20° FAR EAST FILM FESTIVAL – STEEL RAIN di Yang Woo-seok

steelrainTITOLO: STEEL RAIN; REGIA: Yang Woo-seok; genere: drammatico, commedia; paese: Corea del Sud; anno: 2017; durata: 139′

Presentato come film d’apertura della 20° edizione del Far East Film Festival, Steel Rain è l’ultimo lungometraggio diretto dal sudcoreano Yang Woo-seok, dove si tratta il doloroso tema della scissione tra Corea del Nord e Corea del Sud.

La storia qui messa in scena, nella sua drammaticità, ha anche dei toni da commedia e a tratti favolistici. È la storia, questa, di Um Cheol-woo – stimato agente nordcoreano con l’ordine di recarsi nella zona economica speciale di Kaesong – al confine con la Corea del Sud – al fine di assassinare due uomini che rappresentano una grossa minaccia per la sicurezza nazionale, e di Kwak Cheol-woo, diplomatico sudcoreano. I due uomini avranno modo di incontrarci in Corea del Sud, dove Um Cheol-woo porterà il leader nordcoreano (indicato con il nome Numero 1), al fine di salvarlo da un attentato. Uniti dallo stesso intento di evitare in ogni modo il conflitto, i due uomini diventeranno presto inaspettatamente amici.

Se si pensa al recente lungometraggio di Kim Ki-duk, Il Prigioniero Coreano, dove viene raccontata la divisione tra nord e sud, ecco che questo Steel Rain ci appare praticamente quasi il suo opposto. Asciutto e con una buona dose di cinismo l’uno, straordinariamente “barocco” e dai toni decisamente mainstream – e a tratti addirittura buonisti – l’altro. Ed è proprio questo taglio che il regista Yang Woo-seok ha scelto, a rappresentare una delle (non poche) pecche del prodotto in questione. Malgrado le indubbiamente buone intenzioni iniziali, malgrado il lieto fine che si è voluto a tutti i costi mettere in scena, Steel Rain risulta inevitabilmente un lavoro spesso forzato, a tratti poco credibile, che vede soprattutto nello script parecchi buchi o elementi mal sviluppati. Al di là, infatti, della parte centrale dell’intero lungometraggio che risulta oltremodo sfilacciata e spesso ridondante, vi sono elementi dall’elevato potenziale qualitativo che, purtroppo, non vengono sfruttati o sviluppati a dovere. Questo è, ad esempio, il caso degli stessi protagonisti (impersonati entrambi da due bravi interpreti, tra l’altro), dal momento che nessuno dei due è stato approfondito come meritava, malgrado le buone premesse.

Stesso discorso si potrebbe fare, ad esempio, anche per quanto riguarda la realizzazione in sé, dove, di fianco a ben riuscite scene di combattimenti, vi sono effetti in digitale che risultano pericolosamente posticci – vedi le numerose esplosioni rappresentate – dando l’impressione che il tutto sia stato realizzato in modo frettoloso e preoccupandosi eccessivamente di piacere a tutti i costi anche a un pubblico “occidentale”.

Peccato. Se si pensa, appunto, alle buone intenzioni di chi ci ha lavorato, Steel Rain avrebbe potuto essere molto, ma molto di più. E in apertura di una manifestazione importante come il Far East Film Festival si è rivelato quasi una delusione. Ma, si sa, queste sono cose che capitano. Di certo all’interno di questa vasta selezione di pellicole ci saranno comunque parecchie belle sorprese.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino

chiamami col tuo nomeTITOLO: CHIAMAMI COL TUO NOME; REGIA: Luca Guadagnino; genere: drammatico; paese: Italia, Francia, Brasile, USA; anno: 2017; cast: Thimothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg; durata: 132′

Nelle sale italiane dal 25 gennaio, Chiamami col tuo nome è l’ultimo lavoro del cineasta italiano, ma trapiantato all’estero, Luca Guadagnino, presentato in anteprima alla 67° Berlinale e che ha recentemente ricevuto ben quattro Nomination ai Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Sceneggiatura non Originale (scritta da James Ivory).

Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, il film – terzo capitolo della trilogia del desiderio dopo Io sono l’amore (2009) e A bigger splash (2015) ed ambientato nel 1983 – racconta la storia d’amore tra Elio, diciassettenne residente in un paesino del Nord Italia ed Oliver, giovane studente americano ospitato durante l’estate dalla famiglia del ragazzo. Non sarà facile per entrambi scoprire sé stessi ed ancor più difficile sarà, alla fine delle vacanze, separarsi.

Osannato dalla critica italiana ed internazionale, considerato da un cineasta del calibro di Paul Thomas Anderson uno dei migliori film del 2017, Chiamami col tuo nome ha tutte le carte in regola per passare alla storia. Almeno sulla carta. Nulla da dire, infatti, sulla regia, così come sulle atmosfere poetiche ed evocative ricostruite che, grazie alla bravura degli interpreti e, non da meno, ad un coinvolgente commento musicale, riescono fin da subito a far breccia nel cuore dello spettatore ed a far sì che egli stesso si senta parte integrante della storia. I sentimenti dei due giovani, dal canto loro, vengono messi in scena in modo discreto e delicato, quasi a voler richiamare alcune opere della Nouvelle Vague.

