EFFECTUS – A ROMA L’UNICO EVENTO NAZIONALE SUGLI EFFETTI SPECIALI DI TRUCCO

facebook cover effectus 2018Le giornate del 22 e 23 settembre, presso il Lanificio 159, sono dedicate alla quarte edizione di EffectUs, unico evento in Italia incentrato sugli effetti speciali di trucco. Dalle 9 alle 18 sarà possibile, dunque, osservare singolari creazioni, assistere ad appassionanti conferenze e workshop e – perché no? – farsi truccare da un team di esperti disposto a mettere in mostra la propria arte.

Special Make-up Effects è il nome internazionale degli Effetti Speciali di Trucco, l’arte che consente di modificare il volto umano per raggiungere nuove sembianze, mettendo in atto una metamorfosi della fisionomia, utilizzata in particolar modo nel mondo dello spettacolo (cinema, televisione, teatro) oppure per eventi particolari.

L’evento non è rivolto solo a TRUCCATORI ed APPASSIONATI ma a tutti i professionisti dei diversi reparti che si trovano ad interagire sul set:
PRODUZIONE, REGIA, FOTOGRAFIA, COSTUME, SCENOGRAFIA, SUONO, POST PRODUZIONE

Avere la possibilità di interagire direttamente con i professionisti del mondo degli effetti speciali permette di avere una panoramica di costi e possibilità per tutti coloro che usufruiscono o vorrebbero usufruire di questa arte.

EFFECTUS EVENT, l’unico evento nazionale di settore, che ha avuto il suo esordio nel 2015 a Roma, è un evento che mette a stretto contatto tutte le figure che ruotano intorno all’universo degli Effetti Speciali di Make-up: fornitori di materiali, laboratori di settore, produttori, specialisti, scuole, studenti, amatori e cinefili, creando interazioni uniche, future collaborazioni, opportunità lavorative e di crescita, sia artistica che professionale.
Due giornate di workshop, conferenze, proiezioni di cortometraggi, dimostrazioni dal vivo, scultura dal vivo, presentazioni di libri e contest di Special Make-up Effects e body painting.

 

Facebook: http://www.facebook.com/effectusevent
Instagram: effectusevent_official
CONTATTI: E-mail: infoeffectus@gmail.com
MAIN PARTNER: Baburka Production
SUPPORTER: CNA – ICE – ITA

MEDIAPARTNER:
Doc Creativity – Sedici Noni – Culturmedia – FIPILI HorrorFest – Fabrique Du Cinema – Il Cartello degli Indipendenti – Lanificio 159

20° FAR EAST FILM FESTIVAL – DEAR EX di Mag Hsu e Chih-yen Hsu

dear exTITOLO: DEAR EX; REGIA: Mag Hsu, Chih-yen Hsu; genere: drammatico; paese: Taiwan; anno: 2017; durata: 99′

Presentato in anteprima alla 20° edizione del Far East Film Festival, Dear Ex è l’ultimo lungometraggio diretto dai registi taiwanesi Mag Hsu e Chih-yen Hsu.

Song Zhengyuan muore prima dell’inizio del film e, con la sua prematura dipartita, mette inevitabilmente in contatto la sua ex moglie e suo figlio con Jay, il suo compagno con il quale aveva iniziato una nuova vita dopo aver scoperto la propria omosessualità. Il conflitto prenderà il via dalla questione riguardante l’eredità, eppure, con il passare del tempo e dopo aver trascorso parecchi giorni a stretto contatto, i tre avranno modo di imparare molto sia sul loro passato che su loro stessi.

Gli elementi che, in un primo momento, possono ricordarci Le Fate Ignoranti, diretto nel 2001 da Ferzan Ozpetek, dunque, non sono pochi. Eppure, in seguito alla visione di Dear Ex, più che Ozpetek viene in mente un regista come Pedro Almodovar, sia per quanto riguarda la particolare messa in scena adottata, sia, molto semplicemente, per la fotografia, le scenografie e, soprattutto, la scelta dei colori. Sono, infatti, il rosso e il verde a predominare in tutto il lungometraggio. Rosso che sta a indicare l’amore, una passione ancora viva, ma anche il sangue. Il verde, da buona tradizione hitchcockiana, la morte. La morte quale fattore scatenante di tutta la vicenda e che, contrapponendosi alle vite frenetiche dei tre protagonisti, si fa presenza costante all’interno dell’intero lavoro. Ovviamente, il paragone con Almodovar può risultare addirittura azzardato, se si pensa ai non pochi elementi che in Dear Ex non sempre funzionano. Eppure sono questa passionalità urlata, questo susseguirsi frenetico di eventi e, non per ultimi, questi numerosi flashback a ricordarci l’Almodovar del primo periodo che ha avuto modo – grazie al suo stile inconfondibile – di farsi conoscere in tutto il mondo.

