36° TORINO FILM FESTIVAL – WILDLIFE di Paul Dano

Wildlife-filmTITOLO: WILDLIFE; REGIA: Paul Dano; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, Bill Camp; durata: 104′

Presentato in anteprima alla trentaseiesima edizione del Torino Film Festival, all’interno del concorso ufficiale, Wildlife è l’opera prima dell’attore Paul Dano, tratta dall’omonimo romanzo di Richard Ford.

Con una riuscita e suggestiva ambientazione nell’America degli anni Sessanta, l’attore ha messo in scena un interessante dramma famigliare, in cui vediamo un giovane padre di famiglia (Jake Gyllenhaal) restare improvvisamente disoccupato. Dopo aver trovato una seconda occupazione come pompiere, l’uomo partirà alla volta di un piccolo villaggio montano, intorno al quale v’è un enorme e pericoloso incendio. La moglie di lui (Carey Mulligan), in crisi per la lontananza del marito, finirà inevitabilmente per allontanarsi da lui, facendo sì che anche il figlio adolescente viva in prima persona la crisi all’interno della famiglia.

Ciò che di un lavoro come il presente immediatamente colpisce, è lo straordinario equilibrio delle immagini e delle inquadrature che – unitamente a una fotografia dai toni pastello – sta a indicare una situazione tanto perfetta quanto pericolosamente fragile. E infatti, basta davvero poco a far sì che tutto, pian piano, si sgretoli. Cambia, a questo punto, anche la regia – molto meno “statica” ed equilibrata di quanto non lo era all’inizio – e lo stesso andamento narrativo, che, per quanto accattivante e ben calibrato all’inizio del lungometraggio, tende man mano ad appiattirsi dopo la seconda metà del film, per poi riprendersi nella riuscita scena finale.

Tra le colonne portanti dell’intero lavoro troviamo senza dubbio gli interpreti, tra cui spicca una straordinaria Carey Mulligan, che, per questo suo lavoro, potrebbe anche ricevere importanti premi.

Il tutto converge in un’opera prima riuscita e gradevole, le cui perdonabili imperfezioni sono dovute, probabilmente, solo a una certa inesperienza del regista dietro la macchina da presa.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – BOHEMIAN RHAPSODY di Bryan Singer

Bohemian-Rhapsody-film-3763-600x347TITOLO: BOHEMIAN RHAPSODY; REGIA: Bryan Singer; genere: biografico; paese: USA; anno: 2018; cast: Rami Malek, Ben Hardy, Gwilym Lee; durata: 134′

Nelle sale italiane dal 29 novembre, Bohemian Rhapsody è l’ultimo, attesissimo lavoro del regista Bryan Singer, nonché biopic del compianto Freddie Mercury, leader del gruppo musicale The Queen.

Il presente lavoro – prodotto da Brian May – segue per quindici anni la nota rock band inglese, dalla sua formazione nel 1970, fino al celebre Live Aid Concert del 1985, concentrando la sua attenzione proprio sulla figura di Mercury, impersonato per l’occasione dal giovane Rami Malek, il quale, oltre ad aver ottenuto una straordinaria somiglianza fisica con il cantante – con un trucco importante che non risulta mai posticcio né eccessivamente artefatto – ha esercitato un lungo e difficile lavoro su sé stesso, al fine di rendere al meglio sul grande schermo il suo impegnativo personaggio.

Cercando di evitare ogni pericolosa retorica, tipica dei biopic, Bohemian Rhapsody si apre con una bella carrellata a seguire che vede Mercury, rigorosamente di spalle, nel momento in cui, dopo essersi svegliato in casa sua, circondato dai numerosi gatti, si accinge a salire sul palco davanti al quale un’enorme folla di fan adoranti lo aspetta. Nel frattempo, la musica dei Queen fa il resto, oltre a un minuziosissimo lavoro di ricostruzione – inquadratura per inquadratura – di tutti i filmati riguardanti lo storico gruppo.

