, Giorgio Colangeli, Alberto Di Stasio; durata: 94′

Presentato in anteprima al Riff 2018, La Partita è l’opera prima del giovane regista Francesco Carnesecchi, tratta da un suo precedente cortometraggio.

Questa è la storia di una piccola squadra di Roma Sud, che, pur esistendo da diversi anni, come la didascalia iniziale sta ad affermare “non ha mai vinto un cazzo”. La storia di una squadra piccola piccola che, tuttavia, non è riuscita a evitare che i piccoli criminali del posto approfittassero per trarre loschi vantaggi economici a scapito di sprovveduti dirigenti e allenatori.

E così, con un struttura atipica, con tanto di frequenti e spesso inaspettati salti spazio-temporali viene messa in scena quella che, probabilmente, è stata la partita più importante della suddetta squadra di calcio, tra intrighi vari e sogni di giovani calciatori e dei relativi genitori.

Un film corale, questo di Carnesecchi, in cui viene messa in scena una riuscita contrapposizione genitori-figli in un’eterna lotta generazionale dove nessuno ne esce realmente vincitore. Un prodotto sì imperfetto e spesso mal calibrato, con tanto di elementi tirati in ballo e lasciati ingiustificatamente in sospeso, ma anche un lavoro estremamente onesto e sentito, dove non mancano divertenti espedienti comici e scene ai limiti del paradossale (vedi, ad esempio, la rissa durante il pranzo di cresima della cuginetta di uno dei giovani calciatori), che ben si legano al resto della messa in scena. ottimo biglietto da visita per un cineasta che ha ancora tanta strada da fare.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – OTZI E IL MISTERO DEL TEMPO di Gabriele Pignotta

otzi.jpgTITOLO: ÖTZI E IL MISTERO DEL TEMPO; REGIA: Gabriele Pignotta; genere: fantastico; paese: Italia; anno: 2018; cast: Michael Smiley, Diego Delpiano, Alessandra Mastronardi; durata: 90′

Nelle sale italiane dall’8 novembre, Ötzi e il Mistero del Tempo è l’ultimo lungometraggio del regista e sceneggiatore Gabriele Pignotta.

Kip ha undici anni e vive con il padre a Bolzano. Sua madre era un’importante antropologa e il ragazzo, sentendo la sua mancanza, si reca spesso al museo della sua città – insieme ai suoi inseparabili amici – per vedere la mummia Ötzi, che era solito visitare con sua mamma. Un giorno, però, accade qualcosa di strano: la mummia si risveglia e inizia a rigenerarsi. I due diventeranno grandi amici e impareranno molto l’uno dall’altro, finché non arriverà chi tenterà di catturare lo stesso Ötzi, al fine di rubargli il segreto per fermare il tempo.

Più che un semplice fantasy, un interessante romanzo di formazione, questo lavoro di Pignotta. Distinguendosi, infatti, principalmente per il respiro internazionale, oltre a un cast per metà italiano per metà statunitense, il presente lungometraggio non può non far pensare a prodotti come I Goonies o Stand by me, che, come tutti sappiamo, sono diventati dei veri e propri cult della storia del cinema.

Ciò che, tuttavia, per nulla convince, è proprio lo stesso script, che vede la presenza di dialoghi il più delle volte vuoti o che tendono a doppiare le immagini, oltre a effetti speciali e scelte registiche a volte pacchiane e raffazzonate, che contribuiscono a far perdere di credibilità al tutto.

Peccato, dunque, che un’idea che tanto sta a discostarsi da ciò che offre il panorama cinematografico italiano sia, in realtà, così buttata via. Eppure, le idee ci sono. Bisognerà aspettare solo i futuri lavori del regista per vedere che strada prenderanno.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – CONCLUSIONI

festarSì è conclusa oggi, domenica 28 ottobre, la tredicesima edizione della festa del Cinema di Roma. E così, tra un applauso e l’altro, tra una polemica e l’altra, il lungometraggio Il Vizio della Speranza, per la regia di Edoardo De Angelis, si è aggiudicato il  Premio del Pubblico BNL.

Per quanto riguarda, invece, la sezione Alice nella Città, invece, è toccato a Jellyfish, per la regia di James Gardner, aggiudicarsi il premio come Miglior Film.

Ed ecco che, con vari imprevisti riguardanti principalmente l’allerta meteo, l’Auditorium Parco della Musica ha visto anche quest’anno concludersi una delle più importanti manifestazioni cinematografiche della Capitale, anche stavolta sotto la direzione artistica di Antonio Monda.

Bisognerà aspettare un altro anno, dunque, affinché tale, singolare luogo, torni ad affollarsi per ben dieci giorni consecutivi, in cui, sui suoi schermi, verranno proiettate in anteprima tutte le novità della Settima Arte. Noi di Entr’Acte, nel frattempo, continueremo ad aggiornarvi su tutto ciò che riguarda il nostro amato cinema e, concludendo per il momento, la presente rubrica, vi diamo appuntamento all’anno prossimo con la quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma! Buon Cinema a tutti!

