13° FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE di Drew Goddard

7 sconosciutiTITOLO: 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE; REGIA: Drew Goddard; genere: drammatico, commedia; paese: USA; anno: 2018; cast: Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson; durata: 141′

Presentato in anteprima – all’interno della Selezione Ufficiale – alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, 7 Sconosciuti a El Royale è l’ultimo lavoro del regista statunitense di Drew Godard, già apprezzato per Quella Casa nel Bosco.

Un hotel a cavallo tra la California e il Nevada. Un consierge timido e insicuro, dipendente dall’eroina. E poi, uno dopo l’altro, un arrogante agente segreto, un prete, una cantante blues e una nevrotica hippy. Fin dai primi minuti si respira tensione. Molta tensione. Una tensione che sta tanto a presagire l’imminente scoppio di una bomba. E la bomba, di fatto, non tarderà a scoppiare.

Con evidenti rimandi al cinema di Tarantino, di Hitchcock e – perché no? – anche di Sergio Leone, questo suo ultimo lungometraggio, seppur qualitativamente inferiore alla sopracitata opera prima, di fatto non ha deluso le aspettative. La storia messa in scena, dunque, è molto più complessa e intricata di quanto si possa pensare. Pian piano, però, tutto torna, quasi a formare, come tanti pezzi di un puzzle, un unico quadro, senza lasciare alcun elemento in sospeso, ma curando ogni cosa sin nel minimo dettaglio. Ad arricchire il tutto, una regia pulita, sapiente e che sta a giocare spesso con immagini simmetriche e riflessi: finti equilibri sul punto di disintegrarsi e false verità a cui ogni personaggio, di volta in volta, è portato a credere.

Ciò che, immediatamente dopo la visione di un prodotto come 7 Sconosciuti a El Royale salta agli occhi è soprattutto il fatto che lo stesso Goddard pare si sia divertito parecchio nel realizzare il presente lavoro, giocando sapientemente con lo spettatore e le sue suggestioni e lavorando soprattutto di montaggio. Un film, il suo, dai toni pulp che sì prende a esempio quanto già realizzato in passato, ma che, allo stesso tempo, riesce ad assumere un’identità tutta sua, classificandosi più come omaggio ai cineasti sopracitati che come risultato di diverse suggestioni dal passato. E questo, di certo, non è poco.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

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RENZO ARBORE al FESTIVAL TRASTEVERE GIOVEDì 21 LUGLIO

Ricevo e volentieri pubblico

image001 (1)Continuano i grandi ospiti al Festival Trastevere. Giovedì 21 Luglio sarà la prima volta di RENZO ARBORE in Piazza San Cosimato. Presenterà Il Pap’occhio  da lui scritto e diretto nel 1980 con Roberto Benigni, Diego Abatantuono, Andy Luotto, Isabella Rosellini, irriverente commedia sequestrata dalla censura quando uscì.

Renzo Arbore, artista da sempre eclettico e sperimentale, con Il Pap’occhio esordisce alla regia con una commedia surreale in cui si diverte a mescolare citazioni artistiche, letterali e cinematografiche, con personaggi televisivi popolari. Attraverso una satira scanzonata e leggera su politica, religione, cultura massificata e media mette in luce i limiti dell’Italia perbenista fino a  minare alle fondamenta un tabù dell’Italia democristiana: la Chiesa. Non a caso, il film è stato sequestrato con l’accusa di vilipendio alla religione.

Rivedere il film sul grande schermo di Piazza San Cosimato alla sua presenza sarà occasione per far conoscere questo grande artista ai giovanissimi, troppo piccoli per età anagrafica per aver vissuto la rivoluzione dello spettacolo portata da Arbore e i suoi indimenticabili Quelli della notte.

Preoccupato per il crescere dei buddisti e per il cedere della gioventù alle discoteche e alla droga, il Papa, tra gli esercizi ginnici e le lezioni private di lingua italiana, decide di dare l’avvio alla televisione vaticana con uno spettacolo leggero in mondovisione. La regia è affidata a Martin Scorsese e l’allestimento dello spettacolo a Renzo Arbore e alla sua compagnia. Questi accetta e, assicuratosi l’appoggio di Roberto Benigni col quale da un po’ è in rotta, trasferisce in Vaticano tutta la sua abituale troupe…

Il Festival Trastevere Rione del Cinema, tra retrospettive su Xavier Dolan, classici Disney,  partite dell’Italia ed il tributo a Sergio Leone sulla Scalea del Tamburino supera i partecipanti totali della scorsa edizione con 50.000 persone in 50 giorni, due maxi schermi ed ospiti d’eccezione come Roberto Benigni, Ennio Morricone, Carlo Verdone, Ferzan Özpetek, Dario Argento, Paolo Virzì, Stefania Sandrelli,Valerio Mastandrea, Paolo Sorrentino, Toni Servillo. Per chiuder il 1 agosto con Daniele Vicari e Silvia Scola che presenteranno Ballando ballando di Ettore Scola.