La peculiarità di un lungometraggio come il presente è, di fatto, quella di concentrarsi quasi esclusivamente sulla musica prodotta dal gruppo (memorabile, a tal proposito, la sequenza che ci mostra i quattro intenti a registrare in studio proprio la coraggiosa e sperimentale Bohemian Rhapsody), senza soffermarsi eccessivamente – ma, allo stesso tempo, trattando il tutto in modo adeguato – sulle vicende private dello stesso Mercury, dalla sua relazione con Mary Austin, alla scoperta della propria omosessualità, fino alla malattia.

Forte – come già è stato scritto – di una musica vincente, il presente lungometraggio vanta, accanto a una regia a tratti eccessivamente virtuosistica, un montaggio studiato fin nei minimi dettagli. il risultato finale è un prodotto decisamente coinvolgente, tra le più fedeli rappresentazioni di una delle icone della musica rock anni Settanta e Ottanta.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE di Drew Goddard

7 sconosciutiTITOLO: 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE; REGIA: Drew Goddard; genere: drammatico, commedia; paese: USA; anno: 2018; cast: Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson; durata: 141′

Presentato in anteprima – all’interno della Selezione Ufficiale – alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, 7 Sconosciuti a El Royale è l’ultimo lavoro del regista statunitense di Drew Godard, già apprezzato per Quella Casa nel Bosco.

Un hotel a cavallo tra la California e il Nevada. Un consierge timido e insicuro, dipendente dall’eroina. E poi, uno dopo l’altro, un arrogante agente segreto, un prete, una cantante blues e una nevrotica hippy. Fin dai primi minuti si respira tensione. Molta tensione. Una tensione che sta tanto a presagire l’imminente scoppio di una bomba. E la bomba, di fatto, non tarderà a scoppiare.

Con evidenti rimandi al cinema di Tarantino, di Hitchcock e – perché no? – anche di Sergio Leone, questo suo ultimo lungometraggio, seppur qualitativamente inferiore alla sopracitata opera prima, di fatto non ha deluso le aspettative. La storia messa in scena, dunque, è molto più complessa e intricata di quanto si possa pensare. Pian piano, però, tutto torna, quasi a formare, come tanti pezzi di un puzzle, un unico quadro, senza lasciare alcun elemento in sospeso, ma curando ogni cosa sin nel minimo dettaglio. Ad arricchire il tutto, una regia pulita, sapiente e che sta a giocare spesso con immagini simmetriche e riflessi: finti equilibri sul punto di disintegrarsi e false verità a cui ogni personaggio, di volta in volta, è portato a credere.

Ciò che, immediatamente dopo la visione di un prodotto come 7 Sconosciuti a El Royale salta agli occhi è soprattutto il fatto che lo stesso Goddard pare si sia divertito parecchio nel realizzare il presente lavoro, giocando sapientemente con lo spettatore e le sue suggestioni e lavorando soprattutto di montaggio. Un film, il suo, dai toni pulp che sì prende a esempio quanto già realizzato in passato, ma che, allo stesso tempo, riesce ad assumere un’identità tutta sua, classificandosi più come omaggio ai cineasti sopracitati che come risultato di diverse suggestioni dal passato. E questo, di certo, non è poco.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – A STAR IS BORN di Bradley Cooper

a-star-is-bornTITOLO: A STAR IS BORN; REGIA: Bradley Cooper; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Lady Gaga, Bradley Cooper, Andrew Dice Clay; durata: 135′

Nelle sale italiane dall’11 ottobre, A Star is born, presentato fuori concorso alla 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è l’esordio alla regia dell’attore Bradley Cooper, qui anche nel ruolo di co-protagonista.

Terzo remake del celebre lungometraggio (a sua volta trasposizione cinematografica di un musical) diretto nel 1937 da William A. Wellman, il film racconta la storia di Ally, giovane e timida cameriera con un grande talento per il canto, la quale, esibendosi in un locale, incontra per caso il celebre cantante Jackson Maine. Tra i due nasce un grande amore e la donna avrà finalmente modo di mostrare al mondo intero il proprio talento, diventando in poco tempo una vera e propria celebrità. Saranno i problemi di alcolismo di Jackson, però, a minare la serenità del loro rapporto e le loro stesse carriere.