Marina Pavido

 

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – THE HATE U GIVE di George Tillman Jr.

hateugive_03-h_2018TITOLO: THE HATE U GIVE; REGIA: George Tillman Jr.; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Amandla Stenberg, Regina Hall, Russell Hornsby; durata: 133′

Presentato in anteprima italiana alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, The Hate U Give (titolo in italiano Il Coraggio della Verità), presentato all’interno della Selezione Ufficiale, è l’ultimo lavoro diretto da George Tillman Jr. e tratto dall’omonimo romanzo di Angie Thomas.

Questo singolare young adult dai chiari rimandi al cinema di Spike Lee ci racconta la storia di Starr (Amandla Stenberg), adolescente di colore che assiste all’uccisione del suo amico di infanzia Khalil (Algee Smith) per mano di un poliziotto che lo credeva armato. La ragazza è l’unica testimone dei fatti e le sue parole possono far sì che il poliziotto venga incriminato. Dall’altro canto, però, un noto spacciatore della zona, per cui il ragazzo ucciso lavorava, continua a minacciarla, in caso di testimonianza, per evitare che la giovane faccia anche il suo nome.

Lungometraggio ad alto rischio di retorica e di pericolosi luoghi comuni, ma che, tutto sommato, si è rivelato una sorta di sorpresa all’interno della presente manifestazione cinematografica, questo ultimo lavoro di George Tillman Jr. Fatta eccezione, infatti, per qualche sbavatura riguardante la sceneggiatura (vedi le figure delle amiche della protagonista, praticamente inutili al procedere della narrazione) o scelte registiche azzardate e poco appropriate (come la decisione di far apparire durante il processo – nell’immaginazione di Starr – la figura del defunto Khalil), The Hate U Give si è rivelato un prodotto pulito e gradevole, che ben sa miscelare i momenti di spensieratezza tra adolescenti al dramma sociale, con tanto di crescendo man mano che ci si avvicina al finale e un’importante messaggio per nulla banale, che fa del presente lungometraggio un film di denuncia a tutti gli effetti, fruibile da giovani e da meno giovani e che vede nel suo punto di forza la straordinaria interpretazione della promettente Amandla Stenberg nel ruolo della protagonista.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – THE MISEDUCATION OF CAMERON POST di Desiree Akhavan

the-miseducation-of-cameron-post-official-u-s-trailer-1280x720TITOLO: THE MISEDUCATION OF CAMERON POST; REGIA: Desiree Akhavan; genere: drammatico, commedia; paese: USA; anno: 2018; cast: Chloe Grace Moretz, Sasha Lane, John Gallagher Jr.; durata: 90′

Presentato in anteprima italiana alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, all’interno della Selezione Ufficiale, The Miseducation of Cameron Post, opera seconda della giovane regista statunitense Desiree Akhavan è un piccolo lungometraggio che punta a raccontare una storia come tante, senza voler a tutti i costi strafare.

Da sempre appassionata di vicende che si svolgono all’interno di case di riabilitazione, la regista ha scelto come ambientazione per questo suo lavoro, proprio una struttura religiosa atta a ospitare adolescenti attratti verso lo stesso sesso. Tra i pazienti, la giovane Cameron Post (Chloe Grace Moretz), appunto, qui rinchiusa dopo essere stata scoperta mentre baciava una compagna di scuola durante il ballo di fine anno. La ragazza, inizialmente spaesata, troverà presto preziosi alleati in Jane (Sasha Lane), amputata a una gamba, e nel suo amico indiano Lakota (John Gallagher Jr.). Sarà compito dei tre stravolgere gli equilibri all’interno della struttura, al fine di riconquistare una meritata libertà.

Pulito nella forma, con l’ottima interpretazione della Moretz come punta di diamante, questo piccolo, prezioso lungometraggio della Akhavan fa immediatamente pensare a un Jason Reitman minore, senza particolari picchi a livello di scrittura, ma onesto e ben girato, quanto basta per classificarsi come uno dei più piacevoli prodotti della Festa del Cinema di Roma. Non si lascia affascinare, la regista, da pericolose retoriche e da luoghi comuni. Pur cavalcando, infatti, uno dei temi del momento, non si vuol a tutti i costi lanciare un messaggio politico o sociale (fatta eccezione per una critica alle istituzioni religiose e alle loro strette vedute). Ciò che si vuole principalmente mettere in scena è un vero e proprio inno alla libertà, di vita o di pensiero che sia.

E tale messaggio si rispecchia soprattutto nella freschezza dell’intero prodotto, libero, giovane e pieno di vita. Anche se, dunque, data la giovane età e la scarsa esperienza dietro la macchina da presa, Desiree Akhavan ha da raggiungere ancora una propria, definita cifra stilistica, un’opera seconda come la presente ci fa ben sperare in interessanti lavori futuri.

VOTO: 7/10

Marina Pavido