LA RECENSIONE DI MARINA: A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT di Ana Lily Amirpour

9920527_origTITOLO: A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT; REGIA: Ana Lily Amirpour; genere: noir, horror; anno: 2013; paese: USA, Iran; cast: Sheila Vand, Arash Marandi, Marshall Manes; durata: 97′

Nelle sale italiane dal 30 giugno, A girl walks home alone at night è l’interessante opera prima della giovane regista iraniana Ana Lily Amirpour, la quale, insieme al film, ha realizzato anche una graphic novel – Death is the Answer – ispirata alla storia qui raccontata.

Bad City, la città iraniana dei fantasmi, è popolata da loschi individui, dediti allo spaccio di droga ed allo sfruttamento della prostituzione. Nella notte, però, una misteriosa ragazza, coperta da un velo nero, si aggira per le strade deserte, seguendo gli uomini peggiori della città e dando loro una lezione che non dimenticheranno facilmente. Le cosa cambieranno quando la giovane incontrerà un ragazzo, anch’egli pesce fuor d’acqua in quella malfamata città.

4a5La cinematografia iraniana, si sa, ci regala – spesso e volentieri – piacevoli sorprese. Ed in questo caso, la linea classica che la contraddistingue – ossia quella del realismo – viene del tutto abbandonata, prediligendo una storia di vampiri, ambientata in una città immaginaria ed inquietante, simbolo di tutto ciò che la società dell’Iran di oggi sta a nascondere.

Un film di denuncia, quello sì. E infatti questo singolare lavoro della Amirpour sta proprio a raccontare le ipocrisie, la corruzione, la criminalità – oltre alle condizioni in cui è costretta a vivere la donna – del suo paese. Il tutto, però, viene messo in scena in modo talmente personale ed insolito da far sì che A girl walks home alone at night entri di diritto a far parte della memoria collettiva, classificandosi come uno dei più interessanti prodotti che la cinematografia iraniana ha saputo creare negli ultimi anni. Vediamo perché.

Ca-agirlwalkhome-eAna Lily Amirpour è una regista che ha avuto modo di vivere diverse realtà, nel corso della sua vita. Questo, insieme ad una sfrenata cinefilia, ha fatto in modo che venisse messo in scena un prodotto di genere, che strizza l’occhio anche al cinema occidentale. Evidenti, ad esempio, sono le influenze di registi come Sergio Leone (in particolare per quanto riguarda i lunghi silenzi presenti) e di David Lynch (per l’atmosfera creata – resa ancora più intensa da uno studiato bianco e nero – e per l’interessante lavoro sul suono qui effettuato). Eppure, malgrado ciò, il lungometraggio della Amirpour una propria identità ce l’ha. Grazie ad una brillante scrittura – che non disdegna neanche una certa ironia – grazie a dettagli e personaggi ben delineati e grazie ad una struttura robusta in cui nulla è lasciato al caso.

a-girl-walks-aloneUltima considerazione: il gatto del protagonista e, in un certo senso, protagonista egli stesso, è una chicca che ha regalato a tutto il film quel qualcosa in più che lo farà restare impresso nella mente dello spettatore per molto, molto tempo. Assolutamente da non perdere.

VOTO: 9/10

Marina Pavido

FAR EAST FILM FESTIVAL: ASSASSINATION di Choi Dong-Hoon

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REGIA: Choi Dong-Hoon; genere: storico; anno: 2015; paese: Corea del Sud; durata: 140′

Presentato in anteprima alla diciottesima edizione del Far East Film Festival di Udine, Assassination è l’ultimo lungometraggio diretto dal cineasta sudcoreano Choi Dong-Hoon.

