LA RECENSIONE – LA PARTITA di Francesco Carnesecchi

lapartitaTITOLO: LA PARTITA; REGIA: Francesco Carnesecchi; genere: commedia, drammatico; paese: Italia; anno: 2018; cast: Francesco Pannofino, Giorgio Colangeli, Alberto Di Stasio; durata: 94′

Presentato in anteprima al Riff 2018, La Partita è l’opera prima del giovane regista Francesco Carnesecchi, tratta da un suo precedente cortometraggio.

Questa è la storia di una piccola squadra di Roma Sud, che, pur esistendo da diversi anni, come la didascalia iniziale sta ad affermare “non ha mai vinto un cazzo”. La storia di una squadra piccola piccola che, tuttavia, non è riuscita a evitare che i piccoli criminali del posto approfittassero per trarre loschi vantaggi economici a scapito di sprovveduti dirigenti e allenatori.

E così, con un struttura atipica, con tanto di frequenti e spesso inaspettati salti spazio-temporali viene messa in scena quella che, probabilmente, è stata la partita più importante della suddetta squadra di calcio, tra intrighi vari e sogni di giovani calciatori e dei relativi genitori.

Un film corale, questo di Carnesecchi, in cui viene messa in scena una riuscita contrapposizione genitori-figli in un’eterna lotta generazionale dove nessuno ne esce realmente vincitore. Un prodotto sì imperfetto e spesso mal calibrato, con tanto di elementi tirati in ballo e lasciati ingiustificatamente in sospeso, ma anche un lavoro estremamente onesto e sentito, dove non mancano divertenti espedienti comici e scene ai limiti del paradossale (vedi, ad esempio, la rissa durante il pranzo di cresima della cuginetta di uno dei giovani calciatori), che ben si legano al resto della messa in scena. ottimo biglietto da visita per un cineasta che ha ancora tanta strada da fare.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE – LA SETTIMA ONDA di Massimo Bonetti

la_settima_onda_ft_01TITOLO: LA SETTIMA ONDA; REGIA: Massimo Bonetti; genere: drammatico; paese: Italia; anno: 2018; cast: Francesco Montanari, Valeria Solarino, Alessandro Haber; durata: 87′

Nelle sale italiane dal 24 maggio, La Settima Onda è l’opera prima del celebre attore Massimo Bonetti.

La storia qui messa in scena è la storia di una forte amicizia e di una grande passione comune: la storia di Tanino, un giovane pescatore di un paesino del Sud Italia, con il sogno di diventare attore, il quale, tuttavia, ha presto abbandonato le sue speranza giovanili, al fine di mandare avanti la casa e di pagare un gravoso mutuo. Le difficoltà economiche, così come il difficile rapporto con la suocera, sono i suoi principali problemi. Al fine di far fronte alle numerose difficoltà, dunque, il giovane tenterà anche la strada del crimine. Solo l’incontro con un misterioso uomo, anziano e solitario, sembrerà riuscire a cambiargli la vita.

Una storia senza tempo, questa messa in scena da Bonetti. Non sono presenti né computer, né telefoni cellulari, nelle vite dei protagonisti. Ciò che vediamo potrebbe essere accaduto oggi, come venti o trenta anni fa. Una vicenda con personaggi e, soprattutto, una location che per la loro caratterizzazione e per la forte empatia con il pubblico stanno a rappresentare il vero cavallo di battaglia dell’intero lavoro.

A fare da collante tra il protagonista e il suo nuovo amico, il Cinema. Il grande cinema, quello di Bergman e di Rossellini. Il cinema immortale, in grado di smuovere in qualsiasi epoca gli animi di ognuno. È anche un omaggio alla settima arte, dunque, questo interessante lavoro di Bonetti, il quale, per quanto riguarda l’utilizzo di tale elemento, ha affermato di essersi ispirato a un suo incontro avvenuto nella vita di tutti i giorni.

Peccato solo per alcuni elementi di sceneggiatura (vedi, ad esempio, l’elemento del crimine o lo stesso rapporto tra Tanino e sua moglie) che non sono stati sviluppati come auspicato. Ma, d’altronde, non sempre è facile gestire tanti fattori in una sola volta. Soprattutto quando si tratta di un’opera prima.

Fortunatamente, Massimo Bonetti ha saputo regalarci un prodotto ben riuscito e a tratti anche commovente, una storia universale che nel suo piccolo una certa efficacia ce l’ha eccome e che di certo saprà arrivare a un buon numero di spettatori.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

20° FAR EAST FILM FESTIVAL – STEEL RAIN di Yang Woo-seok

steelrainTITOLO: STEEL RAIN; REGIA: Yang Woo-seok; genere: drammatico, commedia; paese: Corea del Sud; anno: 2017; durata: 139′

Presentato come film d’apertura della 20° edizione del Far East Film Festival, Steel Rain è l’ultimo lungometraggio diretto dal sudcoreano Yang Woo-seok, dove si tratta il doloroso tema della scissione tra Corea del Nord e Corea del Sud.