Il problema principale di un lavoro come A Star is born è – come sovente in casi del genere accade – quello di essere stato diretto da un attore che interpreta anche il ruolo del protagonista, facendo sì che la voglia di apparire e di dare mostra del proprio talento abbia la meglio sulla qualità del lavoro stesso. E questo, purtroppo, è ciò che accade (dopo un inizio più che dignitoso) nella seconda parte del film, in cui vediamo Cooper sempre più schiavo dell’alcool e delle droghe: un personaggio eccessivamente caricato, da togliere quasi visibilità alla co-protaginista. Peccato. Soprattutto perché lo stesso Cooper, registicamente parlando, si è dimostrato pulito e interessante.

La vera peculiarità del presente lungometraggio, però, è proprio Lady Gaga, qui nell’insolita veste di attrice: affascinante, intensa, mai sopra le righe e bella in modo magnetico con il suo look al naturale, la giovane cantante non ha nulla da invidiare alle colleghe che, negli anni scorsi hanno ricoperto il suo stesso ruolo. Un talento inaspettato che ha fatto acquistare a questo A Star is born parecchi punti. Anche se, qualitativamente parlando, i precedenti lavori di Wellman, di George Cuckor e di Frank Pierson ci sembrano, purtroppo, lontani anni luce.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

EFFECTUS – A ROMA L’UNICO EVENTO NAZIONALE SUGLI EFFETTI SPECIALI DI TRUCCO

facebook cover effectus 2018Le giornate del 22 e 23 settembre, presso il Lanificio 159, sono dedicate alla quarte edizione di EffectUs, unico evento in Italia incentrato sugli effetti speciali di trucco. Dalle 9 alle 18 sarà possibile, dunque, osservare singolari creazioni, assistere ad appassionanti conferenze e workshop e – perché no? – farsi truccare da un team di esperti disposto a mettere in mostra la propria arte.

Special Make-up Effects è il nome internazionale degli Effetti Speciali di Trucco, l’arte che consente di modificare il volto umano per raggiungere nuove sembianze, mettendo in atto una metamorfosi della fisionomia, utilizzata in particolar modo nel mondo dello spettacolo (cinema, televisione, teatro) oppure per eventi particolari.

L’evento non è rivolto solo a TRUCCATORI ed APPASSIONATI ma a tutti i professionisti dei diversi reparti che si trovano ad interagire sul set:
PRODUZIONE, REGIA, FOTOGRAFIA, COSTUME, SCENOGRAFIA, SUONO, POST PRODUZIONE

Avere la possibilità di interagire direttamente con i professionisti del mondo degli effetti speciali permette di avere una panoramica di costi e possibilità per tutti coloro che usufruiscono o vorrebbero usufruire di questa arte.

EFFECTUS EVENT, l’unico evento nazionale di settore, che ha avuto il suo esordio nel 2015 a Roma, è un evento che mette a stretto contatto tutte le figure che ruotano intorno all’universo degli Effetti Speciali di Make-up: fornitori di materiali, laboratori di settore, produttori, specialisti, scuole, studenti, amatori e cinefili, creando interazioni uniche, future collaborazioni, opportunità lavorative e di crescita, sia artistica che professionale.
Due giornate di workshop, conferenze, proiezioni di cortometraggi, dimostrazioni dal vivo, scultura dal vivo, presentazioni di libri e contest di Special Make-up Effects e body painting.