Ci troviamo in Corea, nel 1933. Lo stato è sotto l’occupazione giapponese ed un gruppo di ribelli – capitanati dalla bella e coraggiosa An – complotta per uccidere un prestigioso ufficiale nipponico. Portare a termine la missione, però, sarà più difficile del previsto.

assassination-2015Fin dai primi minuti – una volta iniziata la visione – ci accorgiamo di quanto il regista coreano si sia divertito a mettere in scena una storia di tale portata. E non solo perché – ammettiamolo – le ambientazioni in costume esercitano sempre un certo fascino sia sugli addetti ai lavori che sugli spettatori, ma anche perché la grande quantità di suggestioni che hanno portato alla nascita di tale prodotto dev’essere stata senz’altro entusiasmante da gestire.

Un’importante porzione della storia della Corea, una grande ironia – ed autoironia – una regia dinamica e brillante che si diverte a regalare allo spettatore – grazie anche all’importante contributo dei numerosissimi tagli di montaggio – un crescendo di emozioni ed adrenalina. E, non per ultima, un’eroina che ha tutte le carte in regola per restare nell’immaginario collettivo per molto, molto tempo. Sono queste le peculiarità di questo ultimo lavoro di Dong-Hoon, il quale – a sua volta – strizza volentieri l’occhio anche al genere spaghetti-western, con evidenti influenze tarantiniane ed uno spirito goliardico di fondo che non guasta mai.

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Sia ben chiaro, se ci si aspetta di vedere sullo schermo il nuovo Tarantino o il nuovo Sergio Leone coreano si rischia di rimanere fortemente delusi. Ma – preso così com’è – Assassination resta comunque una visione gradevole e coinvolgente, nonché un interessante prodotto della cinematografia asiatica contemporanea.

Trattando un argomento che grande importanza ha avuto per il popolo coreano, notiamo, però, come il lungometraggio – ed è questo il suo principale difetto – pecchi decisamente di eccessivo nazionalismo, quasi come se non si riuscisse ancora a raggiungere quel distacco necessario finalizzato alla creazione di un’opera. E, come sappiamo, spesso e volentieri questo errore viene commesso anche dai cineasti più smaliziati. A ciò si aggiunge anche una colonna sonora che diventa a tratti addirittura ingombrante, tanto si vuol stare a sottolineare i meriti della Corea nella vicenda qui raccontata.

assassination-korean-film-2015-still-noscaleIn fin dei conti, è un peccato vedere come pochi elementi possano influire sulla riuscita finale di un prodotto che – tutto sommato – risulta costruito anche piuttosto bene.

Detto questo, comunque, senza dubbio questo ultimo lavoro di Dong-Hoon si è classificato come un lungometraggio più che soddisfacente. E che dalla sua ha anche il merito di scorrere via come acqua fresca, malgrado le quasi tre ore di durata.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

ROMA 2015: OMAGGIO A SERGIO CORBUCCI

Ricevo e volentieri pubblico

Alla 10. Festa del Cinema di Roma

 

OMAGGIO a

SERGIO CORBUCCI

L’uomo che ride

di

Gioia Magrini e Roberto Meddi

Prodotto da Silvia d’Amico Bendicò e Osvaldo Menegaz per  BENDICO s.r.l.

in associazione con ISTITUTO LUCE CINECITTÀ

con il Contributo del MIBACT –  Direzione Generale per il Cinema

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Una distribuzione

ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ

 

Proiezione ufficiale alla Festa del Cinema:  SABATO 17 OTTOBRE

Casa del Cinema, ore 15:30

Sergio Corbucci è stato uno dei più prolifici ed eclettici registi del cinema italiano: in quarant’anni di carriera ha realizzato una settantina di film cimentandosi in tutti i generi, dal “peplum” all’horror, dal comico al giallo, dal film musicale al western, il genere che forse preferiva e di cui è considerato un maestro assieme a Sergio Leone. Sempre attento ai gusti del pubblico che lo ha premiato con incassi record, Corbucci non ha mai rinunciato ad un puntiglioso professionismo.

Attingendo  all’autobiografia inedita del regista, il documentario ripercorre la sua storia umana e professionale avvalendosi di materiali di repertorio dell’Istituto Luce e di foto e filmati amatoriali privati, oltre che delle testimonianze di amici e collaboratori, e soprattutto della moglie Nori che, dal loro incontro avvenuto nel 1959, ha condiviso con lui 31 anni di vita.