La storia qui messa in scena, nella sua drammaticità, ha anche dei toni da commedia e a tratti favolistici. È la storia, questa, di Um Cheol-woo – stimato agente nordcoreano con l’ordine di recarsi nella zona economica speciale di Kaesong – al confine con la Corea del Sud – al fine di assassinare due uomini che rappresentano una grossa minaccia per la sicurezza nazionale, e di Kwak Cheol-woo, diplomatico sudcoreano. I due uomini avranno modo di incontrarci in Corea del Sud, dove Um Cheol-woo porterà il leader nordcoreano (indicato con il nome Numero 1), al fine di salvarlo da un attentato. Uniti dallo stesso intento di evitare in ogni modo il conflitto, i due uomini diventeranno presto inaspettatamente amici.

Se si pensa al recente lungometraggio di Kim Ki-duk, Il Prigioniero Coreano, dove viene raccontata la divisione tra nord e sud, ecco che questo Steel Rain ci appare praticamente quasi il suo opposto. Asciutto e con una buona dose di cinismo l’uno, straordinariamente “barocco” e dai toni decisamente mainstream – e a tratti addirittura buonisti – l’altro. Ed è proprio questo taglio che il regista Yang Woo-seok ha scelto, a rappresentare una delle (non poche) pecche del prodotto in questione. Malgrado le indubbiamente buone intenzioni iniziali, malgrado il lieto fine che si è voluto a tutti i costi mettere in scena, Steel Rain risulta inevitabilmente un lavoro spesso forzato, a tratti poco credibile, che vede soprattutto nello script parecchi buchi o elementi mal sviluppati. Al di là, infatti, della parte centrale dell’intero lungometraggio che risulta oltremodo sfilacciata e spesso ridondante, vi sono elementi dall’elevato potenziale qualitativo che, purtroppo, non vengono sfruttati o sviluppati a dovere. Questo è, ad esempio, il caso degli stessi protagonisti (impersonati entrambi da due bravi interpreti, tra l’altro), dal momento che nessuno dei due è stato approfondito come meritava, malgrado le buone premesse.

Stesso discorso si potrebbe fare, ad esempio, anche per quanto riguarda la realizzazione in sé, dove, di fianco a ben riuscite scene di combattimenti, vi sono effetti in digitale che risultano pericolosamente posticci – vedi le numerose esplosioni rappresentate – dando l’impressione che il tutto sia stato realizzato in modo frettoloso e preoccupandosi eccessivamente di piacere a tutti i costi anche a un pubblico “occidentale”.

Peccato. Se si pensa, appunto, alle buone intenzioni di chi ci ha lavorato, Steel Rain avrebbe potuto essere molto, ma molto di più. E in apertura di una manifestazione importante come il Far East Film Festival si è rivelato quasi una delusione. Ma, si sa, queste sono cose che capitano. Di certo all’interno di questa vasta selezione di pellicole ci saranno comunque parecchie belle sorprese.

VOTO: 5/10

Marina Pavido

19° FAR EAST FILM FESTIVAL – VANISHING TIME: THE BOY WHO RETURNED di Um Tae-hwa

vanishtimeyoungTITOLO: VANISHING TIME: THE BOY WHO RETURNED; REGIA: Um Tae-hwa; genere: fantasy; anno: 2016; paese: Corea del Sud; cast: Kang Dong-won, Shin Eun-soo; durata: 129′

Presentato in anteprima alla diciannovesima edizione del Far East Film Festival, Vanishing time: the boy who returned è l’ultimo lavoro del giovane cineasta sudcoreano Um Tae-hwa.

Una bambina solitaria appassionata di esoterismo. Un compagno di classe innamorato di lei. Un gruppo di amici e la voglia di vivere ogni giorno nuove avventure. È da qui che prende il via tutta la vicenda. La freschezza, la gioia di vivere dei protagonisti fa sì che tutti noi durante i primi minuti torniamo con la mente inevitabilmente a Stand by me. Eppure, nel momento in cui i ragazzi scoprono un misterioso uovo fluorescente all’interno di una grotta, ecco che la situazione sembra prendere tutta un’altra piega: in seguito alla rottura dell’uovo la terra inizia a tremare, la giovane protagonista – allontanatasi per un attimo dal gruppo – si ritrova da sola ed i suoi amici sembrano misteriosamente scomparsi. Sarà proprio lei, unica superstite, ad essere accusata dalla gente del luogo per quanto riguarda la responsabilità dell’accaduto. Ma, di fatto, cos’è che è realmente accaduto?