Ma allora, con tali premesse, cos’è che di un film come Chiamami col tuo nome proprio sembra non andare giù? Forse, paradossalmente, è proprio lo sguardo del regista. Non fraintendiamoci, dal punto di vista della messa in scena in sé stiamo parlando di un film inappuntabile. L’impressione che si ha – anche, e soprattutto, in luce di quanto un cineasta come Guadagnino ha girato in passato – è che lo stesso autore sia un po’ troppo distaccato da ciò che sta girando, quasi come se l’importante fosse autocelebrarsi come grande maestro, ma senza entrare davvero nel vivo della vicenda. Lo dimostrano, giusto per fare qualche esempio, i primi e primissimi piani troppo enfatici – ed anche piuttosto gratuiti – dei due protagonisti, così come campi lunghi che ci mostrano il paesaggio estivo e si soffermano fissi anche dopo che i personaggi sono usciti di scena, senza che ce ne sia una reale necessità.

Eppure, nonostante ciò, la confezione del prodotto in sé è riuscita eccome. E pare siano in tanti ad essersene accorti. Di fatto, Chiamami col tuo nome è un lungometraggio che da solo presenta parecchi spunti interessanti. Non ci resta che stare a vedere se l’Academy lo riterrà meritevole di qualche statuetta.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

19° FAR EAST FILM FESTIVAL – VANISHING TIME: THE BOY WHO RETURNED di Um Tae-hwa

vanishtimeyoungTITOLO: VANISHING TIME: THE BOY WHO RETURNED; REGIA: Um Tae-hwa; genere: fantasy; anno: 2016; paese: Corea del Sud; cast: Kang Dong-won, Shin Eun-soo; durata: 129′

Presentato in anteprima alla diciannovesima edizione del Far East Film Festival, Vanishing time: the boy who returned è l’ultimo lavoro del giovane cineasta sudcoreano Um Tae-hwa.

Una bambina solitaria appassionata di esoterismo. Un compagno di classe innamorato di lei. Un gruppo di amici e la voglia di vivere ogni giorno nuove avventure. È da qui che prende il via tutta la vicenda. La freschezza, la gioia di vivere dei protagonisti fa sì che tutti noi durante i primi minuti torniamo con la mente inevitabilmente a Stand by me. Eppure, nel momento in cui i ragazzi scoprono un misterioso uovo fluorescente all’interno di una grotta, ecco che la situazione sembra prendere tutta un’altra piega: in seguito alla rottura dell’uovo la terra inizia a tremare, la giovane protagonista – allontanatasi per un attimo dal gruppo – si ritrova da sola ed i suoi amici sembrano misteriosamente scomparsi. Sarà proprio lei, unica superstite, ad essere accusata dalla gente del luogo per quanto riguarda la responsabilità dell’accaduto. Ma, di fatto, cos’è che è realmente accaduto?

Ed ecco che il tempo fa il suo gioco, arrestandosi apparentemente per il mondo intero ma continuando a scorrere solo per pochi altri, i quali, a loro volta, saranno inevitabilmente costretti a pagarne le conseguenze.

Dall’altro lato abbiamo la società: severa, impietosa, timorosa nei confronti di ciò che è “diverso”. Quasi come se, con le sue leggi rigide e severe, costringesse ogni singolo abitante ad essere in un determinato modo, giudicandolo e sorvegliandolo costantemente. Molto interessante, a tal proposito, il ruolo che il regista ha assegnato alle telecamere: è inquadrato in dettaglio, non appena partono i titoli di testa, l’obiettivo, ancora chiuso, della telecamera di un’assistente sociale che sta per intervistare la bambina; nel momento in cui tale obiettivo si apre, ecco che prende il via la vicenda. Sono numerose telecamere, tra l’altro, ad essere disseminate per tutta la cittadina. A loro il compito di fermare ogni eventuale sospetto. Sì è costantemente osservati, ogni piccolo gesto viene registrato. Guai a chi prova a sgarrare.

Dal canto suo, anche la location dove si svolge la vicenda è alquanto indicativa: una piccola cittadina circondata da fitti boschi su di un’isola che sembra essa stessa fuori dal tempo. Un’isola da cui non è facile andare via. Un’isola che, in luce di quanto appena detto, diviene degna e fedele trasfigurazione di ciò che è oggi la Corea del Nord.

Dall’altro lato, però, abbiamo il mondo dei bambini. L’unico mondo ad essere rimasto “incontaminato”. Un mondo dove l’amicizia, l’amore, la libertà fanno da protagonisti assoluti insieme a dettagli di volti, di sorrisi, di occhi, di piccoli ma preziosi oggetti messi in risalto da una regia attenta e curata, dove nulla è lasciato al caso. Un mondo, questo dell’infanzia, che, alla fine dei giochi, non può non risultare vincitore assoluto.

Peccato che, al termine di un’operazione così interessante, Um Tae-hwa abbia calcato un po’ troppo la mano, inquadrando i due protagonisti – la bambina ed il suo migliore amico – su di una nave completamente vuota che naviga libera in mare. Tuttavia viene facile perdonare piccole cadute di stile del genere, se si pensa al prodotto nel suo intero. Malgrado, infatti, la relativamente poca esperienza del cineasta coreano, il risultato finale dimostra indubbiamente una straordinaria maturità. Evidentemente l’aver fatto per anni da aiuto regia al grande Park Chan-wook la differenza la fa eccome.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA – POVERI MA RICCHI di Fausto Brizzi

Poveri ma ricchiTITOLO: POVERI MA RICCHI; REGIA: Fausto Brizzi; genere: commedia, comico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Christian De Sica, Enrico Brignano, Anna Mazzamauro; durata: 97′

Nelle sale italiane dal 15 dicembre, Poveri ma ricchi è l’ultimo lungometraggio diretto da Fausto Brizzi, remake del francese Les Tuche (2011), perla regia di Olivier Baroux.