Detto questo, seppur complessivamente gradevole, il nostro Dear Ex – come già accennato – le sue pecche le ha eccome. Se si pensa, infatti, alla carriera in ambito televisivo della regista Mag Hsu, poco ci si stupisce del taglio quasi da sit com dell’intero lavoro. E lo script stesso, seppur pregno di spunti interessanti, non fa che collezionare una sfilza di momenti ridondanti, perdendo pericolosamente di mordente man mano che ci si avvicina al finale, soprattutto nel momento che dovrebbe rappresentare il climax dell’intero lungometraggio, in cui Jay, assistito dalla moglie e dal figlio del suo compagno, mette in scena un’opera teatrale dedicata a quest’ultimo, che, secondo le intenzioni dei registi, dovrebbe aiutare i tre protagonisti a elaborare finalmente il lutto.

E così, le buone intenzioni degli autori vengono esplicitate solo in parte. Peccato. Malgrado, infatti, le numerose imperfezioni, Dear Ex resta comunque un lavoro onesto e sentito, che, però, indagando nell’animo umano, non fa che raccogliere una serie di luoghi comuni ed elementi già più volte – e in modo di gran lunga più esaustivo – trattati in passato. D’altronde, si sa, mettere in scena temi universali è un lavoro molto più rischioso di quanto inizialmente possa sembrare.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

35° TORINO FILM FESTIVAL -CASTING di Nicolas Wackerbarth

casting filmTITOLO: CASTING; REGIA: Nicolas Wackerbarth; genere: drammatico; paese: Germania; anno: 2017; cast: Andreas Lust, Judith Engel, Ursina Lardi; durata: 91′

Presentato nella sezione Festa Mobile alla 35° edizione del Torino Film Festival, Casting è un interessante lungometraggio diretto dal cineasta tedesco Nicolas Wackerbarth.

Vera, regista consapevole e meticolosa, ha il compito di selezionare un’adeguata interprete femminile, al fine di realizzare la trasposizione televisiva di Le lacrime amare di Petra von Kant, diretto nel 1972 dal grande Rainer Werner Fassbinder, nonché trasposizione cinematografica dell’omonima opera teatrale scritta dallo stesso autore. La grande responsabilità, unita ai tempi ristretti dato l’imminente inizio delle riprese e, soprattutto, gli innumerevoli contrattempi che in situazioni del genere si verificano quasi quotidianamente, contribuiranno a rendere il tutto ancora più difficile.

Girato con lo stile quasi di un documentario, con un uso esclusivo di macchina a mano ed una regia volutamente essenziale che prevede pochissimi punti macchina ed intensi primi piani dei protagonisti, questo lavoro di Wackerbarth si è rivelato particolarmente adatto sì a raccontare un mondo spietato come può essere quello dello spettacolo, ma anche a rendere omaggio non solo alla settima arte, bensì soprattutto ad uno dei più importanti autori del Nuovo Cinema Tedesco, ancora oggi preso come modello da numerosi cineasti.

Ed ecco che Casting, pur concentrando la propria attenzione su Le lacrime amare di Petra von Kant, sembra ricordarci, a tratti, un’altra importante opera dell’autore, ossia Attenzione alla puttana santa (1971), capolavoro metacinematografico che analogamente ci racconta tutte le brutture di un ambiente tanto amato, ma anche tanto odiato da chi lo vive quotidianamente. Al via, dunque, a momenti che vedono attori impegnarsi in estenuanti prove, sotto l’occhio vigile ed impietoso della macchina da presa, appunto, la quale sembra cogliere ogni minima debolezza e sfaccettatura.