Ed ecco che il tempo fa il suo gioco, arrestandosi apparentemente per il mondo intero ma continuando a scorrere solo per pochi altri, i quali, a loro volta, saranno inevitabilmente costretti a pagarne le conseguenze.

Dall’altro lato abbiamo la società: severa, impietosa, timorosa nei confronti di ciò che è “diverso”. Quasi come se, con le sue leggi rigide e severe, costringesse ogni singolo abitante ad essere in un determinato modo, giudicandolo e sorvegliandolo costantemente. Molto interessante, a tal proposito, il ruolo che il regista ha assegnato alle telecamere: è inquadrato in dettaglio, non appena partono i titoli di testa, l’obiettivo, ancora chiuso, della telecamera di un’assistente sociale che sta per intervistare la bambina; nel momento in cui tale obiettivo si apre, ecco che prende il via la vicenda. Sono numerose telecamere, tra l’altro, ad essere disseminate per tutta la cittadina. A loro il compito di fermare ogni eventuale sospetto. Sì è costantemente osservati, ogni piccolo gesto viene registrato. Guai a chi prova a sgarrare.

Dal canto suo, anche la location dove si svolge la vicenda è alquanto indicativa: una piccola cittadina circondata da fitti boschi su di un’isola che sembra essa stessa fuori dal tempo. Un’isola da cui non è facile andare via. Un’isola che, in luce di quanto appena detto, diviene degna e fedele trasfigurazione di ciò che è oggi la Corea del Nord.

Dall’altro lato, però, abbiamo il mondo dei bambini. L’unico mondo ad essere rimasto “incontaminato”. Un mondo dove l’amicizia, l’amore, la libertà fanno da protagonisti assoluti insieme a dettagli di volti, di sorrisi, di occhi, di piccoli ma preziosi oggetti messi in risalto da una regia attenta e curata, dove nulla è lasciato al caso. Un mondo, questo dell’infanzia, che, alla fine dei giochi, non può non risultare vincitore assoluto.

Peccato che, al termine di un’operazione così interessante, Um Tae-hwa abbia calcato un po’ troppo la mano, inquadrando i due protagonisti – la bambina ed il suo migliore amico – su di una nave completamente vuota che naviga libera in mare. Tuttavia viene facile perdonare piccole cadute di stile del genere, se si pensa al prodotto nel suo intero. Malgrado, infatti, la relativamente poca esperienza del cineasta coreano, il risultato finale dimostra indubbiamente una straordinaria maturità. Evidentemente l’aver fatto per anni da aiuto regia al grande Park Chan-wook la differenza la fa eccome.

VOTO: 8/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA – POVERI MA RICCHI di Fausto Brizzi

Poveri ma ricchiTITOLO: POVERI MA RICCHI; REGIA: Fausto Brizzi; genere: commedia, comico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Christian De Sica, Enrico Brignano, Anna Mazzamauro; durata: 97′

Nelle sale italiane dal 15 dicembre, Poveri ma ricchi è l’ultimo lungometraggio diretto da Fausto Brizzi, remake del francese Les Tuche (2011), perla regia di Olivier Baroux.

Ci troviamo, innanzitutto, in un piccolo paesino sulla Prenestina, appena fuori dalla Capitale. La famiglia Tucci, mai stata particolarmente abbiente, vince inaspettatamente cento milioni di euro al superenalotto. Malgrado le iniziali intenzioni di tenere la cosa segreta in paese, presto si viene a conoscenza dell’identità dei fortunati vincitori e, di conseguenza, la famiglia intera – a causa delle insistenti richieste di aiuti economici da parte di amici e parenti – sarà costretta a lasciare la propria casa per trasferirsi nella città che registra il più alto reddito pro capite in Italia: Milano.

pmr-1Sarà per la scelta di far interpretare ad alcuni attori del cast personaggi a cui normalmente non si sono mai rapportati, sarà per l’idea di far ridere evitando la volgarità, sarà per la giusta gestione dei tempi comici, sarà per l’impiego, in sceneggiatura, di trovate più che indovinate, sarà (e questa è una cosa che potrebbero pensare i più “malignetti”) che il film stesso è tratto da una commedia che poco ha a che vedere con i cinepanettoni nostrani, ma Poveri ma ricchi si presenta in linea di massima come un lungometraggio onesto e ben riuscito, nel suo genere.