Ci troviamo, innanzitutto, in un piccolo paesino sulla Prenestina, appena fuori dalla Capitale. La famiglia Tucci, mai stata particolarmente abbiente, vince inaspettatamente cento milioni di euro al superenalotto. Malgrado le iniziali intenzioni di tenere la cosa segreta in paese, presto si viene a conoscenza dell’identità dei fortunati vincitori e, di conseguenza, la famiglia intera – a causa delle insistenti richieste di aiuti economici da parte di amici e parenti – sarà costretta a lasciare la propria casa per trasferirsi nella città che registra il più alto reddito pro capite in Italia: Milano.

pmr-1Sarà per la scelta di far interpretare ad alcuni attori del cast personaggi a cui normalmente non si sono mai rapportati, sarà per l’idea di far ridere evitando la volgarità, sarà per la giusta gestione dei tempi comici, sarà per l’impiego, in sceneggiatura, di trovate più che indovinate, sarà (e questa è una cosa che potrebbero pensare i più “malignetti”) che il film stesso è tratto da una commedia che poco ha a che vedere con i cinepanettoni nostrani, ma Poveri ma ricchi si presenta in linea di massima come un lungometraggio onesto e ben riuscito, nel suo genere.

Convincente è un Christian De Sica nei panni di un lavoratore “burino” e di gran cuore, azzeccata la brava Anna Mazzamauro nel ruolo della nonna appassionata di fiction televisive ed innamorata di Gabriel Garko. Il vero pezzo forte di questo lungometraggio di Brizzi, però, è la comparsata di Al Bano nel ruolo di sé stesso e le conseguenti gag che ne vengono fuori: trovate fuori dagli schemi della comicità standard “da cinepanettone” che, in questo contesto, funzionano piuttosto bene.

poveri-ma-ricchi-bill-gates-clip-dal-film-youtubeIl problema principale di Poveri ma ricchi è, in realtà, un altro: per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi stessi, troppo repentini sono i cambiamenti interiori (in particolare per quanto riguarda il personaggio interpretato da De Sica) per poter essere credibili. Così come ripetitivi appaiono i contrasti tra nord e sud Italia qui messi in scena. Ripetitivi e, ormai, troppo inflazionati all’interno delle grandi produzioni cinematografiche italiane. Detto questo, però, questo ultimo lavoro di Brizzi resta comunque un prodotto che, in un certo senso, sorprende. E, proprio per la sua onestà, merita una priorità di visione rispetto ad altri cinepanettoni, nel caso in cui si desiderasse fruire esclusivamente di un certo tipo di cinema.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA: LA COPPIA DEI CAMPIONI di Giulio Base

coppiadeicampioniTITOLO: LA COPPIA DEI CAMPIONI; REGIA: Giulio Base; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Massimo Boldi, Max Tortora, Massimo Ceccherini, Anna Maria Barbera; durata: 98′

Nelle sale italiane dal 28 aprile, La coppia dei campioni è l’ultima commedia diretta da Giulio Base, con protagonisti Massimo Boldi e Max Tortora.

Un dirigente ed un magazziniere, che lavorano per la stessa multinazionale, vincono alla lotteria aziendale due biglietti per Praga. I due dovranno partire insieme ed andare allo stadio durante la finale di Champions per farsi una foto con la Coppa dei Campioni, pena il licenziamento. Durante il volo, però, una turbolenza costringerà il comandante ad un atterraggio d’emergenza in Slovenia. Da lì avrà inizio una serie di imprevisti ed avventure di ogni genere.

la_coppa_dei_campioni2Questo ultimo lungometraggio di Base, seppur per certi versi alquanto prevedibile, vede la coppia Boldi/Tortora quantomai affiatata, che riesce a reggere bene tutto il film, strappando, di quando in quando, qualche genuina risata. Detto questo, la riuscita del prodotto è decisamente deludente. Vediamo perché.

Come spesso è accaduto, ci troviamo, qui, al cospetto di due personaggi agli antipodi: milanese e snob il primo, romano, verace ed alla buona il secondo. La loro forzata vicinanza farà in modo che i due, alla fine, riusciranno a trovare dei punti di incontro e ad instaurare una sincera amicizia. Numerosi, anche qui, gli stereotipi presenti all’interno della sceneggiatura, oltre a pseudo-gag viste e riviste (basti pensare, ad esempio, alla scena in cui i due, in autogrill, colpiscono accidentalmente con la saliera un energumeno seduto dietro di loro. La stessa identica scena si può rivedere anche nel film dei fratelli Farrelly Scemo&più scemo). Ma in cosa si distingue questo lungometraggio dai numerosi altri film del genere? Senza dubbio – cosa che accade piuttosto spesso nella filmografia di Giulio Base – non manca, qui, un certo buonismo di fondo, che, collocato in questo contesto, risulta poco consono, in quanto non perfettamente in linea con ciò che si sta raccontando. Basti pensare, ad esempio, alla scena in cui il figlio di Zotta (Max Tortora) afferma di voler dare al padre i propri risparmi (70 euro), al fine di aiutarlo con i suoi problemi economici.

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Detto questo, La coppia dei campioni ha dalla sua il fatto che non si pone come un film presuntuoso, non cerca di proclamare a tutti i costi verità universali, ma, al contrario, si presenta esattamente per quello che è: un prodotto con il solo scopo di intrattenere il pubblico per un’ora e mezza, strappandogli, possibilmente, qualche risata. E questa sua sorta di onestà va, in qualche modo, riconosciuta.