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Con la voce narrante di Massimo Ghini e la partecipazione di ORIO CALDIRON, NORI CORBUCCI, GIANCARLO GIANNINI, FRANCO NERO, LINA WERTMULLER

Regia di GIOIA MAGRINI e ROBERTO MEDDI

Testo tratto dall’autobiografia di Sergio Corbucci

fotografia e montaggio ROBERTO MEDDI operatore ANIELLO GRIECO musiche originali ROBERTO MEDDI – Edizioni BENDICO S.R.L.

materiale d’archivio       ARCHIVIO STORICO LUCE, ARCHIVIO PRIVATO DI NORI CORBUCCI, ARCHIVIO PRIVATO DI MIRTA GUARNASCHELLI, BRANI TRATTI DAL DOCUMENTARIO “WESTERN ITALIAN STYLE” DI PATRICK MORIN E LARS BLOCH, BRANO TRATTO DAL “MAURIZIO COSTANZO SHOW” PER GENTILE CONCESSIONE DI MEDIASET S.P.A.

Prodotto da SILVIA D’AMICO BENDICÒ e OSVALDO MENEGAZ per BENDICO s.r.l.

in associazione con ISTITUTO LUCE CINECITTÀ

con il contributo del       MIBACT –  Direzione Generale per il Cinema

 

distribuzione                                    ISTITUTO LUCE CINECITTÀ

DANIELE GAGLIANONE in Emilia Romagna con il suo nuovo documentario QUI

Ricevo e volentieri pubblico

Daniele Gaglianone presenta il suo nuovo documentario QUI in quattro città dell’Emilia Romagna

dal 2 al 5 marzo 2015

Il film poi prosegue al cinema Europa di Bologna

 

E’ un gradito ritorno quello che da lunedì 2 marzo vedrà di nuovo Daniele Gaglianone ospite di sale Fice dell’Emilia Romagna per presentare il suo nuovo lavoro QUI, dopo gli appuntamenti di gennaio a Parma, Reggio Emilia e Santarcangelo. Una testimonianza, una volta di più, dell’affetto della nostra regione per questo regista anomalo e fuori dal coro di cui Fice Emilia Romagna ha sostenuto tutte le opere, fin dall’esordio.

Presentato al 32° Torino Film Festiva QUI è il racconto in soggettiva di dieci attivisti del movimento No Tav che da 25 anni in Val di Susa si oppone con tenacia al progetto della Torino-Lione: cittadini qualsiasi che hanno scelto di lottare, ogni giorno. Dieci ritratti che raccontano la stessa amara scoperta: il tradimento della politica nazionale, accusata di aver abbandonato questa gente al loro destino, lasciandola sola a vedersela con la polizia antisommossa. QUI, in Valle di Susa, il blackout democratico tra Stato e cittadino è esploso prima che altrove. E in modo devastante. QUI si lotta innanzitutto per restare cittadini.

Daniele Gaglianone sarà al Cinema Europa di Bologna (via Pietralata 55/A) lunedì 2 marzo alle ore 20.30, in una serata organizzata da Kinodromo in collaborazione con Fice Emilia Romagna che avrà la forma di un confronto aperto, in cui varie voci interverranno sulla questione TAV. Sempre Kinodromo proporrà poi il documentario anche nei propri spazi di martedì 3 marzo alle 18.30 e alle 21.15, mentre il Cinema Europa continuerà nei giorni successivi a dedicare a questo lavoro uno spettacolo al giorno, quello delle 18.30. Un impegno congiunto, tra Kinodromo, Circuito Cinema Bologna e Fice Emilia Romagna, grazie al quale si arricchiscono le occasioni per vedere questo documentario in città.

Martedì 3 marzo Daniele Gaglianone proseguirà il suo tour presentando QUI al Cinema San Biagio di Cesena (ore 21) quindi il 4 marzo alla Sala Boldini di Ferrara (ore 20.30) e il 5 marzo al Cinema Sarti di Faenza (ore 21.15) completando in tal modo un giro che ha toccato alcune tra le più rilevanti sale d’essai della nostra regione.

QUI è prodotto da Gianluca Arcopinto (per Axelotil Film) , Domenico Procacci (per Fandango) in collaborazione con BabyDoc e distribuito da PABLO.