Convincente è un Christian De Sica nei panni di un lavoratore “burino” e di gran cuore, azzeccata la brava Anna Mazzamauro nel ruolo della nonna appassionata di fiction televisive ed innamorata di Gabriel Garko. Il vero pezzo forte di questo lungometraggio di Brizzi, però, è la comparsata di Al Bano nel ruolo di sé stesso e le conseguenti gag che ne vengono fuori: trovate fuori dagli schemi della comicità standard “da cinepanettone” che, in questo contesto, funzionano piuttosto bene.

poveri-ma-ricchi-bill-gates-clip-dal-film-youtubeIl problema principale di Poveri ma ricchi è, in realtà, un altro: per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi stessi, troppo repentini sono i cambiamenti interiori (in particolare per quanto riguarda il personaggio interpretato da De Sica) per poter essere credibili. Così come ripetitivi appaiono i contrasti tra nord e sud Italia qui messi in scena. Ripetitivi e, ormai, troppo inflazionati all’interno delle grandi produzioni cinematografiche italiane. Detto questo, però, questo ultimo lavoro di Brizzi resta comunque un prodotto che, in un certo senso, sorprende. E, proprio per la sua onestà, merita una priorità di visione rispetto ad altri cinepanettoni, nel caso in cui si desiderasse fruire esclusivamente di un certo tipo di cinema.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA – QUANDO HAI 17 ANNI di André Techiné

01-1TITOLO: QUANDO HAI 17 ANNI; REGIA: André Techiné; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Francia; cast: Sandrine Kiberlain, Kacey Mottet Klein, Corentin FIla; durata: 114′

Nelle sale italiane dal 6 ottobre, Quando hai 17 anni è l’ultimo lungometraggio diretto dall’apprezzato regista francese André Techiné, per la sceneggiatura di Céline Sciamma.

Damien e Tom vivono in un piccolo villaggio montano della Francia del sud. I due ragazzi frequentano la stessa classe, eppure tra di loro c’è sempre stato un rapporto conflittuale, dal momento che sono spesso arrivati addirittura a picchiarsi. Le cose si complicheranno nel momento in cui Tom verrà invitato da Marianne (madre di Damien) a vivere per un periodo da loro, dal momento che la madre del ragazzo sta per avere un bambino.

immagine_quando-hai-17-anni_69251André Techiné, si sa, è sempre stato un maestro nel raccontare l’adolescenza. Anche in questa sua ultima opera, infatti, egli descrive l’età probabilmente più difficile concentrandosi su un tema complesso come quello della scoperta della propria omosessualità. E, come sempre, riesce a mettere in scena la vicenda con grazie e delicatezza, senza presunzione o irruenza alcune. Il rapporto tra i due ragazzi viene descritto in modo accurato e stratificato, senza lasciar intuire, inizialmente, i veri sentimenti dei due. Si tratta di una storia dura e tenera allo stesso tempo, che – sia per la scrittura che per la messa in scena – riesce fin da subito a creare un forte legame con il pubblico. Pur essendo un tema, questo, più e più volte trattato (basti pensare – se vogliamo concentrarci esclusivamente su quanto è stato prodotto di recente – all’islandese Heartstone, presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Giornate degli autori), Techiné è stato in grado di creare un’opera unica nel suo genere e dotata di una propria, marcata identità.

Il paesaggio montano, inoltre, è trattato alla stregua di un ulteriore personaggio. Le mille difficoltà che la vita in un posto del genere comporta è, di fatto, perfettamente in linea con le battaglie interiori dei due protagonisti. Senza dimenticare le suggestive inquadrature delle montagne prese dal basso o il bellissimo panorama, nella scena in cui Marianne e Tom fanno un’escursione insieme.

quand_on_a_17_ansL’unica pecca di questo lavoro di Techiné è, forse, una scarsa indagine psicologica per quanto riguarda il personaggio di Damien. Al di là del suo amore inizialmente non corrisposto, poca attenzione viene posta al suo rapporto con i genitori, in particolare alla sua reazione alla morte del padre e a quella tipica rabbia adolescenziale che situazioni del genere fanno affiorare. Ma che qui manca quasi del tutto.

Ultima considerazione: Sandrine Kiberlain – nel ruolo di Marianne – ci ha regalato semplicemente un’ulteriore conferma del suo talento poliedrico. Ogni volta è sempre un piacere osservarla sul grande schermo.

Una storia tenera. Una storia semplice e complessa allo stesso tempo. Questo è Quando hai 17 anni. In poche parole, un film che riesce a colpire nel segno e che non verrà dimenticato così presto.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA: 5 TEQUILA di Jack Zagha Kababie

cinque-tequila-il-trailer-della-commedia-on-the-road-di-jack-zagha-kababie-v2-262315-1280x720TITOLO: 5 TEQUILA; REGIA: Jack Zagha Kababie; genere: commedia, fantasy; anno: 2015; paese: Messico; cast: José Carlos Ruiz, Luis Bayardo, Eduardo Manzano, Pedro Weber; durata: 91′

Nelle sale italiane dal 23 giugno, 5 tequila è un piccolo e delizioso lungometraggio diretto dal regista messicano Jack Zagha Kababie.