Ma proprio per la costante sensazione di déjà vu che si prova durante la visione, questo ultimo lavoro di Base si classifica come una delle tante commedie tutte uguali tra loro, ricca di luoghi comuni oramai superati, che già poco dopo la sua permanenza in sala, rischia di venire del tutto dimenticata.

VOTO: 4/10

Marina Pavido

SPECIALE BERGAMO FILM MEETING: PARASOL di Valéry Rosier

30958_43_Parasol__2_TITOLO: PARASOL; REGIA: Valéry Rosier; genere: commedia, drammatico; anno: 2015; paese: Belgio; cast: Alfie Thomson, Yosko Péré, Julienne Goeffers; durata: 73′

Parasol, opera prima del cineasta belga Valéry Rosier, è il quarto lungometraggio in concorso presentato alla 34° edizione del Bergamo Film Meeting.

Palma di Maiorca, fine estate. Un villaggio vacanze ormai quasi deserto. L’autista di un trenino turistico che cerca di ricostruire un rapporto con la figlioletta, in seguito alla separazione dalla moglie. Un ragazzo timido ed impacciato che, sognando una storia d’amore con una bella e spigliata ragazza del villaggio, viene bullizzato da alcuni teppisti della zona. Un’anziana signora che, dopo una notte d’amore con uno sconosciuto, viene meschinamente abbandonata. E, infine, un uomo solitario che trascorre le sue giornate in riva al mare a cercare dell’oro con il suo metal detector.

fp_633731_7951Questi sono i personaggi che vengono raccontati in Parasol. Quattro storie di quattro solitudini che cercano di dare una svolta alle proprie vite. Il tutto nell’arco di due soli giorni. Con un’ironia sottile e, spesso e volentieri, crudele – in piena tradizione cinematografica nordeuropea – Rosier è riuscito, in questa sua opera prima, a tracciare un ritratto fedele e sincero della nostra società, concentrandosi, in particolare, proprio su chi dalla società stessa viene spesso isolato o, addirittura, dimenticato.

Ciò che fin dai primi minuti colpisce di Parasol è una regia molto evidente e personale: inquadrature perfettamente centrate e simmetriche, camera rigorosamente fissa e personaggi statici. Quasi come se si trattasse di pure composizioni fotografiche. Immediatamente, proprio per questo stile così marcato, quasi estremo, viene da pensare alla cinematografia del cineasta svedese Roy Andersson, Leone d’Oro nel 2014. Eppure, la regia di Rosier cambia di pari passo con lo sviluppo della narrazione, riflettendo – di volta in volta – le emozioni e le sensazioni dei protagonisti. Abbiamo, ad esempio, una camera a mano – che crea quasi un effetto amatoriale – nel momento in cui Alfie, il giovane impacciato, si ubriaca con i bulli della zona e perde la lucidità. Abbiamo una regia più dinamica, nel momento in cui Annie, l’anziana donna, sembra aver avuto una risposta positiva dal misterioso sconosciuto. E lo stesso vale per Péré, l’autista del trenino, quando, finalmente, riesce ad entrare in sintonia con sua figlia.

30959_43_ParasolPur trattandosi di un’opera prima – e presentando delle potenzialità che non sono state sfruttate al massimo – ci troviamo, qui, di fronte ad un prodotto di straordinaria maturità per quanto riguarda la conoscenza della grammatica cinematografica e la caratterizzazione dei personaggi.

Sebbene, per la potenza di ciò che viene raccontato e per le grandi capacità dimostrate, il lungometraggio in sé avrebbe potuto essere ancora più calcato ed incisivo, Parasol è, senza dubbio, un ottimo inizio per un cineasta agli albori della propria carriera. Non resta che aspettare altri lavori, per vedere come lo stile di Valéry Rosier si evolverà. Nel frattempo, non c’è che da essere piacevolmente colpiti da questo suo primo risultato.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

CON TUCKER FILM RITORNANO AL CINEMA I CAPOLAVORI DI OZU YASUJIRO

Ricevo e volentieri pubblico

OZU YASUJIRO

Per la prima volta in Italia

sei capolavori restaurati!

 

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Al cinema, dal 22 giugno, il nuovo progetto della Tucker Film: ritornano sul grande schermo alcune tra le maggiori opere del leggendario maestro giapponese!

 

In occasione della uscita italiana, è stato pubblicato il libro Autunno e primavera (a cura di Giorgio Placereani).  

UDINE – Wim Wenders non ha dubbi: «Mai prima di lui e mai dopo di lui il cinema è stato così prossimo alla sua essenza e al suo scopo ultimo». Parole categoriche, sì, ma ampiamente condivise da tanti altri giganti della scena contemporanea. Parole che restituiscono, tra entusiasmo e venerazione, un mito con la emme maiuscola: Ozu Yasujiro.

AN AUTUMN AFTERNOONE proprio al leggendario maestro giapponese, indimenticato autore di Viaggio a Tokyo (per 350 registi di tutto il mondo, ricordiamo, il più bel film della storia del cinema), è dedicato il nuovo progetto della Tucker Film: la casa di distribuzione friulana, in collaborazione con la storica Shochiku di Tokyo e con FICE – Federazione italiana dei cinema d’essai, riporterà sul grande schermo sei memorabili capolavori! Si comincia all’Apollo e all’Anteo di Milano, in doppia programmazione dal 22 giugno al 22 luglio, poi la rassegna si sposterà a Roma e toccherà nel corso delle settimane vari capoluoghi italiani, da Nord a Sud.