 

Facebook: http://www.facebook.com/effectusevent
Instagram: effectusevent_official
CONTATTI: E-mail: infoeffectus@gmail.com
MAIN PARTNER: Baburka Production
SUPPORTER: CNA – ICE – ITA

MEDIAPARTNER:
Doc Creativity – Sedici Noni – Culturmedia – FIPILI HorrorFest – Fabrique Du Cinema – Il Cartello degli Indipendenti – Lanificio 159

VENEZIA 75 – CONSIDERAZIONI E PRONOSTICI

di8gmuvw4aerjtySiamo giunti, dopo dieci giorni intensi ed emozionanti, alla conclusione di questa 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Quest’anno, come non mai, l’offerta è stata tanto vasta quanto piacevolmente raffinata. E così, tra una sorpresa e l’altra, tra una polemica e l’altra (come accade di consueto in situazioni del genere), ci si avvicina pian piano alla tanto attesa premiazione che si terrà a partire dalle ore 19 presso la Sala Grande.

Noi di Entr’Acte, un po’ per gioco, vogliamo provare a indovinare quali saranno i lungometraggi che, a breve, verranno premiati dalla giuria presieduta da Guillermo del Toro. Immediatamente dopo la premiazione, riporteremo i nomi dei vincitori effettivi. Ma per ora, divertiamoci un po’:

LEONE D’ORO: ROMA di Alfonso Cuaron (anche se il miglior film in assoluto è probabilmente Killing di Tsukamoto)

LEONE D’ARGENTO ALLA MIGLIOR REGIA: Sunset di Laszlo Nemes

PREMIO OSELLA ALLA MIGLIOR SCENEGGIATURA: The Ballad of Buster  Scruggs dei Fratelli Coen oppure Opera senza Autore di Florian Henckel von Donnersmarck

GRAN PREMIO DELLA GIURIA: Killing di Shinya Tsukamoto

COPPA VOLPI ALLA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE: Willem Dafoe per At Eternity’s Gate

COPPA VOLPI ALLA MIGLIOR INTERETAZIONE FEMMINILE: Olivia Colman per The Favourite

PREMIO MASTROIANNI PER IL MIGLIOR ATTORE EMERGENTE: Lali Esposito per Acusada

 

Restate con noi per sapere chi saranno i vincitori effettivi di questa 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia!

Marina Pavido

VENEZIA 75 – LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos

la-favoritaTITOLO: LA FAVORITA; REGIA: Yorgos Lanthimos; genere: drammatico; paese: USA; anno: 2018; cast: Olivia Colman, Rachel Weisz, Emma Stone; durata: 120′

Presentato in concorso alla 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, La Favorita è l’ultimo lungometraggio del celebre cineasta greco Yorgos Lanthimos.

La storia qui messa in scena è quella di due cugine: Sarah Churchill – da anni fidata dama di compagnia della regina Anna di Gran Bretagna – e Abigail Masham, caduta in povertà a causa della vita dissoluta di suo padre, ma decisa a intraprendere una rapida scalata sociale e a ingraziarsi la stessa regina. Anche a costo di giocare sporco. In poche parole, quasi una sorta di Barry Lyndon in gonnella (è inevitabile che persino lo stesso Lanthimos ci abbia pensato).

Con una situazione sì controversa e intricata, non v’è dubbio che il regista abbia trovato pane per i propri denti e si sia divertito a regalarci un nuovo ritratto del genere umano – nello specifico, di chi detiene importanti poteri – osservato, come sempre, con occhio iper critico e decisamente cinico, dove pare non ci sia speranza alcuna di salvezza né tantomeno spazio – salvo poche eccezioni – per ogni qualsivoglia forma di naturale umanità. La storia messa in scena, dunque, è la storia di tre donne e del loro rapporto con il potere: se la regina Anna ci appare stanca, provata da numerosi lutti, pericolosamente fragile e desiderosa solo di essere amata, le due donne che la circondano sono, al contrario, personaggi forti, volitivi, disposti a tutto pur di accattivarsi le simpatie della sovrana. Ma chi delle due si rivelerà, alla fine, la più spietata? Chi riuscirà a raggiungere il proprio obiettivo?