Emiliano, Augustin, Benito e Pedro sono quattro ottantenni, amici di vecchia data. Durante uno dei loro soliti pomeriggi al bar, Pedro dà loro la notizia di essere malato terminale di tumore. Come unico desiderio ha quello di far sì che un vecchio tovagliolo autografato per lui dal cantante José Alfredo Jiménez venga consegnato al museo di Guanajuato. Dopo la morte dell’uomo, i tre amici rimasti partiranno, dunque, alla volta della lontana cittadina, al fine di esaudire l’ultimo desiderio di Pedro.

cinque-tequila-1Forti sono le influenze – nel cinema messicano e, più in generale, sudamericano – del realismo magico. E questo è anche il caso di 5 tequila, che vede un’interessante commistione tra reale e fantastico, con una forte impronta di misticismo che sta a regalare al tutto quel qualcosa in più. La vita, la morte, la vita dopo la morte sono temi ricorrenti in questo ultimo lungometraggio di Kababie, il quale, a sua volta, non ha la pretesa di darci delle risposte certe in merito, bensì si limita a raccontarci con garbo e leggerezza la sua versione, dicendoci, in qualche modo, di non avere paura di ciò che viene dopo. Interessanti – a questo proposito – le figure del cavallo bianco (visto da Emiliano durante il viaggio) e della “strega”, un’anziana signora incontrata durante il tragitto, nata con una malformazione al braccio e capace di leggere il futuro.

imgcinquetequilaVisivamente parlando, nonostante i temi trattati, si è – giustamente – deciso di non calcare eccessivamente la mano per quanto riguarda le scene oniriche o le “irruzioni” del fantastico nella vita di tutti i giorni. Decisione, questa, che si è rivelata decisamente giusta, altrimenti si sarebbe rischiato un pericoloso effetto pomposo e didascalico, che avrebbe fatto perdere a tutto il film quella singolare freschezza che lo contraddistingue.

Un’ulteriore trovata vincente è stato quel tocco di humour nero che non guasta mai e che – qui, in particolare – sta ad esorcizzare qualcosa di cui tutti abbiamo – chi più, chi meno – paura. E diciamolo pure, ben venga ogni tanto agire in modo politically scorrect! Ma, in sostanza, cos’è 5 tequila? 5 tequila non è altro che una dichiarazione d’amore nei confronti della vita e nei confronti dell’amicizia, raccontata attraverso le insolite e bizzarre vicende di personaggi che fin da subito riescono ad entrare nel cuore della gente. Un piccolo film gradevole e ben riuscito, che non può non lasciarci con il sorriso.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA: LA COPPIA DEI CAMPIONI di Giulio Base

coppiadeicampioniTITOLO: LA COPPIA DEI CAMPIONI; REGIA: Giulio Base; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Massimo Boldi, Max Tortora, Massimo Ceccherini, Anna Maria Barbera; durata: 98′

Nelle sale italiane dal 28 aprile, La coppia dei campioni è l’ultima commedia diretta da Giulio Base, con protagonisti Massimo Boldi e Max Tortora.

Un dirigente ed un magazziniere, che lavorano per la stessa multinazionale, vincono alla lotteria aziendale due biglietti per Praga. I due dovranno partire insieme ed andare allo stadio durante la finale di Champions per farsi una foto con la Coppa dei Campioni, pena il licenziamento. Durante il volo, però, una turbolenza costringerà il comandante ad un atterraggio d’emergenza in Slovenia. Da lì avrà inizio una serie di imprevisti ed avventure di ogni genere.

la_coppa_dei_campioni2Questo ultimo lungometraggio di Base, seppur per certi versi alquanto prevedibile, vede la coppia Boldi/Tortora quantomai affiatata, che riesce a reggere bene tutto il film, strappando, di quando in quando, qualche genuina risata. Detto questo, la riuscita del prodotto è decisamente deludente. Vediamo perché.

Come spesso è accaduto, ci troviamo, qui, al cospetto di due personaggi agli antipodi: milanese e snob il primo, romano, verace ed alla buona il secondo. La loro forzata vicinanza farà in modo che i due, alla fine, riusciranno a trovare dei punti di incontro e ad instaurare una sincera amicizia. Numerosi, anche qui, gli stereotipi presenti all’interno della sceneggiatura, oltre a pseudo-gag viste e riviste (basti pensare, ad esempio, alla scena in cui i due, in autogrill, colpiscono accidentalmente con la saliera un energumeno seduto dietro di loro. La stessa identica scena si può rivedere anche nel film dei fratelli Farrelly Scemo&più scemo). Ma in cosa si distingue questo lungometraggio dai numerosi altri film del genere? Senza dubbio – cosa che accade piuttosto spesso nella filmografia di Giulio Base – non manca, qui, un certo buonismo di fondo, che, collocato in questo contesto, risulta poco consono, in quanto non perfettamente in linea con ciò che si sta raccontando. Basti pensare, ad esempio, alla scena in cui il figlio di Zotta (Max Tortora) afferma di voler dare al padre i propri risparmi (70 euro), al fine di aiutarlo con i suoi problemi economici.