Late SpringRestaurati e digitalizzati dalla Shochiku, la storica major nipponica che ha prodotto la maggior parte delle 54 opere di Ozu, i film verranno proiettati per la prima volta in Italia ad eccezione di Buon giorno (Good Morning), che il Far East Film Festival di Udine ha presentato nel 2014. Assieme allo stesso Buon giorno, dunque, gli spettatori italiani potranno finalmente ammirare in sala Fiori di Equinozio (Equinox Flower), Tardo autunno (Late Autumn), Il gusto del sake (An Autumn Afternoon), Tarda primavera (Late Spring) e, ovviamente, Viaggio a Tokyo. Preziosi titoli che appartengono al periodo d’oro della sua lunga carriera, dalla fine degli anni ’40 all’inizio degli anni ’60, e che, grazie allo straordinario restauro, permettono di ammirare la fotografia, il colore e il suono così come li aveva voluti il maestro.

yasujiro 2Questo “cinema gentile”, come lo ha sapientemente definito Kiarostami, narra con delicatezza, ironia e uno stile puro, storie di vita familiare, rivelando una profonda comprensione delle cose umane e un’inimitabile capacità di rappresentarle con tratti essenziali. Essenziali e universali (nonostante sia ritenuto, in patria, “il più giapponese dei registi giapponesi”).

GOOD MORNINGScomparso nel 1963, Ozu Yasujiro amava dire di considerarsi un semplice venditore di tofu. Ma il semplice venditore di tofu, studente mediocre e regista geniale, perennemente in equilibrio fra tradizione e modernità, è l’uomo che ha saputo portare il cinema nipponico – e mondiale – ad altezze vertiginose…

Tokyo StoryIn occasione della rassegna, ricordiamo, è stato anche pubblicato il libro Ozu Yasujiro – Autunno e primavera a cura di Giorgio Placereani, edito dalla stessa Tucker Film in collaborazione con il Far East Film Festival di Udine: 158 pagine con saggi inediti, sezioni critiche, interviste, un piccolo dizionario sui temi e sugli interpreti e, a corredo, le splendide illustrazioni di Franco Matticchio e Guido Scarabottolo.

AAA CASTING & PROVINI

Ricevo e volentieri pubblico

CERCASI ATTORI E ATTRICI CON CADENZA MILANESE O DEL NORD ITALIA
La CineWorld ricerca per nuova serie tv in preparazione ambientata negli anni ’50, uomini e donne ATTORI, di età compresa fra i 20 e i 65 anni in grado di dare battute CON CADENZA PREFERIBILMENTE MILANESE, o comunque del Nord Italia.
Inviare proprie foto recenti (sia primi piani che figure intere) e un proprio contatto telefonico a: laurabossa@cineworldroma.com
E’ ovviamente necessario avere le caratteristiche idonee all’ epoca di ambientazione della fiction, quindi NO tatuaggi, NO effetto abbronzatura, NO sopracciglia tatuate o ritoccate in modo troppo evidente, NO piercing, NO tagli di capelli alla moda nè effetti tipo shatush o colpi di sole.
Le persone che verranno selezionate in seguito al materiale inviato via mail parteciperanno a dei provini. E’ NECESSARIO CHE I CANDIDATI ABBIANO RESIDENZA O APPOGGIO A ROMA.
NON TELEFONARE ASSOLUTAMENTE IN UFFICIO, per qualsiasi domanda o informazione scrivete su questa pagina o a: info@cineworldroma.com

LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA e altri tesori del Museo Mauritshuis al cinema martedì 13 gennaio

Ricevo e volentieri pubblico

Dopo lo straordinario successo dei tour cinematografici tra le sale dell’Hermitage di San Pietroburgo, dei Musei Vaticani di Roma, del MoMA di New York e della Tate Modern di Londra che hanno portato in sala più di 60.000 persone sancendo il successo di un nuovo genere cinematografico

 

Nexo Digital è lieta di presentare

LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA

L’opera di Vermeer e altri tesori del Museo Mauritshuis

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Arriva sul grande schermo solo martedì 13 gennaio

il tour cinematografico che racconta il ritorno

a casa della Monna Lisa del Nord in occasione della riapertura del museo dopo 2 anni di restauri

Trailer qui: http://youtu.be/YbvtX-9goV4

La ragazza con l’orecchino di perla è diventata un’icona, una Monna Lisa del nord. Il suo posto è qui.

Emilie Gordenker, Direttrice del Museo Mauritshuis

 

 

Tracy Chevalier ne fece la protagonista del suo romanzo da milioni di copie vendute (dal quale fu tratto il film di Peter Webber con gli eccezionali Scarlett Johansson e Colin Firth). 350mila sono stati i visitatori che in tre mesi sono accorsi a incontrarla nel corso della mostra bolognese.

La ragazza con l’orecchino di perla, l’opera di Jan Vermeer -che 150 anni fa era soprannominato la “Sfinge di Delft” perché ben poco si sapeva della sua vita e del suo lavoro- si offre oggi al pubblico in tutta la sua silenziosa e aggraziata bellezza. Concluso un tour di due anni nei più importanti musei del pianeta (dove ha incontrato oltre 1,2 milioni di spettatori da Tokyo a New York, da Atlanta a Bologna), la gemma del Nord torna al Museo Mauritshuis  pronta a raccontare la sua storia.