Vi sono momenti di forte pathos, in Casting. Uno tra tutti, l’interpretazione di Annika – attrice appena scartata da Vera – che si rivolge alla regista recitando in modo praticamente impeccabile alcune battute pronunciate da Petra von Kant. Dal canto suo, decisamente degna di nota è la figura di Gerwin, attore ritiratosi dalle scene che si presta ad interpretare durante i casting il ruolo di Karl, fino al punto di voler ricominciare a recitare e a desiderare a tutti i costi la parte: ottima caratterizzazione di chi è stato, in qualche modo, schiacciato dai meccanismi produttivi, ma che, sotto sotto, cova ancora il desiderio di riuscire nei propri intenti. La scelta narrativa che convince meno, a tal proposito, è, forse, proprio quella di concentrarsi, a circa tre quarti del lungometraggio, quasi esclusivamente sui tormenti interiori di Gerwin, dimenticando quasi le peripezie per trovare un’attrice adeguata, su cui ci si era precedentemente concentrati.

E, dunque, tra un provino e l’altro, tra un litigio ed una risata, il lungometraggio arriva pian piano al tanto temuto inizio delle riprese, in un crescendo di tensione emotiva fino alla fine.

Indubbiamente, Wackerbarth ha saputo ben gestire il progetto, senza voler emulare a tutti i costi un cineasta come Fassbinder – come può pericolosamente accadere in situazioni del genere – ma creando un’opera del tutto personale, che si fa ritratto cinico e realista di un mondo tanto affascinante quanto spietato, senza dimenticare una dovuta e sincera reverenza nei confronti del passato.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

 

ALTIN IN CITTA’ di Fabio Del Greco – imperdibile appuntamento con il Cinema Indipendente

locandina-orizzontale1-altin-in-the-cityGrandi novità in arrivo sul grande schermo, nel 2017! Il cinema indipendente – e, nello specifico, quello italiano – come abbiamo avuto modo di vedere, sta ottenendo, negli ultimi anni, sempre maggiori consensi da parte di pubblico e critica, oltre a grandi riconoscimenti nell’ambito di festival italiani ed internazionali. E, a quanto pare, anche la distribuzione sta dedicando uno spazio maggiore ad un certo tipo di cinema. Per l’anno nuovo, ad esempio, è prevista l’uscita di Altin in città, ultimo lungometraggio diretto da Fabio Del Greco – con protagonisti gli attori Rimi Beqiri e Chiara Pavoni – che tratta temi attuali come l’integrazione in un paese straniero, il desiderio di realizzare i propri sogni e la difficoltà a gestire il successo.

Altin è un giovane scrittore di talento che, venuto in Italia dall’Albania, sta per ultimare un libro in cui racconta la propria esperienza di migrante. Scoperto da una talent scout in seguito alla sua partecipazione ad una trasmissione televisiva, il giovane vedrà un altro ragazzo appropriarsi dei diritti del suo libro, in quanto ritenuto maggiormente adatto a diventare un personaggio pubblico. Le cose, però, prenderanno una piega inaspettata.

Una storia, questa qui raccontata, che è anche la storia di molti giovani che sognano il successo, ma che faticano a farsi strada. Una storia come tante, ma messa in scena in modo del tutto personale, con una forte componente onirica e grande potenza visiva, segno che – spesso e volentieri – lavorare da indipendenti ha dalla sua una totale libertà di espressione, oltre alla voglia di scoprire e sperimentare linguaggi nuovi e non convenzionali. E Altin in città è proprio questo: un lungometraggio che non ha paura di mettere in scena il nuovo e che, ci auguriamo, possa trovare un proprio, giusto riconoscimento da parte della distribuzione italiana.

RIFF 2016 – UNDER THE GUN di Katie Couric e Stephanie Soechtig

under-the-gun-sundance-2016TITOLO: UNDER THE GUN; REGIA: Katie Couric,Stephanie Soechtig; genere: documentario; anno: 2016; paese: USA; durata: 106′

Presentato in anteprima alla XV edizione del Rome Independent Film Festival, Under the gun è l’ultimo documentario di Katie Couric e Stephanie Soechtig, che ci mostra il lungo iter finalizzato a creare una legge che regoli la vendita di armi a privati, dato il grande numero di stragi che hanno avuto luogo negli scorsi decenni.

Fin dai primi minuti vediamo sullo schermo le immagini del terribile massacro della scuola Sandy Hook, dove persero la vita 20 bambini: immagini di repertorio che si mescolano a fotografie, insieme ad interviste ai genitori di alcune delle vittime.