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Detto questo, La coppia dei campioni ha dalla sua il fatto che non si pone come un film presuntuoso, non cerca di proclamare a tutti i costi verità universali, ma, al contrario, si presenta esattamente per quello che è: un prodotto con il solo scopo di intrattenere il pubblico per un’ora e mezza, strappandogli, possibilmente, qualche risata. E questa sua sorta di onestà va, in qualche modo, riconosciuta.

Ma proprio per la costante sensazione di déjà vu che si prova durante la visione, questo ultimo lavoro di Base si classifica come una delle tante commedie tutte uguali tra loro, ricca di luoghi comuni oramai superati, che già poco dopo la sua permanenza in sala, rischia di venire del tutto dimenticata.

VOTO: 4/10

Marina Pavido

OGGI AL CINEMA: tutte le novità in sala del 14/04/2016

A cura di Marina Pavido

Settimana ricca di nuovi titoli, questa in entrata! Numerosi saranno, infatti, i lungometraggi da oggi nel palinsesto delle sale italiane. Dall’atteso film della Disney Il libro della giungla al francese Les souvenirs, dall’ultima commedia di Baumbach, Mistress America, all’irriverente Nonno scatenato. Per aiutarvi a scegliere ciò che maggiormente incontra i vostri gusti, ecco, come ogni settimana, una breve guida per voi!

 

CRIMINAL

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REGIA: Ariel Vromen; genere: azione, drammatico, thriller; anno: 2016; paese: Gran Bretagna, USA; cast: Kevin Kostner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones

L’agente della CIA Bill Pope viene a conoscenza dei piani di alcuni terroristi che minacciano l’incolumità dell’umanità intera. Un giorno l’uomo viene ucciso, così la CIA chiederà aiuto al Dottor Frank, il quale, al fine di recuperare le informazioni di cui Bill era entrato in possesso, sperimenterà un nuovo macchinario in grado di trasferire il pattern cerebrale di una persona nella mente di un’altra.

 

HARDCORE!

maxresdefault (1)REGIA: Ilya Naishuller; genere: avventura, azione, fantascienza; anno: 2015; paese: Russia, USA; cast: Haley Bennett, Sharlto Copley, Danila Kozlovsky

Akan è un folle personaggio a capo di un gruppo di mercenari con un piano per dominare il mondo. Solo un misterioso sconosciuto di nome Jimmy può dare una mano nel tentativo di salvare il mondo. Uno dei pochi casi di lungometraggio girato interamente in soggettiva.

 

NONNO SCATENATO

0001148239REGIA: Dan Mazer; genere: commedia; anno: 2016; paese: USA; cast: Robert De Niro, Zac Efron, Zoey Deutch

Jason sta per sposarsi con la figlia del suo capo e diventare socio dello studio legale del suocero. Quando, però, il suo scatenato nonno gli chiederà di accompagnarlo a Daytona per le vacanze di primavera, tra feste, risse ed insolite avventure, le sue imminenti nozze verranno messe seriamente a rischio.

 

UN’ESTATE IN PROVENZA

un-estate-in-provenza-poster-e-trailer-italiano-v7-250596-1280x720REGIA: Rose Bosch; genere: commedia; anno: 2016; paese: Francia; cast: Jean Reno, Anna Galiena, Aure Atika

Léa, Adrien e Théo, durante le vacanze estive, si recano nella campagna provenzale per andare a trovare i nonni. Qui, inizialmente, faranno fatica a legare con il burbero nonno Paul. Col tempo, però, le divergenze tra le due generazioni finiranno per appianarsi.

 

FIORE DEL DESERTO

fiore-del-deserto-e1455096184670REGIA: Sherry Hormann; genere: biografico, drammatico; anno: 2009; paese: Gran Bretagna, Germania, Australia, Francia; cast: Liya Kebede, Sally Hawkins, Timothy Spall

La vera storia della modella somala Waris Dirie, che, all’età di 13 anni, scappa di casa per sfuggire ad un matrimonio forzato e si reca a Londra, dove inizia a lavorare come serva per l’Ambasciata Somala. Dopo aver fatto i lavori più umili, verrà notata dal fotografo Terry Donaldson e da lì inizierà la sua folgorante carriera.

 

IL BAMBINO DI VETRO

Il-bambino-di-vetroREGIA: Federico Cruciani; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Paolo Briguglia, Vincenzo Ragusa, Chiara Muscato

Giovanni è un bambino di dieci anni che vive a Palermo con la sua famiglia. Ben presto, però, scoprirà che il concetto stesso di “famiglia” può contenere anche accezioni piuttosto negative. Verrà a sapere, inoltre, che proprio nel suo stesso nido famigliare è celato un inquietante segreto.