 

Martedì 13 gennaio verrà così proiettato solo per un giorno nei cinema italiani (elenco a breve disponibile su www.nexodigital.it) La Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer e altri tesori dal Museo Mauritshuis, il tour cinematografico che guiderà gli spettatori tra le sale del museo dell’Aia che ri-accoglie il suo dipinto più celebre dopo due anni di restauri. Il tour al cinema esplorerà i legami tra arte e letteratura, pittura e cinema, immagini e immaginario, anche grazie alle interviste ad esperti e a scrittori, tra cui la stessa Tracy Chevalier. Oltre all’opera di Vermeer il pubblico scoprirà anche la “Lezione di anatomia del dottor Tulp” di Rembrandt e “Il Cardellino” di Carel Fabritius (reso celebre dal romanzo best seller di Donna Tartt), venendo poi trasportato dalle parole di Proust nel cuore dei più bei dipinti del XVII secolo olandese.

I lavori per restaurare e ampliare l’elegante edificio in cui risiede il Museo, situato nel centro della città, si sono ispirati al Louvre di Parigi. Percorrerne le sale grazie alle videocamere significherà esplorarlo in lungo e in largo, nella consapevolezza che le opere che vi sono racchiuse raccontano storie che da secoli alimentano l’immaginazione di scrittori e registi. Realizzati per lo più per committenti privati, più che parlare al pubblico del tempo i quadri del Museo Maurithuis si rivolgono a singoli individui e per questo risultano spesso indecifrabili e misteriosi. Proprio come La ragazza con l’orecchino di perla che rappresenta quello che gli studiosi definiscono un “tronie esotico”. I Tronie sono ritratti raffiguranti “tipi”, più che persone, e sono un genere molto diffuso nella pittura olandese del Seicento. Il volto idealizzato della fanciulla e il suo insolito e luminoso abbigliamento (dal grosso orecchino in perla al copricapo a turbante, realizzato con panni gialli e azzurri) offrono al dipinto un carattere di atemporalità e di silenzioso mistero. Un’aura di pace e armonia pervade con delicatezza l’immagine: il modo in cui la giovane donna volge il capo -con le labbra umide e socchiuse quasi volesse prendere tra un attimo la parola- stimola la fantasia di chi guarda e ha sicuramente contribuito alla straordinaria popolarità del più famoso dipinto di Vermeer.

 

Ecco i prossimi appuntamenti della Grande Arte sul Grande Schermo

(dettagli e sale in aggiornamento su www.nexodigital.it)

 

Martedì 10 Febbraio 2015 | REMBRANDT

Dalla National Gallery di Londra e dal Rijkmuseum di Amsterdam prende il via un viaggio alla scoperta dell’artista protagonista assoluto del secolo d’oro olandese: un viaggio tra i segreti dei volti che, come diceva Ernst H. Gombrich, gli occhi sagaci e attenti di Rembrandt paiono riuscire a svelare. Uno straordinario ed imperdibile appuntamento alla scoperta del Rembrandt ricco e rivoluzionario degli ultimi anni, con la serie di autoritratti e gli eccezionali chiaro scuri de La Ronda di Notte, in un mix di storia di vita dell’artista e di dietro le quinte della mostra.

 

Martedì 14 Aprile 2015 | VINCENT VAN GOGH

E’ probabilmente l’artista più amato di tutto il mondo. Il più studiato, copiato, ammirato. Ed è proprio il Museo Van Gogh di Amsterdam ad aprire per la prima volta le sue porte al cinema e mostrare i suoi tesori in un film evento sorprendente che celebrerà il 125° anniversario della morte dell’artista. Grazie alla stretta collaborazione con gli esperti del Museo, gli spettatori potranno gustarsi su grande schermo i capolavori coloratissimi dell’artista mentre gli ospiti appositamente invitati getteranno nuova luce sulla figura di Vincent Van Gogh.

Martedì 26 Maggio 2015 | GLI IMPRESSIONISTI

Uno straordinario tour alla scoperta dei pionieri di una rivoluzione che ha stravolto il mondo dell’arte raccontata attraverso una nuova sorprendente mostra sul collezionista d’arte parigino Paul Durand-Ruel, primo paladino degli impressionisti sin da quando nel 1886 li espose a New York, facendo conoscere ai ricchi americani la rivoluzionaria pittura francese moderna. Sarà un’immersione nel mondo di Cezanne, Monet, Degas e compagni, gli artisti della rottura che sarebbero diventate icone della cultura moderna.

La Grande Arte sul Grande Schermo è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con il media partner MYmovies.it

XII OTTOBRE AFRICANO a Roma il 9 e il 10 ottobre

Ricevo e volentieri pubblico

9-10 ottobre

Ottobre africano in Cineteca

 

Giunto alla sua dodicesima edizione, il festival Ottobre Africano tocca per il secondo anno consecutivo anche Roma, con una serie di eventi e spettacoli che investono le culture africane a 360 gradi, tra cui una “due giorni” al Cinema Trevi organizzata in collaborazione con la Cineteca Nazionale.

Nato a Parma su iniziativa dell’Associazione di promozione sociale “Le Réseau”, creata per favorire la reciproca conoscenza e la collaborazione fra immigrati e italiani e la convivenza fondata su rispetto, comunicazione e scambio culturale, Ottobre Africano continua a porsi come un festival delle culture e delle sinergie, itinerante e multidisciplinare, grazie all’impegno e alla passione di Cleophas Adrien Dioma.

Un’occasione da non perdere per riscoprire capolavori premiati ai festival internazionali, tra cui il Fespaco, il più antico festival di cinema creato nel continente africano, insieme alle JCC di Tunisi.

E momenti di riflessione sulla musica e sulle culture africane, oltre che sul presente e sul futuro del cinema africano e afrodiscendente in Italia.