Pur prendendo determinate posizioni, le registe non mancano di mostrarci i diversi punti di vista in merito, siano essi di gente esaltata o di mamme che vogliono solo proteggere i propri bambini, classificandosi sin dal principio come un prodotto a cui tutto si può dire tranne che non sia intellettualmente onesto. Senza dubbio, ci troviamo di fronte ad un documentario ricco e variegato, sia per quanto riguarda i temi portati sul grande schermo, che per le scelte di messa in scena adottate, che prevedono un uso copioso della musica – spesso in crescendo, a seconda di ciò che si sta raccontando – oltre a, come abbiamo detto, l’alternarsi di fotografie d’epoca e filmati di repertorio. Il tutto montato in modo omogeneo e con i giusti ritmi. Il risultato finale, però, è un prodotto che vedremmo maggiormente “a proprio agio” su di uno schermo televisivo, piuttosto che in una sala cinematografica. “Colpa”, appunto, dell’uso eccessivo della musica, “colpa” del montaggio, “colpa” dello slogan in chiusura che invita i cittadini a votare per limitare la vendita di armi, così come della scelta di esplicare i fatti in tono prettamente “giornalistico”, senza abbellimenti od orpelli alcuni.

Ma sta bene. Malgrado la penalizzazione dell’estetica, Under the gun riesce nel suo iniziale intento primario: quello di informare i cittadini e di esplicare i fatti. E questo, di sicuro, è già qualcosa.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

34° TORINO FILM FESTIVAL – CHRISTINE di Antonio Campos

RTOA9788.jpgTITOLO: CHRISTINE; REGIA: Antonio Campos; genere: drammatico, biografico; anno: 2016; paese: USA, UK; cast: Rebecca Hall, Michael C. Hall Maria Dizzia; durata: 116′

Presentato in concorso al 34° Torino Film Festival – per la sezione Torino 34Christine è l’ultimo lungometraggio diretto da Antonio Campos, già apprezzato autore del cinema underground.

Christina Chubbuck, giornalista per un’emittente televisiva di Sarasota, in Florida, nel lontano 1974 ha deciso di togliersi la vita sparandosi in testa durante una diretta. Il gesto estremo, gli ultimi, drammatici istanti di vita di Christine Chubbuck non sono – in questo lungometraggio di Campos – che un episodio quasi “marginale” in confronto alla lunga lotta contro la depressione affrontata per molti anni dalla giovane protagonista. Quella che ci appare sullo schermo è una Christine estremamente sensibile, frustrata da un lavoro in cui i suoi meriti non sembrano ottenere il giusto riconoscimento e da una madre da cui è sempre stata trattata come un’amica, ma mai come una figlia. Una Christine sognatrice e forse un po’ naïve, che, una volta scontratasi con lo spietato mondo degli “adulti”, non è riuscita a reggerne il colpo.

E, dunque, per la scelta di raccontare la depressione di Christine in modo trasversale, delicato e privo di stereotipi, peculiarità di questo lavoro di Campos è proprio una buona sceneggiatura, che, anche se apparentemente non mette in scena nulla di “nuovo”, ad uno sguardo più approfondito rivela un’attenzione ed una sensibilità che purtroppo non sempre ci capita di trovare, senza disdegnare anche momenti di humour nero che – dato il tema trattato – stanno ad alleggerire il tutto nei momenti giusti. Il risultato è una protagonista altamente empatica, che – malgrado una malattia come quella della depressione sia ancora oggi realmente sconosciuta ai più – riesce fin da subito ad entrare a contatto con il pubblico. O meglio, possiamo addirittura affermare che è il pubblico stesso a “diventare Christine”, la quale viene, finalmente, compresa nel suo modo di essere “stramba”.

Merito della riuscita di tale intento è anche una regia priva di fronzoli, ma con interessanti momenti – come quando, ad esempio, vediamo l’immagine frammentata della protagonista intenta a guardarsi allo specchio, segno che è la stessa Christine a non riconoscersi quasi più, oppure quando, durante le scene ambientate all’interno dello studio televisivo, vediamo presente ma mai eccessivamente esplicito anche il metacinema, con pellicole, macchine da presa e proiettori trattati dal regista alla stregua di veri e propri personaggi – insieme ad un’ottima performance attoriale della brava Rebecca Hall, capace di repentini cambi di registro senza, però, mai eccedere e che, grazie a questa sua interpretazione, potrebbe anche aggiudicarsi importanti riconoscimenti.