 

IL LIBRO DELLA GIUNGLA

1442397426_2016-The-Jungle-Book-Movie-Poster-WallpapersREGIA: Jon Favreau; genere: avventura, drammatico, fantasy, family; anno: 2016; paese: USA; cast: Toni Servillo, Giovanna Mezzogiorno, Neri Marcorè

Mowgli, un giovane cucciolo di uomo cresciuto insieme ad una famiglia di lupi, è costretto a lasciare la giungla nel momento in cui la tigre Shere Khan, segnata dalle cicatrici dell’uomo, intende eliminarlo, per evitare che diventi una minaccia. Durante il suo cammino, il ragazzo, grazie anche alla compagnia della pantera Bagheera e dell’orso Baloo, imparerà a conoscere il mondo e sé stesso. Attesissimo remake del classico Disney, proveniente, anche questo, dalla celebre casa di produzione.

 

LES SOUVENIRS

memories_les_souvenirs_stillREGIA: Jean-Paul Rouve; genere: commedia, drammatico; anno: 2016; paese: Francia; cast: Annie Cordy, Michel Blanc, Chantal Lauby

Romain ha 23 anni, sogna di diventare scrittore ed è spesso alle prese con la sua problematica famiglia. Un giorno suo padre lo convoca d’urgenza: sua nonna – da poco rimasta vedova – è scappata dalla casa di riposo in cui si trovava, per recarsi al suo villaggio natale e rivivere i ricordi dell’infanzia.

 

L’UNIVERSALE

55442_pplREGIA: Federico Micali; genere: commedia; anno: 2015; paese: Italia; cast: Francesco Turbanti, Matilda Lutz, Robin Mugnaini

La storia della sala cinematografica “L’Universale” di Firenze vista dagli occhi di Alice, Marcello e Tommaso, figlio del proiezionista. Una sala storica che per anni ha unito intere generazioni e che ha contribuito a formare parecchi giovani dagli anni Settanta in poi.

 

MISTRESS AMERICA

Brody-Mistress-America-690REGIA: Noah Baumbach; genere: commedia; anno: 2015; paese: USA; cast: Greta Gerwig, Lola Kirke, Michael Chernus

Tracy è una ragazza di diciotto anni timida ed insicura, con il sogno di diventare scrittrice. Brooke è una trentenne frizzante e casinista, con tanti progetti per il futuro. La madre di Tracy ed il padre di Brooke stanno per sposarsi, così le due decidono di incontrarsi per conoscersi. Da subito nascerà una profonda amicizia. Presentato in anteprima all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma.

 

NEMICHE PER LA PELLE

coverlg_home1REGIA: Luca Lucini; genere: commedia; anno: 2016; paese: Italia; cast: Margherita Buy, Claudia Gerini, Paolo Calabresi

Lucia e Fabiola si conoscono da tempo e si detestano, in quanto per anni hanno praticamente condiviso lo stesso uomo. Alla morte di quest’ultimo, però, scopriranno che in eredità per loro c’è addirittura un bambino, che l’uomo aveva avuto da una precedente relazione segreta. Sarà compito di entrambe averne cura e cercare, in qualche modo, di venirsi incontro.

 

SENZA LASCIARE TRACCIA

17665_origREGIA: Gianclaudio Cappai; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Michele Riondino, Valentina Cervi, Vitaliano Trevisan

Bruno porta dentro di sé un pesante segreto, che gli ha causato, a suo tempo, i gravi problemi di salute con i quali convive da anni. Nemmeno la sua compagna è a conoscenza del suo passato. Un giorno, però, l’uomo deciderà di tornare presso la fornace abbandonata, dove tutto è cominciato.

 

MONTEDORO

montedoro_0011REGIA: Antonello Faretta; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia; cast: Pia Marie Mann, Joe Capalbo, Luciana Paolicelli

Una donna americana di mezza età scopre le sue vere origini solo dopo la morte dei genitori. Scossa ed in preda ad una crisi di identità, si reca a Montedoro, il piccolo paese del Sud Italia che le ha dato i natali. Una volta giunta a destinazione, però,si troverà in un misterioso villaggio fantasma. Ispirato alla storia vera dell’attrice protagonista.

 

NESSUNO MI TROVERA’

1449232598823REGIA: Egidio Eronico; genere: documentario; anno: 2016; paese: Italia

Ettore Majorana, tra i più grandi fisici e teorici italiani del Novecento, scomparve – a soli 31 anni – il 25 marzo del 1938. Da allora le sue ricerche e le indagini su quanto sia realmente accaduto non sono mai cessate.