Se inizialmente i toni adottati dal regista sono quelli della commedia (i nobili, nello specifico, sono ridicolizzati quasi come a suo tempo ha fatto Rossellini nel suo La Presa di Potere da parte di Luigi XIV), ben presto la situazione si fa sempre più pesante, soffocante, claustrofobica. Il palazzo reale – grazie, come di consueto da parte del regista, a un copioso uso di grandangoli e fisheye, oltre che di un importante commento musicale firmato Mozart e Beethoven – diventa una sorta di trappola, una gabbia dorata in cui sono rinchiuse le due protagoniste. Da lì sembra non esserci via d’uscita. Eppure, per una strana perversione della mente umana, ognuno sembra non desiderare altro che esservi rinchiuso.

Impeccabile nell’estetica, La Favorita – pur attingendo a piene mani da ciò che è stato realizzato in passato da cineasti di tutto il mondo – si è rivelato un prodotto complessivamente ben riuscito, dove sopra ogni cosa spiccano le performance delle tre protagoniste: le ottime Rachel Weizs (nel ruolo di Sarah) e Emma Stone (che interpreta Abigail) hanno dato ulteriore conferma del loro talento, eppure particolarmente degna di nota è la prova attoriale di Olivia Colman, nel ruolo della regina Anna. Possibile Coppa Volpi? Probabilmente è troppo presto per dirlo.

L’unica critica che si potrebbe muovere alla presente opera è, forse, proprio la mancanza di quell’autorialità che da sempre ha contraddistinto il cinema di Lanthimos e che gli ha permesso di farsi notare all’interno del panorama cinematografico internazionale, prima di uniformarsi sempre più ai canoni hollywoodiani. Poco male, però. Come già affermato, infatti, il prodotto in questione è più che dignitoso. E la potente scena finale in cui vediamo in dissolvenza i primi piani della regina, di una sofferente Abigail e di un nutrito gruppo di conigli è, di fatto, una vera e propria ciliegina sulla torta.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

VULCANO FILM FESTIVAL 2018: PREMI E VINCITORI

VULCANO FILM FESTIVAL CON IL DIRETTORE LUCIANO BOTTARO DURANTE LA PREMIAZIONESi è conclusa sabato 18 agosto la rassegna del Vulcano Film Festival 2018, per la direzione artistica di Luciano Bottaro. Un galà di corti da tutta Italia – venti per l’esattezza – e di tutti i generi. Il tema libero del festival ha fatto si che giuria e pubblico abbiano potuto apprezzare vari generi, dalla commedia al horror, dal sociale al surreale.
La serata finale, presentata dall’attrice e modella Valentina Cropanise, si è svolta nella stupenda cornice di Villa La Cianciosa, messa a disposizione per l’occasione dalla padrona di casa Valentina Cirillo, mecenate e co-produttorice insieme alla Larusfilm del Vulcano Film Festival.
Per tre giorni si sono susseguite proiezioni e ospiti, oltre all’elezione di Miss Cinema, che ha poi premiato uno dei corti vincitori.
Il premio come miglior film è andato al corto di Davide Curatolo “Build Your Passion” una commuovente storia d’amore per l’Arte con la “A” maiuscola. Andrea Venditti porta a casa il premio come miglior attore interpretando lo sfortunato uomo ranocchio, del corto “Rimborso spese” di Massimo di Pierro; ed infine il premio come miglior attrice è andato a Brenda Monticone Martini per l’intensa performance nel corto ” Scheletri nell’armadio” di Marta Gervasutti. Nuovi, interessanti nomi del nostro panorama cinematografico, di cui, siamo certi, sentiremo di nuovo parlare ben presto. Basti pensare, ad esempio, agli stessi Andrea Venditti e Brenda Monticone Martini, i quali, pur avendo entrambi intrapreso la carriera di attori solo in seguito a precedenti esperienze professionali, sono comunque riusciti a farsi strada nell’ambiente in breve tempo e, attualmente, hanno addirittura in programma un’ulteriore opera cinematografica, le cui riprese inizieranno in settembre.
Un festival, dunque, diverso quello pensato dalla direzione artistica. Quasi un festival sottovoce che ha messo in luce la bravura di giovani cineasti italiani; la splendida location delle isole Eolie ha fatto il resto.  
Di seguito, ulteriori info sui vincitori di questa scoppiettante edizione del Vulcano Film Festival 2018.
 