 

“Un documentario partigiano, ma non fazioso, perché non voglio convincere nessuno” Daniele Gaglianone

 

Daniele Gaglianone (1966, Ancona, Italia) si laurea in Storia e Critica del Cinema presso l’Università di Torino. Negli anni Novanta collabora con l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (ANCR). Nel 1998 collabora alla sceneggiatura e assiste alla regia Gianni Amelio per Così ridevano. Dopo numerosi cortometraggi, nel 2001 dirige l´opera prima I nostri anni, selezionato alla Quinzaine des Réalisateurs e vincitore del Jerusalem Film Festival. Nel 2004 il suo secondo lungometraggio, Nemmeno il destino, è presentato alle Giornate degli Autori e si aggiudica l´anno seguente il Tiger Award al Festival di Rotterdam e il Premio Speciale della Giuria al Festival di Taipei a Taiwan. Quattro anni dopo torna al documentario con Rata Nece Biti, vincendo il David di Donatello e il Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival. Nel 2010, realizza Pietro, presentato in concorso a Locarno. Nel 2011 dirige Ruggine, portato alle Giornate degli Autori, e riceve il Premio Sergio Leone al Festival di Annecy per l´intera sua opera. Nel 2013 realizza La mia classe, con Valerio Mastandrea, presentato alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia.

2013 La mia classe

2011 Ruggine

2010 Pietro

2008 Rata Nece Biti – La guerra non ci sarà

2004 Nemmeno il destino

2001 I nostri anni

ROMA 2014 by MARINA: Fotogrammi Romani (4° giornata)

Cari lettori,

anche oggi, per voi, in anteprima i film presentati in questa 9° edizione del Festival Internazionale del Film di Roma!

SEZIONE “CINEMA D’OGGI”

“I MILIONARI” – Alessandro Piva

Milionari (I)_01Viene qui raccontata l’ascesa e la caduta di un clan criminale napoletano attraverso la storia personale di uno dei suoi boss e della sua famiglia. Il lungometraggio, pur essendo, in linea di massima, ben realizzato, presenta qualche imperfezione tecnica. Dal punto di vista della sceneggiatura, è ben scritto, ma si tratta, comunque, di uno dei tanti film sul genere. VOTO: 6/10

SEZIONE “MONDO GENERE”

“A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT” – Ana Lily Amirpour

a girlIn una cittadina abbandonata dell’Iran, una misteriosa vampira si aggira di notte per nutrirsi del sangue dei numerosi malviventi che popolano la città. dall’incontro con uno dei sopravvissuti nascerà una storia d’amore. Ciò che maggiormente colpisce di questo film è lo stile con cui è girato: un bel bianco e nero con tempi dilatati ed una colonna sonora che fa da protagonista. Rimandi a David Lynch ed a Sergio Leone. Peccato per la sceneggiatura, la quale risulta piuttosto banale. VOTO: 7/10

FILM IN CONCORSO

“LOVE, ROSIE” – Christian Ditter

love rosieRosie ed Alex sono amici fin dall’infanzia. Con il passare del tempo, il loro rapporto diventa qualcosa di più, ma i due hanno paura a dirselo e prenderanno due strade diverse, pur restando sempre in contatto. Si tratta di una banalissima commedia romantica, assolutamente inadatta a rientrare nella selezione ufficiale di un festival internazionale. Ricco di stereotipi, banale, prevedibile e con una regia anonima. VOTO: 5/10

“GIULIO CESARE – COMPAGNI DI SCUOLA” – Antonello Sarno

foto giulio epoca-1Il documentario racconta la storia del celebre liceo classico “Giulio Cesare” di Roma, dalla sua fondazione, nel 1936, sotto la dittatura mussoliniana, fino ai giorni nostri, attraverso i racconti di personaggi illustri che vi hanno studiato. La storia in sé, anche grazie ad aneddoti e testimonianze è interessante, ma la cornice del documentario, di stampo decisamente televisivo, è realizzata piuttosto male e risulta fortemente artefatta. VOTO: 6/10

“TRASH” – Stephen Daldry

Trash_11Un gruppo di ragazzini brasiliani, in seguito al ritrovamento di un misterioso portafoglio tra i rifiuti, viene a trovarsi in una complicata situazione di portata nazionale, di cui fa parte anche un importante uomo politico. Il lungometraggio è, in linea di massima, ben realizzato, anche se nel finale cade totalmente. Sia visivamente che per quanto riguarda numerose soluzioni di scrittura, fa pensare a “The millionaire” di Danny Boyle. Discreto. VOTO: 7/10

Non mancate domani al nostro prossimo appuntamento con “Fotogrammi Romani”!! Buon Cinema a tutti!!!

Marina Pavido

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