In poche parole, Christine è un film piccolo ma ben confezionato, che ci racconta qualcosa di universale senza mai essere giudicante, partendo dalla storia di una persona ormai quasi del tutto dimenticata. Un film che magari non avrà l’attenzione che merita, ma che, senza dubbio, è un’ulteriore dimostrazione del talento di Campos e che fa in modo che, dopo la sua visione, ci si rifletta, di quando in quando, su. Qualità, questa, purtroppo non sempre facile da incontrare.

VOTO: 7/10

Marina Pavido

LA RECENSIONE DI MARINA – LE ULTIME COSE di Irene Dionisio

1464683872020TITOLO: LE ULTIME COSE; REGIA: Irene Dionisio; genere: drammatico; anno: 2016; paese: Italia, Svizzera, Francia; cast: Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Rosamilia; durata: 85′

Nelle sale italiane dal 29 settembre, Le ultime cose è l’opera prima della giovane regista Irene Dionisio, presentata nella sezione Settimana della Critica all’ultima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Tante storie che si intrecciano in una Torino dei giorni nostri, che vede, ogni giorno, centinaia di persone fare salti mortali ed importanti rinunce, al fine di poter arrivare a fine mese e mantenere le proprie famiglie. Teatro di tutto ciò è il banco dei pegni. Stefano è un giovane impiegato, appena assunto al banco. Pian piano verrà a conoscenza dei magheggi e delle ingiustizie commesse dai suoi datori di lavoro. Sandra è una giovane trans appena trasferitasi a Torino, per sfuggire ad un passato difficile. Anch’ella – in gravi difficoltà economiche – sarà costretta ad impegnare alcuni dei suoi averi. Michele, infine, è un pensionato, il quale, per poter acquistare un apparecchio acustico al nipotino, entra nel giro del traffico illegale dei pegni.

1469633167402La crisi economica, le mille difficoltà del quotidiano. Senza dubbio il lungometraggio della Dionisio tratta un tema di grande interesse ad attualità Non è uno dei tanti film sul precariato, bensì è un prodotto che si concentra su di una realtà ben precisa: quella del banco dei pegni, appunto. Ed è proprio questa la trovata vincente. Basti pensare ai numerosi compro oro che hanno iniziato la loro attività negli ultimi anni. Le storie qui raccontate sono le storie di ognuno di noi, spiazzanti nella loro normalità. Non dimentichiamo, inoltre, che non c’è nulla di più difficile di realizzare un film corale (non tutti siamo Robert Altman!). Ma Irene Dionisio è stata capace di creare personaggi veri e fortemente empatici, in grado di entrare a contatto con il pubblico fin dai primi minuti.

Un aspetto che, invece, potrebbe far storcere il naso a molti è proprio la regia. Pur vantando uno script semplice e ben realizzato, il lungometraggio ha quasi la forma di una fiction televisiva. Rischio, questo, molto forte, nel momento in cui le storie trattate sono più di una. E, a questo proposito, anche la musica non è stata d’aiuto.

334238-thumb-full-ultimecoseUna scena quasi a sé – in quanto non in linea dal punto di vista formale con il resto del film – è rappresentata, invece, dal momento in cui vediamo arrestarsi per poche ore – durante la chiusura notturna – l’attività del banco dei pegni. Le immagini delle porte chiuse e degli ambienti vuoti, oltre alla pioggia scrosciante all’esterno dell’edificio hanno, senza dubbio, un forte impatto visivo ed emotivo sullo spettatore.

Ultima considerazione: il giovane Fabrizio Falco – già premiato a Venezia nel 2012 con il Premio Mastroianni al Miglior Attore Emergente per È stato il figlio di Daniele Ciprì – ha dato, qui, ulteriore prova del suo talento, confermandosi come uno dei giovani interpreti più promettenti del momento.

Che dire? Come esordio, Le ultime cose presenta senza dubbio degli spunti piuttosto interessanti. Non resta che attendere i prossimi lavori della giovane regista, che, siamo sicuri, avrà ancora tanto e tanto da regalarci.