BACKSTAGE DI BUILD YOUR PASSIONSINOSSI CORTOMETRAGGIO ^BUILD YOUR PASSION^
Italia, giorni nostri ma come negli anni Ottanta. Un bambino vuole coinvolgere i genitori in giochi di fantasia ma loro non colgono le sue richieste perché troppo impegnati dai problemi e dalla routine giornaliera. Il piccolo allora troverà un modo per attirare davvero la loro attenzione costruendo, sia materialmente che metaforicamente, un luogo magico dove poter raccontare il suo mondo fantastico. Da quel momento la sua passione non lo abbandonerà mai più.  
DAVIDE CURATOLOBIO REGISTA DAVIDE CURATOLO
Davide Curatolo vive a Roma, dove, dopo anni di studi teatrali, si diploma in fotografia. Qualche tempo dopo consegue il master in Cinematografia presso Scuola Romana di Fotografia e Cinema e successivamente si specializza in Regia e Direzione della Fotografia. Lavora nel cinema e come freelance per aziende e tv.  
 
FRAME DI RIMBORSO SPESE - CON ANDREA VENDITTISINOSSI COTOMETRAGGIO “RIMBORSO SPESE”
Un attore disperato cerca di rapinare una ragazza, che fa l’autrice e regista di testi per bambini, di conseguenza non ha nulla di prezioso apparte la sua fantasia. I due finiscono per trascorrere la notte insieme ma anche in questo caso le cose non vanno bene, perché i due si accorgono loro malgrado che si conoscevano già. Una commedia amara che indaga in maniera ironica tagliente la realtà del mestiere artistico in questo paese.  
 
ANDREA VENDITTIBIO ANDREA VENDITTI – MIGLIOR ATTORE
Inizia la sua formazione attoriale nel 2012 all’ Accademia Artisti, nello stesso anno frequenta l’Accademia europea del Teatro. La sua carriera artistica inizia sulla produzione Rai “IL Restauratore” diretta da Enrico Oldoini nello stesso anno lavora anche in “Un’altra vita” diretta da Cinzia TH Torrini, continuando a lavorare per molte produzioni RAI e Mediaset. Nel 2013 è attore protagonista nel cortometraggio “IL LOGO” con cui vince il premio come miglior attore Al Tirreno film festival! Negli anni successivi si susseguono diverse collaborazioni cinematografiche, televisive e teatrali. Tra le più recenti oltre alla partecipazione nella serie “Gomorra” si cita il film “DEAD CAUNTRY” diretto da Giovanni Roviaro, vincitore al “Genova calibro 9” come miglior film, “Il cerchio Imperfetto” diretto Alessia Vegro selezionato al “Themodcon London Film Festival”; Nel 1017 prende parte al 48 Hour Film Project con il film “IL passaggio” diretto da Lorenzo Marinelli che vince la selezione italiana e il premio Best Acting ensamble al 48HFP Filmapalooza 2017 e selezionato al Festival di Cannes 2017. Teatralmente è protagonista in una commedia inglese “Affittasi camera da letto” diretto da Massimo Milazzo nell’Otello diretto da Luciano Bottaro. La sua formazione è legata stage diretti da Natalia Floreskaia, Andrea Costantini e Roberto Graziosi. Viene ammesso alla Masterclass Silvio D’amico 2017.  
 
FRAME DI SCHELETRI NELL ARMADIO -CON BRENDA MONTICONE MARTINISINOSSI CORTOMETRAGGIO “SCHELETRI NELL’ARMADIO”
Maria Elena ama preparare i muffin, ama il marito Giovanni, ama aiutare le persone in difficoltà, ma qualcosa la affligge, qualcosa o qualcuno che sembra vivere nell’armadio della casa.  
 