 

THE IDOL

the-idol-2015REGIA: Hany Abu-Assad; genere: drammatico, biografico; anno: 2016; paese: Palestina, Qatar, Gran Bretagna; cast: Qais Atallah, Hiba Atallah, Tawfeek Barhom

Mohammed Assaf vive a Gaza e sogna di diventare famoso insieme alla sua band, composta anche dalla sorella Nour e dai suoi compagni di giochi. I ragazzi, però, saranno costretti a diventare adulti prima del tempo ed i sogni di Mohammed verranno messi da parte per diversi anni. Qualche tempo dopo, al giovane ormai ventenne, si presenterà l’occasione di partecipare al reality “Arab Idol”. Ispirato alla storia vera del cantante Mohammed Assaf.

 

La nostra rubrica vi dà appuntamento alla prossima settimana. Nel frattempo, scegliete quello che più vi piace e continuate ad andare numerosi al cinema! Alla prossima!

L’ARCHIVIO STORICO LUCE ACQUISISCE IL FONDO PINO SETTANI

Ricevo e volentieri pubblico

 

L’Archivio storico Luce acquisisce il Fondo fotografico di Pino Settanni.

40 anni e 60.000 scatti di un genio della fotografia, tra cinema, viaggi, costume, cultura.

E a Matera dal 20 marzo una nuova mostra di opere sul Marocco

Settani - FelliniIl grande patrimonio dell’Archivio storico dell’Istituto Luce si è arricchito e impreziosito grazie all’acquisizione del Fondo fotografico di Pino Settanni, uno dei protagonisti riconosciuti della fotografia italiana degli ultimi trent’anni. 

Nato nel 1949 e scomparso nel 2010, Settanni è stato uno dei più originali, vivaci e versatili artisti dello scatto, con una varietà di temi e ispirazioni praticamente unica. Notissimi i suoi ritratti – al nero, e coloratissimi – di alcuni dei protagonisti della cultura e dello spettacolo: dal Fellini delle ‘matite’ al Marcello Mastroianni in spiaggia, effigiato sulla facciata della Casa del Cinema di Roma; dal celebre Monicelli in veste di ‘monaco rosso’ a Benigni, Troisi, Morricone, a Robert Mitchum, Moravia, Baj, Monica Vitti, Lina Wertmuller, Nino Manfredi… Settanni - 10rUn libro di cinema parallelo alla storia italiana della settima arte, che si rispecchia nel bianco e nero così diverso dei viaggi nel Sud d’Italia degli anni tra i ’60 e ’70, antropologie di povertà, dignità, amara bellezza. Viaggi e sguardi che torneranno a cavallo di fine millennio con i reportages affidati a Settanni dall’Esercito Italiano in zone colpite dalla guerra: Kabul, Mostar, Sarajevo, cui l’autore regala a fianco della testimonianza, il coraggio e l’utopia dell’estetica. Un altro salto porta all’elaborazione del linguaggio dei Tarocchi, una festa di invenzioni cromatiche, e alla giocosa curiosità, mai banale, dei Nudi. Scatti e varietà che hanno portato Settanni a numerose esposizioni personali in Italia e all’estero e premi, fino all’omaggio postumo nella vetrina mondiale dell’Expo di Milano.

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Una varietà e un gioco che si squadernano nel lavoro e nelle foto dagli anni ’60 fino alle sue ultime, e in un fondo di oltre 60.000 fotografie. Un patrimonio di cui l’Archivio storico Luce sta curando conservazione e digitalizzazione completa.

E proprio in questi giorni una mostra omaggia l’occhio viaggiatore di Settanni. A Matera, Capitale europea della Cultura per il 2019, lo scorso anno ha inaugurato il Museo della Fotografia, intitolato a Pino Settanni. Domenica 20 marzo 2016 il Museo della Fotografia, con sede in Palazzo Viceconte (via San Potito, 7), inaugurerà l’esposizione ‘Maghreb – Il Marocco attraverso gli occhi di Pino Settanni’, raccolta di splendidi scatti promossa anche da Luce-Cinecittà, ospitata fino al 19 giugno. Un’occasione per conoscere l’antropologia creativa di questo artista, che in anni recenti ha ritrovato in Marocco la bellezza del suo Meridione italiano degli anni ’60, con i colori brillanti e la fantasia delle sue più recenti sperimentazioni.

Una mostra di cui il sociologo Domenico De Masi, in uno scritto di presentazione, commenta tra l’altro con felice sintesi:

Settanni - 15 r.jpg‘Attraverso i suoi occhi, di anno in anno, Pino ci ha fatto guardare e capire con pari acume e genialità estetica il sottosviluppo del Mezzogiorno italiano e il mondo fantasmagorico del jet set, la sfolgorante arcaicità dell’Afganistan e quella più intima del Marocco. Se è vero – come sostiene Keats – che un’opera d’arte è gioia creata per sempre, dobbiamo essere grati a Pino – genio generoso – per avercene donate a piene mani’.

 

Per tutte le informazioni sulla mostra, biografia e gallery fotografiche

www.pinosettanni.it

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