Per maggiori informazioni: www.ottobreafricano.org

Rassegna a ingresso gratuito

 

giovedì 9 ottobre

Una serata all’insegna dei capolavori e dei grandi autori del cinema africano e di uno sguardo sul passato, presente e futuro del cinema afrodiscendente in Italia e nel mondo.

ore 17.00 omaggio al FESPACO

in collaborazione con l’ambasciata del Burkina Faso a Roma

a seguire Tey di Alain Gomis (Aujourd’hui, 2012, 86’)

Senegal, ai nostri giorni. La voce di un griot narra la storia di Satché, un giovane tornato in patria dopo che era stato inviato negli Stati Uniti per studiare. È un giorno particolare per lui: entro sera morirà. La madre e i parenti sono al contempo disperati e orgogliosi di questa consapevolezza e lasciano che Satché compia un percorso (attraverso le strade della città che ben conosce) in cui ritroverà sia persone che lo amano sia quelli che ne criticano l’operato. Giungerà infine dalla moglie e dai figli ancora in età infantile. Lì attenderà che arrivi la sua ultima ora. Con un indimenticabile Saul Williams, il film ha vinto l’Etalon d’Or all’ultima edizione del Fespaco, nel 2013.

In collaborazione con il COE di Milano – Versione originale con sottotitoli in italiano

 

ore 19.00 Presentazione della campagna di crowdfunding per il documentario Blaxploitalian di Fred Kuwornu, sulla presenza e la rappresentazione degli africani e degli afrodiscendenti nel cinema italiano, con proiezione del trailer.

Incontro con Daniela Ricci

 

a seguire Imaginaires en exil. Cinq cinéastes d’Afrique se racontent di Daniela Ricci (2013, 53’)

Newton Aduaka, John Akomfrah, Haile Gerima, Dani Kouyaté e Jean Odoutan, cinque grandi registi afrodiscendenti, si raccontano: i loro percorsi artistici e personali da Parigi a Washington, da Ouagadougou a Londra, passando per Uppsala e Ouidah. Le loro lotte e il loro quotidiano risuonano con le sequenze dei loro film, i cui personaggi e situazioni sono l’espressione delle loro identità complesse. Attraverso lo sguardo di questi cinque cineasti, costantemente alla ricerca di un equilibrio tra le diverse culture, le maschere cadono e i miti si fracassano!

Versione originale con sottotitoli in italiano

 

ore 21.00 Incontro con Gianpaolo Bucci e Beatrice Ngalula Kabutakapua

a seguire (In)visible Cities di Gianpaolo Bucci e Beatrice Ngalula Kabutakapua (2014, 65’)

Questa è una storia che non ha fine. Inizia con una giovane donna, una guida di nome Beatrice. Beatrice è nata in Italia, ma il colore della sua pelle ha sempre richiamato all’attenzione di tutti la sua origine africana. Questa è la storia del suo viaggio alla ricerca delle sue radici. Per farlo non torna nel continente dal quale partirono i suoi genitori, ma va alla ricerca di altri “come lei”, seconde generazioni e migranti. E nel suo viaggio attraversa Cardiff, Los Angeles, New York e Istanbul. Come spiegano i due registi, (In)visible Cities «nasce come progetto indipendente e autofinanziato, fuori dal coro, con due obiettivi: raccontare i migranti africani in 13 città del mondo da un nuovo punto di vista; sfidare i canoni del giornalismo e del documentario».

Anteprima italiana – Versione originale con sottotitoli in italiano

 

venerdì 10 ottobre

Una finestra sulla cultura, il cinema e la musica dell’Africa lusofona e della diaspora.

In collaborazione con le ambasciate dell’Angola, di Capo Verde, del Mozambico e del Brasile a Roma.

 

ore 17.00 Mini aperitivo e conferenza di presentazione della serata

presentazione del libro e del (video) montaggio di Marco Boccitto

Capo Verde – un luogo a parte.  Storie e musiche migranti di un arcipelago africano (Exòrma, 2013)

 

Capo Verde non è verde: un arcipelago di dieci isole dove non piove mai. Isole dal cuore africano davanti a un dito di spelacchiata terra senegalese che le indicava già ai navigatori portoghesi del Cinquecento. Nel tempo, dalle isole di Capo Verde, l’emigrazione ha sparpagliato nel mondo molta più gente di quanta ne sia rimasta; e con la gente, la musica. La musica capoverdiana, la sua storia e i suoi colori. La voce della “diva a piedi nudi” Cesária Évora, la poesia del grande Eugénio Tavares, B.Leza, Bana e tutti gli altri. Un viaggio narrato tra ritmi e canzoni che racconta della morna, del “poeta senza tante parole”, di finaçon e coladera, della colonna sonora di Capo Verde oggi

  intervento musicale capoverdiano

 

ore 19.00 presentazione del progetto Axé

Il Projeto Axé nasce e si sviluppa in Brasile, a Salvador (Bahia), per iniziativa di un fiorentino, Cesare de Florio La Rocca, nel 1990. Una delle grandi realizzazioni è l’approvazione dello Statuto del bambino e dell’adolescente, nello stesso 1990, un documento di grande valore anche simbolico: il Brasile, dove il fenomeno dei bambini di strada, dello sfruttamento e della violenza sui minori è un problema gravissimo e antico, è stato anche il primo paese a dotarsi di uno strumento etico e giuridico per la tutela dei bambini. Iniziato come attività di Educazione di Strada, ovvero con educatori che lavorano direttamente nelle strade, successivamente, anche in base all’esperienza pratica e partendo dalle esigenze degli educandi stessi, il progetto ha creato spazi educativi e unità di accoglienza centrati su moda, stampa, danza, capoeira, musica, ecc.

a seguire ArtEducazione – Il cammino della cittadinanza di Paola Raguzzi e Nathalie Signorini (2012, 22’)

Il documentario illustra e mostra nella pratica i principi dell’artEducazione e della pedagogia del desiderio adottati da Projeto Axé a Salvador de Bahia per il recupero dei bambini e dei ragazzi di strada. In 22 anni di attività, Projeto Axé ha portato a una nuova vita circa 18.000 bambini, con una percentuale dell’85% di successo.