BRENDA MONTICONE MARTINIBIO BRENDA MONTICONE MARTINI
L’Attrice romana, prima di intraprendere il percorso professionale legato all’arte espressiva, dedicata la sua vita alla famiglia, divenendo madre molto giovane all’età di 22 anni, alla professione di Archietto e Pubblicista. Progettista dal 2002, collabora con importanti studi di Architettura romani ed esercita la professione in ambito internazionale. Pubblicista dal 2000, conduce in diretta il radiogiornale di MondoradioCentroitalia e di Mediarch, radio dell’Ordine degli Architetti di Roma. La passione per l’arte e la comunicazione si fondono nel 2010 con la recitazione, ad un’età già matura. La sua formazione artistica da Attrice inizia nel 2011 nella scuola di Beatrice Bracco e attraversa diversi workshop con insegnanti del calibro di Edoardo Leo, Alessandro Borghi, Sergio Rubini, Andrea Costantini, Vincent Riotta e Susan Batson. Dal 2011, si iscrive all’Associazione Metis Teatro, che la vede impegnata per 5 anni, parallelamente al suo percorso formativo, sotto la regia di Alessia Oteri, in spettacoli teatrali del panorama capitolino. Dal 2017 entra a far parte del Laboratorio delle Arti Sceniche di Massimiliano Bruno che la vede impegnata a tutt’oggi nella sua crescita formativa. Dal 2012 iniziano le sue prime esperienze cinematografiche come Attrice, Autrice e Regista. Dal 2014 cura la Direzione Artistica del Teatro Ivelise. Da quì si dedica con successo all’ideazione, alla produzione e alla regia di alcuni dei progetti artistici più significativi dello storico teatro. tra questi ricordiamo L’IveliseCineFestival, festival di corti e documentari, arrivato quest’anno alla sua IV edizione.  

LA RECENSIONE – LA GUERRA DEL MAIALE di David Maria Putortì

la guerra del maialeTITOLO: LA GUERRA DEL MAIALE; REGIA: David Maria Putortì; genere: drammatico, grottesco; paese: Italia, Argentina; anno: 2012; cast: Victor Laplace, Arturo Goetz, Vera Carnevale; durata: 99′

Nelle sale italiane dal 28 giugno, La Guerra del Maiale è il primo lungometraggio di David Maria Putortì, tratto dal romanzo Diario de la Guerra del Cerdo di Adolfo Bioy Casares.

Isidoro è ufficialmente entrato nella terza età. Non lavora e vive a casa di suo figlio, che è avvocato e continua a trattarlo in malo modo. Ogni giorno è solito incontrarsi con i suoi amici per giocare a carte. Le giornate sembrano scorrere tranquille fino a quando, tramite un canale online, ci si inizierà a scagliare contro gli anziani, visti sempre più come un peso per la società. Le cose degenereranno al punto da scatenare una vera e propria guerriglia urbana.

Una situazione paradossale che ha anche del grottesco e si scaglia contro un sistema all’interno del quale l’essere umano non sembra più essere considerato tale e dove i giovani, a causa del mancato ricambio generazionale sui posti di lavoro, fanno sempre più fatica a trovare degli impieghi.

Fatta eccezione per qualche incongruenza dal punto di vista della sceneggiatura, La Guerra del Maiale si contraddistingue principalmente per la messa in scena surreal-grottesca (non dimentichiamo che Putortì è stato per anni aiuto regia del grande Marco Ferreri). Una scelta indubbiamente coraggiosa, questa. Coraggiosa, ma anche incredibilmente difficile da gestire. Ed ecco che i primi piani esageratamente marcati, così come la recitazione a tratti straniante di alcuni personaggi in particolare, non sempre convincono. Peccato. Soprattutto perché con questa sua opera prima – coproduzione italo-argentina – Putortì ha dimostrato di non aver paura di osare e di volersi, in qualche modo, “liberare” dai canoni all’interno dei quali troppo spesso viene racchiuso il cinema italiano contemporaneo.