VOTO: 6/10

Marina Pavido

NICK CAVE torna al cinema con ONE MORE TIME WITH FEELING di ANDREW DOMINIK

Ricevo e volentieri pubblico

Nick Cave_ONE MORE TIME WITH FEELINGIl regista de L’assassinio di Jesse James porta sul grande schermo, solo il 27 e 28 settembre, il film-performance su 

Skeleton Tree,

il nuovo album di una delle icone rock del pianeta

Ecco il trailer https://youtu.be/2G0Qj6DBm6o

Arriva nelle sale italiane il film che accompagnerà l’uscita del nuovo album di Nick Cave and the Bad SeedsSkeleton Tree. A quattro anni da Cogan – Killing Them SoftlyAndrew Dominik, il regista di Chopper e L’Assassino di Jesse James, torna infatti dietro la macchina da presa per raccontare la nascita del nuovo disco di Cave, il primo dopo il drammatico lutto che ha colpito l’artista lo scorso anno con la morte del figlio quindicenne.

One More Time With Feeling, che sarà nei cinema italiani il 27 e 28 settembre (elenco delle sale a breve su http://www.nexodigital.it) è prima di tutto un film-performance nel quale Nick Cave & The Bad Seeds interpretano per la prima volta le canzoni di Skeleton Tree. Lo stile fotografico del film – girato in bianco e nero, a colori e in 3D- riflette l’intimità e l’austerità dell’album, testimonianza cruda e fragile di un artista che tenta di trovare la sua strada attraverso l’oscurità. Performance live delle nuove canzoni si intrecciano a interviste e riprese di Dominik, accompagnate dalla narrazione intermittente e da improvvisazioni e riflessioni estemporanee di Cave che creano un’esperienza coinvolgente, intensa ed elegante. L’album di Nick Cave & the Bad Seeds verrà rilasciato a mezzanotte del 9 Settembre 2016: il cinema sarà così il luogo d’eccellenza in cui ascoltare e sperimentare le nuove canzoni dell’artista australiano.

Il progetto segna il ritorno di Cave sugli schermi cinematografici dopo il documentario di due anni fa, 20.000 giorni sulla terra di Iain Forsyth e Jane Pollard, che ha incassato oltre 4 milioni di dollari a livello globale. Skeleton Tree ha iniziato invece il suo viaggio nella seconda metà del 2014 ai Retreat Studios di Brighton, sessions aggiuntive sono state realizzate ai La Frette Studios in Francia nell’autunno del 2015. L’album è stato infine mixato agli AIR Studios di Londra a inizio 2016.

Sceneggiatore e regista neozelandese, Andrew Dominik ha studiato alla Swinburne Film School esordendo nel mondo della televisione con spot pubblicitari e video musicali. Nel 2000 si è cimentato nel ruolo di regista con Chopper -basato sulla vita del criminale australiano Mark Brandon Read “Chopper”- che vedeva tra i suoi protagonisti Eric Bana, Brad Pitt e Casey Affleck. Qualche anno dopo è stato il momento di L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Prodotto da Ridley Scott e da Brad Pitt, che nel film interpreta il fuorilegge Jesse James, il film presenta una suggestiva colonna sonora firmata da Nick Cave e Warren Ellis. Nel 2012 esce Cogan – Killing Them Softly con Brad Pitt, Richard Jenkins, James Gandolfini e Ray Liotta.

One More Time With Feeling di Andrew Dominik è distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, Rockol.it e MYmovies.it.

RENZO ARBORE al FESTIVAL TRASTEVERE GIOVEDì 21 LUGLIO

Ricevo e volentieri pubblico

image001 (1)Continuano i grandi ospiti al Festival Trastevere. Giovedì 21 Luglio sarà la prima volta di RENZO ARBORE in Piazza San Cosimato. Presenterà Il Pap’occhio  da lui scritto e diretto nel 1980 con Roberto Benigni, Diego Abatantuono, Andy Luotto, Isabella Rosellini, irriverente commedia sequestrata dalla censura quando uscì.

Renzo Arbore, artista da sempre eclettico e sperimentale, con Il Pap’occhio esordisce alla regia con una commedia surreale in cui si diverte a mescolare citazioni artistiche, letterali e cinematografiche, con personaggi televisivi popolari. Attraverso una satira scanzonata e leggera su politica, religione, cultura massificata e media mette in luce i limiti dell’Italia perbenista fino a  minare alle fondamenta un tabù dell’Italia democristiana: la Chiesa. Non a caso, il film è stato sequestrato con l’accusa di vilipendio alla religione.

Rivedere il film sul grande schermo di Piazza San Cosimato alla sua presenza sarà occasione per far conoscere questo grande artista ai giovanissimi, troppo piccoli per età anagrafica per aver vissuto la rivoluzione dello spettacolo portata da Arbore e i suoi indimenticabili Quelli della notte.