Versione originale con sottotitoli in italiano

 

ore 21.00 Por aqui tudo bem di Pocas Pascoal (Angola/Portogallo, 2011, 93’)

Alla fine dell’estate 1980, Maria e Alda, due sorelle di 16 e 17 anni, si rifugiano a Lisbona per fuggire dalla guerra in Angola. Del padre, rapito quattro anni prima, non si sa nulla. Sopravvivendo senza denaro, tra dormitori e incontri casuali, Maria e Alda aspettano, inutilmente, il ritorno della madre dall’Angola. Premio Unione Europea al Fespaco 2013, Premio per il Miglior lungometraggio a Los Angeles Film Festival e TAP Award al Miglior film in lingua portoghese al Festival IndieLisboa.

In collaborazione con il COE di Milano – Versione originale con sottotitoli in italiano

 

11-12 ottobre

 

L’Italia si racconta

L’Italia è immersa da anni in una modifica profonda: fatti originati da una storia lunga e complessa agiscono insieme a elementi provenienti dall’esterno della nostra società. L’Italia si racconta nasce da questa consapevolezza. Le eterne questioni del rapporto tra eros e amore, il peso di un passato che stentiamo a elaborare, le contraddizioni di una società ormai definitivamente aperta che non può più chiudersi nei suoi confini, le difficoltà dei nostri figli nel rapporto con la vita, il rapporto sempre più difficile con il potere e la responsabilità. Il Luce è orgoglioso di offrire, con l’aiuto determinante della FICE e l’ANEC Lazio, un panorama della miglior produzione documentaristica italiana. Si rivolge agli spettatori che amano la sala cinematografica per sottolineare la potenza di una proposta ben diversa dalla banalizzazione televisiva. Per tali motivi la Cineteca Nazionale non poteva esimersi dall’accettare questa indagine sulla realtà contemporanea proposta dal Luce, selezionando dai 17 titoli disponibili, 10 documentari.

sabato 11 ottobre

 

ore 16.30 Nuovi comizi d’amore di Italo Spinelli (2014, 79’)

L’amore nell’epoca del Viagra e del porno diffuso. Sulle tracce dell’inchiesta di Pasolini con la sceneggiatura di Vincenzo Cerami. Dal Nord al Sud interviste e confessioni attorno alla domanda: è ancora possibile tenere insieme eros, passione e amore?

 

ore 18.00 Fuoristrada di Elisa Amoruso (2014, 70’)

La storia di Pino/Beatrice, meccanico, campione di rally, transessuale, e della sua Marianna. Un amore che unisce una famiglia non convenzionale, in un Paese spesso troppo convenzionale.

 

ore 19.15 Felice chi è diverso di Gianni Amelio (2014, 93’)

Un viaggio in un’Italia segreta, raramente svelata dalle cineprese: quella del mondo omosessuale così com’è stato vissuto nel Novecento, dai primi del secolo agli anni Ottanta. Storie di repressione, censura, dignità, coraggio… e felicità.

 

ore 21.00 Berlinguer di Mario Sesti e Teho Teardo (2014, 20’)

Il ritratto di un leader dai momenti di grandezza e felicità alle terribili immagini della fine.

 

ore 21.30 Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno (2014, 88’)

Napoli e tre ragazzi, dalla fine degli anni Novanta a oggi. Fatica e bellezza di crescere nella città piena di speranza del ’99. Cominciare a diventare adulti in quella bloccata di oggi.

 

domenica 12 ottobre

 

ore 16.30 Wolf di Claudio Giovannesi (2013, 61’)

Un padre, un figlio, precipitati nell’abisso della Storia del XX secolo. Dal ghetto di Terezin alla Roma di oggi, una tenace e commovente indagine sull’identità di un uomo, per ricostruire e liberare la propria.

 

ore 17.40 Racconti d’amore di Elisabetta Sgarbi (2014, 78’)

La memoria, la Resistenza, la seconda guerra mondiale, declinate in storia di individui e sentimenti privati. Luoghi fisici e luoghi d’elezione diventano sacche di tempo incontaminato, teatro di fantasmi amorosi e di desideri tra la vita e la morte.

 

ore 19.00 Lettera al Presidente di Marco Santarelli (2013, 69’)

Un viaggio nella storia recente e nei costumi degli italiani osservati da una visuale inedita: quella delle migliaia di lettere inviate dai cittadini ai loro Presidenti della Repubblica.

 

ore 20.15 Lo sposo di Napoli di Giogiò Franchini (2014, 60’)

Grande imprenditore, presidente di una squadra di calcio, produttore cinematografico, ebbe una grande quantità di amanti che esibiva con orgoglio. Si buttò in politica e fu la sua fine. Si chiamava Achille Lauro.

 

ore 21.30 Scandalo in sala di Serafino Murri e Alexandra Rosati (2014, 110’)

Serafino Murri e Alexandra Rosati parlano della censura, un meccanismo conservatore e di tutela dell’identità italiana a cui si contrappone talvolta il sogno e l’apertura del cinema. Tra strappi, resistenze e passioni, il cambiamento di un Paese.