Ben venga, dunque, quando ci sono registi che hanno voglia di sperimentare e di sperimentarsi. Stiamo a vedere quale strada prenderà la cinematografia di questo nuovo nome del cinema nostrano.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

renato-zero-a-roma-740x350.jpg.pagespeed.ce_.EdaFcoDRwsTITOLO: ZEROVSKIJ SOLO PER AMORE; REGIA: Renato Zero; paese: Italia; anno: 2017; durata: 143′

Nelle sale italiane solo il 19, 20 e 21 marzo, Zerovskij Solo per Amore è un documentario, diretto ed interpretato dal celebre cantante Renato Zero, il quale ci mostra la registrazione di un concerto durante la tournée dedicata all’uscita dell’album Zerovskij Solo per Amore, appunto.

Stazione Terra. Una serie di bizzarri personaggi fanno, uno dopo l’altro, il loro ingresso sul palco: da Adamo ed Eva in versione contemporanea a un giovane che da bambino è stato abbandonato da suo padre, da un singolare Amore sulla sedia a rotelle, fino alla Morte in carne ed ossa. Ad interagire, di volta in volta, con ognuno di loro, lui: il grande Renato Zero, con le sue riflessioni sulla vita e sull’umanità e, non per ultime, le sue performance canore.

Una riflessione sull’uomo, sul senso della vita e della morte, sull’arte, sulla cultura e sull’amore, questo importante lavoro di Zero, il quale, come sempre ironico e mai particolarmente ansioso di dare risposte definitive alle sopracitate questioni, riesce a tenere banco per oltre due ore, davanti ad un pubblico letteralmente in visibilio. E la macchina da presa, in tutto ciò, cosa fa? Con una serie di carrellate e dolly, non fa che seguire passo passo il cantante ed interprete per tutta la durata dello spettacolo, intervallando di quando in quando qualche breve controcampo sul pubblico o, addirittura – unico, vero elemento “esterno” – un Gigi Proietti in versione “bombarolo”, che si accinge a salire su di un treno fermo in stazione. Una regia semplice, pulita, che al massimo si concede qualche gioco di luce e di sovrimpressione, questa scelta da Renato Zero per la realizzazione del suo progetto, il quale, a sua volta, perfettamente in linea con le aspettative di ogni spettatore, non fa che rivelarsi, psichedelico, maestoso, addirittura travolgente.

Non vi sono intermezzi, interviste o ulteriori inserti, in Zerovskij Solo per Amore. Ciò che viene ripreso è semplicemente lo spettacolo, la realtà così com’è, la parola viene lasciata esclusivamente alle immagini, per un documentario che abbraccia Cinema, Teatro e Musica e che, al di là dei personali gusti del pubblico, in linea di massima funziona, pur senza particolari guizzi narrativi o sorprese che prescindano da ciò che accade sul palco dell’Arena di Verona, dove tutto ha luogo.

Una delle critiche che si potrebbero muovere contro un documentario come questo realizzato da Zero, probabilmente, è proprio l’assenza di un qualcosa in più, di uno sguardo che – nel mostrarci la performance del cantante romano – ci sappia regalare un suo personale punto di vista, una sua necessaria soggettività. Cosa, questa, tuttavia impossibile in questo caso, dal momento che è lo stesso Renato Zero ad aver ricoperto il ruolo di regista. E queste operazioni, si sa, non sempre finiscono per rivelarsi vincenti. Ma tant’è. Nel complesso, Zerovskij Solo per Amore è un prodotto gradevole e pulito, in grado di coinvolgere lo spettatore dall’inizio alla fine, senza mai particolari cali di ritmo. Indubbiamente, i numerosi sorcini apprezzeranno.

VOTO: 6/10

Marina Pavido