Preoccupato per il crescere dei buddisti e per il cedere della gioventù alle discoteche e alla droga, il Papa, tra gli esercizi ginnici e le lezioni private di lingua italiana, decide di dare l’avvio alla televisione vaticana con uno spettacolo leggero in mondovisione. La regia è affidata a Martin Scorsese e l’allestimento dello spettacolo a Renzo Arbore e alla sua compagnia. Questi accetta e, assicuratosi l’appoggio di Roberto Benigni col quale da un po’ è in rotta, trasferisce in Vaticano tutta la sua abituale troupe…

Il Festival Trastevere Rione del Cinema, tra retrospettive su Xavier Dolan, classici Disney,  partite dell’Italia ed il tributo a Sergio Leone sulla Scalea del Tamburino supera i partecipanti totali della scorsa edizione con 50.000 persone in 50 giorni, due maxi schermi ed ospiti d’eccezione come Roberto Benigni, Ennio Morricone, Carlo Verdone, Ferzan Özpetek, Dario Argento, Paolo Virzì, Stefania Sandrelli,Valerio Mastandrea, Paolo Sorrentino, Toni Servillo. Per chiuder il 1 agosto con Daniele Vicari e Silvia Scola che presenteranno Ballando ballando di Ettore Scola.

50 ANNI DI STAR TREK AL FUTURE FILM FESTIVAL

Ricevo e volentieri pubblico

 

 
18. FUTURE FILM FESTIVAL

(BOLOGNA, 3-8 MAGGIO)
PER I 50 ANNI DI STAR TREK (1966/2016) UN OMAGGIO ALLA SAGA CINE-TELEVISIVA PIU’ LONGEVA DELLA STORIA
Proiezioni, Tavola rotonda ed Evento cosplay

Mentre gli schermi di tutto il mondo si preparano ad accogliere il nuovo capitolo (Star Trek: Beyond, in uscita nell’estate 2016), il Future Film Festival – a Bologna dal 3 all’8 maggio – festeggia il cinquantesimo anniversario del primo episodio di Star Trek (in onda per la prima volta negli Stati Uniti l’8 settembre 1966) con un omaggio, in collaborazione con Universal Pictures Home Entertainment Italia, alla più longeva saga cine-televisiva della storia: in programma proiezioni (con alcuni episodi della serie classica) e – sabato 7 maggio – un autentico Star Trek Day, con tanto di evento cosplay allargato a tutto l’immaginario fantascientifico e una tavola rotonda, “Star Trek vs Star Wars (e altre storie)”, coordinata da Roy Menarini, che ci aiuterà a rispondere a uno dei grandi interrogativi dell’umanità: “Perché dopo mezzo secolo ci troviamo ancora a parlare di Star Trek?”.

STTOS_S3_Rmtd_Still_KS_79-2.jpgLe risposte sono molteplici: i numeri (700 episodi, più di 10 lungometraggi); la capacità dei suoi protagonisti – da Spock al Capitano Kirk – di entrare nell’immaginario collettivo (anche Obama si è prodotto in un saluto vulcaniano, posando con Nichelle Nichols, mitica interprete del tenente Uhura); l’impatto sulla cultura non solo popolare (il primo Space Shuttle fu battezzato “Enterprise” in onore dell’astronave della serie).
Senza contare che, nel corso dei decenni, le nuove serie e i nuovi film non sono stati soltanto operazioni commerciali creati allo scopo di tenere in piedi un mito del passato. Al contrario, il fandom di Star Trek è stato il primo a organizzarsi collettivamente, a costruire un mondo di conoscenza e passione, a divulgare un sapere enciclopedico e stimolare così una nuova costellazione di prodotti cinematografici, televisivi, mediali.

STTOS_S3_Rmtd_Still_KS_78-1.jpgTutti aspetti che saranno indagati, nel corso della tavola rotonda, dagli interventi di studiosi di cinema, scienziati aerospaziali, programmatori televisivi, protagonisti del design e della moda, curatori di eventi e altre figure eterogenee tutte unite da una sola passione, Star Trek, e da una visione ampia sugli orizzonti culturali del fenomeno e su come confrontarlo con il resto dell’immaginario fantastico. Un viaggio dun­que molto attuale nell’universo di Star Trek e non solo.